"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

lunedì 28 febbraio 2022

Paginedaleggere. 93 «Lo spione e il comico».

Tratto da “Lo spione e il comico: la guerra dei due Vladi” riportato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, domenica 27 di febbraio 2022:

“Lo spione” di Pino Corrias: (…). Putin viene dal ghiaccio della Guerra fredda, ma ha imparato a non temere quella calda. Ha spianato col fuoco la Cecenia. È entrato con i carri in Georgia. Si è preso la Crimea e il Donbass. Ha cancellato, con il polonio o con il piombo, ogni forma di op-posizione interna. Ha piegato al suo servizio gli oligarchi. Ha punito persino le atletiche interferenze delle Pussy Riot, spedite a rivestirsi in Siberia. La sua storia contiene enigmi e spiegazioni. È nato a Leningrado il 7 ottobre del 1952. Madre impiegata, padre operaio. Quartiere di casermoni a schiera.

domenica 27 febbraio 2022

Paginedaleggere. 92 «Sta accadendo qualcosa di molto più folle: non una guerra fredda ma una pace calda».

 

Tratto da “Goodbye Lenin nel Donbass. La guerra? Stupro di impotenti” di Slavoj Zizek, riportato su “il Fatto Quotidiano” del 25 di febbraio 2022 (seconda giornata di aggressione all’Ucraina): In una conferenza stampa del 7 febbraio, Vladimir Putin notava quanto poco il governo ucraino apprezzi l'accordo di Minsk, e aggiungeva: "Che ti piaccia o no, è il tuo dovere, bella mia".

venerdì 25 febbraio 2022

Eventi. 50 «Il sogno del benessere non è più associato al sogno di vivere in una democrazia».

A lato. Bologna, 25 di febbraio 2022. Manifestazione per l'Ucraina. Foto di Annamaria Molinaro.

Ha scritto Michele Serra in “Chi sono i veri pazzi” (a seguito delle sequenze della tragedia ucraina) pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di oggi, venerdì 25 di febbraio 2022 - seconda giornata di aggressione armata all’Ucraina -:

mercoledì 23 febbraio 2022

Virusememorie. 88 «Uscita dal lockdown, la signora Dalloway di Virginia Woolf è presa da una voglia incontenibile di shopping».

Dalla terza di copertina del volume “Racconti contagiosi” di Siegmund Ginzberg – Feltrinelli editore (2020), pagg. 329, euro 18 -: Uscita dal lockdown, la signora Dalloway di Virginia Woolf è presa da una voglia incontenibile di shopping.

martedì 22 febbraio 2022

Notiziedalbelpaese. 56 «Vengo da un paese di contadini, sono quella roba lì. E vengo da quel partito comunista, emiliano: la sinistra al governo».

 

Tratto da “Bersani fuor di metafora”, intervista di Carmine Saviano a Pier Luigi Bersani pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 18 di febbraio 2022: (…). …rivelò di avere detto a Monti premier: "Il prezzo dell'encomio smisurato che ricevi è l'oltraggio che si perpetua alla politica". Lo ha detto anche a Draghi? "L'ho detto a Monti, a Renzi. E potrei dirlo a Draghi. Avverto sempre: tenersi misurati. Soprattutto in un Paese che non ha mai tagliato la testa al re".

Cioè? "In Italia non c'è stata una rivoluzione borghese. E la borghesia tende ad adeguarsi man mano a chi comanda. Appunto: il servile encomio e il codardo oltraggio".

lunedì 21 febbraio 2022

Notiziedalbelpaese. 55 «Ci stanno portando via la memoria. Ci stanno portando via l’attenzione».

 

Ha scritto Nando Dalla Chiesa in “Memoria corta. Gli anni di Tangentopoli nell’oblio di un Paese che non ricorda più” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, lunedì 21 di febbraio 2022:

sabato 19 febbraio 2022

Paginedaleggere. 91 «Dello straordinario equilibrio con cui la Natura, di cui l'uomo fa parte, tiene se stessa».

