"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
Visualizzazione post con etichetta Paginedaleggere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paginedaleggere. Mostra tutti i post

venerdì 18 marzo 2022

Paginedaleggere. 100 Franco Cardini: «Mettere i baffetti di Hitler o i baffoni di Stalin addosso all’uno o all’altro cattivo di turno non serve a capire».

Ha scritto Marco Travaglio in “Nato per mentire” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 15 di marzo 2022: (…). …tutti ripetono (tranne Putin) che la Nato non c’entra nulla con l’Ucraina e che l’apparentamento fra l’una e l’altra è una fake news del pazzo del Cremlino?

martedì 15 marzo 2022

Paginedaleggere. 99 «Può davvero esistere una “guerra giusta”?».

A lato. "Trittico della guerra" - olio su legno (1929-32) - di Otto Dix, conservato presso la "Galerie Neue Meister" di Dresda.

Ha scritto Tomaso Montanari in “Trittico contro la guerra” sull’irrisolto, sempiterno problema della cosiddetta “guerra giusta”, pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” dell’11 di marzo 2022: Può davvero esistere una "guerra giusta"? Bisogna distinguere, certo. La nostra saggia Costituzione dice che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Ma non è forse ancora più saggio pensare che «la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi» (Carlo Rosselli)? La guerra di liberazione, la guerra dei partigiani contro i nazisti e i fascisti fu doverosa, indispensabile, inevitabile. Giusta, perché dei giusti combattevano contro degli ingiusti. Ma davvero, anche in questo caso estremo e indiscutibile, siamo disposti a usare con leggerezza l’astratta espressione «guerra giusta»? Cosa c’è di giusto nella concretezza della guerra?

venerdì 11 marzo 2022

Paginedaleggere. 98 «La guerra può capitare a chiunque, la guerra non dovrebbe capitare a nessuno».

 

Ha scritto Diego Bianchi – in “La guerra dentro” - nella Sua consueta rubrica sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 4 di marzo ultimo: «Ridatemi la pandemia», dice Anita guardando il telefonino mentre guardo la tv che guarda la guerra cominciata da qualche ora, di notte in Ucraina, di buon mattino al risveglio da noi.

mercoledì 9 marzo 2022

Paginedaleggere. 97 Lenin (1917): «tendiamo una mano fraterna agli operai ucraini e diremo loro: “Con voi lotteremo contro la vostra e la nostra borghesia”».

 

“Memoriedalsottosuolo”. “Vestivamo alla sovietica” di Daria Galateria, pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 4 di marzo 2022: Nel 1936 l'Urss chiese a Elsa Schiaparelli, la sofisticata stilista amica delle avanguardie, di disegnare un abito per la donna media sovietica. Gli amici intellettuali, anche quelli impegnati, fecero dell'umorismo; lei partì per Mosca, in Transiberiana.

domenica 6 marzo 2022

Paginedaleggere. 96 «Hannah Arendt considerava ogni ideologia portatrice di violenza in quanto insensibile alle sorti della vita reale degli esseri umani».

 

“Storia&politica”. Ha scritto Angelo D’Orsi in “Non siamo europei senza i Tolstoj e i Dostoevskij”, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 4 di marzo 2022: “Un soffio di follia criminale” si sta abbattendo sull’Italia.

venerdì 4 marzo 2022

Paginedaleggere. 95 «Ucraini e bielorussi sono considerati come i russi, ma un po' più in basso».

“Psiche&politica”. Ha scritto Michele Serra in “Il maschio tradito” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 3 di marzo 2022: Conoscete qualcosa di più russo di Gogol'? E di Bulgakov? Beh, Gogol'e Bulgakov erano ucraini. Il primo era nato in un villaggio a est di Kiev. Il secondo a Kiev. Entrambi sono morti a Mosca.

mercoledì 2 marzo 2022

Paginedaleggere. 94 «Davanti a un uomo solo che decide di scatenare una guerra».

“Psiche&politica”. Tratto da “Nella sua mente Putin vince sempre” di Viktor Erofeev – scrittore e giornalista russo -, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del primo di marzo 2022:

lunedì 28 febbraio 2022

Paginedaleggere. 93 «Lo spione e il comico».

