"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 27 febbraio 2026

Doveravatetutti. 66 Avi Shlaim, storico israeliano: «Hamas è l’unico movimento palestinese di resistenza all’occupazione e il messaggio del 7 ottobre era potente: non potete emarginare i Palestinesi, la loro resistenza non è morta».


“Trump, il piano zoppo per la pace e l’Europa a zero”, testo di Barbara Spinelli pubblicato sul supplemento a “il Fatto Quotidiano” del 4 di ottobre dell’anno 2025:  Ancora non è chiaro se il piano di pace annunciato il 29 ottobre da Trump e Netanyahu (“Il più grande evento nella storia della civilizzazione”) sia oppure no un Truman Show, una realtà parallela e perversa allo stesso modo in cui fu parallela e perversa l’esultanza di Bush jr (“Mission accomplished!”) quando pretese di aver vinto in poco più d’un mese la guerra in Iraq e insediò a Bagdad il catastrofico protettorato Usa diretto da Lewis Bremer. Tra i tanti disastri accaduti dopo quella guerra – incoraggiata da Netanyahu – c’è l’assalto di Hamas del 7 ottobre 2023: una strage cui Israele ha risposto con l’uccisione in massa di civili palestinesi a Gaza (“tutti terroristi” secondo il Presidente Herzog). Quest’uccisione è l’evento unico di questi anni: unico nella storia delle civilizzazioni, non della civilizzazione suprema menzionata da Trump. “Genocidio continuo” o Netanyahu rischia di capitolare. Netanyahu si finge vincente, avendo ottenuto modifiche a proprio favore del piano, ma in cuor suo lo sa: o il genocidio continua fino a quando Hamas accetterà la resa incondizionata, oppure i suoi giorni al governo potrebbero esser contati. L’America non lo salverà se i suoi ministri terroristi (Smotrich, Ben Gvir) lo affosseranno. Per Smotrich il piano è il “tradimento di tutte le lezioni del 7 ottobre, e finirà in lacrime”. Netanyahu stesso ha ricordato all’Assemblea Onu che più del 90% della Knesset ha bocciato lo Stato palestinese, a luglio: “È la politica dell’intero popolo d’Israele”. E ha aggiunto: “Il lavoro a Gaza non è finito”. Per questo ha ottenuto da Trump che la resistenza non venisse consultata e che il piano parli nebbiosamente dell’“aspirazione” a una lontana “statualità palestinese”. Il piano è stato approvato da molti governi (in primis l’Autorità Nazionale Palestinese), ma gli Stati arabi e musulmani condividono alcune riserve di Hamas: gli ostaggi vanno liberati, ma Israele deve ritirarsi da Gaza, come negoziato nel 2024. Intanto lo sterminio continua e Israele vieta l’attracco alla Sumud Flotilla pretendendo che le acque internazionali e palestinesi lungo la Striscia siano sue. Hamas è definito terrorista in Occidente, e il suo braccio armato certo lo è stato il 7 ottobre, ma agli occhi di tanti palestinesi è l’unica forza a lottare contro l’occupazione e l’assedio di Israele, assieme al gruppo Jihad islamico e ad altre fazioni. L’Autorità Palestinese in Cisgiordania è invece complice di Tel Aviv da decenni. Ha perfino cacciato l’emittente Al Jazeera, su ordine di Netanyahu, e in combutta con Israele acciuffa quando può i combattenti di Hamas attivi in Cisgiordania. Basta vedere la serie Tv Fauda per capirlo. “Hamas è l’unico movimento palestinese di resistenza all’occupazione […] e il messaggio del 7 ottobre era potente: non potete emarginare i Palestinesi, la loro resistenza non è morta”, afferma lo storico israeliano Avi Shlaim («Haaretz», 25 settembre). Muore di certo se non sarà emendato il piano di non-pace. Hamas è più duttile del Jihad Islamico e con l’aiuto degli Stati arabi vorrebbe negoziare un piano diverso, che però Netanyahu rifiuta. Non ignora che col piano attuale i palestinesi non verrebbero più bombardati, pur avendo perso tutto (città, case, ospedali, scuole, famiglie). Che potrebbero ricevere cibo e acqua dall’Onu e non solo dai turpi contractors della Gaza Humanitarian Foundation. Ma per il resto Gaza resterebbe quella che era, in peggio: il controllo israeliano si rafforzerebbe – su terra, cielo, nel mare ricco di giacimenti di gas – e il governo sarebbe affidato a un board tecnocratico presieduto da Trump. Nel board spicca Tony Blair, ex premier inglese: figura aborrita in Palestina per l’appoggio alla guerra in Iraq, a ogni guerra d’Israele, alla British Petroleum – detta anche Blair Petroleum. Le gerarchie del protettorato le ha disegnate lui con Jared Kushner, genero di Trump. Dopo 77 anni si torna al mandato coloniale britannico. Il peso europeo si è ridotto a zero in due anni, e infatti gli Stati Ue – non i suoi cittadini – approvano senza trattare. A partire da quando Netanyahu ha bombardato i negoziatori Hamas a Doha, a pesare sono otto leader degli Stati arabi e musulmani (Qatar in testa: l’ombrello Usa lo protegge dal 29 settembre). Il 24 settembre Trump ha discusso con loro il piano all’Onu. Forse gli Otto alzeranno la voce. Forse vieteranno non solo le annessioni, ma anche le occupazioni israeliane. Forse no. Se il piano fallisce, Trump farà quel che fa sempre: per non apparire perdente, aiuterà Netanyahu a “finire il lavoro” e tutto finirà in lacrime.

