"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 15 aprile 2026

MadreTerra. 70 Giuseppe De Marzo: «A livello mondiale l'oligarchia alle spalle di Trump si oppone a qualsiasi impegno che possa limitare l'estrazione di fossili e rifiuta multilateralismo e diritto internazionale, arrivando addirittura a negare la crisi climatica. Non preoccupa solo l'ipocrisia europea ma la perdita di credibilità e leadership».

                   Sopra. Immagine pervenutami dalla carissima amica Agnese A.

Il Sustainable  development  solutions  network  (Sdsn) è un'organizzazione  non  profit  promossa  dalle  Nazioni  Unite nel 2012 con l'obiettivo di sostenere l'attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile a livello nazionale e internazionale. Ve li ricordate? I 17 obiettivi che nel 2015 ci eravamo impegnati a raggiungere nell'Agenda Onu 2030 per affrontare la crisi ecologica e l'aumento delle ingiustizie sociali. Il Sdsn ha da poco pubblicato l'ultimo rapporto sullo sviluppo sostenibile in Europa per il 2026. La Finlandia è per il sesto anno consecutivo al primo posto, la Svezia è al secondo, la Danimarca al terzo. Ma le classifiche sulla sostenibilità nascondono enormi problemi quando non si mantengono gli impegni presi. In Finlandia e Svezia, per esempio, la percentuale di persone che vivono in condizioni di grave deprivazione materiale è triplicata dal 2015. La tanto sbandierata leadership europea sulla sostenibilità nella realtà è solo apparente, non sostanziale. Il rapporto denuncia politiche frammentate e nessuna attuazione degli impegni sui 35 piani energetici europei. Mancano meccanismi di finanziamento chiari e una prospettiva sistemica che metta insieme gli obiettivi di sostenibilità sulle tre dimensioni coperte: sociale, ambientale ed economico. Il rapporto mostra come l'Ue stia esternalizzando il danno ambientale. Circa il 40% delle emissioni climalteranti è infatti generato attraverso il commercio all'estero. Vuol dire che sembriamo più puliti solo perché stiamo inquinando di più l'aria di qualcun altro. Si tratta di "emissioni importate" dalla produzione di beni consumati in Europa ma fabbricati all'estero. Trasferire industrie inquinanti è il trucco per continuare a definirsi leader mondiale dello sviluppo sostenibile. La realtà però dice l'opposto: è proprio l'Europa che sta facendo crescere le emissioni globali. Gli Sdg sono scomparsi dall'orizzonte dell'Unione. Non se ne fa nemmeno menzione nelle linee politiche della Commissione Von der Leyen. Gli impianti normativi e le scelte di bilancio stanno deliberatamente cancellando gli impegni presi. Il ritiro politico non è casuale ma voluto dalle élite europee. Sotto la pressione delle guerre, la spesa pubblica europea sposta gli investimenti per il Green Deal su armi e sicurezza. Mentre a livello mondiale l'oligarchia alle spalle di Trump si oppone a qualsiasi impegno che possa limitare l'estrazione di fossili e rifiuta multilateralismo e diritto internazionale, arrivando addirittura a negare la crisi climatica. Non preoccupa solo l'ipocrisia europea ma la perdita di credibilità e leadership. Se i Paesi più ricchi non mantengono gli impegni presi a livello globale come potrebbero chiedere sforzi a quelli più poveri. Dovremmo invece riaffermare e attuare il principio di non lasciare indietro nessuno, come indicato dallo stesso rapporto Sdsn che raccomanda all'Ue di confermare gli obiettivi dello sviluppo sostenibile con una dichiarazione congiunta entro il 2027, prima che sia troppo tardi. I ricercatori del Sdsn continuano a indicare gli impegni indispensabili per raggiungere la neutralità climatica, sottolineando la necessità di un approccio sistemico e intersettoriale per promuovere sostenibilità sociale e ambientale. Perché l'agenda della sostenibilità è strettamente legata alla giustizia e alla pace. Riconvertire le nostre attività produttive e la filiera energetica serve a sconfiggere povertà e guerre, non solo ad affrontare la crisi climatica. Facciamo Eco! (Tratto da “Sull’ambiente il primato europeo è solo di facciata” di Giuseppe De Marzo, pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 3 di aprile 2026).

“Un melograno piantato sull’argine” racconto di Fabio Deotto – “biotecnologo”, autore del volume “L’altro mondo: la vita in un pianeta che cambia” (2021), edito da Bompiani sulla crisi climatica – pubblicato sul periodico “Green&Blue” del quotidiano “la Repubblica” del 3 di dicembre dell’anno 2025: Quando sua madre le aveva chiesto dove avrebbe voluto piantare il melograno che avevano vinto alla fiera, Giulia aveva risposto a colpo sicuro. «Sull'argine». «Non è il terreno adatto» aveva obiettato lei «perché non uno dei prati lì vicino?» Ma Giulia aveva insistito. Di alberi nei prati ce n'erano tanti, l'argine della risaia invece era brutto e spoglio, come la trincea di una guerra dimenticata. Così avevano piantato l'albero sul fianco esterno, nel punto in cui il terreno era più robusto. Ogni giorno, dopo la scuola, camminavano fino agli argini, riempivano una bottiglietta d'acqua e la facevano gocciolare attorno al tronco. Quando sua madre si ammalò, e non poté più alzarsi dal letto, chiese a Giulia di portarle una foto dell'albero da tenere con sé. «Non ha ancora fatto i fiori». «È già bellissimo così». Se ne andò poche settimane dopo. Giulia prese l'abitudine di andare alle risaie da sola. Se non pioveva da giorni si portava dell'acqua e bagnava il punto in cui scendevano le radici. Quando riusciva comprava semi di papavero, di malva, di loto corniculato, e li interrava vicino al tronco.

martedì 14 aprile 2026

Doveravatetutti. 82 Dario Vergassola: «Per una colonscopia urgente il gastroenterologo più vicino è a 6 ore di volo calcolando lo scalo a Reykjavik... Ma chi te lo fa fare, Donald?».

          Sopra. "Il trionfo della morte" di Pieter Bruegel il Vecchio, (1562). 

Nel Risiko, se il dado dell'attaccante è più alto, il difensore perde un'armata, e così via fino alla conquista di un intero territorio. Be', Trump è diventato una bestia, quando gli hanno detto che con la Groenlandia è un po' diverso. Di recente si è fatto assillante come quegli agenti immobiliari che ci chiedono a manetta se il nostro appartamento è in vendita, solo che lui citofona di continuo al governo di Copenaghen. Lo so, crede di averne bisogno per motivi di sovranismo minerario ed "egemonia strategico-militare", leggi "pararsi il culo dai cinesi e dai russi". È l'ultima versione della vecchia dottrina Monroe che dice, per capirci, "l'America - e un pezzo di Danimarca - agli americani", o qualcosa tipo "Aiutiamoci a casa loro". Potrebbe sempre occuparla con la forza, visto che ha più o meno gli abitanti di Foligno, ma resta comunque un'isola, tipo che il celi prende e non prende, col mare mosso i traghetti non partono, per una colonscopia urgente il gastroenterologo più vicino è a 6 ore di volo calcolando lo scalo a Reykjavik... Ma chi te lo fa fare, Donald? (Tratto da “Caro Donald, ma chi te lo fa fare?” di Dario Vergassola pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 6 di febbraio 2026).