“Er Patacca, medaglia d’oro alle Olimpiadi del melonismo in Rai”, testo di Pino Corrias pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, venerdì 13 di febbraio 2026: Per dire come siamo messi: in questo preciso istante quel signore laggiù, gonfio di zazzera, prepotenza e autostima – in arte Paolo Petrecca – è il giornalista italiano più famoso al mondo. “Er mejo”, direbbe lui. In una manciata di giorni l’hanno citato i giornali e le tv del pianeta Terra, dalle Piramidi al New York Times, dal Manzanarre all’Asahi Shimbun, per la sua stratosferica telecronaca d’apertura delle Olimpiadi 2026, tre ore di scempiaggini e sfondoni, sbagliando lo stadio, gli atleti, la cantante, le squadre, l’attrice, per non dire della prosa, del tono, della pertinenza. E conquistando la prima meritatissima medaglia d’oro di conio italiano, quella intitolata alla farsa nazionale che – in sede storica – va da Roberto Farinacci ad Alvaro Vitali, passando per il Nando Mericoni di Alberto Sordi e i saluti romani di Colle Oppio. Non lo sapevate prima, ma il nostro Petrecca, rinominato a furor di popolo Patacca, da un annetto è direttore della benemerita Rai Sport, direttamente in quota Giorgia Meloni. E prima ancora è stato direttore di Rai News 24, direttamente in quota Giorgia Meloni. Sempre vantandosi di mangiare, respirare e spalare in quota Giorgia Meloni. Marciando in suo onore ogni volta che è sveglio, presentandole il libro Io sono Giorgia nella bella aula comunale di Civitavecchia, mandando in onda i suoi comizi in versione integrale: “Mbè? Nun ce vedo nulla de strano! È ’na notizia, no?”. Ignorando con una alzata di spalle i malumori e le sfiducie che a intervalli regolari le sue redazioni “a eggemonia zecche rosse” votano a maggioranza in coda ai suoi disastri. Come quando a Rai News 24, proibì di mettere in rete la notizia che Fabio Fazio stava lasciando la Rai dopo 39 anni di massimi ascolti e altrettanti tormenti. Era il 14 maggio 2023 e mentre tutti i siti battevano la notizia, Petrecca avvertì via mail i suoi “pennivendoli”: “Per me Fazio che va via dalla Rai non è nemmeno una notizia. Non vi azzardate a mettere pezzi sull’argomento senza informarmi. Perché prendo provvedimenti”. E quando hanno provato a spiegargli che tutte le agenzie strillavano la notizia, ha fatto scattare il serramanico del suo me-ne-frego. Altro disastro quando lanciò il titolone: “Assolto il sottosegretario Del Mastro” processato per avere spifferato documenti coperti dal segreto sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito, credendo che la richiesta dei pm fosse un anticipo della sentenza. E a chi gli consigliava prudenza, rispondeva: “Fidatevi ce vedo lungo io!”. Così lungo che la sentenza arrivò capovolta dopo poche ore, in forma di condanna per il sottosegretario e di figuraccia per il direttore. Che non contento, la sera delle elezioni in Francia, 8 luglio 2024, invece dello spoglio elettorale, che je frega de’ Macronne, manda in prima serata il Festival di Pomezia dove si esibisce Alma Manera, la “poliedrica artista” che è soprano, attrice, conduttrice, performer, giornalista. Ma soprattutto è la fidanzata (oggi sposa) der Petrecca che la applaude seduto e inquadrato in prima fila. Daje! Dopo l’ennesima sfiducia votata dall’85% della redazione di Rai News, il suo sponsor aziendale, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi – anche lui in quota Meloni, ci mancherebbe, nella nuova Rai conta solo il merito – lo manda a sbattere in cima a Rai Sport. Dove la redazione, nonostante d’abitudine navighi a destra, alza il sopracciglio e si mette in vigilante attesa, vista la fama del nostro Erostrato. L’approccio è una premessa: spostamenti, improvvise promozioni, amichettismo in purezza e nuovi collaboratori esterni scelti senza troppe spiegazioni. Anzi una sola: “Voi siete antichi, io so’ visionario!”. Talmente visionario che quando mette ai voti il suo primo piano editoriale, la redazione gli passa sopra con le ruote: 57 contrari 33 favorevoli. Riuscendo a fare pure peggio al secondo giro, un mese più tardi, quando i giornalisti respingono il nuovo piano editoriale, stavolta con i cingoli: contrari 70 voti, favorevoli 24. Sembra spacciato. Invece no, lo protegge la rete dei camerati che hanno più di tutti a cuore il Servizio pubblico, da Maurizio Gasparri fino a Ignazio La Russa, e naturalmente a Giampaolo Rossi che fa il pesce in barile perché all’orizzonte ci sono le Olimpiadi che non vanno intralciate, meno che mai gli investimenti in cemento, gli incassi politici e quelli in pubblicità. Passano le sue nomine, i suoi capricci, il suo contestatissimo ingaggio di Beatrice Pedrocchi, la nuova conduttrice di Il sabato al Novantesimo. Vengono autorizzati i contratti dei collaboratori anche quando si scopre che rispetto al 2024 le spese sono aumentate di 640 mila euro, non proprio noccioline, dopo i 2,5 milioni di tagli aziendali. Embè? “Io so’ l’direttore, voi no!”