"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 25 ottobre 2022

Dell’essere. 59 Platone: «La mente non si apre se prima non si è aperto il cuore».

Spicilegio”. Di seguito, “Chi sono i nostri giovani digitali?” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” del 24 di settembre 2022. Scrive il lettore A.B.:

lunedì 24 ottobre 2022

Dell’essere. 58 Enzo Bianchi: «Nell’educazione dei giovani sarebbe opportuno non offrire “tutto”, ma insegnare a ordinare il desiderio e a scegliere».

Spicilegio”. Ha scritto Domenico Starnone in “Solo se interrogato”: (…). Li vedo arrivare ogni mattina, si seggono nei banchi, aspettano. A osservarli, non hanno niente a che fare con la parola “massa”. Sono individui tutti differenti che si sforzano di esprimere la loro specificità. Certo, sono vestiti spesso allo stesso modo (…), ricorrono alla stessa gergalità, gesticolano e si muovono a seconda della star di cui diventano di volta in volta fan, portano nomi e nomignoli derivanti dai consumi culturali delle loro famiglie e del loro gruppo.

domenica 23 ottobre 2022

Dell’essere. 57 Dietrich Bonhoeffer: «Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità».

 

A lato. "Procida", acquerello (2022) di Anna Fiore.

Spicilegio”. Ha scritto Paulo Coelho in “Il diavolo e la signorina Prym”: (…). Il bene e il male hanno la stessa faccia. Tutto dipende dal momento in cui attraversano il cammino di ogni essere umano. (…). Di seguito, “Il senso di responsabilità” di Enzo Bianchi – già priore della Comunità Monastica di Bose – pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 3 di ottobre 2022: L'emergenza dovuta alla pandemia che ha ristretto il campo della nostra osservazione, la preoccupazione per la guerra ai confini dell'Europa - una guerra tra Russia e Occidente, come si è subito rivelata -, le difficoltà dovute alla recessione economica che stiamo attraversando ci hanno impedito di leggere ciò che stiamo vivendo nel quotidiano a livello individuale e sociale. Ma se si cerca di farne una lettura formulandone un giudizio ci rendiamo subito conto che l'involgarimento del gusto, l'imbarbarimento dei modi, la mediocrità e la rozzezza (quest'ultima chiamata da Robert Musil "prassi della stupidità") pervadono ogni ambiente della nostra società. Il clima in cui viviamo è ormai per molti di noi un'insostenibile pesantezza, perché deteriora e compromette la qualità della vita personale e collettiva, l'"io" e il "noi". A questo appiattimento acritico su modelli spesso importati, a una cultura segnata da competitività, aggressività, negazione del diverso, sembra non sia possibile reagire efficacemente in campo educativo, per cui l'involgarimento è dilagante. Sappiamo elencare le crisi che stiamo attraversando, ma forse alla radice di molte di queste dovremmo riconoscerne una: la crisi del senso di responsabilità. Essere responsabili significa tenere costantemente presente il volto dell'altro, degli altri, perché il volto sempre si volge a me con una domanda, un'attesa, la richiesta implicita di una risposta che è la prima forma di responsabilità. Ma per arrivare a possedere il senso di responsabilità occorre resistere all'esproprio dell'interiorità, tentata dalla dominante colonizzazione della cultura di massa, sempre più tecnicizzata. Senza una vita interiore in cui possano sorgere le domande chi mai potrà tentare vie di libertà? Anche l'educazione come potrebbe avvenire in modo fecondo senza la formazione dello spirito o della vita interiore? Troppo scarsa è l'attenzione che si dedica alla preparazione alla vita, alla formazione del carattere, all'esercizio del pensare e del discernere, e va anche denunciato come sia mancata una trasmissione da parte di quelli che dovevano essere "trasfusori di memoria". Abbiamo avuto invece dei rottamatori che ci hanno lasciato solo rovine, e ora il panorama si presenta desertificato. È soprattutto nella vita della polis che si mostra il senso di responsabilità che impedisce il regnare della demissione. Sì, la demissione di fatto non può essere chiamata con altro nome che con quello di "stupidità". Scrive Dietrich Bonhoeffer nelle lettere dal carcere: "Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità ci si può opporre con la forza... ma contro la stupidità non abbiamo difese... in determinate circostanze gli uomini vengono resi stupidi, o si lasciano rendere tali. Il potere di alcuni richiede la stupidità degli altri". Parole che dicono l'urgenza di opporre resistenza, di impegnarsi in una vita interiore, per essere dotati del senso di responsabilità.

venerdì 21 ottobre 2022

Piccolegrandistorie. 30 Giovanni De Luna: «Il fascismo non seppe garantire agli italiani il cibo, non li aiutò nei loro affanni quotidiani, lasciò dilagare la borsa nera».

