"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 30 settembre 2021

Piccolegrandistorie. 05 «Sul ring ho imparato che l'animo umano è torbido e imperscrutabile».

 

A lato. "San Gregorio" di Capo d'Orlando, acquerello (2021) di Anna Fiore.

Tratto da “Ma davvero solo chi non ha paura non fa paura?” di Claudia de Lillo – in arte Elasti – pubblicato sul settimanale “D” del 30 di settembre dell’anno 2017:

martedì 28 settembre 2021

Paginedaleggere. 51 «La speranza è il frutto di relazioni vive, si nutre dell’essere insieme: mai senza l’altro!».

 

Tratto da "L’esercizio della speranza" di Enzo Bianchi – già priore della Comunità monastica di Bose – pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 28 di settembre dell’anno 2020:

lunedì 27 settembre 2021

Notiziedalbelpaese. 29 «L’ossessione omicida del maschio abbandonato non è una tara individuale».

 

Una “storia” nerissima – “Solo donne nel mirino” – raccontata da Carlo Lucarelli e pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 24 di settembre 2021: A Marc è sempre andato tutto male. Sempre. Tutto. Voleva iscriversi all’Ècole Polytechnique di Montreal, la sua città, ma non l’hanno preso. Voleva entrare nell’esercito canadese, magari nelle forze speciali, come suo zio, ma non l’hanno preso neanche lì. Lavorava come cameriere nella caffetteria dell’ospedale, ma proprio non ci sapeva fare con i clienti, così dopo un po’ l’hanno tolto dal servizio ai tavoli e l’hanno infilato in cucina, e stare lì a lui non piace. Marc è arrabbiato, si lascia andare sempre più spesso a discorsi pieni di astio e la gente lo evita, così si ritrova sempre solo. Ha venticinque anni e non ha nessuno, una fidanzata, un amico. Prima stava con la madre, che anche lei si faceva molto gli affari suoi, poi con la sorella, poi lascia anche lei e va a vivere da solo. O meglio: isolato. Niente, non gli va bene niente, non gli è mai andato bene niente. Potrebbe pensarci su, prendere coscienza dei suoi problemi, superare i suoi limiti e crescere. Magari fare i conti con la figura di suo padre, un uomo durissimo, che ha sempre considerato la moglie e i figli come oggetti da possedere e comandare con la forza e che ha sicuramente segnato la sua infanzia. Ma non ce n’è bisogno, perché Marc lo sa di chi è la colpa di tutte quelle cose che gli vanno male, il lavoro, lo studio, le relazioni, tutto. Lo sa con certezza assoluta e non ha bisogno di nient’altro. Le ragazze. O meglio, le femministe. Insomma, le donne. Così, un giorno di dicembre del 1989, Marc Lépine va in un negozio della Checkmate Sports e si compra un fucile semiautomatico Ruger, di quelli col calcio di metallo e il caricatore a mezzaluna. Sa usarlo bene, come gli ha insegnato lo zio delle forze speciali. Si è anche comprato un sacco di proiettili. In tasca ha una lettera delirante, scritta troppo in fretta, dice, in cui ce l’ha con la vita, col governo e con le femministe. E coi giornali, che di certo lo definiranno “il killer pazzo”. Armato così, il 6 dicembre, va all’École Polytechnique e si infila nella prima aula che trova, la 230. Fa uscire professori e alunni maschi, mette le studentesse contro il muro e comincia a sparare. Ne ammazza nove, poi esce e gira per l’Università, sparando a tutte le donne che incontra. C’è un bellissimo film di Denis Villeneuve che lo racconta, Polytechnique, così nitido e agghiacciante nella sua banale ferocia, che fa paura. Prima di fermarsi e spararsi un colpo in testa con il suo Ruger semiautomatico, Marc uccide quattordici persone e ne ferisce altrettante. Alcune delle sue vittime torna indietro a finirle con un coltello da caccia. Sono tutte donne. Su quel che avviene nel bel paese tra maschi assassini e donne vittime inermi. Ne ha scritto in “Perché uccidono le donne” Michele Serra sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 24 di settembre 2021: Credo (…), sia pure da incompetente, che l’aspetto psichiatrico della violenza sulle donne sia macroscopico. (…). Ma c’è anche, alla base di questo mare di violenza, una gigantesca questione politica e culturale. L’ossessione omicida del maschio abbandonato non è, purtroppo, una tara individuale. È una specie di tara sociale: perché l’idea che la femmina appartenga al maschio è largamente condivisa, in forma esplicita e spesso perfino “legale”, in molte parti del mondo, specie del mondo islamico; ma ancora abita nel profondo anche Paesi che consideriamo emancipati, come il nostro.

