“Il tempo ritrovato di Mamma Carmela” di Fernando Navarro: Il
silenzio di questa stanza racchiude il dolore di novant'anni. È profondo e
pieno di lacrime. «Mamma, l'abbiamo trovata, l'abbiamo trovata...», ripete più
volte tra sé e sé Angel Gonzalez. Sua madre, Nieves, è morta, ma lui cerca di
parlarle. Cerca di dirle che ha trovato la nonna Carmela, madre di Nieves, il
cui corpo giaceva in una fossa comune da quando era stata uccisa il 15 agosto
1936 dai ribelli che, guidati da Franco, il 18 luglio dello stesso anno avevano
dato inizio alla guerra civile spagnola. È calata la notte a Viznar e il freddo
è pungente quando Angel, 79 anni, muove i primi passi verso la bara che
custodisce i resti di Carmen Rodriguez Parra, conosciuta come Mamma Carmela per
l'ospitalità con cui trattava tutti coloro che frequentavano la sua taverna a
Granada. Dietro di lui ci sono suo fratello Antonio, 75 anni, e suo cugino
Marco, 66 anni, accompagnati da Maria Estrella, la moglie di Angel, e da due
delle sue figlie. Si preparano ad aprire la bara. «Nonna, nonna, nonnina...»,
dice Angel tra sé e sé senza smettere di piangere, osservando il cranio che
domina una cassa lunga meno di un metro, e che custodisce molte ossa. A poco
più di un chilometro da questa stanza, sala principale del museo etnografico
Molino de la Venta trasformato in laboratorio antropologico e forense per le
esumazioni nella località granadina di Viznar, si trova il burrone dove Mamma
Carmela fu assassinata e dove, secondo alcune ricerche, potrebbe essere stata
accompagnata da altre tre donne, due giovani della zona e la scrittrice e
filosofa Agustina Gonzalez Lopez, conosciuta come La Zapatera, amica di
Federico Garda Lorca, che si ispirò a lei per la sua opera teatrale “La
zapatera prodigiosa”. Queste donne furono le prime a essere giustiziate a
Viznar, secondo gli esperti, durante quella che è nota come l'estate calda.
Quando, dopo la resistenza della Repubblica al colpo di Stato militare, si
scatenò un'ondata di violenza con esecuzioni sommarie e vendette politiche e
personali. Solo quattro giorni dopo, il 19 agosto 1936, nello stesso luogo, i
ribelli uccisero Lorca, i cui resti non sono ancora stati ritrovati. Dei 195
corpi riesumati in totale a Viznar - gli ultimi 21, ritrovati nel novembre 2025
durante l'ultimo scavo - sono stati identificati solo i resti di undici
persone. In tutta la Spagna le cifre sono peggiori: su quasi 9 mila corpi
riesumati, solo 212 sono stati identificati, una percentuale inferiore al 2,5%,
secondo i dati forniti dal ministero della Politica territoriale e della
memoria democratica. Fattori come la cattiva conservazione del dna, spesso non
recuperabile dopo novant'anni, e la difficoltà di trovare parenti vivi per il
confronto genetico sono ostacoli importanti per l'identificazione. Quello di
Mamma Carmela è uno dei pochissimi cadaveri riesumati e identificati di una
repressione violentissima da parte delle truppe golpiste franchiste. La
riparazione della sua memoria è importante perché, come spiega la storica Miriam
Saqqa Carazo nel recente libro “Las exhumaciones por Dios y por Espana”
(Càtedra), la dittatura non permise l'esumazione dei cadaveri dei vinti, mentre
fu avviata un'operazione per dare dignità alle sue vittime, un processo che,
chiamato Causa General, costruì una narrativa politica e ideologica per
giustificare la repressione e recuperare 3.518 cadaveri, «martiri caduti per
Dio e per la patria, secondo le parole del regime». Carmela non cadde per Dio
né per la patria, ma, come decine di migliaia di persone, fu assassinata per il
suo attivismo. Nata a Granada, Carmen Rodriguez Parra era un punto di
riferimento all'interno del mondo anarchico. Dopo essere rimasta vedova, ebbe
una seconda relazione dalla quale nacquero le sue figlie, Nieves e Carmen.
Gestiva una taverna situata al piano terra della sua casa ai numeri 40 e 42 di
Calle de Elvira. La Taberna Carmela divenne famosa per la grande ospitalità
della sua padrona di casa, una donna corpulenta, con i capelli raccolti e i
lineamenti belli, con il naso aquilino e gli occhi scuri. Molti la chiamavano
Mamma Carmela per la sua generosità: serviva piatti di cibo a chi non poteva
pagarli. Secondo la memorialista Silvia Conzàlez, la massima esperta delle
donne vittime di repressione a Viznar, la figura della locandiera era «proprio
il tipo di donna che il franchismo rifiutava: indipendente, coraggiosa, generosa,
solidale, militante». Subì le vessazioni della polizia nella taverna fino alla
sua chiusura nel 1932: a pesare fu anche il suo ruolo di scrutatrice nelle
elezioni ripetute a Granada il 3 maggio 1936. Quando il 18 luglio ci fu il
colpo di Stato, i falangisti presero rapidamente il potere a Granada. Mamma Carmela
fu arrestata e trasferita al convento di San Gregorio, dove rimase incarcerata
fino a quando non fu mandata a Viznar. All'alba del 15 agosto, dopo che un
furgone aveva serpeggiato lungo le curve che salgono al burrone con vista su
Granada, fu costretta a inginocchiarsi e ricevette un colpo di pistola alla
testa. Aveva 52 anni. Molti decenni dopo, la ricerca non è stata fatta di persona
nel mezzo della disperazione di una guerra, ma su Internet. Morte Mamma Carmela
e le sue due figlie, Nìeves e Carmen, Angel digitò su Google il nome di sua nonna
e trovò un articolo scritto da Silvia Gonzalez. La famiglia di Carmela contattò
Silvia, che li incoraggiò a denunciare ufficialmente la scomparsa della loro
familiare. Questo passo significò intraprendere il viaggio verso l'esumazione
nella gola di Viznar, una zona tranquilla che, secondo Francisco Carrion, fu
popolata di pini durante il franchismo per nascondere ancora di più le fosse.
Nel cuore del burrone, su un muro di pietra grigia circondato da ramoscelli e
pigne, ci sono diverse targhe in omaggio ai morti. Il monumento più
significativo si trova vicino al ponte di legno che attraversa il terrapieno
principale. Si tratta di una lapide con mazzi di fiori su cui è incisa la
frase: «Lorca eravamo tutti».


