"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 15 luglio 2026

Cosedettecosì. 42 Malcom Pagani: “Non impariamo mai dalle nostre biografie minime e minimali e così per inerzia gli ho chiesto: «È stato bello?», Lui non ha fiatato. C'è qualcosa di più eloquente del silenzio?”.

                                                    Sopra. "Alicudi". 

Nell'anno 1689, la sera del quindici luglio, l'abate di Kerkabon priore di Nostra Donna della Montagna, passeggiava con sua sorella, la signorina di KerKabon, in riva al mare per prendere il fresco. Il priore, già alquanto attempato, era un ottimo ecclesiastico, amato dai vicini ora, e in altri tempi dalle vicine. [...]. Guardava il mare, il priore e diceva alla sorella: «Ahimè! Qui s'imbarcò il nostro povero fratello colla nostra cara cognata, la signora di Kerkabon, sua moglie, sulla fregata la Rondinella, nel 1669, per andare a militare in Canadà. Se non fosse stato ucciso, potremmo sperar di rivederlo». «Credete» diceva la signorina di Kerkabon «che nostra cognata sia stata mangiata dagli Irochesi, come ci è stato detto?». (Tratto da “L’ingenuo” – 1767 – di Voltaire).

StoriedellEstate”. 1 “Vuoi una cosa la trovi” di Concita De Gregorio: Treno regionale per Riccione. Famiglia che va in vacanza. Padre madre e figlio. Diciannove anni, il ragazzo - mi avvisa la madre con un sorriso. Figlio unico, altro sorriso. Vitto, lo chiama. Vittorio. Vitto sta in cuffia, è magro e altissimo, più alto del padre. Ha le braccia e il petto tatuati. Anche i genitori, del resto: lui col nome di lei, lei col nome di lui. Conosco dunque i nomi di tutta la famiglia prima ancora che la conversazione abbia inizio. Ha inizio. Volevamo andare in Grecia, dice la madre - giovane, in canottiera, notevoli i bicipiti. Anche a lui - indica il marito, fisico da statua - piace moltissimo la Grecia. Da fidanzati siamo andati in crociera, ti ricordi amore? Fu bello, ci facevano scendere qualche ora a ogni tappa. Poi quando Vitto era piccolo non si poteva viaggiare, e ora che è grande avevamo pensato di tornarci con lui, ma lui preferisce andare a Riccione. Sa, per le discoteche. Certo, anche in Grecia comunque ci sono. Sì sì ma a Riccione ci sono quelle che piacciono a lui, vero Vitto? Né amore né Vitto rispondono. Dai, amore - ora però dice a Vitto. Togliti un momento le cuffie, stiamo parlando di te. Grande sorriso. Vitto ne toglie una: che? Dicevo che ti piace tanto Riccione, e siccome sei stato bravo, hai passato l'esame allora abbiamo detto ma sì dai, andiamo tutti a Riccione. Che esame, domando. Vitto studia informatica, vuole lavorare con i computer, vuole fare le startup come il suo runico Matte, che ha solo due anni più di lui e ha già una società che fattura tantissimo, però non si vedono più perché è andato a vivere a Malta, peccato vero Vitto? Come mai Malta?, chiedo. Che startup sono? Ma no, non per le startup, per le tasse. Però poi l'inverno scorso Matte si è spostato a Dubai, che a Malta l'inverno si annoiava tanto. Ora anche Vitto vuole andare a Dubai, come Matte, vero amore? Top, fa segno lui con il pollice. Vitto è pazzo di Dubai, vuole che andiamo a viverci tutti e anche mio marito ci sta pensando, solo che la palestra - mio marito è titolare di una palestra, gliel'ho detto? È anche rappresentante di bevande energetiche - ecco solo che a Dubai non sappiamo se sarà tanto facile trasferire l'attività. Magari va prima Vitto e noi lo seguiamo, vero amore? Cosa? - si toglie di nuovo una cuffia. Vero che ti piace tanto, Dubai? Me l'hai già chiesto, ma'. È ovvio: a Dubai c'è tutto. Tutto cosa, domando. Tutto - mi guarda per la prima volta il figlio - tutto quello che ti può venire in mente lì c'è. Vuoi una cosa, la trovi. Anche New York è bella, interviene il padre. New York è antica, risponde il figlio: è per gente come voi, Dubai è per quelli come me. Silenzio collettivo. Ma il gatto? Chiede la madre. Il gatto lo possiamo portare a Dubai, amore - ora dice al marito. Certo, con un trasportino, dice lui. Ah, bello. Vitto hai fame? Tira fuori una barretta energetica dalla borsa. Pollice verso. Sei stanco, ti vuoi stendere? Penso che Vitto è altissimo, dove si possa stendere sul regionale non so. Magari ci scambiamo di posto, le dispiace signora? Così Vitto si può stendere. Lascia, ma'. Siamo quasi arrivati, mi stendo in hotel, mi stendo dopo. Quanta saggezza.