 

Ha scritto Michele Serra in “Moriremo di indigestione” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 3 di luglio dell’anno 2021: (…). Ogni essere vivente produce deiezioni, solo che quelle delle bestie sono natura e nutrimento, la merda è oro dicono in campagna, è il grande cerchio della vita. Le nostre deiezioni, invece, intoppano il paesaggio e avvelenano l'aria. Rarissime sono le volte che le bestie, per catastrofi momentanee, inciampi dell'evoluzione, producono rifiuti non smaltibili. Morie di pesci, superfetazioni di alghe, eccessi di proliferazione di questa o quella specie. Noi no, noi siamo un errore permanente.

venerdì 18 febbraio 2022

Dell'essere. 31 «È l'altro che ci modifica facendoci conoscere l'altra parte di noi stessi».

 

Tratto da “Il single per scelta è un esteta dell'amore” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 18 di febbraio dell’anno 2017: Passare di relazione in relazione vuol dire evitare di farsi cambiare dall'altro e scoprirsi diversi. Se è vero, come scriveva (…) Sabina Minardi, che «Un nucleo su tre è formato da una persona sola», questo fenomeno determina non solo una significativa mutazione sociale, ma anche una non trascurabile mutazione psicologica che merita di essere considerata.

giovedì 17 febbraio 2022

Paginedaleggere. 90 «Dire dignità nel secolo della "terza guerra mondiale a pezzi" è desiderare di essere umani».

Della “Dignità” che va riconosciuta a ciascuno degli esseri umani ne ha scritto Francesco Occhetta sul settimanale “L’Espresso” del 13 di febbraio ultimo: La dignità - dal latino dignitas, meritevole e degno - è come l'aria: ne scopri l'importanza solo quando ti viene a mancare. Ma è anche come un "fuoco interiore" che non si spegne, nemmeno quando gli altri cercano di calpestare i tuoi diritti o di toglierti la vita. La dignità non si può sopprimere. (…). Nella Costituzione è la parola che illumina le altre. Per questo lo Stato è chiamato a garantirla (nei fatti) mentre il potere politico la dovrebbe aggiornare nel tempo rimuovendone gli ostacoli. Sul tema si sono riempite intere biblioteche. Per Paul Ricoeur la dignità è «dovuta all'essere umano per il semplice fatto che egli è umano», per Hannah Arendt è il «diritto ad avere diritti»: per la filosofia non è "qualcosa'' che ha un prezzo, ma è "qualcuno" che ha "valore" e merita rispetto. La tradizione biblica l'ha elevata alla sua massima potenza perché uomo e la donna sono creati «a immagine e somiglianza di Dio» e accumunati dallo stesso destino. Ma per Kant occorre scegliere: «Agisci in modo da trattare l'umanità, così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine e mai semplicemente come un mezzo». Altrimenti l'oblio è dietro l'angolo. I moderni campi di concentramento, come i campi profughi o alcune carceri nascono proprio per cancellare la dignità. I nazisti chiamavano i loro prigionieri «pezzi», oggetti e numeri senza nome. Ma il pianista Olivier Messiaen durante la sua prigionia componeva musica; Giovannino Guareschi raccontava storie ai suoi compagni. Tutto questo grazie alla loro dignità. Dire dignità nel secolo della "terza guerra mondiale a pezzi" è desiderare di essere umani. Sì perché la dignità è la sorella maggiore della solidarietà e della libertà e nemica dell'intolleranza e della prepotenza. Il resto è noto: chi nega la dignità degli altri, prima o poi finisce per perdere anche la propria. Di seguito, la preziosissima riflessione di Gad Lerner - “La pantomima dell’Occidente” - sugli avvenimenti ucraini di questi perigliosi nostri giorni che è al contempo testimonianza umana e personale dell’Autore, riflessione/testimonianza - riportata su “il Fatto Quotidiano” di ieri mercoledì 16 di febbraio 2022 - che lacera le carni ancor oggi a chi è stato privato dell’essenza propria degli umani che è la “dignità”: Nessun soldato occidentale morirà per Kiev e il primo a saperlo era Putin, memore della ritirata disonorevole della Nato da Kabul, neanche sei mesi fa. La messinscena di un'alleanza atlantica ricompattata contro il nemico russo non può risultare credibile dopo la figuraccia afghana che ha svelato al mondo quanto poco valgano ormai le promesse e la capacità dissuasiva della Nato. Su tale convinzione Putin ha basato il suo minaccioso azzardo. Che si trattasse di una mossa propagandistica lo ha capito anche Volodymyr Zelenski, l'attore comico divenuto presidente dell'Ucraina, non a caso impegnato da giorni a smentire l'allarme invasione di Joe Biden. Le diplomazie europee, in barba ai proclami formali di lealtà, si sono smarcate dal presidente Usa, relegando nell'anacronismo i dottor Stranamore cui non è sembrato vero di poter riesumare sui mass media il linguaggio vintage della Guerra Fredda. Peccato che questa de-escalation non rappresenti una buona notizia per gli ucraini, ai quali potrebbe toccare presto il colpo basso dell'annessione russa del Donbass. Continueranno a vedersela con le mire imperiali di Mosca come tocca loro da secoli, ben prima del comunismo. Da quando nel 996 il regno Rus' si convertì al cristianesimo sulle rive del Dnepr, assumendo Kiev come fonte battesimale della grande Madre Russia, e loro venivano chiamati cosacchi, tatari o ruteni, il destino di questo crogiuolo di nazionalità, chiese, alfabeti li ha visti mescolarsi ai russi, ai polacchi, ai te-deschi, agli armeni e agli ebrei in città cosmopolite; o disperdersi nelle steppose regioni cerealicole che negli anni Trenta del secolo scorso, per colpa della guerra di classe scatenata dai comunisti sovietici ai kulaki, i piccoli proprietari, conobbero l'ecatombe dell'holodomor, la peggiore delle carestie. Si calcola che tra guerre, fucilazioni di massa e per fame, l'Ucraina abbia contato 17 milioni di morti nel Ventesimo secolo.