domenica 26 settembre 2021

Paginedaleggere. 50 «Hannah Arendt: "L'educazione è il punto in cui si decide se amiamo abbastanza il mondo”».

A lato. "Barche nel canale",  tempera (1979) di Anna Fiore.
 
Ha scritto Enzo Bianchi – già priore della Comunità di Bose – in “Il compito dell’insegnante” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 5 di luglio 2021: (…). Scrive Lyotard ne' La condizione postmoderna che: "L'altro principio secondo il quale l'acquisizione del sapere è inscindibile dalla formazione dello spirito e anche dalla personalità cade e cadrà sempre più in disuso. Il sapere viene prodotto per essere venduto e consumato, valorizzato in un nuovo tipo di produzione... si arriverà alla mercificazione del sapere". Ma la presenza di maestri come Edgar Morin rappresenta una resistenza a questo andamento e sempre risulta capace di creare kairoi, occasioni per far presente le necessità e i bisogni dello spirito umano che non possono essere dimenticati. Ecco allora la altissima dignità dell'insegnare: occorrono uomini e donne che sappiano fare segno che si facciano portatori e trasmettitori di segni. L'insegnante è colui che consegna segni, simboli chiavi ermeneutiche per interpretare la realtà e la vita. È colui che indica l'orizzonte, che "orienta", che aiuta a discernere il luogo in cui sorge la luce. Nella tradizione sapienziale ebraica la sapienza è l'arte di saper dirigere la vita e il sapiente è colui che insegna a tener saldo il timone della nave della vita. Il sapiente è un esperto della vita e le sue parole potranno essere come dice Qoelet pungoli, stimoli alla ricerca, e pietre miliari, indicatrici di cammini: suggeriscono ma non impongono non tacciono ma neppure urlano. Come "l'oracolo che è in Delfi non dice, non nasconde, fa segno". Insegnare significa porre gesti espressivi che siano portatori di senso. E non dimentichiamo che il senso va colto nella sua triplice accezione di significato, orientamento, gusto. Il significato ci porta a comprendere la realtà, il mondo, l'orientamento ci fornisce la direzione da prendere nella vita, e ci indica il fine dell'esistenza e il gusto-sapere ci rimanda all'estetica vitale per l'umanizzazione.

sabato 25 settembre 2021

Virusememorie. 78 «Oltre alle idee che “pensiamo”, ci sono le idee che “ci possiedono” e ci governano con mezzi che non sono logici».

 

Ha scritto Umberto Galimberti in “A proposito dei No Vax” pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 18 di settembre 2021: Facciamo un po’ d’ordine. (…).

giovedì 23 settembre 2021

Paginedaleggere. 49 Adunni: «Grazie, dico a tutti i libri sulle mensole, a tutti i miei amici libri, che mi hanno aiutato a trovare una libertà nella prigione».

 

Ha scritto Umberto Galimberti in “Una scuola senza”, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 13 di marzo dell’anno 2005: Io ormai ho perso ogni speranza. E quando vedo un adolescente avvicinarsi alla scuola superiore, tremo per lui.

martedì 21 settembre 2021

Uominiedio. 34 «La religione è domande e non risposte, ricerca e non certezza, umiltà e non arroganza».