Tratto da “Lo spione e il comico: la guerra dei due Vladi” riportato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, domenica 27 di febbraio 2022:

“Lo spione” di Pino Corrias: (…). Putin viene dal ghiaccio della Guerra fredda, ma ha imparato a non temere quella calda. Ha spianato col fuoco la Cecenia. È entrato con i carri in Georgia. Si è preso la Crimea e il Donbass. Ha cancellato, con il polonio o con il piombo, ogni forma di op-posizione interna. Ha piegato al suo servizio gli oligarchi. Ha punito persino le atletiche interferenze delle Pussy Riot, spedite a rivestirsi in Siberia. La sua storia contiene enigmi e spiegazioni. È nato a Leningrado il 7 ottobre del 1952. Madre impiegata, padre operaio. Quartiere di casermoni a schiera.

domenica 27 febbraio 2022

Paginedaleggere. 92 «Sta accadendo qualcosa di molto più folle: non una guerra fredda ma una pace calda».

 

Tratto da “Goodbye Lenin nel Donbass. La guerra? Stupro di impotenti” di Slavoj Zizek, riportato su “il Fatto Quotidiano” del 25 di febbraio 2022 (seconda giornata di aggressione all’Ucraina): In una conferenza stampa del 7 febbraio, Vladimir Putin notava quanto poco il governo ucraino apprezzi l'accordo di Minsk, e aggiungeva: "Che ti piaccia o no, è il tuo dovere, bella mia".

sabato 19 febbraio 2022

Paginedaleggere. 91 «Dello straordinario equilibrio con cui la Natura, di cui l'uomo fa parte, tiene se stessa».

 

Ha scritto Michele Serra in “Moriremo di indigestione” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 3 di luglio dell’anno 2021: (…). Ogni essere vivente produce deiezioni, solo che quelle delle bestie sono natura e nutrimento, la merda è oro dicono in campagna, è il grande cerchio della vita. Le nostre deiezioni, invece, intoppano il paesaggio e avvelenano l'aria. Rarissime sono le volte che le bestie, per catastrofi momentanee, inciampi dell'evoluzione, producono rifiuti non smaltibili. Morie di pesci, superfetazioni di alghe, eccessi di proliferazione di questa o quella specie. Noi no, noi siamo un errore permanente.

giovedì 17 febbraio 2022

Paginedaleggere. 90 «Dire dignità nel secolo della "terza guerra mondiale a pezzi" è desiderare di essere umani».

Della “Dignità” che va riconosciuta a ciascuno degli esseri umani ne ha scritto Francesco Occhetta sul settimanale “L’Espresso” del 13 di febbraio ultimo: La dignità - dal latino dignitas, meritevole e degno - è come l'aria: ne scopri l'importanza solo quando ti viene a mancare. Ma è anche come un "fuoco interiore" che non si spegne, nemmeno quando gli altri cercano di calpestare i tuoi diritti o di toglierti la vita. La dignità non si può sopprimere. (…). Nella Costituzione è la parola che illumina le altre. Per questo lo Stato è chiamato a garantirla (nei fatti) mentre il potere politico la dovrebbe aggiornare nel tempo rimuovendone gli ostacoli. Sul tema si sono riempite intere biblioteche. Per Paul Ricoeur la dignità è «dovuta all'essere umano per il semplice fatto che egli è umano», per Hannah Arendt è il «diritto ad avere diritti»: per la filosofia non è "qualcosa'' che ha un prezzo, ma è "qualcuno" che ha "valore" e merita rispetto. La tradizione biblica l'ha elevata alla sua massima potenza perché uomo e la donna sono creati «a immagine e somiglianza di Dio» e accumunati dallo stesso destino. Ma per Kant occorre scegliere: «Agisci in modo da trattare l'umanità, così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine e mai semplicemente come un mezzo». Altrimenti l'oblio è dietro l'angolo. I moderni campi di concentramento, come i campi profughi o alcune carceri nascono proprio per cancellare la dignità. I nazisti chiamavano i loro prigionieri «pezzi», oggetti e numeri senza nome. Ma il pianista Olivier Messiaen durante la sua prigionia componeva musica; Giovannino Guareschi raccontava storie ai suoi compagni. Tutto questo grazie alla loro dignità. Dire dignità nel secolo della "terza guerra mondiale a pezzi" è desiderare di essere umani. Sì perché la dignità è la sorella maggiore della solidarietà e della libertà e nemica dell'intolleranza e della prepotenza. Il resto è noto: chi nega la dignità degli altri, prima o poi finisce per perdere anche la propria. Di seguito, la preziosissima riflessione di Gad Lerner - “La pantomima dell’Occidente” - sugli avvenimenti ucraini di questi perigliosi nostri giorni che è al contempo testimonianza umana e personale dell’Autore, riflessione/testimonianza - riportata su “il Fatto Quotidiano” di ieri mercoledì 16 di febbraio 2022 - che lacera le carni ancor oggi a chi è stato privato dell’essenza propria degli umani che è la “dignità”: Nessun soldato occidentale morirà per Kiev e il primo a saperlo era Putin, memore della ritirata disonorevole della Nato da Kabul, neanche sei mesi fa. La messinscena di un'alleanza atlantica ricompattata contro il nemico russo non può risultare credibile dopo la figuraccia afghana che ha svelato al mondo quanto poco valgano ormai le promesse e la capacità dissuasiva della Nato. Su tale convinzione Putin ha basato il suo minaccioso azzardo. Che si trattasse di una mossa propagandistica lo ha capito anche Volodymyr Zelenski, l'attore comico divenuto presidente dell'Ucraina, non a caso impegnato da giorni a smentire l'allarme invasione di Joe Biden. Le diplomazie europee, in barba ai proclami formali di lealtà, si sono smarcate dal presidente Usa, relegando nell'anacronismo i dottor Stranamore cui non è sembrato vero di poter riesumare sui mass media il linguaggio vintage della Guerra Fredda. Peccato che questa de-escalation non rappresenti una buona notizia per gli ucraini, ai quali potrebbe toccare presto il colpo basso dell'annessione russa del Donbass. Continueranno a vedersela con le mire imperiali di Mosca come tocca loro da secoli, ben prima del comunismo. Da quando nel 996 il regno Rus' si convertì al cristianesimo sulle rive del Dnepr, assumendo Kiev come fonte battesimale della grande Madre Russia, e loro venivano chiamati cosacchi, tatari o ruteni, il destino di questo crogiuolo di nazionalità, chiese, alfabeti li ha visti mescolarsi ai russi, ai polacchi, ai te-deschi, agli armeni e agli ebrei in città cosmopolite; o disperdersi nelle steppose regioni cerealicole che negli anni Trenta del secolo scorso, per colpa della guerra di classe scatenata dai comunisti sovietici ai kulaki, i piccoli proprietari, conobbero l'ecatombe dell'holodomor, la peggiore delle carestie. Si calcola che tra guerre, fucilazioni di massa e per fame, l'Ucraina abbia contato 17 milioni di morti nel Ventesimo secolo.