Italiallaguerra”. Di seguito, “L’operaio Fiat? Pesava solo 50 chili”, colloquio di Ettore Boffano con lo storico Giovanni De Luna riportato sul mensile “Millennium” del mese di ottobre 2022: Non si sa quanti anni avesse e neppure come si chiamava: è certo, però, che fosse un operaio della Fiat Mirafiori alto 1,70 centimetri e che il suo peso, in un giorno dell'estate di guerra del 1944, arrivasse solo a 53 chili. Più o meno lo stesso di un'altra ventina di suoi colleghi, tutti alti come lui e tra i 53 e i 55 chili, visitati e pesati dai medici aziendali e sotto l'implacabile sorveglianza di brutti ceffi che indossavano le divise un po' raffazzonate della Repubblica di Salò. Alla Fiat Grandi Motori, invece, si accertò che, dal 1942, la media di perdita di peso da parte dei lavoratori era stata tra i 10 e i 15 chili. «Fu un vero e proprio boomerang per i fascisti - rievoca adesso Giovanni De Luna, storico del fascismo, della Resistenza e del Partito d'Azione -. La cosa era stata organizzata nel tentativo di smentire proprio le voci sul fatto che i lavoratori fossero denutriti». Già, bisogna dunque tornare davvero là: agli orrori e alle angosce della Seconda guerra mondiale, sia pure con le prudenze e i limiti di una realtà per tanti versi imparagonabile, per provare a ragionare sull'Italia e gli italiani ai tempi della crisi energetica del gas russo e dell'autunno e dell'inverno dei nostri sacrifici e del nostro scontento. «È vero - comincia ad argomentare lo storico-, il paragone più giusto sembrerebbe quello con la crisi petrolifera del 1973. Ma quella fu una scampagnata, una festa collettiva, una parentesi gioiosa vissuta in maniera ludica piuttosto che problematica. Basta rivedere le foto e i filmati dell'epoca delle famose "domeniche a piedi": momenti di inventiva, di divertimento, la riscoperta delle città liberate dalle auto che le avevano invase col boom economico. Qualcosa che assomigliava alle prime settimane del Covid e del lockdown: quando la gente cantava dai balconi ed esponeva i cartelli "Ce la faremo". Poi sono venuti i morti e la pandemia che non finisce mai, infine gli scontri sul green pass e le rabbie no-vax. Qualcosa che dura ancora oggi e che si è impastato con gli effetti psicologici e concreti della guerra in Ucraina». Un'altra guerra. Diversa, però, e molto lontana, almeno per noi, da quella conclusasi nella primavera del 1945 e che era in casa nostra. «Si, ma comunque, rispetto alla crisi del 1973, questa volta è di nuovo in corso una guerra. Che è mondiale: perché tv e web la portano ovunque, con il suo carico feroce di morte. Per non parlare delle conseguenze economiche che ci prepariamo a subire. Il secondo conflitto mondiale è stata la prima vera "guerra totale", mentre la Grande Guerra lo era stato solo per la partecipazione di nazioni di continenti diversi, ma non entrò mai nella vita di chi viveva lontano dalle trincee. A partire dal 1940, invece, tutto si impadronì delle vite di tutti, sconvolgendole e ribaltandole, con due drammi paralleli che non risparmiarono nessuno e nessuna coscienza: la morte e la fame». Ed è proprio la fame, la realtà-metafora che De Luna usa più di ogni altra per ragionare sull'emergenza che stiamo già attraversando. «Anche questa è un'economia di guerra, non ci sono dubbi. È una definizione che possiamo riscoprire, coniugandola con fattualità. Né macroeconomia né microeconomia, ma tutto ciò che sconvolge la vita della gente comune, sovverte le gerarchie sociali e si sviluppa lungo un percorso umano che sta tra la coazione e la trasgressione, sino all'illegalità: pensiamo a cosa fu la borsa nera. La campagna, dove si poteva coltivare e trovare tutto, per la prima volta prevaleva di nuovo sulla città. Il ceto medio, meno abituato all'arte di arrangiarsi o di cercare il cibo attraverso l'illegalità, fu il più penalizzato. Qualcosa che Eduardo De Filippo ha immortalato nella sua Napoli Milionaria, così come il neorealismo di Sciuscià e di Ladri di biciclette ha narrato le condizioni di quell'Italia, a cominciare dall'infanzia». Coprifuoco. Per fortuna oggi, come