"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 27 dicembre 2023

Piccolegrandistorie. 62 Tomaso Montanari: “A Betlemme si piange”.

Sopra. "Ingresso di Maria e Giuseppe a Betlemme", affresco di anonimo risalente al periodo 750-850 d.C. custodito nella Chiesa di Santa Maria Foris Portas a Castelseprio (Varese). 

martedì 26 dicembre 2023

Lamemoriadeigiornipassati. 51 Roberto Esposito: «La vita umana non fa che ricominciare, per quante sono le nascite. Ogni minuto qualcuno viene al mondo e, già con la sua venuta, in qualche modo lo cambia».


«“Natale a Betlemme”, solo a sentirlo dire, fa venire in mente la pace notturna del presepe, la stalla, la cometa, il bue e l’asinello, l’angelo che veglia e i Magi in arrivo. Natale a Betlemme, invece, nell’anno 2023 dell’era cristiana, è una desolata ammissione di impotenza e di paura. Un povero moncone di fede, una notte senza luci. Chiamarli Luoghi Santi, in questo momento, sembra una beffa, o peggio una maledizione che condanna all’eterna discordia. Sono luoghi piagati dall’odio religioso ed etnico, contesi da secoli prima a fil di spada, infine con le bombe. E le stragi, le rappresaglie, i ricatti, la scia interminabile di rancore che accompagna le generazioni. Luoghi di sacrifici umani a catena. Viene da dire - e non per cinismo - che se fosse stato, quel fazzoletto di terra, un luogo profano come tanti, meno sangue sarebbe stato versato. Quell’attribuzione di “santità” non solo non garantisce rispetto, immunità, universalità, non solo non corrisponde all’idea di un cammino spirituale che conduce oltre gli affanni umani: al contrario indica, con una crudezza indecente, l’impossibilità di darsi pace, di sopportarsi, capirsi e perdonarsi. Forse nella tundra più sperduta, o nelle foreste del Canada, o in un’isolotto sperduto nel Pacifico, è lì che Maria potrebbe partorire in pace il suo bambino. Senza che attorno le tribù in guerra si scannino. Attorno solo qualche animale in più - il cervo, il delfino - da aggiungere al presepe. Buon Natale». (Tratto da “Il presepe impossibile” di Michele Serra pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 24 di dicembre 2023).

lunedì 25 dicembre 2023

Lamemoriadeigiornipassati. 50 Massimo Recalcati: «Ogni volta che qualcosa nasce la verità della vita si mostra al di là di ogni conoscenza erudita della verità. Non c’è infatti verità alcuna senza una vita che nasce».


Le tradizioni sono una cosa bellissima: una specie di scia naturale che ci accompagna lungo il tempo, oltrepassa le mode, sopravvive alla morte delle persone. Fanno sentire protetti dall’evanescenza della vita. C’è un solo modo per rendere ripugnanti e innaturali le pratiche della tradizione: imporle per legge. Le tradizioni imposte per legge diventano in un istante odiose. Non un dono, ma una soma che viene voglia di scrollarsi di dosso, come il cavallo scosso che non vuole obbedire a chi lo frusta.

domenica 24 dicembre 2023

ItalianGothic. 87 Il "pruning" che “ammazza” le donne.


Sembra proprio che questo imprevisto – si fa per dire - “revival” di “ammazzare” le donne sia dovuto al “pruning” che indebolirebbe la zona cerebrale frontale e che comporterebbe, nei soggetti portatori, la perdita totale o quasi di quegli attributi propri della specie “umana” quali “l'autocontrollo, la regolazione dell'emotività e l'inibizione delle risposte non appropriate”. Una patologia ben datata il “pruning”, se si pensa che tra i primi a parlarne sia stato Gerald Edelman – premio Nobel - nel remotissimo anno 1987 e che mette oggigiorno tra gli studiosi il convincimento prevalente che il predetto “revival”, di “ammazzare” le donne per l’appunto, sia l’inevitabile effetto indotto dagli stili di vita degli umani dediti allo “smanettamento” selvaggio, da mane a sera ed oltre, sugli orrendi strumenti dei “social” e dintorni (telefonini e quant’altro). Sorge però un inevitabile interrogativo: ché prima delle date accennate e dello “smanettamento” selvaggio non si ammazzassero le donne? Del “pruning” ne ha scritto Concita De Gregorio in “Allenando la mente” pubblicato sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” del 16 di dicembre 2023 a margine di un Suo colloquio con Francesca Della Monica:

sabato 23 dicembre 2023

Lamemoriadeigiornipassati. 49 «Lesley Stahl a Madeleine Albright: “Le sanzioni americane hanno causato la morte di 500.000 bambini iracheni, più della bomba atomica. Ne è valsa la pena?”. Albright, segretaria di Stato americano: “Sì, ne è valsa la pena”».