 

Ha scritto Michele Serra in una Sua corrispondenza - “Parlare in nome di Dio” – pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 17 di settembre 2021: (…). Ho seguito distrattamente la disputa sulla Torah, le questioni teologiche non mi appassionano, forse è un mio limite.

domenica 19 settembre 2021

Virusememorie. 77 «L'esitazione è questione di emozioni e la scienza spesso sopravvaluta il ruolo del logos e sottovaluta quello del mythos».

 

A lato. Manifestazione Novax in Polonia.

Tratto da “Ai No Vax serve un'iniezione di fiducia”, intervista di Riccardo Staglianò all’antropologa Heidi Larson pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 10 di settembre 2021:

sabato 18 settembre 2021

Piccolegrandistorie. 04 «Il presente, in mancanza di futuro, vivacchia sulle spalle del passato».

 

A lato. "Cefalù", acquerello (2021) di Anna Fiore.

Tratto da “Le pensioni” di Giacomo Papi, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 18 di settembre dell’anno 2010:

giovedì 16 settembre 2021

Paginedaleggere. 48 Clifford Stoll: «E se i computer andassero a sostituire i cattivi insegnanti? Ma no, basta licenziarli e assumerne di competenti».

 

Riporta Umberto Galimberti - in “La digitalizzazione della scuola” pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” dell’11 di settembre 2021- quanto ha sostenuto e scritto Clifford Stoll in “Confessioni di un eretico high-tech. Perché i computer nelle scuole non servono”: «I computer non mi spaventano, in fin dei conti li ho programmati sin dalla metà degli anni Sessanta. (…). Non mi importa che il mondo del business sperperi fortune in mirabolanti attrezzature della dubbia utilità, ma divento furioso quando vedo le nostre scuole lanciarsi volontariamente nell’ondata di piena della tecnologia. Come pecore, folle di educatori si mettono in coda per poter riempire di cavi le proprie scuole. Nel frattempo gli insegnanti di lettere devono sopportare studenti semianalfabeti che non sono in grado di scrivere due righe sensate. (…). Cinquanta minuti di lezione non possono venire liofilizzati in quindici minuti multimediali. E se i computer andassero a sostituire i cattivi insegnanti? Ma no, basta licenziarli e assumerne di competenti».

martedì 14 settembre 2021

Paginedaleggere. 47 Bernardo Valli: «Ricordo quel primo contatto con i Talebani, dei quali allora conoscevo ben poco».

 

Ha scritto Michele Serra in una Sua corrispondenza – “L'Occidente non è il mondo” – pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 27 di agosto 2021:

domenica 12 settembre 2021

Paginedaleggere. 46 «Il populista odierno crede di essere libertario ma non sa niente di quella parola».

 

A lato. Lo scrittore Maurizio Maggiani.

Tratto da “Ho scritto cent’anni di sfiga”, intervista di Paolo Di Paolo a Maurizio Maggiani pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 3 di settembre 2021: "Fra i primissimi lettori (del nuovo libro “L’eterna gioventù”, Feltrinelli editore, pagg. 280, euro 18 n.d.r.) c'è chi mi ha detto: 'Ma questo è il Cent'anni di solitudine italiano!'. Bel complimento, esagerato. Ho risposto: semmai è Cent'anni di sfiga". (…).

sabato 11 settembre 2021

Capitalismoedemocrazia. 71 «Sussidiare in modo intelligente permette alla gente di vivere e investire nel proprio futuro».

Tratto da “Un altro capitalismo è possibile”, intervista di Giuliano Aluffi al sociologo americano Fred L. Block, docente di Sociologia alla University of California, pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 3 di settembre 2021:

venerdì 10 settembre 2021

Paginedaleggere. 45 «L'umanità non è una garanzia, non è il paradiso delle virtù, e neppure l'inferno di tutte le bassezze».

 

A lato. Guercino, "Et in Arcadia ego" (1618-1622).

