"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

domenica 19 luglio 2026

Cosedettecosì. 44 Michail Afanas'evič Bulgakov: «La lotta contro la censura qualunque essa sia e sotto qualunque potere, è un mio dovere di scrittore, così come gli appelli alla libertà di stampa. Sono un appassionato sostenitore di questa libertà e suppongo che, se un qualsiasi scrittore pensasse di dimostrare che a lui non è necessaria, sarebbe come un pesce che dichiarasse pubblicamente di poter fare a meno dell'acqua».


LeggerePaoloNori”. “Mosca, l’URSS e la libertà conquistata da Bulgakov”, testo di Paolo Nori pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, sabato 18 di luglio 2026: (…). Il protagonista del viaggio di Pietroburgo è Dostoevskij, e ne abbiamo parlato (…) il 4 luglio scorso, il protagonista del viaggio di Mosca è Bulgakov, e il viaggio comincia in una piazza del centro di Mosca dove inizia un romanzo che Eugenio Montale ha definito "un miracolo che ciascuno deve salutare con commozione", “Il maestro e Margherita”, il cui primo capitolo, "Non parlate mai con gli sconosciuti”, comincia in una via del centro di Mosca, la Malaja Bronnaja. Ci son due signori che, camminando verso gli stagni del Patriarca, parlano dell'inesistenza di Gesù Cristo, poi arrivano agli stagni e si fermano a un chiosco di bevande e chiedono alla signora che lo gestisce dell'acqua minerale, e l'acqua minerale non c'è; allora le chiedono della birra, e la birra non c'è; allora le chiedono cosa c'è, e lei risponde che c'è del succo d'albicocca, ma è caldo. E loro scelgono due succhi di albicocca caldi, e lei apre i succhi di albicocca caldi e si sparge nell'aria un odore che in russo è "parikmàcherskoj", che io nella mia testa l'ho sempre tradotto "di pettinatrice", che era il modo di mia nonna di chiamare le pettinatrici. E poi i due ricominciano a parlare dell'inesistenza di Gesù Cristo e un signore straniero, che gira da quelle parti con una giacchetta a quadri e un gatto enorme che si chiama Begemot, che in russo significa ippopotamo, e che monta sugli autobus, il gatto, il signore, dicevo, che è molto gentile, si scusa, e dice che non ha potuto fare a meno di ascoltare la loro conversazione e, gli dispiace, ma i signori si sbagliano, Gesù Cristo è esistito. E dopo un po' salta fuori che quel signore li è stato a colazione con Kant, anche se Kant è morto da più di un secolo, perché lui, quel signore lì, è il diavolo, cioè "Parte di quella forza che eternamente vuole il male e eternamente compie il bene', come dice l'epigrafe, che è presa da Goethe. E quando un aiutante del diavolo, che si chiama Korov'ev, va con Azazello, un altro della brigata diabolica, nella sede dell'unione degli scrittori e prova a entrare, e una donna lo ferma e gli chiede "Siete scrittori?", e lui risponde "Certo", e lei gli chiede le tessere, lui allora le dice: "Ma per convincersi che Dostoevskij è uno scrittore, ha per caso bisogno della tessera? Prenda un suo libro qualsiasi e ne legga cinque pagine e lo capisce subito, che è uno scrittore. Secondo me Dostoevskij non ha mai avuto tessere", dice Korov'ev. E quando la signora gli dice: "Lei non è Dostoevskij", Korov'ev le chiede: "Come fa a saperlo?". E quando lei gli dice: "Dostoevskij è morto", "Protesto!", dice Korov'ev, "Dostoevskij è immortale!". E quando il diavolo, Woland, incontra, sul tetto di un edificio del centro di Mosca che diventerà poi parte della biblioteca Lenin, un inviato di Dio, Levi Matteo, ex assessore delle imposte, che lo tratta male, e non lo saluta, e lo chiama Spirito del male, il diavolo allora gli chiede: "Se sei venuto da me, perché non mi hai dato il buongiorno?". E Matteo gli risponde: "Perché non voglio che il tuo giorno sia buono". E allora il diavolo dice: "Parli come se non conoscessi le ombre e neanche il male. Ma cerca, se puoi, di meditare su questa domanda: che mai farebbe il tuo bene, se non esistesse il male, e come apparirebbe la terra, se scomparissero le ombre? Gli uomini, le cose, proiettano ombre. Guarda l'ombra della mia spada. E ci sono le ombre degli alberi e degli esseri vivi. Vuoi scorticare tutto il globo terrestre, togliendogli tutti gli alberi, tutti gli esseri vivi, per la tua fantasia di godere della nuda luce? Tu sei uno stupido". Qualcuno pensa che, dietro la figura di Woland, ci sia Stalin, che era un lettore di Bulgakov e che dicono avesse visto undici volte l'opera teatrale “I giorni dei Turbin”, tratta dal romanzo “La guardia bianca”, opera teatrale che ebbe all'epoca, in Unione Sovietica, un successo straordinario. Bulgakov non era uno scrittore socialista, e non è riuscito a pubblicare, in vita, né “Il maestro e Margherita”, che esce, in Unione sovietica, in edizione non censurata, solo nel 1973, 33 anni dopo la morte di Bulgakov, né “Cuore di cane”, romanzo scritto nel 1925 e uscito, in Unione Sovietica, nel 1987, il cui protagonista è un andrologo e ginecologo russo che si chiama Filip Filipovi Preobrazenskij e che, nel romanzo, ambientato nella Mosca sovietica, dice: "A me non piace il proletariato". Aveva del coraggio, Bulgakov, come che si capisce dalla lettera che, nel 1930, manda al governo sovietico, nella quale c'è scritto: "Passando in rassegna i miei ritagli di giornale, ho constatato di aver ricevuto dalla stampa sovietica, nei dieci anni della mia attività letteraria, 301 recensioni, di cui 3 favorevoli e 298 ostili e ingiuriose. Aleksej Turbin, protagonista del mio dramma “I giorni dei Turbin”, è stato definito sulla stampa un 'figlio di cane: mentre l'autore è stato presentato come un 'vecchio cane rimbecillito dall'età'. Hanno scritto di me come di uno 'Spazzino della letteratura', che raccatta gli avanzi 'vomitati da una dozzina di commensali'. Hanno affermato che mi piace 'L'atmosfera da accoppiamenti canini che aleggia intorno alla rossa moglie di un mio amico, e che il mio dramma “I giorni dei Turbin” 'Puzza”; e così via. Tutta la stampa dell'URSS, e con essa tutti gli organismi preposti al controllo del repertorio, durante l'intero arco della mia attività letteraria, all'unanimità e con straordinario accanimento, hanno sostenuto che le opere di Michail Bulgakov in Unione Sovietica non possono esistere. E io dichiaro che la stampa sovietica ha perfettamente ragione". Alla stampa sovietica che gli rimprovera di avere, con le sue opere (in particolare con la commedia “L'isola purpurea”) creato il "primo appello alla libertà di stampa nell'URSS", Bulgakov risponde che è vero. "La lotta contro la censura'' scrive Bulgakov a Stalin nel 1930 "qualunque essa sia e sotto qualunque potere, è un mio dovere di scrittore, così come gli appelli alla libertà di stampa. Sono un appassionato sostenitore di questa libertà e suppongo che, se un qualsiasi scrittore pensasse di dimostrare che a lui non è necessaria, sarebbe come un pesce che dichiarasse pubblicamente di poter fare a meno dell'acqua".