Ha scritto il professor Alessandro Orsini in “Scontri. Non è l’Islam che ha l’obiettivo di invadere l’Occidente: è il contrario” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 28 di novembre 2023: Nessun popolo può crescere moralmente senza prendere coscienza dei propri pregiudizi. (…).

giovedì 21 dicembre 2023

Lamemoriadeigiornipassati. 48 Simone Weil: «L’attesa è la forza della vita cristiana».


Ha scritto Enzo Bianchi in “Il tempo dell’attesa” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” dell’11 di dicembre 2023: (…). C’è stato un tempo, non certo il nostro, in cui si poteva rispondere alla domanda “chi è il cristiano?” con le parole “colui che aspetta Gesù Cristo, la sua venuta”. Abbiamo alle spalle più di due millenni di cristianesimo e lo dobbiamo confessare: la speranza e l’attesa dei primi cristiani che si sono sempre rinnovate nei secoli sono state tutte deluse. Cristo non torna, tutto va avanti come prima, il Regno di Dio non lo si vede e la promessa di giustizia, pace, salvezza sembra essere delusa, un bel sogno dell’umanità condannato a essere frustrato. Eppure in secoli diversi e in chiese diverse vediamo cristiani che per aspettare la venuta di Gesù Cristo vegliano durante la notte per essere pronti all’incontro con il loro Signore, ci sono stati cristiani che hanno consacrato la vita a una ricerca della sua presenza, all’ascolto della sua Parola, chiedendogli solo: vieni Signore. Questa è follia? No, è un desiderio custodito nel cuore e nel comportamento: ognuno di noi può essere il Regno di Dio annunciato da Gesù come veniente. (…). Ma la certezza della fede non toglie l’ansietà, la speranza disperata della ragione per la quale Gesù ritardi la sua promessa rendendo il nostro esilio da lui insopportabile. Forse abbiamo capito male e lui non ritorna. Ci sono uomini e donne che si consumano in questo desiderio.

martedì 19 dicembre 2023

MadreTerra. 24 Antonio Scurati: «La natura, per noi umani, non esiste. E, seppure, esiste, è sempre soltanto un preambolo al libro delle nostre vite sulla Terra».

