"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 26 febbraio 2026

MadreTerra. 67 Giuseppe De Marzo: «Non rispettare le indicazioni della scienza, le convenzioni internazionali e gli impegni presi dai governi per mitigare gli effetti della crisi ecologica ci espone a maggiori pericoli e a una costante insicurezza sociale e ambientale».


“L’inerzia sul clima è un disegno politico scellerato”, testo di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 20 di febbraio 2026: Italia sotto scacco degli eventi meteorologici estremi.  Nel 2015 sono stati 60, lo scorso anno 376.  In dieci anni sono aumentati di sei volte. Mentre il governo insegue presunti terroristi aiutati da presunte toghe rosse, ignora le priorità del Paese e nasconde le proprie responsabilità dinanzi alla crisi climatica. Il rapporto dell'Osservatorio città clima di Legambiente presentato qualche settimana fa con il Gruppo Unipol non lascia spazio a dubbi, fotografando l'accelerazione anche in Italia. La crescita degli eventi meteorologici estremi sta causando enormi danni ai nostri territori, alle persone e alle attività economiche. Ondate di calore, siccità, esondazioni fluviali, vento forte e alluvioni sono costati quasi 12 miliardi di euro secondo uno studio dell'Università di Mannheim. E sono destinati a crescere oltre i 34 miliardi di euro nel 2029. Il 2025 è stato il secondo anno con il numero più alto di eventi estremi mai registrato nella storia della Repubblica. Tra questi: 139 gli eventi per allagamenti da piogge, 86 per danni da vento, 37 per esondazioni fluviali. Rispetto all'anno precedente crescono del 94% gli eventi estremi legati alle alte temperature, così come aumentano del 42% quelli legati alle frane da piogge intense e del 28,3% quelli provocati dal vento forte. Il Nord Italia risulta la zona più colpita del Paese, seguita dal Sud e Centro. Lombardia e Sicilia le regioni più esposte, rispettivamente con 50 e 45 casi. La crisi climatica fa danni anche ai trasporti: sono stati 24 gli eventi estremi che hanno provocato danni e ritardi al trasporto pubblico locale. Perché continuano a crescere gli eventi meteorologici estremi? Innanzitutto, a causa dell'aumento dei gas climalteranti come la CO2 emessi in atmosfera. Non rispettare le indicazioni della scienza, le convenzioni internazionali e gli impegni presi dai governi per mitigare gli effetti della crisi ecologica ci espone a maggiori pericoli e a una costante insicurezza sociale e ambientale. È sempre più forte la minaccia che le nostre vite, le nostre attività economiche, i nostri affetti, la nostra memoria possano essere danneggiate o addirittura spazzate via da uno dei tanti eventi estremi che colpisce il Paese. Che fare per evitarlo? Ridurre le emissioni di CO2 e investire nelle 361 misure individuate per attuare il Pnacc - Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Approvato alla fine del 2023, il Pnacc non è mai stato attuato e ha finito per rallentare e delegittimare la redazione di Piani locali di adattamento al clima che sono indispensabili per affrontare concretamente la crisi a livello territoriale. Mentre manca ancora una legge per il consumo di suolo, essenziale per mettere in sicurezza cittadini, territori e attività economiche. Il governo su questa come su altre priorità politiche è impreparato. Mentre Niscemi sprofonda sotto i nostri occhi chi dovrebbe intervenire nega la crisi climatica e taglia nella legge di Bilancio i fondi necessari per mettere in sicurezza il territorio e i suoi abitanti, per poi dichiarare che sono i giudici a rendere insicuri i cittadini. Meloni e i suoi ministri mentono avvelenando il Paese con la loro ossessione per magistrati, giornalisti liberi e contro chiunque la pensi diversamente, tutti "colpevoli" di continuare a difendere l'architettura istituzionale costituzionale e il patto di civiltà nato dalla vittoria sul nazifascismo. Con le loro scelte stanno condannando il Paese al degrado ecologico e milioni di cittadini a insicurezza e precarietà. Facciamo Eco!

