"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 24 aprile 2026

MadreTerra. 71 Vandana Shiva: «La speranza non ci è data: la creiamo. La coltiviamo attraverso le relazioni che costruiamo e i mondi che generiamo insieme. Siamo biodiversità. Siamo Jiva – esseri viventi. Siamo Terra».


“La democrazia è salvare la Terra”, testo di Vandana Shiva pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, giovedì 23 di aprile 2026: (…). Dobbiamo riconoscere che gli esseri umani non sono al vertice della piramide evolutiva e dobbiamo guarire le divisioni che ci hanno separato gli uni dagli altri e dalla Terra. Siamo parte di un destino comune. La salute del pianeta non può essere separata dalla salute dei nostri corpi e delle nostre comunità. Questa consapevolezza – ancora oggi centrale nelle culture indigene e contadine – è occultata da un sistema economico guidato dall’avidità, un sistema che ha violato i limiti e l’integrità degli ecosistemi, un sistema che ha spezzato i cicli ecologici e nutrizionali della vita. È un sistema che oggi considera la democrazia un ostacolo ai propri obiettivi, che militarizza il dibattito e la società per garantire profitti a un’economia che spende somme oscene in armi e controllo invece che nella salute delle persone e della Terra. Questa economia racchiude combustibili fossili, armi, finanza, agricoltura industriale, autoritarismo e violenza. Tutto ciò serve gli interessi privati di un’oligarchia sempre più ricca che non riconosce il diritto internazionale e rifiuta il multilateralismo e la cooperazione. Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad attacchi senza precedenti alle fondamenta stesse della cooperazione internazionale. Questi attacchi ci ricordano che anche le nostre risposte devono crescere in forza e solidarietà. Per proteggere la vita sulla Terra dobbiamo agire insieme, non solo a livello locale, ma anche globale. Le crisi che affrontiamo travalicano i confini e possono essere affrontate solo attraverso una cooperazione radicata nella solidarietà. (…). Ma le false soluzioni non faranno uscire dalla crisi. La cosiddetta Green economy non mette in discussione il concetto di crescita illimitata. La crescita illimitata è un’aberrazione che distrugge la Terra e la società, arricchendo solo una piccola minoranza di miliardari mentre impoverisce i sistemi viventi che ci sostengono tutti. Abbiamo la responsabilità di affrontare le infinite emergenze che stanno scuotendo il pianeta analizzando il cuore stesso del concetto di crisi. Una autentica economia di pace non può essere generata se prima non abbandoniamo un immaginario economico fondato sulla guerra e sulla violenza. Dobbiamo liberare le nostre pratiche da questo paradigma, costruendo una nuova alleanza ecologica intergenerazionale. Per costruire un futuro che sia al servizio del benessere di tutti dobbiamo rompere la gabbia antropocentrica e dare forza e slancio a una democrazia della Terra, che riconosca le relazioni inseparabili tra tutte le entità viventi che intessono la rete della vita. La vita prospera attraverso lo scambio, la cooperazione e la reciprocità. Queste relazioni viventi nutrono la capacità della Terra di rigenerarsi. In tutto il mondo, le comunità stanno riconquistando spazi democratici di cui il potere delle corporazioni si era appropriato. Difendono il principio secondo cui natura e società non possono essere separate. Rivendicano il diritto all’auto-organizzazione. Una delle sfide più importanti in questa lotta è riconoscere i diritti della natura. In molti luoghi del mondo questa visione sta già diventando realtà, materializzandosi in nuovi diritti costituzionali, leggi e pratiche viventi che rafforzano le comunità e proteggono gli ecosistemi. Queste trasformazioni sono alimentate anche da spazi di apprendimento e pratiche condivise che riconnettono il sapere con la Terra vivente. In India, l’esperienza della Navdanya Earth University ha dimostrato che un’educazione ecologica fondata sulla biodiversità, sulla libertà dei semi e sulla conoscenza dei contadini può allevare una nuova generazione di cittadini della Terra. In Italia, l’iniziativa Terrae Vivae di Navdanya International sta aiutando le comunità a riscoprire l’agroecologia, la cura del territorio e la saggezza culturale che permea i paesaggi locali. Pur nate in contesti diversi, queste esperienze condividono lo stesso spirito: ricostruire il nostro rapporto con la Terra attraverso la conoscenza, la comunità e la difesa della vita. La natura non esiste esclusivamente per il beneficio degli esseri umani. Ogni forma di vita ha un valore intrinseco e il diritto di esistere. Riconoscere questa verità richiede che trasformiamo le nostre scelte e azioni in comportamenti coerenti, se vogliamo superare la crisi socio-ambientale. È necessario un nuovo paradigma civile, che ponga al centro il diritto della vita a vivere. Prendersi cura della Terra è il fondamento di un’alleanza ecologica che promuove una democrazia basata sulla difesa della biodiversità e della sovranità alimentare, sulla partecipazione delle comunità locali e sul riconoscimento del diritto all’esistenza di ogni essere vivente. I movimenti hanno quindi la responsabilità di democratizzare il sapere e rafforzare quella che De Marzo chiama “demodiversità”, per dare legittimità a diverse forme di democrazia, e non solo a quella liberale occidentale. Pluralismo, decolonialità e interdipendenza sono indispensabili per la liberazione umana. Nella democrazia della Terra non esistono specie sacrificabili né culture usa e getta. La diversità garantisce l’equilibrio. E l’equilibrio assicura che nessuna specie o cultura domini sulle altre. Democrazia autentica, diversità e decentralizzazione sono indissolubilmente legate. Questo è lo scopo di L’internazionale della Terra: sostenere l’azione delle alternative portate avanti dai movimenti per la giustizia ambientale ed ecologica. Mira a collegare obiettivi locali e internazionali, permettendoci di sentirci parte di una comunità di destino che lotta per la democrazia della Terra. La forza di L’internazionale della Terra nasce dalla nostra autonomia auto-organizzata e dalle nostre relazioni reciproche, dalla nostra resilienza spirituale, emotiva ed ecologica che cresce dall’intimità del nostro essere. La speranza non ci è data: la creiamo. La coltiviamo attraverso le relazioni che costruiamo e i mondi che generiamo insieme. Siamo biodiversità. Siamo Jiva – esseri viventi. Siamo Terra.