domenica 13 febbraio 2022

Paginedaleggere. 89 «Diceva Marx a proposito delle ideologie: “Le idee dominanti sono le idee della classe dominante”».

 

A lato. "Chioggia, penna e acquerello" (2021) di Anna Fiore.

Tratto da “Il mito della verità” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 13 di febbraio dell’anno 2021:

venerdì 11 febbraio 2022

Paginedaleggere. 88 «Connessioni che incrementano la solitudine, lavoro senza reddito e reddito senza lavoro. Tutto ciò è l’aria del mondo».

 

A lato. "Canale di Bruges", acquerello (2022) di Anna Fiore.

Tratto da “La nuova politica è l’istituzione” di Giuseppe Genna, pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 6 di febbraio 2022: (…). Sulla gestione dell’attuale fase mondiale la politica appare confusa e inanella record di pubblica sfiducia. C’è da domandarsi però se la politica sia in grado di comprendere, ben prima che gestire, l’esistente, cioè l’intero pianeta nella rivoluzione sanitaria economica e sociale imposta dal virus. La politica sembra avere perduto l’anima delle cose, oltre le cose: se non parte da una prospettiva generale sul mondo, incontra il proprio disastro, il balbettio, il sospetto del magheggio costante e reiterato, la stanchezza del popolo considerato una massa di imbecilli. È una disdetta o una liberazione? L’amministrazione della sopravvivenza (che non coincide affatto con il governo dei tecnici) risulta più alta ed efficace di una strategia politica che non comunichi la sensazione che il futuro è il luogo delle possibilità. «La storia sarebbe estremamente deludente e scoraggiante, se non fosse riscattata dall’annuncio, sempre presente, della salvezza e dalla speranza», scriveva nel ‘77 Aldo Moro, uno degli interpreti italiani più acuti in fatto di politica profetica. Se la politica dismette la capacità di elaborare la profezia, con la speranza che ne consegue, è necessario un dispositivo diverso per interpretare i segnali della rivoluzione che è in atto ovunque. Questo dispositivo è l’istituzione. “Grande riposizionamento geopolitico”: il report 2022 di ControlRisks, società di consulenza globale, definisce così il fatto che «il mondo ha iniziato a ruotare in altro modo e un nuovo ordine mondiale si impone». Questo nuovo ordine verifica il collasso di ogni cosa nel suo contrario: democrazia efficace nell’avvitarsi della politica, debito che non è più debito, tecnologia che intossica l’ambiente per tentare poi di salvarlo, connessioni che incrementano la solitudine, competizione che preme per la cooperazione, lavoro senza reddito e reddito senza lavoro. Tutto ciò è l’aria del mondo: nelle nazioni, nei continenti, nel mondo. Nel pianeta. Questa ibridazione nazionale, europea e mondiale corrisponde a una rivelazione della natura dell’istituzione. Il discorso di accettazione di Sergio Mattarella (un minuto e 15 secondi) è esemplare in questo senso: l’istituzione non usa l’ingombrante pronome «io». Era già accaduto a Capodanno. Il Presidente uscente, che si sarebbe rivelato il Presidente entrante, aveva esplicitamente detto che l’istituzione è il luogo in cui l’uomo deve compiere un salto e spogliarsi di ogni appartenenza.