mercoledì 16 febbraio 2022

Capitalismoedemocrazia. 72 «La globalizzazione ha realizzato una sordida perequazione verso l’alto e una perequazione ancor più sordida verso il basso».

Mentre quelli (ma non tutti) del mondo iper-connesso hanno trattenuto dietro le loro mascherine anti-Covid il fiato, in attesa del massacro di Kiev, c’è stato chi ha gioito per l’insperata occasione di gonfiare il proprio gruzzolo bancario. Gli armatori, naturalmente. È sempre stato così nella “storta” storia degli umani. Più morti con quelle loro orrende armi, tanti più soldoni da incassare. L’umanità è perduta. Ha scritto Enzo Bianchi in “La forza della sobrietà”, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 31 di gennaio 2022: (…). L'Onu ha notificato che la popolazione mondiale ha raggiunto gli otto miliardi, e che quasi un miliardo soffre la fame e conosce solo una vita minacciata dalla morte a causa di carestie, guerre, disastri naturali. Ma accanto a questo dato bisogna accostarne un altro: un terzo del cibo prodotto sulla terra va perduto o viene sprecato e non arriva agli affamati.

martedì 15 febbraio 2022

Virusememorie. 87 “Ancora una volta ci troviamo a chiederci se riusciremo a «dar fiato a una politica della dignità, a ritrovare il senso etico-civile e la speranza»”.

 

Dalla seconda di copertina del volume “Sconfitti” di Corrado Stajano – “ilSaggiatore” editore (2021), pagg. 211, euro 19 -: Un sogno. Una figura femminile cerea e smunta, vestita di una tunica nera, attraversa una piazza di Milano trainando un carretto vuoto; le vie della città si svuotano mentre tutti corrono ai ripari.

lunedì 14 febbraio 2022

Notiziedalbelpaese. 54 «E c'è anche un'Italia che non guarda Sanremo».

Ha scritto Umberto Galimberti in “Siamo tutti omologati” pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 15 di gennaio 2022: E questa condizione è senza scampo, perché non avvertiamo l’omologazione come una coercizione.

domenica 13 febbraio 2022

Paginedaleggere. 89 «Diceva Marx a proposito delle ideologie: “Le idee dominanti sono le idee della classe dominante”».

 

A lato. "Chioggia, penna e acquerello" (2021) di Anna Fiore.