Tratto da “Tra luce e buio l’eterno enigma dell’Ecclesiaste” di Gustavo Zagrebelsky, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di ieri giovedì 9 di settembre 2021:

giovedì 9 settembre 2021

Paginedaleggere. 44 Freud: «I miei pazienti ridono quando sono sul punto di scoprire qualcosa d'inconscio».

 

Tratto da “Non si ride mai da soli. Perché il riso ha senso solo nello scambio” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 9 di settembre dell’anno 2017: Una risata può dire più verità di quanto non facciano le parole. E liberarci in un istante da ogni codice istituzionale.

mercoledì 8 settembre 2021

Piccolegrandistorie. 03 «Per millenni dirsi addio è stato naturale, il coronamento di ogni incontro».

 

Tratto da “Imparare a dirsi addio” di Giacomo Papi, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” dell’8 di settembre dell’anno 2012: (…). …sono tante le persone che sembravano di passaggio, e invece hanno contato. Gli incontri che la memoria sceglie. Una maestra innamorata e distratta, un compagno di classe che non parlava a nessuno e una mattina ti ha scelto per dire "ciao" con una voce nuova di zecca, una ragazza che leggeva un libro in un parco con una gazza ladra sulla spalla, un tipo olandese con cui hai parlato una notte d'agosto. Il mio amico del cortile.

martedì 7 settembre 2021

Paginedaleggere. 43 Almodovar: «La velocità del consumo riduce in tempi rapidissimi ogni prodotto a spazzatura, a rottame, a qualcosa di cui non resta traccia».

 

A lato. Pedro Almodovar e la madre.

Tratto da “La paternità non fa per me”, intervista di Marco Cicala a Pedro Almodovar pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 27 di agosto 2021: (…): "È un film (“Madres paralelas”, che ha aperto l’ultima edizione della “Mostra del Cinema” di Venezia n.d.r.) sull'identità (…). Sulla ricerca di una verità personale e di una verità storica. Sui nostri antenati e sui nostri discendenti. Al centro c'è il dilemma morale di una donna che vorrebbe ritrovare i resti del bisnonno fucilato dai franchisti durante la Guerra civile, ma allo stesso tempo si scontra con la verità di un segreto intimo molto ingombrante. (…)".

Sparse per la Spagna, restano sepolte le ossa di centomila persone. "Non abbiamo ancora una mappa precisa delle fosse comuni. Ma poche settimane fa è passata una legge di "Memoria democratica" in base alla quale sarà lo Stato a finanziare gli scavi per recuperare i resti dei desaparecidos e restituirli alle famiglie. Non che i governi precedenti lo avessero rimosso, però in un modo o in un altro avevano cercato di schivare il problema delle stragi franchiste. Quello della verità storica resta un debito aperto con la società spagnola. Un debito che bisognerà saldare quanto prima. (…)".

Perché questo eterno ritorno nel "Regno delle madri"? "Quando ero bambino, in un villaggio nella Mancha, la Spagna era un Paese patriarcale, e credo che in parte lo sia rimasto. In casa, il nonno o il padre avevano una sedia speciale, tutta per loro, una specie di trono. Il padre era il re, ma tutte le funzioni ministeriali venivano svolte dalla madre. La madre era la figura che manteneva i rapporti col mondo esterno, che risolveva i problemi. Negli anni del dopoguerra, le donne si occupavano della casa e andavano a lavorare nei campi. Quando era fuori, mia madre mi lasciava nel patìo delle vicine. I cortili interni erano un Sancta Sanctorum femminile. Erano il posto dove le donne lavavano, stendevano i panni, fabbricavano oggetti artigianali, cantavano, ma soprattutto parlavano di qualsiasi cosa. Penso che la voglia di raccontare, il gusto della realtà mischiata alla finzione, mi siano venuti da lì, dalle storie del vicinato. Storie di tradimenti, suicidi, incesti... Credo che i personaggi femminili dei miei film siano una trasposizione di quelle donne forti che da bambino ascoltavo nei cortili".

lunedì 6 settembre 2021

Piccolegrandistorie. 02 «Cosa vuole tua madre che tu sia? - Un uomo felice -. Cosa vuole tuo padre che tu sia? - Un uomo in gamba -».