martedì 8 febbraio 2022

Paginedaleggere. 87 Byung-Chul Han: «La scomparsa dell’Altro è proprio il motivo ontologico per cui lo smartphone ci rende soli».

 

Ha scritto Federico Rampini in “Diventare rinoceronti senza accorgersi”, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” dell’8 di dicembre dell’anno 2018: Chi di noi ricorda la prima volta che vide per strada uno zombie umano camminare con gli occhi incollati allo schermo dello smartphone? Impossibile ricordarlo. Probabilmente la scena ci colpì solo per un attimo. (…). Chi ancora si ostina a camminare guardando gli altri negli occhi è destinato all’estinzione? Ci rendiamo conto della metamorfosi di massa cui ci hanno sottoposti i Padroni della Rete? Esperimenti da laboratorio su miliardi di esseri viventi. Cavie già affette da una mutazione irreversibile, temo: il sequestro dell’attenzione.

venerdì 4 febbraio 2022

Paginedaleggere. 86 «Così parlò Zarathustra: "Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza!"».

 

Ha scritto Enzo Bianchi in “La dignità del corpo” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 12 di luglio dell’anno 2021: (…). Il corpo è il nostro modo di essere al mondo, di prenderne parte, di rispondere ai suoi molteplici richiami e alle sollecitazioni che ci chiedono di accogliere gioia e piacere, dolore e fatica, apertura a comunicare e chiusura che come un muro crea un'invalicabile barriera. Sì, proprio questo nostro corpo, costruito da noi ogni giorno, ma anche plasmato dagli altri e dagli eventi della vita, sovente è ridotto a un'immagine, anzi a diverse immagini che la società veicola e ci offre. Soprattutto i mezzi di comunicazione presentano visioni e immagini privilegiate di corpi esenti dal dolore, non deformati dalla malattia, non intaccati dalla bruttezza. Siamo così istigati all'esaltazione del corpo prestante, a un'idolatria della giovinezza, a un'esibizione di ciò che può provocare piacere. Corpo seducente, sempre sano, la cui bellezza ci sveglia e ci ferisce, eppure un corpo muto, non eloquente, senza profondità, omologato ai canoni estetici dominanti, sovente parcellizzato e cosificato. Nessuna possibilità di scorgere la simbolicità del corpo, che in realtà è sempre un appello, una vocazione a essere un ponte o un muro, capace di accogliere o di respingere. C'è dunque l'esigenza di riprendere in mano il rapporto con il proprio corpo e con il corpo dell'altro non attraverso immagini idealizzate del corpo, bensì a partire dall'aspetto meno piacevole, quello della sofferenza. È quel che non vogliamo vedere, nel corpo dei carcerati picchiati e torturati, nel corpo di donne violentate, nel corpo degli scarti della società che non possiamo non incontrare. (…).

mercoledì 2 febbraio 2022

Paginedaleggere. 85 «Il "paese che amo" non è altro che lui stesso: un uomo e un Paese».

 

A lato. "Piazza S.Simeone" (Roma), acquerello (2021) di Anna Fiore.

