“Trump, il piano zoppo per la pace e l’Europa a zero”, testo di
Barbara Spinelli pubblicato sul supplemento a “il Fatto Quotidiano” del 4 di ottobre
dell’anno 2025: Ancora non è
chiaro se il piano di pace annunciato il 29 ottobre da Trump e Netanyahu (“Il
più grande evento nella storia della civilizzazione”) sia oppure no un Truman
Show, una realtà parallela e perversa allo stesso modo in cui fu parallela e
perversa l’esultanza di Bush jr (“Mission accomplished!”) quando pretese di
aver vinto in poco più d’un mese la guerra in Iraq e insediò a Bagdad il
catastrofico protettorato Usa diretto da Lewis Bremer. Tra i tanti disastri
accaduti dopo quella guerra – incoraggiata da Netanyahu – c’è l’assalto di
Hamas del 7 ottobre 2023: una strage cui Israele ha risposto con l’uccisione in
massa di civili palestinesi a Gaza (“tutti terroristi” secondo il Presidente Herzog).
Quest’uccisione è l’evento unico di questi anni: unico nella storia delle
civilizzazioni, non della civilizzazione suprema menzionata da Trump. “Genocidio
continuo” o Netanyahu rischia di capitolare. Netanyahu si finge vincente,
avendo ottenuto modifiche a proprio favore del piano, ma in cuor suo lo sa: o
il genocidio continua fino a quando Hamas accetterà la resa incondizionata,
oppure i suoi giorni al governo potrebbero esser contati. L’America non lo
salverà se i suoi ministri terroristi (Smotrich, Ben Gvir) lo affosseranno. Per
Smotrich il piano è il “tradimento di tutte le lezioni del 7 ottobre, e finirà
in lacrime”. Netanyahu stesso ha ricordato all’Assemblea Onu che più del 90%
della Knesset ha bocciato lo Stato palestinese, a luglio: “È la politica
dell’intero popolo d’Israele”. E ha aggiunto: “Il lavoro a Gaza non è finito”.
Per questo ha ottenuto da Trump che la resistenza non venisse consultata e che
il piano parli nebbiosamente dell’“aspirazione” a una lontana “statualità
palestinese”. Il piano è stato approvato da molti governi (in primis l’Autorità
Nazionale Palestinese), ma gli Stati arabi e musulmani condividono alcune
riserve di Hamas: gli ostaggi vanno liberati, ma Israele deve ritirarsi da
Gaza, come negoziato nel 2024. Intanto lo sterminio continua e Israele vieta
l’attracco alla Sumud Flotilla pretendendo che le acque internazionali e
palestinesi lungo la Striscia siano sue. Hamas è definito terrorista in
Occidente, e il suo braccio armato certo lo è stato il 7 ottobre, ma agli occhi
di tanti palestinesi è l’unica forza a lottare contro l’occupazione e l’assedio
di Israele, assieme al gruppo Jihad islamico e ad altre fazioni. L’Autorità
Palestinese in Cisgiordania è invece complice di Tel Aviv da decenni. Ha
perfino cacciato l’emittente Al Jazeera, su ordine di Netanyahu, e in combutta
con Israele acciuffa quando può i combattenti di Hamas attivi in Cisgiordania.
Basta vedere la serie Tv Fauda per capirlo. “Hamas è l’unico movimento
palestinese di resistenza all’occupazione […] e il messaggio del 7 ottobre era
potente: non potete emarginare i Palestinesi, la loro resistenza non è morta”,
afferma lo storico israeliano Avi Shlaim («Haaretz», 25 settembre). Muore di
certo se non sarà emendato il piano di non-pace. Hamas è più duttile del Jihad
Islamico e con l’aiuto degli Stati arabi vorrebbe negoziare un piano diverso,
che però Netanyahu rifiuta. Non ignora che col piano attuale i palestinesi non
verrebbero più bombardati, pur avendo perso tutto (città, case, ospedali,
scuole, famiglie). Che potrebbero ricevere cibo e acqua dall’Onu e non solo dai
turpi contractors della Gaza Humanitarian Foundation. Ma per il resto Gaza
resterebbe quella che era, in peggio: il controllo israeliano si rafforzerebbe
– su terra, cielo, nel mare ricco di giacimenti di gas – e il governo sarebbe
affidato a un board tecnocratico presieduto da Trump. Nel board spicca Tony Blair,
ex premier inglese: figura aborrita in Palestina per l’appoggio alla guerra in
Iraq, a ogni guerra d’Israele, alla British Petroleum – detta anche Blair
Petroleum. Le gerarchie del protettorato le ha disegnate lui con Jared Kushner,
genero di Trump. Dopo 77 anni si torna al mandato coloniale britannico. Il peso
europeo si è ridotto a zero in due anni, e infatti gli Stati Ue – non i suoi
cittadini – approvano senza trattare. A partire da quando Netanyahu ha
bombardato i negoziatori Hamas a Doha, a pesare sono otto leader degli Stati
arabi e musulmani (Qatar in testa: l’ombrello Usa lo protegge dal 29
settembre). Il 24 settembre Trump ha discusso con loro il piano all’Onu. Forse
gli Otto alzeranno la voce. Forse vieteranno non solo le annessioni, ma anche
le occupazioni israeliane. Forse no. Se il piano fallisce, Trump farà quel che
fa sempre: per non apparire perdente, aiuterà Netanyahu a “finire il lavoro” e
tutto finirà in lacrime.
N.d.r. Il merito per la grandissima parte delle pubblicazioni di immagini su questo blog è dovuto all’impegno ed alla passione della carissima amica Agnese A.


