"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 28 ottobre 2026

DalMondo. 22 Taylor: «Il fascismo si manifesta nei momenti di crisi: e oggi ce ne sono di economiche, ecologiche, tecnologiche. L’estrema destra ne è consapevole, ma ha rinunciato ad affrontarle. A unire dunque questi tre diversi gruppi è l’aspirazione al collasso e le soluzioni a base di politiche suprematiste ed eugenetiche».


L’Europa è dilaniata dai conflitti e aggredita dai dittatori. I trattati internazionali vengono stracciati e ignorati. Il diritto internazionale sembra non avere più alcun valore. La forza è tornata a essere l’unica legge dei rapporti internazionali. Lotte sociali e guerre civili seminano il panico e indeboliscono le poche, fragili democrazie superstiti. Sembra una fotografia del nostro vecchio mondo oggi, schiacciato tra le minacce dei nuovi imperi, quelli di Mosca, Washington o Pechino, e le città messe a ferro e fuoco da disordini sempre più violenti. Ma queste parole risalgono al 1937. Sono state scritte da uno dei più brillanti intellettuali dell’epoca, impegnato a raccontare il continente che stava cadendo passo dopo passo nelle grinfie dei regimi totalitari. Il suo nome è Karl Polanyi. Storico, economista, giornalista, nato nella cosmopolita Austria-Ungheria, Polanyi è ricordato soprattutto per i suoi studi sui danni causati dal liberismo più sfrenato. Non senza motivo. A sfogliarle ancora oggi, le pagine de La Grande trasformazione, con gli uomini ridotti a schiavi di ricchissimi adoratori del mercato senza limiti, sembra di leggere una profezia oscura sull’avvento di Elon Musk. Ma questo oppositore radicale di ogni autocrazia non è stato solo uno storico geniale. Costretto all’esilio prima di finire in qualche campo di concentramento nazista, ormai cinquantenne in Inghilterra si reinventa come analista politico. Vuole capire come mai il suo mondo stia crollando. Com’è possibile che Francia e Gran Bretagna, le patrie della democrazia liberale e dell’autogoverno parlamentare, vincitrici della Grande Guerra appena quindici anni prima, non si oppongano a herr Hitler, che fa a pezzi il trattato di Versailles e ricostruisce le armate tedesche? Perché non fermano Benito Mussolini, che, in vena di smanie imperiali, scatena l’ultima campagna coloniale in Africa e occupa l’Etiopia a suon di gas e sterminio? E per quale motivo lasciano morire la repubblica spagnola, pugnalata al cuore dai suoi stessi generali ribelli con il decisivo aiuto di Germania e Italia? Così, scrive Europa 1937 e dà la sua riposta. Paura, seduzione, e tradimento. La paura è quella dei governanti. A Londra, a Parigi, nelle capitali di ciò che rimane dei paesi liberi, ministri e parlamentari timorosi di perdere il consenso degli elettori, preferiscono parlare invece di agire, negoziare piuttosto che sfidare l’aggressività delle tirannie. Non è ancora appeasement, la spregevole ricerca della pace a tutti i costi che di lì a un anno spingerà inglesi e francesi ad abbandonare la piccola Cecoslovacchia pur di evitare la guerra aperta. Ma Polanyi non ha dubbi. Concessioni e sorrisi non basteranno ad appagare gli appetiti dei dittatori. Che si nascondono dietro garanzie confortanti e profferte di amicizia ma non hanno la minima intenzione di rispettarle. Ha ragione. Hitler continuerà a promettere di volere un accomodamento pacifico fino al settembre 1939. Ma nel frattempo si riarmerà sempre di più. E seminerà il continente di quinte colonne e partiti simpatizzanti locali. Il tradimento è la missione di questi estremisti di destra, violenti e senza scrupoli. Come i nazisti austriaci che strepitano per annettere la loro piccola patria al Grande Reich, e verranno poi ricompensati generosamente. O i radicali di Konrad Henlein nei Sudeti, pagati da Berlino per seminare discordia e attaccare la democrazia a Praga. O gli ultranazionalisti di varia estrazione in Belgio, Ungheria, Romania, che passano il loro tempo a insultare i Parlamenti, vecchi, lenti e inefficaci, e inneggiano ai dittatori energici e vincenti. È la seduzione dell’uomo forte, l’ultima arma per sconfiggere le democrazie. (…). È possibile resistere, si chiede alla fine Polanyi? Sì. Le dittature non sono invincibili. Ma bisognerà abbandonare la paura. E guardare in faccia la realtà di uno scontro che non è più tra singoli stati, ma tra libertà e tirannide. «L’unica speranza è un sistema di sicurezza collettiva», scrive. Un fronte unico dei paesi in cui la democrazia sopravvive ancora, sostenuto da chiunque creda ancora che battersi come cittadini liberi sia più desiderabile che sopravvivere come sudditi o schiavi. In questa Europa assediata, che fronteggia la minaccia dei nuovi imperi, sono parole che suonano tremendamente premonitrici. (Tratto da “La grande paura” di Marco Mondini, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di oggi, mercoledì 28 di ottobre 2026).