nel 1973, tutto continua a ruotare, sia pure con molti più rischi di allora, attorno alle forniture energetiche. La fame e la questione del cibo, per ora, sembrano restare lontane e lo scrittore Francesco Piccolo, rievocando proprio le "domeniche a piedi", ha scritto: "Tireremo il piumino sul naso davanti alla tv, non cuoceremo la pasta e lavoreremo di più per pagare luce e gas, ma come allora, forse saremo più felici...". Un giudizio che può reggere? «Si, se la crisi resterà congiunturale. Ma se dovesse farsi strutturale, allora rabbia e povertà cresceranno. E per i poveri, prima o poi, il problema diventa mangiare: basta già entrare in un supermercato e leggere i prezzi. E non dimentichiamoci, lo ripeto, la questione dell'energia; che si porta dietro quello della luce. Oltre ai morti ammazzati dai bombardamenti o per strada dalle raffiche dei nazi-fascisti, a mutare il sentire comune fu il coprifuoco. Che dissesta le abitudini, che impone un vincolo assoluto dall'esterno, che modifica profondamente le nozioni di tempo e di spazio. Nelle città, in quelle condizioni, si tende a fermarsi solo nel proprio quartiere, addirittura nel proprio isolato o nel proprio condominio: tutto si riduce». I numeri, i racconti e le testimonianze di so anni fa delineano scenari lugubri e surreali. Nel 1942, un'indagine statistica di Pierpaolo Luzzato Fegiz stabilì che una media tra il 39 e il 42 per cento delle famiglie urbane soffriva la fame "nel pieno senso fisiologico della parola", raggiungendo nel suo picco i 14 milioni di persone. I racconti sono brutali, anche quando non rinunciano a una pur mesta ironia. Carlo Chevallard, un dirigente d'industria torinese il cui Diario 1942-1945 è una delle fonti più preziose per ricostruire quella vita quotidiana, riferiva così: "Per la prima volta dall'inizio della guerra, oggi sono riuscito a mangiare il pane della tessera annonaria: cosa contenga Dio solo lo sa, ma è nero, duro e con un sapore talmente aspro che proprio non mi va giù (e sì che l’appetito non mi manca)...". E la sua segretaria aveva dovuto girare cinque panetterie prima di trovarlo. A Napoli, invece, a scrivere fu una ragazzina, Lucia Pagetta, ma il lessico e le annotazioni del suo diario sono molto simili alle precedenti: "Oggi pane bianco! Lo avevamo dimenticato addirittura tanto che ci sembrava una cosa mai vista. Soltanto, però, è poco e senza sale...". Pelle di rospo. Quell'Italia, però, aveva già imparato a convivere con il problema degli approvvigionamenti dopo le sanzioni della Societa delle Nazioni del 1935, per la guerra d'Etiopia, sia pure in un'emergenza meno tragica. Qualcosa che oggi si riallaccia "all'operazione speciale" di Putin e alle reazioni dell'Occidente. Furono i giorni dell'autarchia: si cominciò a fare il caffè tostando la cicoria, le ghiande e l'astragalo, il tè fu sostituito dall'autarchico kakadè, le pelli di coniglio servirono per fare le pellicce, Ferragamo realizzò scarpe di pelle di rospo, la lignite prese il posto del carbone, il "pescato del giorno", ma anche il baccalà secco, una lira al chilo, soppiantarono spesso la carne che ne costava 18. Uscivano addirittura i libri di cucina per insegnare che cosa portare in tavola mentre si cantava Faccetta Nera: Le massaie contro le sanzioni, Le ricette di Petronilla, e persino la storica Cucina Italiana si adeguava: "Fate attenzione a ciò che viene gettato nelle immondizie: stracci, carta, ossa, gusci d'uovo, foglie di ortaggi, bucce. Tutto può essere utilizzato". Achille Starace, l'ampolloso segretario del Partito nazionale fascista, che gli studenti sbeffeggiavano chiamandolo "Sta...rapa", ordinava: "I fascisti non bevano il caffè. In questo modo fregheremo i Paesi che, per vendercelo, vogliono il nostro oro". «Anche quel periodo, a dire il vero, potremmo considerarlo però quasi una scampagnata, una prova generale innocua e, in fondo, quasi divertente. Con la guerra in casa, ogni cosa si farà invece tragica. Lo ripeto, sono la morte e la fame, la ricerca disperata di cibo ogni giorno, a trasformare e a condizionare l'esistenza di ciascuno».

