"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
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venerdì 27 marzo 2020

Letturedeigiornipassati. 100 «“Dov’è finito il bosco? Scomparso. Dov’è finita l’aquila? Scomparsa. È la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza”».


Ha scritto Federico Rampini “nei cupi giorni” del “coronavirus” sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 21 di marzo ultimo: “(…). …le nostre religioni monoteiste ci hanno ispirato un malsano senso di superiorità. Fatti a immagine e somiglianza di Dio, abbiamo ricevuto da Lui il diritto-dovere di dominare la natura.

giovedì 26 marzo 2020

Letturedeigiornipassati. 99 «“Cristiani o no siate giusti”».


Tratto da “Cristiani o no siate giusti e sarete salvi” del teologo Vito Mancuso, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 26 di marzo dell’anno 2016: (…). la salvezza come redenzione operata da Cristo. Il concetto di redenzione è sconosciuto alle altre religioni: Mosè, Buddha, Confucio, Maometto sono legislatori, maestri, profeti, saggi, non redentori, non sono cioé essi a dare la salvezza, che è invece ottenuta dai fedeli seguendo i loro insegnamenti. Il cristianesimo si distingue perché ritiene l’umanità corrotta dal peccato originale e incapace di meriti spirituali, e quindi annuncia la salvezza come operata gratuitamente da Dio mediante la redenzione ottenuta da Cristo …

mercoledì 25 marzo 2020

Letturedeigiornipassati. 98 «“Roma ladrona! Roma Ladrona! La Lega non perdona”».


Tratto da "Dormire come se fossi un terrone" di Aldo Nove – al secolo Antonio Centanin (Viggiù, 12 di luglio dell’anno 1967), scrittore e poeta italiano -, pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 25 di marzo dell’anno 2018: Ore 6.10 del mattino, un giorno di fine marzo 2018. Mi piace questo cielo di ghisa al risveglio. Potente come la persona più simpatica che conosca, possente come il più abile politico di sempre che abbia conosciuto e che guardo allo specchio mentre mi faccio un po’ di barba, giusto per non sembrare un mussulmano. Guardalo lì, il capo. Apro le finestre. Mi esalta questo odore di lamiere e bulloni, di cemento di qualità certificata della mia Milano. Però… Questo continuo girare per l’Italia mi ha sfiancato e un po’ li rimpiango, i tempi del vecchio Umberto, quando sotto il Po c’era la linea gotica e volevamo fare la secessione ogni quindici minuti. Eravamo i barbari sognanti, Poi ci siamo svegliati, come me questa mattina. E non è stato mica un bel risveglio. L’Umberto aveva tradito, con tutto quell’oro in Africa. Ma proprio in Africa poi. “Roma ladrona! Roma Ladrona! La Lega non perdona”. Non ha mica fatto bene a rubare in Africa. Noi siamo gente perbene, gente con i tombini di ghisa appesi fuori dalla porta di casa. E quel Trota, che sbausciava dietro alla Minetti e si faceva comprare le caramelle e le lauree con i soldi di via Bellerio. Ora per chi non se lo ricordasse, la Minetti era quel gran pezzo, con tutto rispetto, di Minetti, che il Berlusca aveva mandato a Palazzo Lombardia per quella storia della Ruby, e lì c’era anche il Trota. Io gli dicevo “Umberto, guarda che quello perde la testa” e l’Umberto diceva “Ma cosa vuoi che perde la testa, non ce l’ha mica”. Allora siamo andati a comprargli una laurea in Albania, c’era il tre per due, le altre due le abbiamo messe da qualche parte, non mi ricordo, roba passata. Però la botta è stata forte, è venuto fuori un casino che neanche il Berlusca. Tutta colpa della Marrone, la moglie dell’Umberto, siciliana ovviamente, che si era fissata con la magia, e voleva che l’Umberto diventasse il capo dell’Universo, imperatore della Lombardia e tutto il resto terrone, tutto il sistema solare, specialmente quel sole così meridionale e fancazzista al centro di tutto come una Roma universale. Il sole lavora? Mercurio lavora? Il sole e Mercurio sono come la Campania, il Lazio, vanno a zonzo senza mettere mai su un’impresa, non sanno i problemi reali della gente… Certe volte al mattino, tipo oggi, mi sento un po’ annebbiato. È una roba nostra padana. Ma se sono annebbiato troppo faccio pensieri che mi sento quasi uno del Pd. Che ne so, Franceschini, che legge tanti libri: poi fai confusione, si riempie la testa di costellazioni. Deve essere la nebbia. Del resto, siamo in Val Padania. Faccio pensieri un po’ fuori posto, certe volte, ma poi doccia, felpa e via, come un razzo. Adesso tutto è cambiato. Adesso sono il leader del partito che ha preso più volti nella coalizione di maggioranza in tutta Italia, per cui amo l’Italia, ogni italiano è mio fratello, anche ogni immigrato, se c’ha il lavoro a tempo indeterminato, la Porsche e la villetta a Bergamo con i nanetti di ghisa è mio fratello, non mi interessa più se è nero, ce l’ho qua nel cuore. Poi dicono che Salvini è cattivo. Cattiva è la Fornero. Ma non la legge con quel nome, quella è pessima. Proprio la Fornero donna. Il Berlusca si è fatto proprio fregare da quella. Sempre a pensare all’interessante situazione fisiologica del femminile dove alla fine delle cene andava un po’ a buttare l’occhio: stordito com’era, si è fatto soffiare via il tutto da Mario Monti, che non sarà un meridionale, non sarà un naufrago, ma ci ha fatti naufragare tutti quanti. Oddio, non è che noi allora fossimo messi bene.