Tratto da “Il mito della verità” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 13 di febbraio dell’anno 2021:

venerdì 11 febbraio 2022

Paginedaleggere. 88 «Connessioni che incrementano la solitudine, lavoro senza reddito e reddito senza lavoro. Tutto ciò è l’aria del mondo».

 

A lato. "Canale di Bruges", acquerello (2022) di Anna Fiore.

Tratto da “La nuova politica è l’istituzione” di Giuseppe Genna, pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 6 di febbraio 2022: (…). Sulla gestione dell’attuale fase mondiale la politica appare confusa e inanella record di pubblica sfiducia. C’è da domandarsi però se la politica sia in grado di comprendere, ben prima che gestire, l’esistente, cioè l’intero pianeta nella rivoluzione sanitaria economica e sociale imposta dal virus. La politica sembra avere perduto l’anima delle cose, oltre le cose: se non parte da una prospettiva generale sul mondo, incontra il proprio disastro, il balbettio, il sospetto del magheggio costante e reiterato, la stanchezza del popolo considerato una massa di imbecilli. È una disdetta o una liberazione? L’amministrazione della sopravvivenza (che non coincide affatto con il governo dei tecnici) risulta più alta ed efficace di una strategia politica che non comunichi la sensazione che il futuro è il luogo delle possibilità. «La storia sarebbe estremamente deludente e scoraggiante, se non fosse riscattata dall’annuncio, sempre presente, della salvezza e dalla speranza», scriveva nel ‘77 Aldo Moro, uno degli interpreti italiani più acuti in fatto di politica profetica. Se la politica dismette la capacità di elaborare la profezia, con la speranza che ne consegue, è necessario un dispositivo diverso per interpretare i segnali della rivoluzione che è in atto ovunque. Questo dispositivo è l’istituzione. “Grande riposizionamento geopolitico”: il report 2022 di ControlRisks, società di consulenza globale, definisce così il fatto che «il mondo ha iniziato a ruotare in altro modo e un nuovo ordine mondiale si impone». Questo nuovo ordine verifica il collasso di ogni cosa nel suo contrario: democrazia efficace nell’avvitarsi della politica, debito che non è più debito, tecnologia che intossica l’ambiente per tentare poi di salvarlo, connessioni che incrementano la solitudine, competizione che preme per la cooperazione, lavoro senza reddito e reddito senza lavoro. Tutto ciò è l’aria del mondo: nelle nazioni, nei continenti, nel mondo. Nel pianeta. Questa ibridazione nazionale, europea e mondiale corrisponde a una rivelazione della natura dell’istituzione. Il discorso di accettazione di Sergio Mattarella (un minuto e 15 secondi) è esemplare in questo senso: l’istituzione non usa l’ingombrante pronome «io». Era già accaduto a Capodanno. Il Presidente uscente, che si sarebbe rivelato il Presidente entrante, aveva esplicitamente detto che l’istituzione è il luogo in cui l’uomo deve compiere un salto e spogliarsi di ogni appartenenza.

giovedì 10 febbraio 2022

Lamemoriadeigiornipassati. 29 «Nelle società complesse ad alto livello tecnologico, è ancora possibile la democrazia come espressione della volontà popolare?».

