"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 21 maggio 2026

Cosedettecosì. 27 Giuliano Aluffi: «Stiamo davvero diventando più stupidi? Il fatto che questa sia oggi un'ipotesi scientifica seria non impedisce di trovare conferme in contesti anche un po' meno accademici, per esempio in coda al supermercato».

                                                    Sopra. Isaac Asimov.

L’ultima domanda venne posta per la prima volta, quasi per scherzo, il 21 maggio 2061, in un momento in cui l’umanità cominciava a intravedere finalmente un po' di luce. La domanda era il risultato di una scommessa di cinque dollari, nata durante una bevuta, ed ecco come andò la cosa: Alexander Adell e Bertram Lupov erano due dei fedeli assistenti addetti a Multivac. Sapevano - così come era dato saperlo a due esseri umani - che cosa c'era dietro la fredda, lampeggiante, ticchettante faccia - chilometri e chilometri di faccia - del gigantesco calcolatore. Avevano se non altro una nozione vaga del piano generale di relay e di circuiti che da tempo aveva superato il limite oltre il quale una singola mente umana non poteva assolutamente conservare una chiara visione d'insieme. Multivac si auto-regolava e si auto-correggeva. Doveva essere così, perché nessun essere umano poteva regolarlo o correggerlo con sufficiente rapidità o in modo adeguato. (Tratto da “L’ultima domanda” – 1973 – di Isaac Asimov).