giovedì 20 ottobre 2022

ItalianGhotic. 06 Michele Serra: «Siamo un Paese vecchio, che ha già scelto, da tempo, che Paese essere».

 

Ha scritto Michele Serra in “Il mito di una minoranza” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 24 di settembre 2022: Dunque. Putin avrebbe dovuto occupare militarmente Kiev, sostituire il governo votato dagli ucraini con un governo "di persone per bene" e poi tornare a Mosca: e tutto questo casino non sarebbe successo.

mercoledì 19 ottobre 2022

ItalianGothic. 05 Filippo Ceccarelli: «L'era che prende il suo nome (dell’uomo di Arcore n.d.r.) si configuri sul piano collettivo come un'enorme, colpevole e insensata perdita di tempo».

 

Scriveva Bruno Tinti (Roma, 19 di dicembre dell’anno 1942 – Torino, 16 di marzo dell’anno 2021) - già magistrato - in “Senza le sue leggi sarebbe in carcere” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 28 di ottobre dell’anno 2012:

martedì 18 ottobre 2022

ItalianGothic. 04 Michela Murgia: «La democrazia è l’unico sistema di governo che si basa sulla necessità del dissenso».

 


Ha scritto Paolo Di Paolo in «Un “inpiegato” ai vertici istituzionali. Fontana, la vanità nello strafalcione» pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di ieri, 17 di ottobre 2022: E la gogna grammaticale si scatenò sul neopresidente della Camera Lorenzo Fontana. Reo di avere scritto per ben due volte "inpiegato" al posto di impiegato, in un modulo depositato a Montecitorio nel 2018. Su Twitter la folla dei grammatici improvvisati si è naturalmente scatenata, ricordando le due o tre lauree vantate da Fontana. Ma gli ignoranti saccenti mantengano la calma. Anche se è difficile crederci, per dire, c'è stato un tempo in cui si poteva scrivere perfino "quore". L'emblema dello svarione ortografico Nel Trecento - racconta Matteo Motolese nel suo 'L'eccezione fa la regola' (Garzanti) - "la grafia con la q circolava a fianco a quella con la c". È la prova che la norma è instabile, l'errore non è errore da sempre e per sempre. Un bambino che impara a scrivere fa una gran fatica, e inciampa spesso: sulle doppie, e sulla n al posto della m prima di consonante labiale (p e b). Che inciampi un plurilaureato è grave? Abbastanza. E non fa tenerezza. Inizia oggi la settimana della lingua italiana, e "inpiegato" non è buon incipit. Ma peggio dello strafalcione è lo scarsissimo allenamento alla lettura e alla scrittura, la sciatteria che si mescola alla presunzione, a un certo esibito disprezzo della cultura (salvo rivendicare le proprie lauree: tipico!). Il peggio è avere ai vertici delle istituzioni - e non dall'altroieri - parecchi "inpiegati" di uno smargiasso analfabetismo funzionale. Di seguito, “Perché la cultura dà tanto fastidio alla destra” di Michela Murgia, pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 9 di ottobre ultimo: Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola. La frase, scorretta e pare mai pronunciata da Goebbels, salta fuori spesso quando si parla del rapporto tra destra e mondo culturale, ma è una citazione a sproposito.

lunedì 17 ottobre 2022

Eventi. 90 «Caro lettore di Robinson…».