 

Tratto da “Ho visto aquile in volo. E con loro morirò” di Roberto Saviano, pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 6 di settembre dell’anno 2020: Quando volo dismetto ogni coraggio, lo ammetto. Le statistiche dicono che l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro, ma confesso che staccare i piedi dal suolo è ogni volta un trauma.

domenica 5 settembre 2021

Paginedaleggere. 42 «La scuola non è un luogo che si regola sul principio del piacere».

Tratto da “Perché studiare anche le materie che non amiamo” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 5 di settembre dell’anno 2015: Le intelligenze sono diverse, ma la scuola, non potendole seguirle tutte, è bene che privilegi l'educazione logico-matematica.

sabato 4 settembre 2021

Notiziedalbelpaese. 28 «La sede del dibattito? La politica ha smesso di esserlo da tempo».

Ha scritto Michele Serra in “Parlare con chi non vuole parlare” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di ieri 3 di settembre 2021: Bisogna parlare con i No Vax, scrive Vittorio Lingiardi, psicologo, perché bisogna parlare con chi vive nel disagio e nell'esclusione (…). È vero, è sacrosanto, ma è molto difficile. Perché "parlare", se si parla per davvero, presume una disponibilità all'ascolto già rara di suo, e da tempo in frantumi a causa dell'andamento molto poco dialettico dei social, fondati sull'assertività e la velocità. Ogni parola provax è imputata, a prescindere, di essere biforcuta, prezzolata. L'ultima volta che ci ho provato, dicendo a una persona non vaccinata che morti e ammalati gravi, in tutto il mondo, sono in grande maggioranza non vaccinati, mi ha risposto, impenetrabile: "Sono tutte bugie. Big Pharma si è comperata la scienza e il giornalismo al completo". Come proseguire la conversazione, con uno che ti dice: tu menti a prescindere, e io non ti credo a prescindere? Quale sarebbe, poi, la sede del dibattito? La politica ha smesso di esserlo da tempo. La sua prolissa chiacchiera congressuale e precongressuale, montagne di carta, ore di parole, ha lasciato il posto a spot sincopati, buoni per un triste tigì o un tweet puerile (tweet è parola puerile in sé), e le assemblee dove ci si scannava per ore, logomachie vinte o perse per sfinimento, sono solo memoria dei vecchi, inservibile per chi ha meno di sessant'anni. I giornali sono luoghi per pochi, e spesso così gregari dei social da non sapere più da che parte cominciare, per organizzare una discussione come si deve. I social sono l'arena perfetta per fare la conta delle fazioni, chi sta in mezzo non ha ascolto, non ha spazio, non ha futuro. E dunque? Provare, per la strada, a dire ad alta voce: "No Vax, ti voglio parlare?". E se poi quello non vuole parlare con me?

giovedì 2 settembre 2021

Piccolegrandistorie. 01 «Ci mettemmo a volteggiare tra tavolo e fornelli, cantando Ciribiribin».

A lato. "Barche in secca", acrilico su tavola (2019) di Anna Fiore.

Tratto da “L'ultimo valzer con mio papà” di Claudia de Lillo – in arte Elasti - pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 2 di settembre dell’anno 2017:

mercoledì 1 settembre 2021

Quellichelasinistra. 23 Kean Loach: «Non ci può essere alcuna tolleranza per nessuna forma di razzismo»

A lato. Kean Loach.

