"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 19 novembre 2020

Leggereperché. 48 «L'individualismo oggi trova espressione soprattutto nella borghesia laica».

 

Tratto da “Che rivoluzione, se ricominciamo a dire noi” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 19 di novembre dell’anno 2016: Dagli eccessi dell'individualismo rinasce il bisogno di relazioni, e tutti i luoghi dove esprimerlo sono preziosi. Sono solo piccoli segnali. Ma se si fanno sempre più numerosi, come lasciano intendere le lettere che ricevo, allora possiamo dire che, dopo tanto esasperato individualismo, sta rinascendo un bisogno di relazioni e quindi di comunità. La storia umana, in tutte le sue forme anche le più primitive, non ha mai preso le mosse dall'individuo, ma sempre dal gruppo di appartenenza. Pierre Clastres, antropologo francese che ha studiato da vicino le società amazzoniche, racconta in La società contro lo Stato (Feltrinelli) che chi, per qualche grave colpa commessa, veniva espulso dalla comunità tribale, nel giro di 48 ore moriva, non per qualche accidente, ma per un dissesto mentale dovuto alla perdita della sua identità, che aveva le radici nel gruppo. Anche gli antichi Greci anteponevano la comunità all'individuo. Aristotele, per esempio, scrive: «La comunità esiste per natura ed è anteriore a ciascun individuo che, da solo, non è autosufficiente. Pertanto chi non è in grado di entrare nella comunità, o per la sua autosufficienza non ne sente il bisogno, non è parte della comunità e di conseguenza: o è bestia, o è dio» (Politica,1253a). Fu il cristianesimo a introdurre il concetto di individuo, che ha il suo fondamento nell'interiorità dell'anima, sede della soggettività e della relazione con Dio, con la verità e con la salvezza. Dice chiaramente Sant'Agostino: «Nell'interiorità dell'uomo abita la verità». Il suo destino ultimo non è in questo mondo, per cui: «Chi ama il mondo non conosce Dio». Nasce così la scissione tra individuo e società, che sarà per secoli il tratto caratteristico del cristianesimo: all'individuo il compito di conseguire la propria salvezza ultraterrena, alla società e a chi la governa quello di ridurre gli ostacoli che si frappongono a tale obiettivo. È la separazione che consente a Rousseau di dire: «Il cristiano non è un buon cittadino. Può esserlo di fatto ma non di principio, perché l'essenziale per lui è andare in paradiso». Dopo di che, le cose sono andate diversamente, anche perché il fondamento del cristianesimo non è tanto nella rivendicazione dell'esistenza dell'anima (concetto estraneo alla tradizione giudaico-cristiana), quanto nel riconoscere nel prossimo il volto di Dio. Si deve infatti alla Chiesa la nascita degli ospedali per l'assistenza, delle scuole per l'istruzione, degli oratori per l'educazione, la ricreazione, la socializzazione dei ragazzi. E ora delle mense per l'assistenza a poveri e migranti. L'individualismo oggi trova invece espressione soprattutto nella borghesia laica. Il collasso di tutti i luoghi di aggregazione riduce le occasioni di socializzazione dei giovani, in quella stagione della vita in cui hanno un gran bisogno di farne esperienza, che non sia solo quella dell'incontro al bar dove si beve, in discoteca dove ci si stordisce o della solitudine davanti un computer, persi in un social network. Perché solo se da piccoli e da adolescenti si socializza, si impara a trattare i propri simili come persone e non come mezzi, o come estranei accanto ai quali si passa come vicino ai muri. Del resto il due (qui inteso come l'uno e l'altro) viene prima dell'uno. Nasciamo come individui quando ci separiamo dal corpo di nostra madre, che per nove mesi esprimeva due soggettività. Crescendo, acquistiamo un'identità che non è una dote di natura, ma un puro dono, perché ci viene dal riconoscimento o dal misconoscimento da parte degli altri, da cui dipende l'immagine positiva o negativa che ciascuno costruisce di sé. Anche da questo si deduce che la società viene prima dell'individuo e lo fonda, perciò i luoghi che concorrono a favorirla, dall'oratorio al condominio, siano i benaccolti.

1 commento:

  1. "I tempi folli in cui viviamo, purtroppo hanno esaltato l'orgia del consumismo, dell'arrivismo e dell'individualismo e sembrano aver spinto l'amore lontano, altrove. Non c'è più solidarietà, semmai difesa dei propri privilegi. La civiltà capitalistica ci ha indotto a pensare esclusivamente "ai fatti nostri":l'altro non è più né fratello, né amico e neppure prossimo, simile a me, piuttosto è un estraneo da evitare e, possibilmente, da schiacciare e sfruttare".(Don Andrea Gallo). "La persona che prova a vivere da sola non avrà successo come essere umano. Il suo cuore si inaridisce, se non risponde ad un altro cuore. La sua mente si restringe, se ascolta solo l'eco dei propri pensieri e non trova altra ispirazione".(Pearl S. Buck). "L'individualismo sfrenato è la legge dell'animale della giungla".(Mahatma Gandhi).Grazie di cuore anche per questo post da conservare tra quelli preziosi, quelli che non mi stancherò mai di rileggere... Buona giornata e buona continuazione.

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