 
Sopra. "The Hiroshima Panels", pannello "Ghosts" (cm. 180xcm 720).
 
Bombatomica&Pace”. Ha scritto Dario Vergassola in “E per noi un tagliando antifrodi” pubblicato nella Sua rubrica - che ha per titolo “C’è vita sulla Terra?” - del settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 14 di ottobre 2022, stante l’assoluta insignificanza dei problemi del bel paese a confronto di tutto ciò che i reggitori del mondo preparano indisturbati per il “branco” umano: Tutto potevamo immaginare, tranne che succedesse quello che era ampiamente previsto. Letta, gli va dato atto, è stato un trascinatore. Nel baratro, ma pur sempre trascinatore. Saltato di colpo dal campo largo al camposanto, indurrebbe il giovane Moretti a dire: "Continuiamo così, prendiamoci del Maalox". Sul Nazareno sembra passato l'uragano Ian. E ora per "il primo partito di opposizione", come l'ha chiamato festosa la Serracchiani dal suo "Metaverso delle meraviglie", inizia un periodo buio (che con i rincari delle bollette potrebbe pure convenire): chi invoca una costituente, chi piuttosto un ricostituente, chi sente il bisogno di cambiare simbolo, tipo "Oh Pd, Pd! Perché sei tu Pd? Rinnega i tuoi padri, e rifiuta il tuo nome!". Ma la Meloni tenga d'occhio Bertusca e Salvini che, come Jep Gambardella, non vogliono solo partecipare alle feste, ma vogliono avere il potere di farle fallire. E se alla fine nessuno riuscirà a governare, concluderemo con ogni evidenza che a queste ultime elezioni il tagliando antifrode non è stato sufficiente a evitarci la fregatura. Di seguito, “La bomba. Tutti in silenzio a pochi passi dal baratro” di Stefano Massini pubblicato sul settimanale “Robinson” del quotidiano “la Repubblica” del 15 di ottobre ultimo: Caro lettore di Robinson, mi rivolgo a te senza annacquare il concetto: ti sei reso conto che potrebbero essere gli ultimi giorni dell'umanità? Te lo chiedo perché la sensazione è che nessuno di noi abbia afferrato il concetto. Anche senza arrivare allo scenario estremo di Putin che preme il tasto rosso intestandosi la seconda Hiroshima della storia, stavolta in caratteri cirillici, è oggettivo che basterebbe un colpo di mortaio sbagliato nei pressi di Zaporizhzhia per farci precipitare in un medioevo da Day After. Eppure, caro lettore di Robinson, prova ad affacciarti dalla finestra: non vedrai per strada moltitudini in corteo né manifestazioni oceaniche, non ci sono scioperi della fame, perfino le proteste studentesche preferiscono attendere al varco regina Giorgia che gridare contro la cancellazione del genere umano. Gli preme di più. Li appassiona di più, evidentemente.

domenica 16 ottobre 2022

Eventi. 89 «Nell’era nucleare è improponibile il paragone con la guerra totale contro Hitler».

 

        Sopra. "The Hiroshima Panels", pannello il "Fuoco" (cm 180xcm 720).

Ha scritto Tomaso Montanari – storico dell’arte, Rettore dell’”Università per stranieri” di Siena – in “L’orrore come volontà e rappresentazione” pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 14 di ottobre 2022: «Questo vi  dico,  fratelli:  il  tempo  si  è  fatto  breve;  d'ora  innanzi,  quelli  che  hanno  moglie,  vivano  come  se  non  l'avessero;  quelli  che  piangono,  come  se  non  piangessero;  quelli  che  gioiscono,  come  se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la scena di questo mondo!», Questo famoso brano escatologico della prima lettera di Paolo ai Corinzi mi martella in testa, da giorni. Perché davvero potremmo essere vicinissimi alla fine del mondo. Mi chiedo, mentre scrivo, se questa Ora d'arte uscirà: o se prima la follia malvagia di Vladimir Putin e l'irresponsabile bellicismo dei governi atlantici non avranno cancellato l'umanità con un olocausto nucleare. Nessuno ha una risposta. E pare davvero assurdo continuare a vivere come ogni giorno, visto che questo potrebbe essere l'ultimo giorno. Non abbiamo imparato nulla dall'immane tragedia di Hiroshima e Nagasaki.

sabato 15 ottobre 2022

ItalianGothic. 03 Tommaso Staiti di Cuddia: «C’è un tumore a Milano, nutrito dai legami tra la famiglia La Russa e i Ligresti».


