"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 28 febbraio 2026

Cosedettecosì. 10 “Trumpallero”.


Qual sussiego, signora mia; quanta importanza e che altezzosità. Chi mai è lei? «Ma è cieco o cosa? Sono l'Influenza: la mia forza domina e dirige tutto quel che lei vede, che lo sappia o meno, che lo voglia o meno. Io tutto posso. Con una semplice apparizione, una inane piroetta, una effervescenza dell'ego, un risolino autoriferito sposto i gusti delle masse e nel mentre ci guadagno. Tutti mi vogliono, tutti mi cercano».

Influenza come malanno di stagione, intende? Se così fosse, non posso in effetti negare il suo potere pervasivo, l'infinita capacità di adattamento, l'afflato transgenerazionale e in ultimo l'ubiquità. «Non sia sciocco, per piacere: quell'altra non è nemmeno una lontana parente. Io sono presente ma inafferrabile, pervasiva ma impalpabile. Sono una nube purpurea che avvolge 'gnicosa. Sono Influenza come alla voce c del vocabolario Treccani: credito, ascendente, capacità di imporre il proprio volere con la persuasione, il prestigio personale, l'autorità - non fosse che io faccio ciò con la semplice visibilità, con la pura insistenza nel mostrarmi, con la pertinacia nell'occupare spazio. Sono Influenza perché me la canto e me la suono. Sono in grado di influire sugli orientamenti e sulle decisioni di vari settori della vita pubblica non per un potere concessomi o per condiviso riconoscimento del mio valore, ma per autoemanazione. Questo mi rende orgogliosa».

Mamma mia, quanta pomposità. Sto forse parlando con un leader mondiale, un capitano d'industria, un luminare della scienza, un inventore capace di dare nuovo abbrivio alle umane sorti e progressive? Non mi sembra. Oppure ho la vista annebbiata? Piuttosto, mi par di avere a che fare con una evoluzione del vecchio testimonial, divenuto adesso non personaggio di uno spot, ma protagonista di qualcosa di reale, di una vita vissuta. Ma forse mi sbaglio: è l'esistenza stessa che è divenuta una costante televendita, e che si faccia reclame di un prodotto sponsorizzato o delle proprie opinabili competenze, non fa grande differenza. «Mio malmostoso interlocutore, la sento arroccato su posizioni retrive, impigliato in un moralismo francamente oscurantista, intrappolato nelle pastoie di un pensare non più au courant. Impedire il flusso delle cose provoca solo grandi sofferenze e non conduce ad alcun tipo di risultato. Non mi vergogno a dire che campo di commercio, perché so bene che è sulle rotte commerciali che l'umanità è avanzata attraverso i secoli. Non si tratta di mero mercimonio, ma di scambio e arricchimento».

Che sorpresa scoprirla così colta, ma che fastidio, al contempo, sentirla così paracula. Quanto dice a proposito dei commerci è sacrasanto, ma i commerci di cui parla sono azioni di scoperta, il riconoscimento di cose mai viste che creano costumi e mores inusitati. Io, ecco, non vedo tutto ciò adesso. «Dovrebbe guardare con occhi nuovi, e scoprirebbe che sono insieme nuovissima e vecchia quanto il mondo. Utilizzo altri canali, ma nasco da un'urgenza che direi, a conti fatti, atavica: il potere orgasmico di persuadere gli altri senza appello, e la cura contro la solitudine dell'avere un seguito, una corte, una claque. Sta tutto qui».

Ma monarchi e guru sono i più soli, i più veloci a cadere. Ci ha mai pensato? «In effetti, no. Mi godo l'ebbrezza del momento». (Da “Nell’era dell’Influenza”).