Ha scritto Silvia Truzzi in “Viva la democrazia, abbasso l’aristocrazia (“whatever it takes”)” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 10 di febbraio dell’anno 2021: Ricordate la scena dei parlamentari sculacciati da Giorgio Napolitano come scolaretti (“sordi”, “inconcludenti”, “irresponsabili”) eppure felici e plaudenti davanti alla ramanzina presidenziale? Era il 23 aprile 2013, giorno dell’irrituale (e incomprensibile) insediamento bis di Giorgio Napolitano (una analogia con l’ascesa al Colle nell’anno 2022 del nuovo presidente-bis n.d.r.), chiamato a salvare la patria dalle forze politiche incappate nel cortocircuito dell’elezione quirinalizia (stessa situazione di allora, ripetutasi nell’anno 2022, ben nove anni dopo n.d.r.). Quel momento, uno dei più tristi della nostra recente storia, ci è tornato in mente in questa ultima settimana di crisi di governo, a causa delle parole di un altro presidente della Repubblica. Sergio Mattarella ha chiesto ai partiti di sostenere il tentativo di Mario Draghi di formare un nuovo esecutivo: “Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. L’ora è grave. Non per Mario Draghi in sé, ma per la nostra democrazia, mai così maltrattata. Le parole di Mattarella (che come quelle del suo predecessore possono, e anzi devono, essere oggetto di analisi critica anche se non sembra più possibile farlo) suggeriscono che “l’alto profilo” sia in contrapposizione con la “formula politica”. La qual cosa si traduce in una delegittimazione, non priva di pericoli, della democrazia rappresentativa. Senza dire che l’idea di un governo tecnico, inteso come neutrale, è una pia illusione. Ogni scelta è politica (lo è stata, eccome, anche quella del whatever it takes) e nessun governo può prevedere quale realtà dovrà affrontare. Per fare un esempio, una pandemia di queste proporzioni non era in alcun modo preventivabile. Dunque i governi decidono e incidono sulla realtà sociale, per come si manifesta in quel momento. Un’altra idea tossica è quella della tecnica neutra (…): una bugia divenuta incontrovertibile verità. Le forze politiche di forte non hanno più nulla, visto il sollievo con cui hanno accolto un “governo senza colore” (nell’Italia dei colori pandemici!). Non dimentichiamo che gli esecutivi svincolati dal consenso popolare hanno lasciato segni poco popolari e per nulla neutri. L’implicita contrapposizione tra competenza e politica ha già fatto danni incalcolabili: il dibattito pubblico è ostaggio di un revanscismo livoroso e pericoloso verso i rappresentanti del popolo (dunque, del popolo) che si specchia nell’estasi con cui ci riferisce ai nuovi salvatori della patria. Come se il popolo non fossimo noi tutti, destinatari di una serie di diritti e doveri politici, protagonisti dell’autodeterminazione che si esprime con il voto. Il popolo viene citato solo nell’accezione dispregiativa (il “populismo” dei talk show). Arrivano “i migliori”: ma migliori di chi? Del popolo e dei populisti, di elettori ed eletti. Siamo sicuri che sia un bene far passare l’idea che ci può salvare solo un’aristocrazia affrancata dal popolo? Mentre i leader dei partiti si affannano a invocare il governo dei migliori sembra non si rendano conto che l’altro termine della comparazione sono loro: i peggiori. Abbiamo dovuto leggere che gli ottimati sono una reazione “all’uno vale uno”. È vero, la democrazia è esattamente questo: una testa un voto, non ci sono voti che valgono di più. La nostra Costituzione è tutta fondata sul principio di uguaglianza che ora si rinnega senza imbarazzi. Perché “non c’è alternativa”, perché “sennò vince Salvini”. Non è vero: un’alternativa c’è sempre. Magari non è la “migliore”, ma è di tutti, anche di quelli che sono peggiori e di quelli che si sentono, inspiegabilmente, migliori (per lo più scrivono sui giornali). La democrazia ha bisogno di tutti, e va difesa whatever it takes. Di seguito, “È possibile la democrazia in una società complessa?” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 25 di settembre dell’anno 2021: Al (…) pessimismo circa le sorti della democrazia aggiungo il mio che vede la nostra società che, anche se sembra "democratica" rispetto ai sovranismi (…) denunciati, in realtà è regolata dal mercato e dalla tecnica. Il mercato non ci percepisce come persone, ma unicamente come produttori e consumatori, per effetto di quel circolo vizioso per cui se non si consuma non si produce, e se non si produce si crea quella massa di disoccupazione che costituisce un pericolo sociale. E allora obblighiamo tutti a un consumo forzato dove "la fine" dei prodotti è anche "il loro fine" per evitare che il circolo vizioso si interrompa. Anche la tecnica non ci percepisce come persone, ma solo come funzionari di apparati che devono eseguire le azioni descritte e prescritte dagli apparati per conseguire il massimo degli scopi con l'impiego minimo dei mezzi. La politica non è più il luogo della decisione perché per decidere guarda l'economia, e l'economia per scegliere i suoi investimenti guarda le novità tecnologiche.

martedì 8 febbraio 2022

Paginedaleggere. 87 Byung-Chul Han: «La scomparsa dell’Altro è proprio il motivo ontologico per cui lo smartphone ci rende soli».