. Paolo Petrecca, romano de Roma, 25 febbraio 1964, bazzica a destra da quando respira. È laziale militante. Da ragazzo si butta nelle tv locali, cominciando da Gbr. Prova a fare il radiocronista a Rtl 102.5. Nel 2001 entra in Rai, redattore al Tg2 in quota Alleanza nazionale. Scala qualche promozione per una ventina d’anni. Galleggia. Fino a quando – per equilibrare a destra le nomine – diventa direttore di Rai News, anno 2021, pescato da Carlo Fuortes, amministratore delegato Rai a sua volta uscito dalla famosa Agenda Draghi e oggi felicemente finito a dirigere il Maggio musicale a Firenze. Petrecca battezza la propria nomina, 7 gennaio 2022, con un editoriale sul tricolore. Un capolavoro in prosa che ancora garrisce al vento digitale: “Siamo parte di un tutto, siamo parte di una sola Patria, riunita sotto un’unica Bandiera, il Tricolore. Viva la Bandiera, viva l’Italia!”. A marzo 2025 lo issano allo Sport. E a chi gli chiede come mai tanta fortuna, risponde: “Ho le spalle coperte”. Tanto coperte che quando salta il telecronista ufficiale delle Olimpiadi, Petrecca agguanta l’occasione della vita. Dice: “Ce penzo io!”. Provano a dissuaderlo, ma niente. Lo muove la vanteria di chi non sapendo nulla, crede sia tutto facile: che ci vuole? Non conosce le facce, le bandiere, i nomi delle delegazioni. Scambia Kirsty Coventry, la presidentessa del Comitato olimpico per la figlia di Mattarella; la squadra brasiliana per quella bulgara. E siccome non gli piace il rapper Ghali, proprio come non gli piaceva Fazio, neanche lo nomina. La figuraccia è mondiale. La redazione toglie le firme dai servizi e annuncia lo sciopero appena finiranno le Olimpiadi. L’azienda fa il mea culpa in sordina, mentre l’ad Rossi se ne sta prudentemente sotto le coperte. Dicono che la Rai abbia fatto fatica a convincere Er Patacca a rinunciare alla prossima telecronaca di chiusura. Ora che è famoso, devono avergli promesso la Cnn.
ilcavalierdelamancia
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
sabato 14 febbraio 2026
MadeinItaly. 77 Paolo Petrecca: «Siamo parte di un tutto, siamo parte di una sola Patria, riunita sotto un’unica Bandiera, il Tricolore. Viva la Bandiera, viva l’Italia!».
Il 6 maggio 1944 J.R.R.
Tolkien scrisse al figlio Christopher una lettera che con ogni probabilità la destra
di governo che si autorappresenta come tolkieniana non conosce: «Stiamo
cercando di sconfiggere Sauron usando l'Anello. E, sembra, ci riusciremo. Ma il
prezzo da pagare sarà, come sai, la generazione di nuovi Sauron, e la
trasformazione di Uomini ed Elfi in Orchi». Come spesso avviene, gli scrittori
sono dotati, se non di preveggenza, di sguardo lungo: e se diamo un'occhiata
alle presenze annunciate alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina (…) più che
una competizione sportiva sembra di essere al Fosso di Helm nella più dura
battaglia del Signore degli anelli. In effetti, volendo proseguire nella
metafora tolkieniana, ci hanno messo probabilmente del loro gli ottocento
larici secolari abbattuti due anni fa a Fiames, ai piedi del Col Druscè, per
costruire una pista da bob, e che il violoncellista Mario Brunello salutò come
poteva, con quel meraviglioso atto di resistenza e cordoglio che fu suonare, da
solo, "Il cigno" di Camille Saint Saens. In Tolkien gli Ent, i
guardiani del mondo vegetale, tornano per vendicare gli alberi che sono stati
fatti a pezzi per ghiribizzo umano: nel nostro caso non ci sono Ent ma un
consesso di malvagi che sembra venire da una puntata di Buffy l'ammazzavampiri.
Gli agenti dell'Ice, intanto: sì, nonostante Piantedosi abbiamo capito che non
dovrebbero arrivare le squadracce assassine dell'Enforcement and Removal
Operations, ma il settore in doppiopetto, quello investigativo dell'Homeland
Security Investigations. Non è comunque una grande idea, ma non c'è stato il
tempo di digerirla che è arrivata l'interrogazione del Pd sulla possibile
presenza dei Pasdaran per scortare gli atleti iraniani. Anche qui, smentite. Ma
c'è ancora tempo per scoprire che nel frattempo sono calate alle Olimpiadi
anche le Rapid Support Forces sudanesi, e dal Congo magari le ADF, e
dall'Ungheria i cari ragazzi che ogni anno celebrano il Giorno dell'Onore a
Budapest, in caso tornassero utili, e magari Jafar, Pennywise e il professor Moriarty.
Chiediamoci pure come sia possibile che una competizione sportiva si trasformi
in una réunion di villain, e chiediamoci anche cosa succederà in estate con i
Mondiali di calcio (che toccheranno gli Stati Uniti). Ma chiediamoci infine
cosa succede in Italia, e non alle Olimpiadi ma alla Camera dei deputati, e
come si sia potuta solo concepire l'idea di indire in quel luogo una conferenza
stampa per presentare una proposta di legge su "remigrazione e riconquista",
il cui comitato promotore è composto da Casapound, Rete dei patrioti, Veneto
fronte skinheads e Brescia ai bresciani. Per non parlare del famigerato
questionario di Azione Studentesca che distribuisce nelle scuole volantini con
QR code, neanche fossero il menu di un ristorante cinese, per far segnalare i
professori di sinistra. I tempi sono oscuri e si vorrebbe che oltre agli
spettri dei larici si levasse la voce che sussurrava a Macbeth che aveva ucciso
il sonno, e che non avrebbe più dormito. (…). (Tratto da “I tempi oscuri ci tolgono anche
il sonno” di Loredana Lipperini pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del
6 di febbraio 2026).
venerdì 13 febbraio 2026
giovedì 12 febbraio 2026
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