sabato 21 marzo 2020

Letturedeigiornipassati. 97 «Emancipati dalla religione ed approdati alla laicità della ragione».


Tratto da “La libertà è un diritto, la bestemmia no” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 21 di marzo dell’anno 2015: La premessa sempre necessaria è che nessuna offesa autorizza la violenza. Detto questo, si deve distinguere tra la laicità, che è un valore, e l'offesa alle credenze altrui. No, non è assolutamente superfluo dire e ripetere che la violenza non è mai la risposta giusta, neppure quando è motivata da un'offesa vera o presunta. Questa affermazione viene prima, assolutamente prima di ogni considerazione relativa non dico all'opportunità, ma soprattutto alla legittimità, di fare dell'ironia in ambito religioso, in nome della libertà di pensiero, di parola e di espressione. E le ragioni sono facilmente intuibili. La religione è un fenomeno pre-razionale che investe sentimenti ed emozioni molto radicati in coloro che credono, perché nella religione essi trovano il fondamento e la radice della propria identità e della propria appartenenza. La libertà di pensiero, di parola e di espressione sono conquiste che la cultura occidentale ha guadagnato con grande fatica emancipandosi, con la Rivoluzione francese, proprio dalla religione che fino allora aveva governato la vita anche di noi occidentali.

mercoledì 18 marzo 2020

Letturedeigiornipassati. 96 Michel Foucault : «Non si muore perché ci si ammala, ma ci si ammala perché dobbiamo morire».


Lontanissimi a quel tempo dalla “peste” che ammorba oggigiorno le nostre vite questo testo - “La paura di morire in realtà è quella di perdere l'amore” - di Umberto Galimberti è stato pubblicato sul settimanale “D di Repubblica” del 18 di marzo dell’anno 2017:

sabato 14 marzo 2020

Letturedeigiornipassati. 95 «Come fare un salto dal paese surreale al paese reale».


Tratto da “Sempre meno uguali, sempre più poveri: la vera analisi del voto” di Alessandro Robecchi, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 14 di marzo dell’anno 2018: È un vero peccato che le pagine dell’economia, sui quotidiani italiani, siano così lontane da quelle della politica.

giovedì 5 marzo 2020

Letturedeigiornipassati. 94 Joseph Stiglitz: «I mercati non hanno funzionato».