 
Ambiente” 1. “Troppo bello per essere vero” di Sarah Savioli pubblicato sul periodico “Green&Blue” del 6 di dicembre 2023: Quindi diceva che non conviene. E che si consuma troppa acqua.  Non quella da bere, no.  Troppa acqua nel senso che devi far crescere i cereali e c'è quella roba che chiamano mono-qualchecosa, con i campi coltivati con una pianta sola da seccare per fare i mangimi che si conservano di più, che li sposti meglio e via così. Però poi ciao acqua. La sprechi, diceva. Ma sì, ci sono anche i lavaggi e tanti altri consumi, è una questione complicata. Spiegava che... aspetta che cerco di ricordare... ecco, che non è un processo sostenibile per l'ambiente. Poi ha parlato di inquinamento e cambiamento climatico. Non siamo messi bene, sai? Comunque, lui ha detto così e suo padre gli ha risposto che sono tutte balle, che ora va di moda che sono tutti vegani. Poi gli ha anche detto che sono storie che gli hanno messo in testa all'università e guarda te se adesso lui si deve sentire pure le lezioni dal figlio che gioca a fare il "professorone". Eh? Ma no, nemmeno a me pare che il ragazzo sia diventato arrogante, però sai com'è, un po' di scontro generazionale ci sta. In ogni caso, il padre insisteva che pure questa cosa dell'impronta idrica non si valuta più come diceva il figlio, era una scemenza di quegli esaltati degli ambientalisti. E diceva che venissero loro a fare la vitaccia dell'allevatore con le tasse da pagare e poi non rimane niente. Si alzassero loro alle quattro del mattino, che andassero a lavorare... che lui a sette anni stava già in stalla. Non la sanno qual è la fatica di questo mestiere con le vacche. Allora il figlio ha provato a dirgli che i cambi climatici sono una realtà, che la siccità sarà un problema sempre più pesante e che gli allevamenti intensivi dei bovini in particolare, portano a un consumo d'acqua enorme. Che va ripensata la filiera. Hai capito? Gli ha detto che va-ripensata-la-filiera. E lì il padre ha dato giù di testa. Ha urlato al figlio che "la filiera" però gli andava bene quando gli comprava la macchina bella e le vacanze con gli amici. "La filiera" gli piaceva quando gli pagava le tasse universitarie. Che non lo sapeva lui del mal di schiena di suo padre. E che "a fine mese bisogna anche arrivarci, caro signor la filiera", gli diceva. E il figlio scuoteva la testa, provava a dire "Papà", ma il padre ha gridato che sputava sulla vita sua, di suo nonno, dei suoi zii, su vite di sudore passate a tener dietro alle bestie e mai un giorno di ferie. Mai. Eh, il ragazzo che cosa vuoi che abbia fatto... Non ha detto più nulla. È andato via con la testa bassa. Prima di uscire dalla stalla però, ha preso una manciata di mangime, l'ha stretta forte nel pugno. Poi ha aperto la mano ed era diventata una polvere che il vento ha soffiato via. «Bravo, scappa. Vai dai tuoi amici ambientalisti, vai! E a spaccarsi la schiena anche per te ci resto io», gli ha detto il padre mentre lui si allontanava. Io però non credo che sia cattivo. Il padre, dico. Forse è che alle volte nasci in un sistema più grande di te, cominci a fare come puoi, vai avanti giorno dopo giorno e finisce che credi che nulla possa cambiare. Per sopravvivere cancelli i tuoi dubbi e trasformi in normale anche l'inaccettabile. Invece secondo me la situazione può cambiare. Sì, come diceva il figlio. E, quando succederà, chissà se le cose cambieranno anche per noi vacche. Ci pensi a pascolare nei prati, a muoverci e stare diversamente, come dicono le leggende? Sì, lo so che c'è chi dice che ci sia qualcuna di noi che vive davvero così. Ma figurati, dev'essere una favola inventata. Nei prati... sarebbe qualcosa di troppo bello per essere vero. Davvero qualcosa di troppo bello per essere vero...

giovedì 14 dicembre 2023

MadreTerra. 22 “Acqua”.


“L’essenza del mondo è il gioco, noi giochiamo il serio, giochiamo l'autentico, giochiamo la realtà, il lavoro e la lotta, giochiamo l'amore e la morte e giochiamo perfino il gioco” - Eugen Fink

giovedì 7 dicembre 2023

MadreTerra. 20 “Storie d’Acqua”.