Politica&BaruffeChiozzotte”. Ha scritto oggi, sabato 15 di ottobre 2022, Michele Serra in “Non è una prova di intelligenza” sul quotidiano “la Repubblica”: Se l’illusione era poter convivere per cinque anni, in un’Italia divisa in due, conservando reciproco rispetto, è meglio dimenticarsela in fretta. Peggio di così non poteva andare. Il presidente della Camera è un fondamentalista cristiano, quello del Senato un capo storico del neofascismo, e per fortuna, a completare l’opera, non c’è il cambio della guardia al Quirinale: visto lo spirito tutt’altro che istituzionale con il quale la destra ha dato l’abbrivio alla “sua” legislatura, riuscirebbero a candidare al Colle un personaggio altrettanto insopportabile per l’altra metà del Paese. Niente di personale contro i due neoeletti, ma tutta l’ostilità politica possibile nei confronti di ciò che hanno rappresentato fino a un attimo prima del loro nuovo incarico: divisione, intolleranza, aggressività ideologica, spregio manifesto per ciò che non corrisponde alla loro visione del mondo. Ognuno a suo modo, due prepotenti.

venerdì 14 ottobre 2022

Dell’essere. 56 Chandra Livia Candian: «Credere di sapere fa vedere le cose sempre identiche, fa vedere i concetti, non le cose».

Dal volume “Il silenzio è cosa viva. L'arte della meditazione” di Chandra (in sanscrito “Luna”) Livia Candian: “Quasi sempre, noi non incontriamo gli altri, ma le opinioni che abbiamo su di loro; non incontriamo le loro visioni ma la nostra reazione alle loro visioni, non usciamo quasi mai dallo schema della ragione e del torto. Perdere questa fissità trasforma ogni secondo della vita”.  

mercoledì 12 ottobre 2022

ItalianGothic. 02 Churchill: «Gli italiani parlano delle guerre come fossero partite di calcio, e delle partite di calcio come fossero guerre».

Guerra&Pace”. Marco Travaglio su “il Fatto Quotidiano” di oggi - 12 di ottobre 2022 - riporta in “La marcia contro la pace” la lapidaria battuta di Winston Churchill (anima pia!) su quelli, ma proprio quelli, dell’“ItalianGothic”: “Gli italiani parlano delle guerre come fossero partite di calcio, e delle partite di calcio come fossero guerre”. Ne aveva ben donde. Roba da “ItalianGothic”, infatti. Ne scrive, con la sempre Sua prosa graffiante, Alessandro Robecchi in “Dagli al pacifista. Le mie confessioni di ex amico di Saddam e dei talebani” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi: (…). Ho abbastanza primavere sul groppone per essermi preso dell’”amico di Saddam” quando dicevo che si stavano massacrando civili a Baghdad con la scusa delle armi di distruzione di massa. Applaudito da moltissimi – dagli stessi che oggi pontificano contro ogni iniziativa pacifista o richiesta di trattativa – Colin Powell agitava all’Onu la sua bustina di finto-antrace, e Tony Blair confessava di aver trovato le prove contro Saddam “su Internet”. Pagliacci.

lunedì 10 ottobre 2022

Piccolegrandistorie. 29 Concita De Gregorio: «Il senso di mortificazione per non essere "considerati abbastanza" è un tarlo che lavora in tutti quanti».