Una “profezia” che si avvera? Tratto dalla “prefazione” al volume “Il prezzo della disuguaglianza” – Einaudi Editore (2013) - di Joseph Stiglitz riportato sul quotidiano “la Repubblica” del 5 di marzo dell’anno 2013 con il titolo “Fuori mercato perché l'economia ha bisogno della politica”: Vi sono momenti, nella storia, in cui sembra che tutti i cittadini del mondo insorgano per dire che c'è qualcosa di sbagliato, per chiedere un cambiamento. È accaduto con i tumulti del 1848 e del 1968, quando la sollevazione segnò l'inizio di una nuova era. E il 2011 potrebbe rivelarsi un altro di tali momenti.

mercoledì 4 marzo 2020

Letturedeigiornipassati. 93 «Il trionfo dell'ignoranza, mascherata da diplomi».


Prima della “letturadeigiornipassati” di oggi, lettura pubblicata il 4 di marzo dell’anno 2017 ed è tratta da “I tanti colpevoli del fallimento dell'istruzione” a firma di Umberto Galimberti – sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” - mi garba assai anticiparVi una graziosissima e gustosissima lettura tratta da “La gallina volante” – Ugo Guanda editore (2000) – di Paola Mastrocola che è scrittrice di valore ed è stata insegnante nella scuola pubblica italiana. La lettura di Paola Mastrocola è stata riportata nel mio volume “I Professori” – AndreaOppureEditore (2006) – al capitolo VIII che ha per titolo “Ove tanto spesso si ha la sfrenata voglia di fuggirne”, dalla “scuola” tanto per essere chiari. Ha scritto Paola Mastrocola:

sabato 29 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 92 «Avevano il ripiano a scrittoio ribaltabile, laccato di un mortifero nero lucido».


1954. Una prima elementare.

«2020», anno bisesto. E puntuale, il “coronavirus”. Credete alla “sfera iettatoria” dei bisesti? Poco male. Anche quel 2012 è stato un anno bisesto, ma senza il “coronavirus”.

venerdì 28 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 91 Cina: «È un crudele paradosso che il Partito comunista reprima i lavoratori».


Sembra che si voglia perfidamente infilare il dito nella piaga, ora che il “coronavirus” ha fatto la sua parte. Ma tornare a parlare della Cina è importante non tanto poiché essa è divenuta nel tempo l’opificio del mondo intero – ed ecco lo sdilinquirsi dei tanti in questi giorni per le mancate provvigioni industriali attese ma non giunte da quel mondo - quanto per il contributo che essa ha dato affinché una economia ed una finanza prendessero le caratteristiche che contraddistinguono questi anni “ruggenti” (“ruggenti”, ma per chi?).

martedì 25 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 90 «I ragazzi non sanno scrivere: "guardano" e basta».


Tratto da “L'uomo sequenziale ha ceduto il posto all'uomo simultaneo” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 25 di febbraio dell’anno 2017: I ragazzi non sanno scrivere: "guardano" e basta. E non sanno più elaborare gerarchicamente il pensiero.

domenica 23 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 89 Walter Benjamin: «Ogni ascesa del fascismo testimonia di una rivoluzione fallita».


Tratto da “Web, dollari e violenza la modernità perversa dei carnefici del Califfato” di Slavoj Zizek, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 23 di febbraio dell’anno 2015: Le recenti vicissitudini del fondamentalismo islamico confermano la vecchia intuizione di Walter Benjamin, e cioè che «ogni ascesa del fascismo testimonia di una rivoluzione fallita»: l'ascesa del fascismo rappresenta il fallimento della sinistra, ma al contempo testimonia di un potenziale rivoluzionario, un malcontento che la sinistra non è stata in grado di mobilitare.

sabato 22 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 88 «Sulla ragionevolezza delle leggi».


Tratto da “Così la vita detta legge al diritto” di Gustavo Zagrebelsky, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 22 di febbraio dell’anno 2018:

venerdì 21 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 87 «Già, l'infanzia: pietra miliare della nostra vita».