Storied’Acqua”. 1“Dove l’acqua è madre ma anche nemica” di Marco Belpoliti pubblicato sul periodico “Green&Blue” di ieri, 6 di dicembre 2023: Tu lo sai che il Po è molto di un fiume?  Così appare vasto e aperto ben oltre le sue rive nella sua parte finale, là dove entra nel mare. Non solo perché l'acqua non è più quella dolce scesa dai versanti appenninici e dalle montagne alpine, ma perché la sua forma larga e la direzione plurima sono il risultato d'una azione congiunta delle forze naturali - alluvioni, terremoti, subsidenze - e insieme delle imprese umane, che nei secoli hanno scavato canali e di recente manovrato le acque da sotto a sopra e da sopra a sotto mediante le idrovore. Tu sai bene per esperienza diretta che questo è un luogo in cui è possibile perdersi per chi non vi è nato o anche vissuto, e non solo per il fitto dedalo delle vie d'acqua, ma in ragione del fatto che per avventurarti qui devi avere in mente la mappa dei fossati, dei navigli, dei rii e di tutti gli affluenti che vi convergono fino al Delta: un intrico di sbocchi e punti ciechi. La vita di chi percorre ogni giorno con le barche a motore il fitto reticolo è davvero dura. Si esce a ore impossibili per chi come te abita in città e percorre le vie aiutato dall'accensione dei lampioni alla sera e dal loro spegnimento al mattino. Qui la luce è quella livida del cielo e dell'acque, che ne decreta l'ultimo confine laggiù. Grigia e scura in certe ore del tramonto, ma anche all'alba quando sembra spuntare da dietro le canne che bordeggiano le rive senza lumeggiare del tutto, così che, a parte l'effetto della nebbia, tutto sembra incerto all'intorno. È un movimento silenzioso quello delle barche, con il rumore ritmico del motore a poppa, monotono e ronzante, con la scia lasciata a sbattere contro le antiche rive. Quando tu sei venuto qui a vedere la forma del Delta non immaginavi come fosse davvero questo ultimo lembo di acqua e di terra mescolate l'una con l'altra. I pescatori dei luoghi, quelli dei paesi che sono segnati sulla carta che avevi nello zaino, sono persone silenziose, anche se a tutti nel confine tra Veneto e Romagna piace fare battute, pregni d'una allegria da consumarsi con gli altri, perché per il resto si tratta di gente taciturna e composta. Per non parlare poi degli emiliani che stanno lì dietro, nella zona intorno a Ferrara, e anche più in là.

domenica 3 dicembre 2023

Memoriae. 99 Michele Serra: «Questo fu l’austerity: una prima grande crepa nell’idea di Progresso».

“Cinquant’anni (2 di dicembre dell’anno 1973 n.d.r.) fa l’Italia scopriva l’Austerity prima crepa nel sogno della crescita felice”, testo di Michele Serra pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di ieri, 2 di dicembre 2023: Volendo raccontare a chi non c’era l’atmosfera di quel giorno di mezzo secolo fa – la prima domenica di austerity, tutti a piedi – direi così: fu una specie di lockdown senza morte. E senza spavento.

sabato 2 dicembre 2023

Capitalismoedemocrazia. 85 Paul Lafargue: «Nella società capitalistica, il lavoro è la causa di ogni degenerazione intellettuale, di ogni deformazione organica».

«Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni dove regna la civiltà capitalistica. È una follia che trascina con sé miserie individuali e sociali che da due secoli stanno torturando la triste umanità. Questa follia è l'amore per il lavoro, la passione esiziale del lavoro, spinta fino all'esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie. Anziché reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti, i moralisti, hanno proclamato il lavoro sacrosanto. Da uomini ciechi e limitati quali sono, hanno voluto essere più saggi del loro stesso Dio; uomini fiacchi e spregevoli, hanno voluto riabilitare ciò che il loro Dio aveva maledetto. Io, che non mi professo né cristiano, né economo, né morale, contro il loro giudizio mi appello a quello del loro Dio; alle prediche della loro morale religiosa, economica, di liberi pensatori, oppongo le spaventevoli conseguenze del lavoro nella società capitalistica. Nella società capitalistica, il lavoro è la causa di ogni degenerazione intellettuale, di ogni deformazione organica. Paragonate il purosangue delle scuderie di un Rothschild, servito da uno stuolo di bimani, con lo stallone delle fattorie normanne che lavora la terra, trasporta il letame, porta il raccolto al granaio. Osservate il nobile selvaggio, non ancora corrotto dai missionari del commercio e i commercianti della religione con il cristianesimo, la sifilide e il dogma del lavoro e guardate poi i nostri miserabili schiavi delle macchine (...). I Greci dell'epoca del loro splendore non avevano che disprezzo per il lavoro. Cristo nel discorso della montagna, predicò l'ozio: "Contemplate i gigli del campo, essi non lavorano né filano eppure io vi dico che Salomone in tutto il suo splendore, non poteva essere meglio vestito". (...). Il proletariato, la grande classe che comprende tutti i produttori delle nazioni civili, la classe che, emancipandosi, emanciperà l'umanità dal lavoro servile e farà dell'animale umano un essere libero, il proletariato tradendo i suoi istinti, misconoscendo la sua missione storica, si è lasciato pervertire dal dogma del lavoro. Il suo castigo è stato terribile e tremendo». Tratto da “Diritto all’ozio” (1882) di Paul Lafargue (il genero di Karl Marx).