Influenza come malanno di stagione, intende? Se così fosse, non posso in effetti negare il suo potere pervasivo, l'infinita capacità di adattamento, l'afflato transgenerazionale e in ultimo l'ubiquità. «Non sia sciocco, per piacere: quell'altra non è nemmeno una lontana parente. Io sono presente ma inafferrabile, pervasiva ma impalpabile. Sono una nube purpurea che avvolge 'gnicosa. Sono Influenza come alla voce c del vocabolario Treccani: credito, ascendente, capacità di imporre il proprio volere con la persuasione, il prestigio personale, l'autorità - non fosse che io faccio ciò con la semplice visibilità, con la pura insistenza nel mostrarmi, con la pertinacia nell'occupare spazio. Sono Influenza perché me la canto e me la suono. Sono in grado di influire sugli orientamenti e sulle decisioni di vari settori della vita pubblica non per un potere concessomi o per condiviso riconoscimento del mio valore, ma per autoemanazione. Questo mi rende orgogliosa».
Mamma mia, quanta pomposità. Sto forse parlando con un leader mondiale, un capitano d'industria, un luminare della scienza, un inventore capace di dare nuovo abbrivio alle umane sorti e progressive? Non mi sembra. Oppure ho la vista annebbiata? Piuttosto, mi par di avere a che fare con una evoluzione del vecchio testimonial, divenuto adesso non personaggio di uno spot, ma protagonista di qualcosa di reale, di una vita vissuta. Ma forse mi sbaglio: è l'esistenza stessa che è divenuta una costante televendita, e che si faccia reclame di un prodotto sponsorizzato o delle proprie opinabili competenze, non fa grande differenza. «Mio malmostoso interlocutore, la sento arroccato su posizioni retrive, impigliato in un moralismo francamente oscurantista, intrappolato nelle pastoie di un pensare non più au courant. Impedire il flusso delle cose provoca solo grandi sofferenze e non conduce ad alcun tipo di risultato. Non mi vergogno a dire che campo di commercio, perché so bene che è sulle rotte commerciali che l'umanità è avanzata attraverso i secoli. Non si tratta di mero mercimonio, ma di scambio e arricchimento».
Che sorpresa scoprirla così colta, ma che fastidio, al contempo, sentirla così paracula. Quanto dice a proposito dei commerci è sacrasanto, ma i commerci di cui parla sono azioni di scoperta, il riconoscimento di cose mai viste che creano costumi e mores inusitati. Io, ecco, non vedo tutto ciò adesso. «Dovrebbe guardare con occhi nuovi, e scoprirebbe che sono insieme nuovissima e vecchia quanto il mondo. Utilizzo altri canali, ma nasco da un'urgenza che direi, a conti fatti, atavica: il potere orgasmico di persuadere gli altri senza appello, e la cura contro la solitudine dell'avere un seguito, una corte, una claque. Sta tutto qui».
Ma monarchi e guru sono i più soli, i più veloci a cadere. Ci ha mai pensato? «In effetti, no. Mi godo l'ebbrezza del momento». (Da “Nell’era dell’Influenza”).
(…). …, di nuovo quegli stessi sondaggisti e gli esperti più seguiti d'America (e gli italiani che li copiano), i guru delle previsioni, ma anche gli scommettitori, le piattaforme predittive hanno ricominciato a raccontarci il declino di Trump, il calo della popolarità, la sua perdita di consenso nell'elettorato repubblicano e dunque la prossima sconfitta e l'impeachment come destino. E per noi è facile crederci perché è quello che vogliamo sentire. Meglio andarci cauti, però, a vederlo già vacillare sul Sunset Boulevard, che è l'intramontabile classico sul tramonto. L'America è diventata misteriosa ed è meglio non immaginare, ben otto mesi prima, la fine di un uomo che abbiamo dimostrato di non capire, forse perché la voglia di liberarcene fa saltare anche il principio di realtà. A noi basta mettere insieme lo scandalo Epstein, l'inflazione, l'aumento dei prezzi, la Groenlandia, il Venezuela, l'Iran, l'amicizia con Putin, i teatrini sul Nobel per la Pace, la guerra alla Fed, le violenze dell'Ice che a Minneapolis ha ucciso due volte, arrestato bambini, avvocati, giornalisti: come si può votarlo ancora? Purtroppo, però, non si sa se sono più pazzi i comportamenti strampalati di Trump o le sapientissime diagnosi di pazzia che gli piovono addosso dai medici di mezzo mondo. Difficile negare gli impappinamenti, i ripensamenti, le confusioni, il linguaggio eccessivo ma è dal 2016 che la "psicobanalisi" spiega e liquida Trump con la pazzia declinata in tutte le forme cliniche del narcisismo maligno e dei disturbi dell'Ego, da quando, candidato favorito alle primarie del Partito repubblicano, pronunziò quella famosa_battuta: "Potrei sparare a qualcuno in mezzo alla Fifth Avenue e non perderei voti". E se fosse ancora così? Gli illuminati psichiatri, pur premettendo che "non si può fare la diagnosi di chi non è stato valutato direttamente", gli hanno diagnosticato da lontano delirio di onnipotenza, megalomania, parafasia, la dementia, il solipsismo... Manca solo che gli misurino il cranio e che lui risponda rivendicando di essere pazzo, non come Amleto che è il finto pazzo, ma come il nostro indimenticabile Pino Daniele: Je so' pazzo. Nun nce scassate 'o cazzo. Gli ha chiesto un giornalista: "Signor Presidente la risonanza gliel'hanno fatta al cervello?". E Trump: "You are a bad person". Si sa che la pazzia è un genere letterario, un rifugio da elogiare, una scorciatoia del pensiero. Il primo commento davanti all'inaudito è: "Pazzesco". No, Stalin non era pazzo quando mandava in manicomio i dissidenti e li faceva davvero impazzire chiudendoli in una stanza dalla quale sarebbero potuti uscire solo trovando "il quinto angolo". E non era pazzo Hitler. Anche la paranoia di Putin è un'invenzione per esorcizzarlo. E quanti pazzi voteranno di nuovo per Trump il 3 novembre? E Musk e Vance? E i vari trumpiani del mondo, compresi gli italiani "trumpalleri" che trasformano in commedia anche i sintomi di Kernberg? Sicuro Trump è più instabile di Giuseppe Conte? E Vannacci e Salvini non fanno da anni "cose da pazzi"? Ed è sana l'amicizia speciale della Meloni che fa la pazzarella con Trump? E non è forse un disturbo la disregolazione emotiva dei giornalisti fissi e fissati dei nostri talk show? E Calenda, quando gli prendono i cinque minuti? Attenti, dunque, al pazzo. Non meravigliatevi se il 3 novembre cambierà il finale del Viale del Tramonto e Trump non uscirà di scena portato via dagli infermieri. (Da “Trumpallero”).
N.d.r. I testi sopra riportati sono a firma rispettivamente di Angelo Flaccavento e di Francesco Merlo e sono stati pubblicati sul periodico “U” del quotidiano “la Repubblica” del 26 di febbraio 2026.