N.d.r. Il merito per la grandissima parte delle pubblicazioni di immagini su questo blog è dovuto all’impegno  ed alla passione della carissima amica Agnese A.

giovedì 26 febbraio 2026

MadreTerra. 67 Giuseppe De Marzo: «Non rispettare le indicazioni della scienza, le convenzioni internazionali e gli impegni presi dai governi per mitigare gli effetti della crisi ecologica ci espone a maggiori pericoli e a una costante insicurezza sociale e ambientale».


“L’inerzia sul clima è un disegno politico scellerato”, testo di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 20 di febbraio 2026: Italia sotto scacco degli eventi meteorologici estremi.  Nel 2015 sono stati 60, lo scorso anno 376.  In dieci anni sono aumentati di sei volte. Mentre il governo insegue presunti terroristi aiutati da presunte toghe rosse, ignora le priorità del Paese e nasconde le proprie responsabilità dinanzi alla crisi climatica. Il rapporto dell'Osservatorio città clima di Legambiente presentato qualche settimana fa con il Gruppo Unipol non lascia spazio a dubbi, fotografando l'accelerazione anche in Italia. La crescita degli eventi meteorologici estremi sta causando enormi danni ai nostri territori, alle persone e alle attività economiche. Ondate di calore, siccità, esondazioni fluviali, vento forte e alluvioni sono costati quasi 12 miliardi di euro secondo uno studio dell'Università di Mannheim. E sono destinati a crescere oltre i 34 miliardi di euro nel 2029. Il 2025 è stato il secondo anno con il numero più alto di eventi estremi mai registrato nella storia della Repubblica. Tra questi: 139 gli eventi per allagamenti da piogge, 86 per danni da vento, 37 per esondazioni fluviali. Rispetto all'anno precedente crescono del 94% gli eventi estremi legati alle alte temperature, così come aumentano del 42% quelli legati alle frane da piogge intense e del 28,3% quelli provocati dal vento forte. Il Nord Italia risulta la zona più colpita del Paese, seguita dal Sud e Centro. Lombardia e Sicilia le regioni più esposte, rispettivamente con 50 e 45 casi. La crisi climatica fa danni anche ai trasporti: sono stati 24 gli eventi estremi che hanno provocato danni e ritardi al trasporto pubblico locale. Perché continuano a crescere gli eventi meteorologici estremi? Innanzitutto, a causa dell'aumento dei gas climalteranti come la CO2 emessi in atmosfera. Non rispettare le indicazioni della scienza, le convenzioni internazionali e gli impegni presi dai governi per mitigare gli effetti della crisi ecologica ci espone a maggiori pericoli e a una costante insicurezza sociale e ambientale. È sempre più forte la minaccia che le nostre vite, le nostre attività economiche, i nostri affetti, la nostra memoria possano essere danneggiate o addirittura spazzate via da uno dei tanti eventi estremi che colpisce il Paese. Che fare per evitarlo? Ridurre le emissioni di CO2 e investire nelle 361 misure individuate per attuare il Pnacc - Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Approvato alla fine del 2023, il Pnacc non è mai stato attuato e ha finito per rallentare e delegittimare la redazione di Piani locali di adattamento al clima che sono indispensabili per affrontare concretamente la crisi a livello territoriale. Mentre manca ancora una legge per il consumo di suolo, essenziale per mettere in sicurezza cittadini, territori e attività economiche. Il governo su questa come su altre priorità politiche è impreparato. Mentre Niscemi sprofonda sotto i nostri occhi chi dovrebbe intervenire nega la crisi climatica e taglia nella legge di Bilancio i fondi necessari per mettere in sicurezza il territorio e i suoi abitanti, per poi dichiarare che sono i giudici a rendere insicuri i cittadini. Meloni e i suoi ministri mentono avvelenando il Paese con la loro ossessione per magistrati, giornalisti liberi e contro chiunque la pensi diversamente, tutti "colpevoli" di continuare a difendere l'architettura istituzionale costituzionale e il patto di civiltà nato dalla vittoria sul nazifascismo. Con le loro scelte stanno condannando il Paese al degrado ecologico e milioni di cittadini a insicurezza e precarietà. Facciamo Eco!