“La teoria dell’involuzione. Perché il nostro cervello sta regredendo” di Giuliano Aluffi pubblicato sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” del 9 di maggio 2026: Il cervello umano è progettato per risparmiare energia, dicono i neuroscienziati. Il problema è che ultimamente sembra aver preso questa missione molto sul serio. Lo suggeriscono nuovi studi che si chiedono se stiamo davvero diventando meno intelligenti, a partire da un dato: dall'inizio degli anni Duemila, in molti Paesi sviluppati, i valori medi nei test sul Qi hanno iniziato a calare dopo circa 70 anni di continua ascesa. Non ovunque allo stesso modo, non con la stessa intensità, ma abbastanza da far pensare che non sia un'anomalia statistica. A rendere ancora più chiaro il quadro sono indizi macroscopici, come la recentissima proposta della Commissione del Ministero dell'Istruzione di spostare lo studio dei Promessi sposi dal secondo al quarto anno del liceo, sostituendo nel biennio il capolavoro del Manzoni con opere più accessibili. Ma che cosa sta succedendo ai nostri cervelli? Un termine che sentiamo sempre più spesso è TikTok brain: indica gli effetti della prolungata esposizione a video brevi. Una recente meta-analisi dell'American psychological association, che analizza 71 ricerche per un totale di 100mila soggetti, mostra infatti che più si consumano short-video più calano attenzione, autocontrollo e memoria, e quindi la capacità di concentrarsi a lungo. Così attività "lente" come leggere e studiare diventano più difficili. Ma c'è anche chi punta il dito, più che sulla tecnologia, sull'organizzazione della società: «Non stiamo diventando meno intelligenti, ma l'intelletto sta cambiando forma: siamo più specializzati e meno generalisti. In passato gli studenti bravi in una materia tendevano a esserlo anche nelle altre, oggi invece le abilità sembrano meno collegate tra loro, anche perché la società e il mondo del lavoro richiedono competenze più specifiche. Ed è per questo che sta diventando meno forte il cosiddetto "fattore G", ovvero l'intelligenza generale», spiega Sandra Oberleiter, ricercatrice in psicologia cognitiva dell'Università di Vienna. «Immaginiamo un decatleta: se inizia a concentrare i suoi allenamenti soprattutto sul salto in lungo, dopo un anno sarà migliorato nei salti ma sarà peggiorato in tutto il resto». Uno spunto interessante lo dà l'analisi dei test cognitivi compilati da 394mila adulti americani nel periodo 2006-2018: «Abbiamo trovato un calo nella capacità cognitiva generale e in aree più specifiche come nei test logici non verbali (quelli dove bisogna identificare relazioni tra forme e simboli), e nei test con serie di lettere e numeri. In sostanza, sembra leggermente diminuita la capacità di ragionamento astratto», nota la psicologa Elizabeth Dworak, della Northwestern University. «Rimane stabile l'abilità nel ragionamento verbale ed è aumentata quella di rotazione mentale degli oggetti, forse legata all'uso dei videogiochi come Fortnite». Se il quadro vi sembra già fosco, bisognerà ora introdurre il convitato di pietra della discussione, evocando lo straordinario romanzo “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes (Nord), dove un uomo acquisisce un superintelletto grazie a un farmaco, ma poi l'effetto svanisce e lui perde tutto quello che aveva conquistato. Oggi c'è chi vede l'intelligenza artificiale generativa come qualcosa di simile: un apparente superpotere che ci rende dipendenti e ci può far diventare inetti quando siamo privi di connessione internet. «Si parla spesso di "delega cognitiva" per indicare ciò che facciamo quando chiediamo all'Ai di risolvere un problema o darci un'informazione. Fin qui, in realtà, non ci sarebbe niente di strano, visto che facciamo così da quando esistono i calcolatori», sostiene Nataliya Kosmyna, ricercatrice informatica presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit). «La vera novità è che stiamo accumulando un debito cognitivo perché con l'uso continuo dell'Ai apprendiamo sempre meno cose e perdiamo controllo sulle fonti delle informazioni». In un recente esperimento, Kosmyna ha diviso i partecipanti in tre gruppi, chiedendo loro di scrivere un saggio. Il primo non aveva alcun aiuto informatico, il secondo poteva usare Google e il terzo, invece, consultare ChatGpt. «Quelli di quest'ultimo gruppo avevano minor attività nelle aree cerebrali associate all'attenzione, alla cognizione e alla creatività. E ricordavano molto meno, su quell'argomento, rispetto agli altri due: in certi casi non rammentavano dettagli di ciò che avevano "scritto" già solo qualche minuto dopo la consegna dell'elaborato», sottolinea Kosmyna. «D'altronde se bevi alcol o ti droghi, il tuo cervello processa in maniera più lenta e meno efficiente le informazioni, e diventa rischioso mettersi alla guida perché i tempi di reazione si allungano. Con l’Ai succede qualcosa di simile: a lungo andare il cervello diventa più lento». Una metafora utile arriva dal film Matrix: «A Keanu Reeves bastano pochi secondi per caricare nel cervello la maestria nelle arti marziali e dire "Quindi ora so il kung-fu?". Allo stesso modo, se usiamo l’Ai per ogni cosa, ci sentiamo istantaneamente super competenti, ma in realtà non saremmo capaci di "usare il kung-fu", perché quella è una competenza che si acquisisce solo costruendo connessioni tra i neuroni, che sono deboli all'inizio e si rinforzano con l'esperienza. Proprio come avviene quando si impara, sudando, la disciplina cinese in palestra». L'illusione della competenza, la cui versione più famosa è l'effetto Dunning-Kruger, è un fenomeno oggi sempre più diffuso, come emerge anche da altri studi. «Abbiamo chiesto a dei soggetti di risolvere i test di ragionamento, logica e comprensione della lettura dell'esame Lsat per l'ammissione alla facoltà di legge. Un gruppo poteva usare l'Ai e l'altro no. Dopo il test chiedevamo a tutti quante risposte ritenevano di aver azzeccato», racconta Robin Welsch, docente di Engineering psychology alla Aalto University di Helsinki. «In quello senza Ai abbiamo visto il classico effetto Dunning-Kruger: le persone con punteggi più bassi sovrastimavano la loro prestazione, mentre quelle con punteggi più alti erano più accurate nell'autovalutarsi. Nel gruppo con Ai, invece, l'esito si ampliava anche ai competenti». Per Kosmyna, questo inizia a essere preoccupante: «Sento molti dire: "ChatGpt è troppo recente, non si può stimare il suo impatto cognitivo!". In realtà è qui dal 2022, e gli effetti negativi sul cervello sembrano emergere già dopo 3-4 mesi di uso continuo. Sono già usciti diversi studi, oltre al nostro, che lo suggeriscono». Stiamo davvero diventando più stupidi? Il fatto che questa sia oggi un'ipotesi scientifica seria non impedisce di trovare conferme in contesti anche un po' meno accademici, per esempio in coda al supermercato.

lunedì 18 maggio 2026

Cosedettecosì. 25 “Perspectives on Psychological Science”: «Stiamo scivolando verso il silenzio».


18.5.1930 [...]. Quest’alba è la prima alba del mondo. Questo colore rosa, che attraverso il giallo volge un caldo bianco, non si è mai posato prima su a facciata occidentale che il caseggiato con i suoi occhi vitrei punta sul silenzio che sopraggiunge dalla luce crescente. Mai c'è stata quest'ora, o questa luce, o questo mio essere. Ciò che sarà domani sarà un'altra cosa e ciò che vedrò sarà visto da occhi ricomposti, pieni di una nuova visione. Alti monti della città! Grandi architetture che i pendii scoscesi reggono e ingrandiscono, slittare di edifici raggrumati in varie forme che la luce intesse di ombre e di ustioni: siete l'oggi, siete me [...]. (Tratto da “Il libro dell’inquietudine” – 1982 – di Fernando Pessoa).