(…). …, di nuovo quegli stessi sondaggisti e gli esperti più seguiti d'America (e gli italiani che li copiano), i guru delle previsioni, ma anche gli scommettitori, le piattaforme predittive hanno ricominciato a raccontarci il declino di Trump, il calo della popolarità, la sua perdita di consenso nell'elettorato repubblicano e dunque la prossima sconfitta e l'impeachment come destino. E per noi è facile crederci perché è quello che vogliamo sentire. Meglio andarci cauti, però, a vederlo già vacillare sul Sunset Boulevard, che è l'intramontabile classico sul tramonto. L'America è diventata misteriosa ed è meglio non immaginare, ben otto mesi prima, la fine di un uomo che abbiamo dimostrato di non capire, forse perché la voglia di liberarcene fa saltare anche il principio di realtà. A noi basta mettere insieme lo scandalo Epstein, l'inflazione, l'aumento dei prezzi, la Groenlandia, il Venezuela, l'Iran, l'amicizia con Putin, i teatrini sul Nobel per la Pace, la guerra alla Fed, le violenze dell'Ice che a Minneapolis ha ucciso due volte, arrestato bambini, avvocati, giornalisti: come si può votarlo ancora? Purtroppo, però, non si sa se sono più pazzi i comportamenti strampalati di Trump o le sapientissime diagnosi di pazzia che gli piovono addosso dai medici di mezzo mondo. Difficile negare gli impappinamenti, i ripensamenti, le confusioni, il linguaggio eccessivo ma è dal 2016 che la "psicobanalisi" spiega e liquida Trump con la pazzia declinata in tutte le forme cliniche del narcisismo maligno e dei disturbi dell'Ego, da quando, candidato favorito alle primarie del Partito repubblicano, pronunziò quella famosa_battuta: "Potrei sparare a qualcuno in mezzo alla Fifth Avenue e non perderei voti". E se fosse ancora così? Gli illuminati psichiatri, pur premettendo che "non si può fare la diagnosi di chi non è stato valutato direttamente", gli hanno diagnosticato da lontano delirio di onnipotenza, megalomania, parafasia, la dementia, il solipsismo... Manca solo che gli misurino il cranio e che lui risponda rivendicando di essere pazzo, non come Amleto che è il finto pazzo, ma come il nostro indimenticabile Pino Daniele: Je so' pazzo. Nun nce scassate 'o cazzo. Gli ha chiesto un giornalista: "Signor Presidente la risonanza gliel'hanno fatta al cervello?". E Trump: "You are a bad person". Si sa che la pazzia è un genere letterario, un rifugio da elogiare, una scorciatoia del pensiero. Il primo commento davanti all'inaudito è: "Pazzesco". No, Stalin non era pazzo quando mandava in manicomio i dissidenti e li faceva davvero impazzire chiudendoli in una stanza dalla quale sarebbero potuti uscire solo trovando "il quinto angolo". E non era pazzo Hitler. Anche la paranoia di Putin è un'invenzione per esorcizzarlo. E quanti pazzi voteranno di nuovo per Trump il 3 novembre? E Musk e Vance? E i vari trumpiani del mondo, compresi gli italiani "trumpalleri" che trasformano in commedia anche i sintomi di Kernberg? Sicuro Trump è più instabile di Giuseppe Conte? E Vannacci e Salvini non fanno da anni "cose da pazzi"? Ed è sana l'amicizia speciale della Meloni che fa la pazzarella con Trump? E non è forse un disturbo la disregolazione emotiva dei giornalisti fissi e fissati dei nostri talk show? E Calenda, quando gli prendono i cinque minuti? Attenti, dunque, al pazzo. Non meravigliatevi se il 3 novembre cambierà il finale del Viale del Tramonto e Trump non uscirà di scena portato via dagli infermieri. (Da “Trumpallero”).

N.d.r. I testi sopra riportati sono a firma rispettivamente di Angelo Flaccavento e di Francesco Merlo e sono stati pubblicati sul periodico “U” del quotidiano “la Repubblica” del 26 di febbraio 2026.

giovedì 26 febbraio 2026

MadreTerra. 67 Giuseppe De Marzo: «Non rispettare le indicazioni della scienza, le convenzioni internazionali e gli impegni presi dai governi per mitigare gli effetti della crisi ecologica ci espone a maggiori pericoli e a una costante insicurezza sociale e ambientale».