Ha scritto Umberto Eco in “Pape Satàn Aleppe” - “La nave di Teseo” editrice (2016), pagg. 469, € 20 -: “(…). Crisi delle ideologie e dei partiti: qualcuno ha detto che questi ultimi sono ormai dei taxi sui quali salgono un capopopolo o un capobastone che controllano dei voti, scegliendoli con disinvoltura a seconda delle opportunità che consentono – e questo rende persino comprensibili e non più scandalosi i voltagabbana. Non solo i singoli, ma la società stessa vive in un continuo processo di precarizzazione. Che cosa si potrà sostituire a questa liquefazione? Non lo sappiamo ancora e questo interregno durerà abbastanza a lungo. Bauman osserva come (finita la fede in una salvezza proveniente dall’alto, dallo Stato o dalla rivoluzione), sia tipico dell’interregno il movimento d’indignazione, questi movimenti sanno cosa non vogliono ma non sanno cosa vogliono. (…)”. Tratto da Kean Loach. Il Labour è delle èlite”, intervista di Sabrina Provenzani al grande regista britannico pubblicata sul settimanale “L’Espresso” del 22 di agosto 2021: (…): «Lo stato maggiore laburista ha infine deciso che non sono adatto a far parte del loro partito, poiché non rinnegherò quelli che sono stati già espulsi. Bene. Sono orgoglioso di restare leale ai buoni amici e compagni vittime della purga. Non c’è dubbio che sia in corso una caccia alle streghe. Starmer e la sua cricca non guideranno mai un partito del popolo. Noi siamo tanti, loro sono pochi. Solidarietà».

Che Labour è un Labour che espelle Ken Loach, il regista che più di tutti ha sempre raccontato, con doloroso realismo, gli aspetti più brutali della società inglese, ciò che resta della working class falcidiata da Margaret Thatcher, la trappola della gig economy, la perdita di ogni dignità che accompagna la perdita del lavoro? «Espellere me significa mandare un segnale alla sinistra del partito, alle centinaia di migliaia che si sono iscritti, trascinati da Corbyn e dal suo progetto di trasformazione politica, sociale ed economica. Se possono liberarsi di me possono liberarsi di chiunque».

Ma il progetto di Corbyn è fallito... «No, nel 2017 il Labour di Corbyn è arrivato vicino alla vittoria. Abbiamo perso per un pugno di voti. Ma poi si è trovato davanti uno sbarramento formidabile, l’opposizione dell’intero establishment. Non solo i Tories, ma tutto l’establishment: quello che è interessante è che la classe al potere ha usato la destra laburista, quella degli eredi di Blair, deboli fra gli iscritti ma ancora forti in Parlamento, e il sistema mediatico, inclusa la Bbc e il Guardian. Hanno fatto breccia anche nelle roccaforti laburiste povere delle Midlands e del Nord, dove sono ambientati i miei ultimi film I, Daniel Blake e Sorry we missed you; regioni devastate dalla Thatcher, per cui il Labour di Blair e Brown non ha fatto nulla, che non hanno più alcuna speranza e hanno riversato la loro rabbia contro gli amministratori locali laburisti. Eppure la proposta politica di Corbyn e di John McDonnell avrebbe portato ad una vera trasformazione del Paese, con il ritorno in mani pubbliche dei servizi. Prevedeva, fra l’altro, una vera lotta al cambiamento climatico, a partire dalla proprietà e gestione pubblica dell’energia, con una rigenerazione verde proprio di quelle regioni dimenticate. Si immagina quali profondi cambiamenti, sociali, politici, strutturali, questo avrebbe portato? Per impedirlo il sistema ha serrato le fila, con una character assassination contro Corbyn di una violenza che non avevo mai vista».

E che secondo lei è passata per le accuse di antisemitismo? «Assolutamente sì. Chiariamo un punto: l’antisemitismo nel partito laburista esiste, come in tutti i partiti britannici. Ed è ributtante. Non ci può essere alcuna tolleranza per nessuna forma di razzismo: deve essere eliminato alla radice. Ma è completamente assurdo accusare di antisemitismo uno come Jeremy Corbyn, uno che ha dedicato la sua vita a combattere ogni forma di razzismo».