A proposito di “patria”, “paese” e quant’altro attenga allo spirito (malsano assai, nei secoli saeculorum) di appartenenza ed identità collettiva ne ha scritto Marco Belpoliti in “Paese” pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 30 di gennaio 2022: "Il paese che amo" è un refrain di Silvio Berlusconi. Amore tutti sanno cos'è per averlo provato almeno una volta nella vita. Ma Paese cosa significa? Per il Cavaliere sta al posto di Italia, parola che c'è già nel logo del suo partito, di cui Paese è sinonimo. La parola deriva dal latino pagus, villaggio, termine che nel XII secolo indicava "una grande estensione di territorio abitato e coltivato". Solo alla fine del XIII ha cominciato a indicare: nazione, stato, patria. Berlusconi da vero pubblicitario sa che Paese suona meglio di Patria per la maggior parte degli italiani, che sono, nonostante tutto, dei "paesani", legati al luogo in cui sono nati. Patria è un termine che usa Giorgia Meloni insieme a "patriota", parola il cui significato oscilla a seconda dei parlanti: nel 1944 indicava i fascisti della Repubblica Sociale come i partigiani.

domenica 30 gennaio 2022

Paginedaleggere. 84 Gunther Anders: «L'umanità che tratta il mondo come un mondo da buttar via finirà col trattare se stessa come un'umanità da buttar via».

 

A lato. "Windmill", acquerello (2022) di Anna Fiore.

Quel grande “cantore” che è stato l’indimenticato Giorgio Gaber così declamava nel Suo struggente “Far finta di essere sani”:

Vivere, non riesco a vivere

Ma la mente mi autorizza a credere 

Che una storia mia, positiva o no

È qualcosa che sta dentro alla realtà

Nel dubbio mi compro una moto

Telaio e manubrio cromato

Con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani

venerdì 28 gennaio 2022

Paginedaleggere. 83 «Il tratto nichilista della nostra economia, per la quale il consumo dei prodotti non coincide tanto con la loro fine ma è il loro fine».

 

Tratto da “Vietato condannare l'indifferenza dei nostri ragazzi” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 28 di gennaio dell’anno 2017: Se il mondo che abbiamo creato per loro è immodificabile, perché dovrebbero darsi da fare? Prima di accusare i giovani d'indolenza, mancanza di sacrificio e incapacità di promuoversi in qualsiasi attività lavorativa, anche se non necessariamente connessa con la tipologia dei loro studi, i vecchi, (…), dovrebbero rendersi conto che forse i giovani sono come (…) li (si) descrive per effetto del mondo in cui sono nati e cresciuti. Un mondo che noi vecchi, e più siamo vecchi più siamo responsabili, abbiamo creato per loro.

domenica 23 gennaio 2022

Paginedaleggere. 82 «I giovani cercano il divertimento perché non sanno gioire. Ma la gioia è innanzitutto gioia di sé».

 

Ha scritto Umberto Galimberti in “Qui signora ci occupiamo di didattica, non di problemi psicologici”, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 22 di gennaio 2022: Si diventa professori senza aver mai aperto un libro di psicologia dell'età evolutiva e poi si va a insegnare a ragazzi in età evolutiva, perché non si ritiene che sia compito degli insegnanti affrontare problemi psicologici. Eppure tutti sappiamo che la mente non si apre se prima non si è aperto il cuore. Quando parlo di "cuore" intendo dire che non si dà apprendimento senza cura dei percorsi emotivi dei ragazzi, che si radicano nella loro provenienza spesso difficile, come nel caso dei figli adottati (che, se vengono adottati, è perché hanno avuto già un'infanzia che non era la più favorevole alla vita), o degli immigrati che oltre alle nozioni impartite dalla scuola devono acclimatarsi a una cultura spesso radicalmente diversa da quella della loro provenienza o addirittura in contrasto con quella che vivono in famiglia. Se la misura è data solo dall'apprendimento e non tiene conto delle diverse condizioni ed esperienze da cui i ragazzi provengono, questa misura è ingiusta. Già Aristotele avvertiva che se la legge, che per sua natura è universale, non tiene conto nella sua applicazione delle differenze individuali, quella legge diventa ingiusta, per cui la giustizia, per essere giusta, deve essere corretta dall'equità, che è la capacità di contemperare l'universalità della legge alle differenze espresse dai singoli casi.

martedì 11 gennaio 2022

Paginedaleggere. 81 «Leggere è lotta contro l'alienazione al tempo, è affermazione della libertà».

 

A lato. Altichiero da Zevio (1330 ca. – 1390 ca.). Ritratto di Francesco Petrarca conservato presso la "Bibliothèque Nationale de France" (Parigi).

Ha scritto ieri - lunedì 10 di gennaio 2022 - Enzo Bianchi in “L'arte della lettura” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica”: (…), se la si pratica come un'arte, la lettura è scuola di silenzio e di interiorità, leggendo si tace e si fa parlare il libro, ma si impara anche il rispetto, l'attenzione e l'ascolto.