Russia&Putin”. Ha scritto Concita De Gregori in “Quel tarlo che non molla” pubblicato sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” del 9 di ottobre 2022: (…). …l'altro giorno si parlava del suo (dello scrittore Paolo Nori n.d.r.) libro che racconta la formidabile vita di Dostoevskij, Sanguina ancora (Mondadori) e siamo finiti a parlare dei russi, di come sono, di cosa pensano. Naturalmente è assurdo, perché uno non sa cosa pensi davvero la persona con cui vive da una vita, figuriamoci se possiamo sapere cosa hanno in testa milioni di persone sconosciute, un popolo. Penseranno milioni di cose diverse, oltre tutto con parole che mica sempre coincidono a quelle che usiamo noi per dire qualcosa che forse a quel pensiero somiglia. Comunque. Nori, che viaggia molto in Russia e parla la lingua, mi ha raccontato che il modo di congedarsi, fra amici, metti una sera dopo aver bevuto un po' o parecchio - dunque quando sei arreso e sincero - è: «Mi rispetti?». Ha detto proprio così: ti mettono una mano sulla spalla e ti dicono «mi rispetti?» come noi diciamo allora ciao, ci si vede. Poi mi ha detto, Nori, che questa idea della dignità, del rispetto - appunto - e dell'offesa anzi l'umiliazione che arreca non sentirsi rispettati non sarà uguale in tutti, certo, ma è sicuramente una radice molto profonda dell'identità di quel popolo.

sabato 8 ottobre 2022

ItalianGothic. 01 Alessandro Bergonzoni: «Uomini pieni di se, continue manie di piccolezza, ammirazione cocente, "inentrato" amore e circoncisioni mentali».

A lato. "American Gothic" (1930) di Grant Wood.

Ha scritto Alessandro Bergonzoni in “Continue manie di piccolezza” pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 7 di ottobre 2022: Il mondo può essere diviso. In due. Da una parte le nostre prigioni (scritte da Silvio Bellico), amplessi molecolari, doveri occlusi, avvenire sporadico, immersione lunare, scacco alle parvenze, vecchie Mosca, nuove moschee, bicchieri pieni di vetro, uomini pieni di se, continue manie di piccolezza, ammirazione cocente, "inentrato" amore e circoncisioni mentali. Dall'altra parte il fantasma della pubertà, gemelli che si seppelliscono a vicenda, famosi altropologi, sangue distillato, cartoline dal Golgotha, il battito del muro abbattuto, vecchie tracotanze, ragionamenti da confessionale, tramonti interni, Santa Sede protettrice di tutte le Sedi, crisi immobiliare biliare e strabiliare, tanti decelebrati, spanne senza mano, salti immortali, limbi per suicidi, deodoranti per mascelle, il bel niente, ma soprattutto una immensa voglia di non stare da nessuna delle due parti e formare un terzo gruppo, dove non si provi solo rimorso, ma lo si usi subito per fare altro: scoprire che ogni cosa è unita, al mondo.

“ItalianGothic”. 1 “Gli sconfitti felici” di Diego Bianchi, sempre sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 7 di ottobre ultimo: «Campo progressista, imparare la lezione e ricominciare insieme», è il titolo di un appello lanciato poco dopo il voto che manderà Giorgia Meloni a Palazzo Chigi con Berlusconi, Salvini e Lupi. Tra i firmatari scorgo i nomi di dirigenti politici decaduti o ritirati e volti noti e meno noti dell'area progressista largamente intesa, spesso radicati più sul territorio televisivo che nel malconcio "ventre molle" della sinistra che nessuno, per l'ennesima volta, è stato in grado di interpretare. Segue un lungo testo (lungo per stare nel messaggio di WhatsApp con cui mi è arrivato, cortissimo se fosse una tesi congressuale) articolato in sei punti programmatici utili al confronto per ricostruire qualcosa dalle macerie del Pd e della sinistra tutta, perché della sinistra tutta si parla, ed è bene che sia così. Se è vero infatti che il Pd è sovente la delusione più cocente e il bersaglio più grosso di ogni elettore di sinistra di ogni generazione, a sinistra del Pd sono anni che quando si esulta lo si fa per aver superato una pietosa soglia di sbarramento che in tanti, fieri di una presunta vicinanza al popolo, non riescono a superare, senza mai chiedersi il perché.

venerdì 7 ottobre 2022

Eventi. 88 Alessandro Robecchi: «La capacità dei grandi media di descrivere il Paese, di sentirne il polso, di auscultarne battiti e pulsioni, ha fallito miseramente».