Tratto da “Più diventerai grande e più ti vorrò bene” di Claudia De Lillo (Elasti) pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 21 di febbraio dell’anno 2015: È un'età instabile, cangiante, mutevole e stralunata. Lascia solchi profondi e incancellabili e, come nessun'altra, plasma la nostra forma e la nostra sostanza. È un'impronta, un viatico o una condanna da cui è difficile affrancarsi. È così importante e decisiva che diventa giustificazione e alibi per i nostri successi e insuccessi futuri, per i nostri buchi neri e la nostra forza. «Ovvio che Simone sia un insicuro: da piccolo lo prendevano in giro tutti per quelle orecchie a sventola, persino la mamma». «Ti stupisci che Alessia sia ossessionata dalla scuola? Pensa che, se alle elementari non prendeva dieci, veniva punita severamente». Già, l'infanzia: pietra miliare della nostra vita, un inizio che è il nostro mattino, da cui si vede il buono o il cattivo giorno. Eppure, di quel terreno candido e impervio, di quel cammino incerto e traballante che imprime la direzione della marcia successiva, abbiamo ricordi labili e infidi. Non conserviamo alcuna memoria delle folgoranti prime volte: la prima poppata, la prima pizza, i primi passi, le prime parole, il primo bagno in mare, la prima risata a crepapelle, la prima delusione, la prima passione. Persino il primo amore spesso viene inghiottito dalla nebbia vorace dell'oblio. Così, rassegnata al buio, o alla penombra, in cui è avvolta la mia infanzia, osservo ora quella dei miei figli che oggi fa di loro gli uomini che saranno domani. E mi domando cosa resterà, un giorno, delle immagini, degli odori, dei suoni, delle musiche, dei sapori di adesso. Ma soprattutto mi chiedo quali parole rimarranno nella loro testa, di questa età contraddittoria, destinata e perdersi e restare più di ogni altra. Perché le parole che rimangono, a volte, sono le più importanti e le più insensate e raccontano di noi, di chi eravamo e di chi siamo diventati.

martedì 18 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 86 «Un muro che, come molti muri, non dovrebbe esistere».


Tratto da “Il posto fisso logora chi non ce l'ha” di Claudia De Lillo – in arte Elasti – pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 18 di febbraio dell’anno 2017: Fino a tre anni fa avevo un posto fisso, un contratto a tempo indeterminato, un badge aziendale, una postazione in un open space, ferie, malattia e straordinari pagati, colleghi a cui volevo bene. Ero stata assunta 18 anni prima e pensavo che, in quell'open space, avrei raggiunto la pensione.

sabato 8 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 85 Nietzsche: «Anima mia, io ti restituii la libertà su tutte le cose create e increate».


Tratto da “Se ne occupano preti e filosofi ma l'anima cos'è?” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” dell’8 di febbraio dell’anno 2014: Scrive Nietzsche: "Anima mia, io ti restituii la libertà su tutte le cose create e increate, e siccome tu conosci la voluttà di ciò che verrà, il tuo respiro ha già il profumo di canti futuri".

mercoledì 5 febbraio 2020

Letturedeigiornipassati. 84 «Einstein: - Perché la guerra? -».


Tratto da “Perché la guerra?” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 5 di febbraio dell’anno 2011: Scrive Platone: «Solo i morti hanno visto la fine della guerra». (…). …la guerra e il diniego.

martedì 21 gennaio 2020

Letturedeigiornipassati. 83 «La legge è una norma universale, quando la si applica ai casi particolari va corretta con l'equità».



