Dopo essere riuscito ad affermare che Piersanti Mattarella è
stato ucciso dalle Brigate Rosse, il sedicente ministro del Merito (come no) e
dell'Istruzione Valditara Giuseppe non solo non ha chiesto scusa, ma ha pure
frignato copiosamente e livorosamente - due giorni fa a Radio 24. Tra una
lacrima e l'altra, cifra tipica tanto della Meloni quanto del suo disastroso
governo, il rancoroso Valditara ha espettorato quanto segue: "Il mio è
stato un lapsus molto banale, c'è stato quel famoso bias di ancoraggio, quel
trascinamento del pensiero. Sono rimasto francamente stupefatto del rilievo che
qualche giorno le ha voluto dare a questa dichiarazione. Evidentemente si è
trattato di un caso di bullismo mediatico". Non pago di questo passaggio,
di per sé oltremodo mitologico, Valditara è andato oltre: "Non voglio
neanche più sentire parlare di questa storia, non mi interessa fare polemiche,
io lavoro per la scuola italiana, per i nostri giovani e se c'è chi ha del buon
tempo da perdere e vuole polemizzare col ministro, faccia pure. Francamente non
me ne importa nulla". Infatti gli importa così poco che ancora ne parla,
denotando quella permalosità tipica di una mina (…). Gran finale: "Se,
anziché parlare dei successi dell'Italia, del crollo della dispersione
scolastica, delle riforme che stanno garantendo prospettive occupazionali ai
nostri giovani e competitività alle imprese, ci si riduce a parlare del lapsus
del ministro in occasione dell'inaugurazione di una scuola, facendone un processo,
francamente vuol dire che siamo scesi molto in basso". Di tutta questa
sbrodolata infantile, patetica e frignona, l'unico passaggio condivisibile è
quello finale. È verissimo che "siamo scesi molto in basso". Ed è
accaduto anche e soprattutto per colpa di Valditara e del 97% (a star bassi)
dei suoi colleghi al governo. Mettiamo un po' d'ordine. A) Non si parla dei
"successi dell’Italia" perché, seValditara si riferiva come temo alla
scuola, non c'è alcun successo da celebrare. La scuola (pubblica) sta persino
peggio di prima. E mica poco. B) Non c'è stato alcun "bullismo
mediatico" (ahahah), ma mera critica e conseguentemente inevitabile
ironia. Oltretutto, se anche ci fosse stato davvero bullismo, Valditara ne
sarebbe dovuto essere lieto, visto che a inizio legislatura (tra una gaffe e
l'altra) magnificava la forza educativa e formativa dell'umiliazione negli
studenti (e immaginiamo negli umani tutti). C) Il tono usato da Valditara coi
cronisti, prima di inciampare nell'errore osceno su Mattarella, è stato
solitamente tronfio, smargiasso e inutilmente pieno di sé. È lui che è andato
volutamente sull'argomento Mattarella, e c'è andato con quel solito tono spavaldo
di chi è convinto di sapere tutto e gli altri nulla. Infatti si è visto. D) Più
che "bias di ancoraggio" e trascinamento del pensiero"(sic), quello
di Valditara è caso mai il solito tragicomico lapsus freudiano, tipico di chi
crede che tutte le colpe del mondo ricadano su comunisti e derivati. E a quel
punto capita financo di mettere le Br al posto della mafia. La verità su
Valditara è molto semplice: è un ministro del tutto inadeguato, come quasi
tutti nel governo attuale. Un disastro vero, nonché la conferma che scuola e
Lega possano spesso sembrare ossimori. In una classifica sui ministri più improponibili
del lotto, Valditara - non vince solo perché i Lollobrigida, Urso, Tajani e
Salvini sono verosimilmente inarrivabili. Ma arriva comunque nei primissimi
posti. E pure con agio. Valditara è ahinoi la versione postmoderna del preside
bacchettone, retrogrado, oscurantista e colpevolmente reazionario de L'attimo fuggente.
Molti di noi avrebbero scelto come ministro il professore Keating,
magistralmente interpretato da Robin Williams. Gli italiani hanno però
preferito optare per la nemesi odiosa e fuori dalla storia. Complimenti!
(Tratto da “Valditara, preside bacchettone come modello di futuro” di
Andrea Scanzi pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 12 di maggio 2026).


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