Media&Potere”. Ha scritto Alessandro Robecchi in “I media e il potere. Con Draghi hanno fallito. Ora sono pronti a lodare Meloni” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 28 di settembre 2022: (…). Si è letto di tutto, e ancora si leggerà, ma insomma, di colpo l’agenda Draghi è diventata di piombo, ed è caduta sui piedi di chi la sventolava come un feticcio, ferendolo a morte. Chi l’ha sempre combattuta dall’opposizione (Meloni) ha vinto in carrozza, si sapeva; chi se ne è dissociato chiedendo correzioni e revisioni (Conte) ha fatto una discreta rimonta (dal 7-8 per cento di luglio al 15). Gli altri nisba, compresi i due noti caratteristi che candidavano “Supermario” a Palazzo Chigi senza dirglielo e contro la sua volontà. Ci sarà tempo di parlare di politica, anzi speriamo che si ricominci a farlo. Ci si chiede però – in questa rubrichina su narratori & narrazioni – se non sia ragionevole anche occuparsi un po’ del sistema della comunicazione, che per quasi due anni ci ha presentato Mario Draghi come un tabù intoccabile, qualcosa tipo Maradona+Gesù Cristo+Einstein, che chi si permetteva di contrastare, o anche solo di arginare o criticare, veniva colto da anatema e malocchio. Come osi? Come ti permetti? Sei stato a Princeton, tu? Sei stato ad Harvard? E ancora conservo con gioia un meraviglioso ritaglio d’agenzia (Adnkronos, luglio 2022), con il senzatetto Emanuele che ai cronisti diceva “Mario Draghi ha fatto molto per noi clochard”, giuro. Mirabile sintesi di quel che era diventato a un certo punto il Paese: un altarino dedicato al culto draghista, all’osanna perpetuo per l’Intoccabile e Incriticabile. E credo che anche a Draghi questo culto draghista abbia dato a un certo punto un po’ fastidio, cioè, speriamo. In ogni caso, poi, all’apparir del vero, tutti quelli che non sono stati a Princeton, né ad Harvard, né seduti ai desk di giornali e televisioni dove si decidono titoli e ospiti, hanno detto la loro, votando. E si è scoperto che quella narrazione era altamente farlocca, molto sovradimensionata, addirittura caricaturale. Da qualunque parte la si guardi, la capacità dei grandi media di descrivere il Paese, di sentirne il polso, di auscultarne battiti e pulsioni, ha fallito miseramente, in modo – visto oggi – che sfiora il ridicolo. Da una parte, un tecnico mandato dalla Provvidenza, incriticabile per definizione e dogma, dall’altra astruse forme di vita senza arte né parte, populisti quando va bene, “scappati di casa”, insulto di moda presso quelli che si credono “competenti”. E si è visto, porelli. Insomma, delle due una: o si dà ragione a Calenda, e sono tutti populisti tranne lui e grandissima parte dell’informazione; oppure bisogna fare una riflessione sui media tutti, e dire che i sapienti osservatori della realtà hanno osservato un po’ a cazzo, con le loro lenti deformanti, che la realtà era diversa e non l’hanno vista: per cecità, o convenienza, o ordini dall’alto. Con coerenza, tra l’altro, perché l’osanna al potere tecnico ed elitario veniva da un altro potere tecnico ed elitario, che si sente moralmente migliore, culturalmente più attrezzato e in definitiva buono, mentre tutti gli altri sono brutti, sporchi e cattivi.

giovedì 6 ottobre 2022

Eventi. 87 «Ucraina: un appello per la Pace».

AppelloperlaPace”. “È il nostro turno: contro la minaccia atomica” di Tomaso Montanari pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, 6 di ottobre 2022: Il momento di scendere in piazza, in massa, è ora. Se davvero la nostra libertà, quella che distingue le democrazie occidentali dall’autocrazia russa, è ancora viva e vitale, è inconcepibile non usarla.

martedì 4 ottobre 2022

Notiziedalbelpaese. 100 Luca Ricolfi: «La storia insegna che il carisma è più facile conquistarlo che conservarlo».

Ha scritto Michele Serra in “Strana destra strano paese” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di oggi, 4 di ottobre 2022: Breve sunto delle chiacchiere della prima settimana post voto. Campione: parenti, amici e conoscenti in larga parte orientati a sinistra.

lunedì 3 ottobre 2022