"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 18 luglio 2026

MadeinItaly. 98 “Postille”.


Un giorno, il 18 luglio 1936, un uomo dalla barba rossa, con cappello e bastone, passava su un un asino bianco per le vie di Guernica. Era mezzogiorno e, barcollando dal caldo, l'uomo si fermò in piazza proprio davanti alla nostra casa, superbo su quell'asino come un imperatore e, come fanno i bovari in montagna, emise un lungo grido: «Eloheee!». Noi bambini accorremmo dal giardino e giù dalle scale e attraverso l'atrio dal magico tetto di vetro azzurro dove i quattro più piccoli giocavano al Paradiso terrestre: uno era Adamo ed Eva, uno il melo, uno l'angelo con la spada, e Modesta faceva da serpente in silenzio; corremmo da tutti gli angoli della casa fresca nella strada affocata e disposti elegantemente davanti al forestiero gridammo, cantando come lui: «Eloheee!» a due voci. (Tratto da “I ragazzi di Guernica” – 1939 – di Hermann Kesten).

Postille”. 1 (…). Il caso del gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver sparato alla schiena a tre ladri in fuga che non potevano fargli nulla e averne trucidati due svuotando il caricatore nel corpo di uno e prendendolo a calci, potrà essere valutato fra 4-5 anni, quando il giustiziere cuneese avrà scontato almeno un terzo della pena, riconosciuto la gravità del suo crimine e chiesto scusa alle famiglie delle vittime, che meritavano la galera, non la morte. La grazia non è un quarto grado di giudizio per ribaltare le sentenze sgradite al governo prima ancora di essere scritte (qui manca persino la motivazione della Cassazione, per cui non si sa cosa commentino questi analfabeti). E un atto “umanitario” eccezionale, esclusivo di Mattarella e non di Nordio (ma chi lo ricordava sul caso Minetti se ne scorda sul caso Roggero, e viceversa). E serve a lenire gli effetti ritenuti eccessivi di una condanna giusta. Può essere il caso di un 72enne che rischia di finire i suoi giorni in cella per aver perso la testa dopo una rapina: 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio volontario sono il minimo di legge. Ma fra qualche anno, se non avrà avuto i domiciliari per l’età e si sarà ravveduto, nessuno si scandalizzerà se il Colle deciderà di chiuderla lì. Purché la grazia non suoni come smentita alla condanna e lasciapassare per altri aspiranti Roggero. Sennò dovremo stare alla larga dai negozi, per non ritrovarci sotto il tiro di qualche Charles Bronson della mutua che spara ad altezza uomo ‘ndo cojo cojo. Fra l’altro Roggero è recidivo: nel 2005 irruppe in piena notte a casa del fidanzato della figlia che le aveva alzato le mani, lo prese a pugni, puntò la pistola contro di lui, sua madre e suo padre urlando “Non finisce qui, bastardo!”. Poi patteggiò 2 mesi di carcere senza entrarci. Il gip gli vietò di portare l’arma fuori dal negozio: se gliel’avesse proprio ritirata, i due ladri uccisi nel 2021 sarebbero in galera, ma vivi. (…). (Tratto da “Una grazie tira l’altra” di Marco Travaglio).