“I rubinetti a secco che anticipano il futuro di tutti”, testo di Valentina Farinaccio – scrittrice, giornalista – pubblicato sul periodico “Green&Blue” del quotidiano “la Repubblica” del 3 di dicembre dell’anno 2025: Mia madre chiama che sono già partita. Qui non c'è acqua, sei sicura di voler venire? Agosto 2024. Sto tornando a casa. E anche se la mia casa è ormai altrove, ogni volta che scendo, e s'intende verso sud, io torno a casa. Torno in pullman, torno in treno, il treno è in ritardo, guasto, sospeso, soppresso, allora torno con la YIO, con la Uno grigia, con la Punto nera, torno con Bla Bla Car, torno con questa Panda bianca. Torno da un concerto, torno dal mare, torno da Milano. Torno da sola, torno col fratello di un'amica, torno fidanzata, torno single. Torno perché ho fatto un esame, torno perché mi sono appena laureata, torno perché non posso più permettermi una stanza a Roma, torno per festeggiare un contratto, il compleanno di un parente, torno perché presento un romanzo, torno perché è nato mio nipote, torno perché è finito il lockdown, torno perché è Natale, torno perché è estate. Esco dall'autostrada. La solita chiesa appuntita sulla sinistra. A destra, un bar che si chiama Italia '90. Qualcuno vende gli asparagi, sedia di plastica, ombrellone Algida. In che senso non c'è acqua? Mia madre risponde, credo, ma la sua voce gracchia. Le parole mi arrivano morsicate, incomprensibili. Succede sempre, in quel brano del viaggio. Il telefono smette di prendere, la radio mescola le stazioni. M'infilo nella montagna, galleria. La luce in fondo s'intuisce, s'allarga, le corro incontro. Dissolvenza. Sbuco nell'altra regione. È poca, non basta. Riafferro la conversazione in questo punto. Mamma, cosa? L'acqua. È poca, non basta. Non piove da un pezzo. Il massiccio del Matese, spugna naturale che raccoglie piogge e nevicate, e dalle cui sorgenti attingiamo per vivere, non ha più niente da assorbire. È asciutto. In più, aggiunge lei, deve rifornire anche un'altra regione, ci sono degli accordi di mezzo, e il risultato è che noi siamo a secco. Ogni notte, per tutta l'estate, dalle 23:00 alle 5:00 i rubinetti vanno ad aria. Lo scarico non scarica. Gesti facili da pianificare. Intanto, mia madre racconta di aver messo a sistema una sua precisa organizzazione domestica. Tre bottiglie colme accanto al water, una sul lavandino. L'ultima pipì va fatta verso le 22:55, in modo che il serbatoio abbia alcuni minuti per ricaricarsi, e che lei guadagni, così, il bonus dello scarico pieno per il successivo bisogno. I locali notturni in centro cercano di resistere. Quelli che ce la fanno, si ritrovano i bagni intasati, la puzza, lo schifo. Alla fine si arrendono, chiudono. All'impiegato cui spetta l'onore quotidiano di riaprirla, non suona la sveglia, e allora l'acqua, una mattina, manca anche dopo le 5:00. Lavarsi i denti con il contenuto della bottiglia è un modo semplice per capire quanto poco siamo allenati al risparmio. Ipotizzare addirittura una doccia, mentre il caldo si appiccica alle lenzuola e squaglia la pelle, è una sciocca follia. Sei sicura di voler tornare? Chiede di nuovo. Ho sempre pensato che quel tragitto accidentato, quello che dalla mia vita mi riporta al posto in cui sono nata e cresciuta, fosse un piccolo viaggio nel tempo: tempo passato, imperfetto, perfino remoto. Lo scenario che mi propone mia madre, invece, mi mette l'assillo che sia piuttosto un distopico balzo nel futuro, quello. Che la mia terra, da settimane senz'acqua, sia la landa da sacrificare per un'esercitazione collettiva. Venite a visitarci, qui ci prepariamo al futuro! Perché suona terribilmente possibile, il fatto che l'acqua un giorno finisca davvero, che finisca per tutti. E mi si pianta nella pancia un seme d'apocalisse. Sì, mamma, sono sicura. Sto arrivando.

mercoledì 25 febbraio 2026

Cosedettecosì. 09 Michele Serra: «Questo paese pullula da sempre di spiriti liberi che praticano nella più facile indisciplina le loro personali secessioni da questo e quel potere, che modificano statuti e convenzioni solo nello scenario platonico del loro “carattere”».


(…). Questo paese pullula da sempre di spiriti liberi che praticano nella più facile indisciplina le loro personali secessioni da questo e quel potere, che modificano statuti e convenzioni solo nello scenario platonico del loro “carattere”. Di questi caratteristi è pieno ogni bar e ogni rione d’Italia, dove da sempre nessuno è disposto a “farsi fregare” da una qualsiasi costruzione normativa o culturale o ideale, e pare vile e debole acconciarsi a un qualche ordine. Gli italiani hanno quasi tutti facce da fuggiaschi. I loro sguardi intelligenti, la loro complice mimica paiono vibrare di un lunghissimo scampato pericolo, braccati per generazioni da ogni sorta di autorità e sempre imboscati. Logico che questa sola qualità largamente nazionale – sottrarsi a tutto – sia divenuta ragione di ostinata identità. E il peggio è che questo vizio atavico è in odore di virtù: lo si capisce dai sorrisi che si scambiano, gli italiani, quando si riconoscono nelle rispettive incapacità di compromettersi fino in fondo con un sistema di pensiero appena più complicato e arduo del loro così spontaneo adeguarsi alla vita. Sempre pronti a promuovere questa speciale inettitudine al rango nobile della ribellione come se avessero sperimentato fino in fondo, e quindi ripudiato, quei rischi intellettuali che invece non si sono mai sognati di affrontare. (…). (Tratto dal volume “Cerimonie” di Michele Serra).