 

Ha scritto Federico Rampini in “Diventare rinoceronti senza accorgersi”, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” dell’8 di dicembre dell’anno 2018: Chi di noi ricorda la prima volta che vide per strada uno zombie umano camminare con gli occhi incollati allo schermo dello smartphone? Impossibile ricordarlo. Probabilmente la scena ci colpì solo per un attimo. (…). Chi ancora si ostina a camminare guardando gli altri negli occhi è destinato all’estinzione? Ci rendiamo conto della metamorfosi di massa cui ci hanno sottoposti i Padroni della Rete? Esperimenti da laboratorio su miliardi di esseri viventi. Cavie già affette da una mutazione irreversibile, temo: il sequestro dell’attenzione.

lunedì 7 febbraio 2022

Virusememorie. 86 «Leggo su una pagina in Rete: “Gli anziani sono molto importanti”. Ma è un articolo dedicato al comportamento degli elefanti».

 

Ha lasciato scritto l’indimenticato Norberto Bobbio nella Sua “Autobiografia” - Laterza editore (2004), curata da A. Papuzzi -: (…). E il passato rivive nella memoria. Il grande patrimonio del vecchio è nel mondo meraviglioso della memoria, fonte inesauribile di riflessioni su noi stessi, sull’universo in cui siamo vissuti, sulle persone e gli eventi che lungo la via hanno attratto la nostra attenzione.

domenica 6 febbraio 2022

Lamemoriadeigiornipassati. 28 «La fede, ce lo ricorda Pascal, non saprebbe cosa farsene di un Dio raggiungibile con gli strumenti della sola ragione».

 

A lato. Blaise Pascal (Clermont-Ferrand, 19 di giugno dell’anno 1623 – Parigi, 19 di agosto dell’anno 1662).

Ha scritto il teologo Vito Mancuso alla pagina 66 del Suo volume “Dio e il suo destino” – Garzanti editore (2015), pagg. 463, € 20 –:

sabato 5 febbraio 2022

Notiziedalbelpaese. 53 «Il crollo del sistema è dato per sicuro se chi governa non si dice europeista, atlantista, e rapido nel decidere».

 

A commento della “pantomima quirinalizia” (ancora in corso), così ha scritto Michele Serra in “Intrattenere il pubblico” sul quotidiano “la Repubblica” di sabato 29 di gennaio 2022: A qualunque ora del giorno si cerchino notizie sulle presidenziali, zoomando su Roma centro si vede il Salvini (in verità non era il solo, seppur sia stata la “macchietta” più in vista di quella “pantomima” n.d.r.), di ottimo umore, con un bavero di microfoni sotto il mento, che aggiorna sulla sua febbrile attività di tessitore. Lascia intendere di avere appena incontrato le più eminenti personalità del Paese, anche quelle segrete (Sgarbaglia? Parozzi? Frisacchio?), evidentemente tutte residenti nelle viuzze attorno, altrimenti non si spiegherebbe come e quando avrebbe potuto raggiungerle. Fa capire di avere in tasca due o tre carte importanti, variandole a seconda della necessità del momento, come il mago Forest. Fin qui deve avere pronunciato almeno una dozzina di nomi papabili, l'ultimo dei quali, Casellati, esposto così gravemente al fuoco amico da non avere nemmeno scomodato quello nemico.

venerdì 4 febbraio 2022

Paginedaleggere. 86 «Così parlò Zarathustra: "Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza!"».