“Appuntamento alla fine dell’era fossile”, testo di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 17 di aprile 2026: Il 2026 sarà ricordato come l'anno in cui gli interessi dietro lo sfruttamento di armi e idrocarburi hanno distrutto cooperazione e diritto internazionale o come quello in cui l'umanità ha deciso di iniziare a costruire un futuro libero da combustibili fossili, ingiustizie sociali e guerre? Per uscire dalle difficoltà abbiamo una grande opportunità, dal 24 al 29 aprile a Santa Marta, in Colombia, si svolgerà la prima conferenza mondiale sulla riconversione per l'abbandono dei combustibili fossili. Un incontro senza precedenti che alimenta molto più che una speranza, tracciando un nuovo percorso politico. Per la prima volta nella storia più di 50 governi, centinaia di realtà sociali, ong, movimenti per la giustizia ambientale, premi Nobel, accademici, istituzioni locali, comunità indigene, movimenti delle donne, scienziati, si incontreranno per pianificare l'eliminazione graduale, equa, finanziata e programmata del carbone, del petrolio e del gas. Perché sono la causa principale del riscaldamento globale, della crisi climatica, della riduzione della biodiversità e di tutte le guerre che ormai si combattono quasi esclusivamente per accaparrarsi le risorse necessarie a mandare avanti un modello estrattivo energivoro e insostenibile. Concentrarsi solo sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, come avvenuto fino a ora, e non sulla necessità di ripensare il modello energetico e industriale, limita la nostra comprensione del problema. Per esempio, continuare ad approvare nuove miniere, giacimenti, megaprogetti estrattivi, attività di ispezione in alto mare, accelera il collasso climatico che è causato dall'estrazione dei combustibili fossili, a prescindere dalla mediazione su come ridurre le emissioni oggi. Così come insistere con false soluzioni e operazioni di greenwashing tipo cattura e stoccaggio di carbonio, compensazioni, idrogeno blu, geoingegneria.