StoriedellEstate”. 2 “È stato bello?” di Malcom Pagani: L'esilio forzato aveva la sua liturgia. Se ne iniziava a parlare a maggio, distrattamente, fingendo che ciò che sarebbe stato deciso fosse il risultato di una decisione democratica. Poi, individuata la tappa, salvato l'ultimo pennarello dal naufragio degli astucci e dalla diaspora scolastica e apposte le iniziali sull'etichetta di maglie e mutande per evitare di perderle, si contavano le ore. Venivamo accompagnati verso un pullman, salutati con un calore inquinato dai sensi di colpa e con la coda dell'occhio, mentre il mezzo si allontanava, attraverso il finestrino, iniziavamo a capire che la vita abbaia e morde. Eravamo soli, non più nel buio delle nostre camere, con una luce nel corridoio e le voci degli adulti a suggerire salvezza, ma soli tra gli estranei, nell'evoluzione moderna della colonia estiva, sotto il dominio pieno e incontrollato di chi, disgraziato a sua volta, era chiamato a sovrintendere al caos tutt'altro che calmo di un centinaio di bambini. I responsabili dei campi estivi avevano facce sofferte che poco dissimulavano e molto raccontavano di un lavoro che, salvo eccezioni all'esatto confine con la santità e con l'ambizione eterna del calendario, amavano pochissimo. Li sentivo recriminare, lamentarsi, immaginare un futuro migliore. Noi li temevamo. Loro non ci sopportavano. Si finiva indeinderogabilmente in alberghi che avevano visto giorni migliori, in camerate da quattro, con un programma militare che prevedeva la sveglia all'alba e il ritorno in branda, con l'obbligo del silenzio assoluto, poco dopo cena. Durante il giorno, sotto il caldo di un'indefinita località di montagna, si giocava al tiro con la fune come a nascondino, al solo scopo di far avanzare le lancette e vedere il sole tramontare. Ogni tanto qualche compagno di sventura si ammalava e invece di compiangerlo, nel ricovero e nella solitudine, lo invidiavamo. A sera, una breve telefonata a casa certificava la nostra sopravvivenza. Dall'altro capo del filo, per la prima volta, facevamo i conti con la nostalgia di ciò che avevamo perso. «Vi siete divertiti? Beati voi», ci dicevano e noi per non deluderli mascheravamo il languore con un entusiasmo di facciata. I nostri genitori lavoravano: era un fatto. I nostri genitori, tre mesi di vacanza, non li avevano. Ed era un'altra verità. Noi eravamo pacchi, problemi, questioni logistiche da risolvere nell'ottica della riduzione del danno e quei viaggi l'unica alternativa alle lunghe settimane con i nonni. L'anno prima, il pastore maremmano della madre di mia madre, disturbato dalle mie moine in coincidenza del suo pasto, mi aveva quasi staccato un orecchio e vista la foga con cui mia nonna aveva difeso la bestia si era stabilito, senza necessità di gabinetti governativi, di sconvolgere la tabella estiva con l'inserimento di una novità. Per quella ragione mi ero trovato in pieno agosto sull'appennino modenese e per la stessa ragione adesso camminavo tra gli sterpi all'improbabile ricerca di una fonte d'acqua sulfurea che a detta del capofila ci avrebbe trasformati in supereroi. Nel corso degli anni accumulai un gran numero di queste esperienze finché una mattina di inizio giugno, più grande, autonomo e consapevole, comunicai alla famiglia che pur ringraziandoli per la premura, sarei rimasto in città fino a data da destinarsi.

martedì 14 luglio 2026

Cosedettecosì. 41 “Dalla terra mia”.

Sopra. San Giovanni in Fiore, Cosenza. "Altare ligneo intagliato e dorato" opera di Giovan Battista Altomare (1740) sito nella Abbazia Florense.