È quello che sta succedendo a lei? «Vengo attaccato anche con accuse di antisemitismo. E allora sarò esplicito: io supporto quegli ebrei per i quali antisionismo non coincide con antisemitismo. Il sionismo politico è un progetto che deve essere soggetto a rigorosa analisi, deve essere criticabile, e invece nel partito laburista ora prevale una fazione pro Israele che dichiara che l’antisionismo, la critica politica al progetto sionista, è il nuovo antisemitismo. Questo rende impossibile un libero dibattito su Israele, perché tutto viene strumentalizzato dalla destra del partito, pro Israele, per liberarsi della sinistra, che è il vero obiettivo da distruggere. In ogni caso nelle motivazioni della mia espulsione non c’è alcun riferimento all’antisemitismo: sono stato espulso per il mio sostegno a gruppi critici della leadership. Il problema è il deficit di democrazia nel Labour, che va avanti da mesi ed è pervasivo».

A questo si riferiva, quando nel suo tweet in cui annunciava l’espulsione ha scritto: “Non c’è dubbio che sia in corso una caccia alle streghe”? «L’ho denunciato pubblicamente. Starmer è stato scelto come l’unificatore delle anime del Labour, ma è stato un errore. Lui è espressione di quell’establishment di cui parlavo, che vuole liberarsi della sinistra. Le sezioni di sinistra sono chiuse da sei mesi, senza spiegazione, per un diktat dall’alto. Qualsiasi risoluzione critica di Starmer viene bloccata, i candidati della sinistra a posizioni locali, votati dagli iscritti, vengono ostacolati, i normali processi democratici interrotti, mozioni a sostegno della Palestina bloccate. E il partito vive un’emorragia: lo hanno lasciato in 120mila, quasi un quarto dei membri».

Lei ha scritto anche: “Starmer e la sua cricca non guideranno mai un partito del popolo. Noi siamo tanti, loro sono pochi”. «Con Corbyn il partito laburista inglese era diventato il maggiore in Europa. Seicentomila iscritti. Questo va distrutto, perché a Starmer non serve un partito di massa, e certamente non serve un partito di sinistra che ottenga cambiamenti reali. Vuole un partito blairista, socialdemocratico di destra, agile, alleato del grande business, finanziato dal grande business e difensore della ricchezza privata, di cui ridistribuire nei servizi pubblici le briciole. Non vuole attivisti o membri: vuole parlare direttamente agli elettori tramite la Bbc, il Guardian e la stampa di destra. Anche in questo si ispira a Blair e al suo accordo con Murdoch. Perché è cosí che Blair ha vinto le elezioni».

Lei ritiene che Blair abbia un ruolo da burattinaio nella strategia di Starmer? Che possa tornare alla politica attiva? «È molto presente sui media, ma non credo possa tornare in campo, perché la massa degli iscritti lo considera un bugiardo e non gli perdona la guerra in Iraq. Ma anche Starmer è un bugiardo. Pensi al paradosso della gestione di Brexit. Corbyn ha sempre detto di voler rispettare la volontà del popolo, e l’esito del referendum. Chi ha tenuto una posizione ambigua, rigettata dagli elettori laburisti del Nord, pro Brexit? Chi era il responsabile del dossier Brexit nel Labour? Keir Starmer».

Cosa c’è dopo l’espulsione? Una nuova formazione politica a sinistra, che raccolga i molti transfughi? «No, non per me almeno. E dubito che Jeremy Corbyn o John Mc Donnell torneranno a candidarsi. Ora penso che debbano essere i sindacati a mobilitarsi, perché sono gli unici ad avere le risorse finanziarie e il seguito per mobilitare i lavoratori».

Se oggi lei dovesse scegliere una nuova storia da raccontare, cosa racconterebbe? (…). «Non posso dirlo. Poi lei lo scrive e mi rovina i piani».

Però, la questione più urgente? (…). «Ci sono tanti temi, ma forse ora la storia da raccontare è questa: le opzioni e le possibilità della sinistra».