“L’inerzia sul clima è un disegno politico scellerato”, testo di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 20 di febbraio 2026: Italia sotto scacco degli eventi meteorologici estremi.  Nel 2015 sono stati 60, lo scorso anno 376.  In dieci anni sono aumentati di sei volte. Mentre il governo insegue presunti terroristi aiutati da presunte toghe rosse, ignora le priorità del Paese e nasconde le proprie responsabilità dinanzi alla crisi climatica. Il rapporto dell'Osservatorio città clima di Legambiente presentato qualche settimana fa con il Gruppo Unipol non lascia spazio a dubbi, fotografando l'accelerazione anche in Italia. La crescita degli eventi meteorologici estremi sta causando enormi danni ai nostri territori, alle persone e alle attività economiche. Ondate di calore, siccità, esondazioni fluviali, vento forte e alluvioni sono costati quasi 12 miliardi di euro secondo uno studio dell'Università di Mannheim. E sono destinati a crescere oltre i 34 miliardi di euro nel 2029. Il 2025 è stato il secondo anno con il numero più alto di eventi estremi mai registrato nella storia della Repubblica. Tra questi: 139 gli eventi per allagamenti da piogge, 86 per danni da vento, 37 per esondazioni fluviali. Rispetto all'anno precedente crescono del 94% gli eventi estremi legati alle alte temperature, così come aumentano del 42% quelli legati alle frane da piogge intense e del 28,3% quelli provocati dal vento forte. Il Nord Italia risulta la zona più colpita del Paese, seguita dal Sud e Centro. Lombardia e Sicilia le regioni più esposte, rispettivamente con 50 e 45 casi. La crisi climatica fa danni anche ai trasporti: sono stati 24 gli eventi estremi che hanno provocato danni e ritardi al trasporto pubblico locale. Perché continuano a crescere gli eventi meteorologici estremi? Innanzitutto, a causa dell'aumento dei gas climalteranti come la CO2 emessi in atmosfera. Non rispettare le indicazioni della scienza, le convenzioni internazionali e gli impegni presi dai governi per mitigare gli effetti della crisi ecologica ci espone a maggiori pericoli e a una costante insicurezza sociale e ambientale. È sempre più forte la minaccia che le nostre vite, le nostre attività economiche, i nostri affetti, la nostra memoria possano essere danneggiate o addirittura spazzate via da uno dei tanti eventi estremi che colpisce il Paese. Che fare per evitarlo? Ridurre le emissioni di CO2 e investire nelle 361 misure individuate per attuare il Pnacc - Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Approvato alla fine del 2023, il Pnacc non è mai stato attuato e ha finito per rallentare e delegittimare la redazione di Piani locali di adattamento al clima che sono indispensabili per affrontare concretamente la crisi a livello territoriale. Mentre manca ancora una legge per il consumo di suolo, essenziale per mettere in sicurezza cittadini, territori e attività economiche. Il governo su questa come su altre priorità politiche è impreparato. Mentre Niscemi sprofonda sotto i nostri occhi chi dovrebbe intervenire nega la crisi climatica e taglia nella legge di Bilancio i fondi necessari per mettere in sicurezza il territorio e i suoi abitanti, per poi dichiarare che sono i giudici a rendere insicuri i cittadini. Meloni e i suoi ministri mentono avvelenando il Paese con la loro ossessione per magistrati, giornalisti liberi e contro chiunque la pensi diversamente, tutti "colpevoli" di continuare a difendere l'architettura istituzionale costituzionale e il patto di civiltà nato dalla vittoria sul nazifascismo. Con le loro scelte stanno condannando il Paese al degrado ecologico e milioni di cittadini a insicurezza e precarietà. Facciamo Eco!