"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

domenica 8 febbraio 2026

Cosedettecosì. 06 Walter Quattrociocchi: «La narrativa oggi deve soprattutto suonare coerente e plausibile. Che sia vera o no diventa irrilevante».


“L’imperfezione della verità. Wikipedia, 25 anni dopo”, testo di Olga Noel Winderling pubblicato sul settimanale “donna” del quotidiano “la Repubblica” del 31 di gennaio 2026: Lo scorso ottobre, durante la WikiConference North America a Manhattan, un uomo è salito sul palco e si è puntato una pistola alla tempia. Indossava un cartello con la scritta "pedofilo non offensivo e anti-contatto" e ha spiegato che si sarebbe ucciso per protestare contro la politica di Wikipedia che blocca e banna gli editor che si dichiarano attratti dai bambini. Due membri del team lo hanno disarmato, sventando il più insolito attacco all'enciclopedia web che in 25 anni ne ha collezionati parecchi. Fino a diventare il bersaglio di Elon Musk, dei repubblicani del Congresso e degli influencer di destra: secondo loro, Wikipedia manipola la realtà. Una tesi condivisa da Larry Sanger, uno dei due fondatori, che dopo aver sbattuto la porta nel 2002 si è unito a chi la considera anche una fucina di fake news. L'altro fondatore, Jimmy Wales, al contrario, ha da poco pubblicato The Seven Rules of Trust: A Blueprint for Building Things That Last (Random House), cercando di applicare gli insegnamenti di Wikipedia a un mondo sempre più fazioso e privo di fiducia. «L'enciclopedia non è ancora all'altezza dei miei obiettivi», ha ammesso al New York Times. «Ma paradossalmente la nostra imperfezione è il motivo per cui le persone credono in noi: cerchiamo di essere davvero trasparenti. A volte vedi l'avviso "La neutralità di questa pagina è stata contestata" o "La sezione seguente non cita alcuna fonte". E alla gente piace». Se errare è umano, a fare la differenza è come si gestisce lo sbaglio. Per dire: il 26 maggio 2005 un editor non registrato creò un falso articolo sul giornalista John Seigenthaler, affermando che in passato era stato tra i sospettati degli omicidi di John e Robert F. Kennedy. L'atto vandalico venne riconosciuto e corretto solo mesi dopo, ma nonostante le polemiche Jimmy Wales difese la politica che consente la modifica degli articoli anche da parte di utenti anonimi - incoraggiando la cooperazione - pur introducendo requisiti più severi, soprattutto per le biografie dei viventi. Unico sito no profit tra i 10 più seguiti al mondo, consultato circa 15 miliardi di volte al mese, Wikipedia è aggiornata da quasi 250mila editor registrati al ritmo di 324 modifiche al minuto. «I pochi dati demografici disponibili indicano che sono uomini, prevalentemente bianchi e occidentali nell'87-90% dei casi. E questo probabilmente spiega perché solo il 19% delle biografie in inglese riguarda donne», dice Heather Ford, docente alla School of communications dell'University of Technology di Sydney. Dopo aver fatto parte del comitato della Wikimedia Foundation e diretto la prima Wikipedia Academy in Africa, ha pubblicato Writing the Revolution: Wikipedia and the Survival of Facts in the Digitai Age (Mit Press), dove racconta le insidie del pubblicare e dibattere informazioni in tempo reale, ripercorrendo le tappe della Rivoluzione egiziana del 2011. Con una premessa necessaria sul concetto di oggettività: «In genere tendiamo a considerare autorevole il nostro sapere e quello della comunità di appartenenza, soprattutto se si tratta di gruppi dominanti, a discapito di altre visioni del mondo». Oggi Ford dirige il progetto Wikihistories, che analizza come l'enciclopedia rappresenti persone, luoghi ed eventi storici australiani, evidenziando omissioni o pregiudizi. Per esempio, ha registrato «forti resistenze da parte di editor conservatori al cambio dei nomi ufficiali in quelli indigeni», come nel caso dell'isola K'gari - patrimonio Unesco - ribattezzata dai coloni inglesi Fraser Island e tornata nel 2023 all'antico appellativo degli aborigeni butchulla. «Nonostante il cambio sia avvenuto con processi democratici, alcuni si sono opposti sostenendo che non fossero legittimi o che il nuovo nome non fosse largamente adottato dalla comunità». Perché in Wikipedia non si discute solo dei fatti in quanto tali: «I conflitti servono a stabilire anche chi è davvero autorizzato a definire una realtà o ad avere l'ultima parola». Secondo Walter Quattrociocchi, docente di Informatica all'Università La Sapienza di Roma, in tema di verità "oggettive" questo resta il metodo migliore tra i possibili. «Numerose ricerche mostrano quanto siano accese le discussioni tra editor e moderatori», spiega. «Il funzionamento è questo: qualcuno propone una pagina, che entra in uno spazio di moderazione. La comunità controlla, verifica, discute. Si confrontano le fonti, si valuta la solidità delle referenze, si cerca un accordo. Esiste un lavoro strutturato sia prima che dopo la pubblicazione, perché una voce non è mai definitivamente chiusa». Una dinamica ben diversa da quella delle nuove fonti d'informazione generate dall'Ai come Grokipedia, la contro-Wikipedia di Musk, che secondo Quattrociocchi peggiorano un quadro già inquietante: «Questi strumenti facilitano la produzione di contenuti in cui conta solo la "plausibilità linguistica", in un contesto dove le persone cercano conferme di ciò che pensano già. Il risultato è una sorta di apocalisse cognitiva». Il termine-chiave è epistemia - «proposto dal direttore di Wired come parola dell'anno 2025 e valutato da Treccani per il 2026» - ovvero: «La narrativa oggi deve soprattutto suonare coerente e plausibile. Che sia vera o no diventa irrilevante. Ma quando entriamo in questa modalità di definizione della conoscenza, ci consegniamo all'anarchia. All'inizio funziona, crea consenso; quando emerge che il racconto non è vero si erode la fiducia verso le istituzioni, percepite come menzognere».