Postille”. 2 La battuta è scontata ma rende lo stato dell'arte: chi di grazia colpisce, di grazia perisce.  Inutile girarci attorno. Il peccato originale del nuovo scontro tra la maggioranza e il Quirinale riconduce anche alla discussa grazia a Nicole Minetti, simbolo del berlusconismo che fu a luci rosse. Ieri, infatti, l'ormai noto Mario Roggero, novello Mandela di una destra ipnotizzata dall'avvento di Roberto Vannacci, ha riassunto in una frase secca la questione posta al mattino da un editoriale di Maurizio Belpietro, il direttore della Verità: "Perché a Minetti sì e a me no?”. Una frase che è nemesi per Mattarella e paradosso per la stessa destra che fino all'altro giorno ha difeso strenuamente la grazia a Minetti, intesa politicamente come un atto postumo di pacificazione tra il Paese intero che il Colle rappresenta e il divisivo berlusconismo. Adesso la questione Roggero ribalta tutto e può trascinare le istituzioni in una crisi imprevedibile e al buio. Da un lato la campagna per liberare Roggero, che appare al momento di forte impatto popolare. Dall'altro il tabù di un postfascista al Colle fra tre anni, evocato dalla stessa premier giorni fa e che adesso ha un ulteriore corollario: un presidente di destra darebbe la grazia al gioielliere. Due temi che finiscono per entrare nella lunghissima campagna elettorale aperta dalla maggioranza. Senza dimenticare che adesso la grazia a Roggero ha come effetto quello di nascondere la sconfitta patita da Fratelli d’Italia sulle preferenze nella nuova legge elettorale. Si rimane sorpresi, infine, dalla causa che sta spingendo il Mattarella bis di nuovo nell'angolo: la grazia. Il cortocircuito Minetti-Roggero agitato dalla destra è un mostro infernale. Un film decisamente diverso da quello, seppur profetico per certi versi, di Paolo Sorrentino. (Tratto da “La nemesi del Quirinale e la campagna di Meloni & C.” di Fabrizio d’Esposito).

Postille”. 3 (…). Il primo risultato ottenuto è la figuraccia con Mattarella. «È stato il danno più grave. Non hanno atteso neppure la fine del percorso giudiziario, evocando la grazia come se fosse una sorta di quarto grado di giudizio. È stata una corsa a strumentalizzare una vicenda tragica, anche per lo stesso Roggero. E Meloni, anche se con toni diversi, ha partecipato a questa gara. Una destra davvero legalitaria dovrebbe puntare sulla prevenzione della criminalità, invece di parlare quando la tragedia si è già consumata».

Fino a che punto si può tirare la corda senza perdere il profilo di governo? «Di corde se ne sono già spezzate parecchie: questa destra ha parlato di sovranità, ma poi ha mostrato un atteggiamento imbarazzante di fronte alle guerre di Trump e al genocidio palestinese. Parla di merito, ma abbiamo visto cosa accade a figure come Buttafuoco o Ardita».

Che fine ha fatto la cultura "legge e ordine"? «La legalità non può ridursi ai poliziotti per strada, in un Paese in cui le mafie fatturano, secondo le stime, oltre 150 miliardi. Nel decreto Sicurezza, invece, si vede soprattutto il tentativo di controllare le piazze». (…). (Tratto da “Inseguire Vannacci ti fa perdere consenso”, intervista di Tommaso Rodano a Fabio Granata, già vicepresidente della “Commissione Antimafia” e storico sostenitore della “destra legalitaria”).

Postille”. 4 Agli italiani impauriti e impoveriti che chiedono a che punto è la notte, l’infida sentinella Meloni risponde con un’altra “settimana nera” della democrazia. (…). Non sostegni all’economia e al reddito, non supporti al Welfare e ai salari, ma pasticci politici utili solo a sacrificare la Costituzione sull’altare dei “pieni poteri”, e feticci ideologici buoni solo a scaricare la paura e il disagio sociale nell’apposita cloaca dell’odio e della vendetta securitaria. Bisogna saperlo, e tenerlo a mente fin da ora: questo è quello che ci aspetta, nei pochi mesi che restano di qui alla fine della legislatura. Questa è la vera «palude» nella quale la presidente del Consiglio ha fatto e sta facendo sprofondare il Paese. Non quella surreale che lei stessa, azzardando l’ennesima impostura, ha provato a imputare ai partiti del centrosinistra, una volta tanto colpevoli solo di aver esercitato al meglio il loro ruolo di opposizione parlamentare. (…). In questo solco si iscrive (…) la sbracata campagna per Roggero, il gioielliere che ha inseguito e ucciso due ladri che avevano rapinato il suo negozio. Fa il paio con quella sul benzinaio Stacchio, che nel 2015 fu carburante nel motore del Salvini di lotta e non ancora di governo.