Il fascismo che non ti aspetti”, testo della intervista di Anna Lombardi alle pubbliciste Naomi Klein ed Astra Taylor pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 23 di ottobre 2026: «Ovunque nel mondo avanza una nuova forma di fascismo che abbiamo voluto definire “apocalittico” perché trae vantaggi dalle attuali crisi: vede come positive guerre e sconvolgimenti sociali ed evoca come accettabile perfino la fine del mondo, convinta che le élite e i veri credenti sopravviveranno. È una forma di fascismo basata sull’alleanza di tre forze: quella messianico-religiosa cui fanno riferimento la destra ebraica israeliana e alcune sette evangeliche. Ci sono poi i guru della tecno-destra americana, miliardari che vivono su isole bunker e aspirano a colonizzare Marte, convinti che si possa incenerire il mondo per realizzare superintelligenze digitali che governino le nostre vite. Infine, ci sono gli etnonazionalisti: certi che i loro Paesi sono minacciati da immigrazione e cambiamenti culturali, e bisogna estirpare il nemico interno».

(…). Perché aggiungere “apocalittico” al concetto già inquietante di fascismo? Klein: «Il mondo è cambiato dai tempi di Mussolini e Hitler. I fascisti odierni hanno armi che quelli del secolo scorso non immaginavano. Abbiamo analizzato analogie, continuità, differenze e senza nulla togliere all’orrore del passato, il nostro mondo è più pericoloso: abbiamo nuove tecnologie di distruzione e controllo. Singoli individui che detengono più ricchezza di intere nazioni. Le forze che descriviamo si stanno alleando, mirando a provocare catastrofi che distruggano gli equilibri attuali, convinte di poter sopravvivere agli sconvolgimenti e, anzi, prosperare. Rispetto al passato, c’è anche un’ulteriore differenza: il fascismo di un tempo si occupava di gratificare e di dare qualcosa ai propri seguaci. L’attuale non fa nemmeno più quello, pensa solo al tornaconto di pochi eletti».

New York, il sindaco Mamdani a Trump: "Qui tutti i media, indipendentemente da come la pensano" Cosa unisce questi tre gruppi apparentemente distinti? Taylor: «Il fascismo si manifesta nei momenti di crisi: e oggi ce ne sono di economiche, ecologiche, tecnologiche. L’estrema destra ne è consapevole, ma ha rinunciato ad affrontarle. A unire dunque questi tre diversi gruppi è l’aspirazione al collasso e le soluzioni a base di politiche suprematiste ed eugenetiche. Convinti di poter sfuggire alle conseguenze da ciò che loro stessi stanno scatenando. Ma la conclusione è tutt’altro che scontata. Abbiamo scritto questo libro ora, prima che la battaglia sia persa, come stimolo e contributo alla lotta. Quelle forze possono ancora essere sconfitte».

C’è il timore che Donald Trump non riconosca il risultato delle elezioni di Midterm. È una delle possibili catastrofi che contemplate? Taylor: «Il momento è pericoloso. L’Amministrazione Trump è sempre più disperata e il partito repubblicano perde terreno per via di tante scelte sciagurate. Stanno perdendo la base e questo deve solo renderci più vigili che mai: potrebbero effettivamente tentare misure estreme, portando il Paese sull’orlo di una guerra civile».

Klein: «Il problema degli Stati Uniti – (…) – è che molti americani pensano al fascismo come a qualcosa di estraneo, straniero, sebbene a ispirare i nazisti furono le politiche del sud segregazionista. Hanno studiato a scuola che gli Stati Uniti contribuirono ad abbattere il fascismo. Pensano di vivere nella democrazia liberale migliore che ci sia. Convinti che a casa loro nulla di male può accadere, perché sono il Paese degli eroi, di Capitan America. Per fortuna, qualcosa sta cambiando...».