 

Ha scritto Enzo Bianchi in “La dignità del corpo” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 12 di luglio dell’anno 2021: (…). Il corpo è il nostro modo di essere al mondo, di prenderne parte, di rispondere ai suoi molteplici richiami e alle sollecitazioni che ci chiedono di accogliere gioia e piacere, dolore e fatica, apertura a comunicare e chiusura che come un muro crea un'invalicabile barriera. Sì, proprio questo nostro corpo, costruito da noi ogni giorno, ma anche plasmato dagli altri e dagli eventi della vita, sovente è ridotto a un'immagine, anzi a diverse immagini che la società veicola e ci offre. Soprattutto i mezzi di comunicazione presentano visioni e immagini privilegiate di corpi esenti dal dolore, non deformati dalla malattia, non intaccati dalla bruttezza. Siamo così istigati all'esaltazione del corpo prestante, a un'idolatria della giovinezza, a un'esibizione di ciò che può provocare piacere. Corpo seducente, sempre sano, la cui bellezza ci sveglia e ci ferisce, eppure un corpo muto, non eloquente, senza profondità, omologato ai canoni estetici dominanti, sovente parcellizzato e cosificato. Nessuna possibilità di scorgere la simbolicità del corpo, che in realtà è sempre un appello, una vocazione a essere un ponte o un muro, capace di accogliere o di respingere. C'è dunque l'esigenza di riprendere in mano il rapporto con il proprio corpo e con il corpo dell'altro non attraverso immagini idealizzate del corpo, bensì a partire dall'aspetto meno piacevole, quello della sofferenza. È quel che non vogliamo vedere, nel corpo dei carcerati picchiati e torturati, nel corpo di donne violentate, nel corpo degli scarti della società che non possiamo non incontrare. (…).

giovedì 3 febbraio 2022

Lamemoriadeigiornipassati. 27 «Nel 1959 abbiamo smesso di essere educate a diventare madri e abbiamo incominciato ad essere educate a diventare oggetti del desiderio altrui».

 

Ha scritto Michele Serra in “Una destra triste”, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 2 di febbraio 2022: Vaghi riverberi di una stagione ormai spenta, riappaiono in tivù i protagonisti, invecchiatissimi, dell'epopea di Papi e delle cene eleganti. Emilio Fede e Lele Mora, segnati dal tempo inesorabile che li separa dai loro anni di gloria, e qualche attempato onorevole che votò pro-nipote di Mubarak e oggi allarga le braccia e sorride impotente, come spetta ai comprimari. Più una intervista, tristissima, a Noemi Letizia, oggi una giovane donna che indossa più cicatrici che ori.

mercoledì 2 febbraio 2022

Paginedaleggere. 85 «Il "paese che amo" non è altro che lui stesso: un uomo e un Paese».

 

A lato. "Piazza S.Simeone" (Roma), acquerello (2021) di Anna Fiore.

A proposito di “patria”, “paese” e quant’altro attenga allo spirito (malsano assai, nei secoli saeculorum) di appartenenza ed identità collettiva ne ha scritto Marco Belpoliti in “Paese” pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 30 di gennaio 2022: "Il paese che amo" è un refrain di Silvio Berlusconi. Amore tutti sanno cos'è per averlo provato almeno una volta nella vita. Ma Paese cosa significa? Per il Cavaliere sta al posto di Italia, parola che c'è già nel logo del suo partito, di cui Paese è sinonimo. La parola deriva dal latino pagus, villaggio, termine che nel XII secolo indicava "una grande estensione di territorio abitato e coltivato". Solo alla fine del XIII ha cominciato a indicare: nazione, stato, patria. Berlusconi da vero pubblicitario sa che Paese suona meglio di Patria per la maggior parte degli italiani, che sono, nonostante tutto, dei "paesani", legati al luogo in cui sono nati. Patria è un termine che usa Giorgia Meloni insieme a "patriota", parola il cui significato oscilla a seconda dei parlanti: nel 1944 indicava i fascisti della Repubblica Sociale come i partigiani.

martedì 1 febbraio 2022

Notiziedalbelpaese. 52 «La lingua-fumo, quella che serve a nascondere più che a svelare».

 

Ha scritto Gustavo Zagrebelsky in “Ora silenzio e serietà” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di oggi, martedì 1 di febbraio 2022: (…). La realtà sta tutta in una parola: "intestarsi". Tutti i possibili candidati sono stati, come si usa dire, "bruciati" nel momento in cui sono apparsi sulla scena. Possiamo dire: proposta e bruciatura hanno fatto un tutt'uno.