Tratto da “Libertà e cultura vanno di pari passo” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 21 di gennaio dell’anno 2017: La punibilità dei reati andrebbe misurata sul grado di formazione degli individui. Dovrebbero ricordarselo anche educatori e insegnanti, recuperando la ragione vera della propria professione. In occasione di un incontro a Cagliari sul tema della libertà era parso opportuno abbandonare l'uso di questa parola, molto affascinante quando viene impiegata nel suo isolamento, ma difficile da reperire nei vari contesti storici e biografici in cui andrebbe opportunamente inserita. In quell'occasione conobbi don Ettore Cannavera, che un giorno decise di utilizzare un significativo appezzamento di terreno collinare, che suo padre gli aveva lasciato in eredità, per costruire un luogo, ricco di attività lavorative, produttive e ricreative, dove fosse possibile offrire un'ultima chance educativa ad adolescenti che avessero commesso reati e perciò puniti con la reclusione. Fu in quell'occasione che nacque un discorso sulla libertà, a cui io personalmente non credo, ma la cosa non è importante, perché decisivo è il fatto che esiste comunque l'idea di libertà. E questa idea ha fatto la storia, perché da essa è nata l'idea di una responsabilità individuale e di conseguenza anche di una punibilità per chi non si dovesse attenere alle regole condivise. Va da sé che lo spazio della libertà è direttamente proporzionale al livello culturale di cui dispone ciascun individuo, a partire da dove è nato e cresciuto, dalla famiglia che ha avuto, dalle scuole che ha frequentato, dalle opportunità che, a partire da queste premesse, si sono per lui dischiuse. Ricordo il caso di una sentenza molto lieve emessa da un giudice tedesco a proposito di un sardo, il quale, dopo avere abbandonato la sua vita da pastore nella sua terra d'origine, si era trasferito in Germania a fare l'operaio in un'industria automobilistica, dove aveva commesso il reato per cui veniva giudicato. Il giudice tedesco disse che non era possibile applicare meccanicamente la pena prevista per quel reato senza tener conto del grado di libertà dell'imputato, che era da considerarsi proporzionale alle sue condizioni di provenienza. Si parlava di un uomo cresciuto nella solitudine dei monti, con uno scarso livello culturale, che da un giorno all'altro era venuto a trovarsi in terra straniera, dai costumi radicalmente diversi da quelli in cui era cresciuto. La sentenza fece discutere, e venne discussa anche dai sardi che, giustamente per come era stata formulata, si sentirono offesi. In realtà questa sentenza non faceva che applicare il principio aristotelico per il quale: «Dal momento che la legge è una norma universale, quando la si applica ai casi particolari va corretta con l'equità, che in molti casi è migliore della giustizia, perché corregge la legge là dove essa fa un'omissione a causa della sua universalità» (Etica a Nicomaco, 1137b). Se riusciamo a cogliere il nesso tra libertà e il grado di formazione, allora anche la punibilità deve misurarsi sul grado di formazione, che scopriamo essere alla base della convivenza civile e delle regole che la governano.

martedì 14 gennaio 2020

Letturedeigiornipassati. 82 «L’amore cristiano non ha nulla di consolatorio».


Tratto da “La parola di Gesù sul lettino di Freud” dello psicoterapeuta - lacaniano - Massimo Recalcati, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 14 di gennaio dell’anno 2013: (…). Per il padre della psicoanalisi, (…), l’uomo religioso è abbagliato da una illusione narcisistica. A partire da Freud – forse con la sola eccezione significativa di Lacan – la tradizione psicoanalitica ha sostenuto compattamente l’idea della religione come “nevrosi” o, addirittura, come “delirio dell’umanità”.

giovedì 9 gennaio 2020

Letturedeigiornipassati. 81 «Viviamo in una “gabbia d'acciaio”».


Ha scritto la carissima amica Agnese A. – che ringrazio per la cortese Sua attenzione – a commento del post del 7 di gennaio ultimo: (…). …viviamo ormai in un mondo dove la tecnologia è come se incatenasse le persone, privandole spesso, anche di quelle caratteristiche irrinunciabili, in quanto più autenticamente umane, che dovrebbero contraddistinguerle. L'amore è l'unica ancora di salvezza per "una società mercificata". (…). L'amore nasce dalla parte irrazionale di noi stessi ed è capace di farci rivivere il mondo delle emozioni, sempre più disertato, per fare spazio alla società della tecnologia. Platone nel Simposio considera l'amore una forza che permette di trascendere la condizione umana e tendere verso l'assoluto. Quella dell'amore è un'esperienza che consente di superare i limiti umani esistenziali e conoscitivi. L'amore è capace di togliere l'io dal centro della sua "egoità ". Per questo Platone erge "Amore" a simbolo della condizione dell'uomo mai in possesso di sé e quindi sempre alla ricerca incessante di pienezza. Il vero amore è come la stella polare nelle tempeste della vita. Se è leale, sicuro, sincero è il più gratificante degli impegni. Dovremmo imparare ad amare e rispettare gli altri, per vivere in un mondo migliore. E dal ricchissimo “spicilegio” di Umberto Galimberti traggo oggi “L'amore liquido in un mondo duro come il cemento”, pubblicato sul settimanale “D” del 9 di gennaio dell’anno 2016, un’altra “spiga d’oro” che non sfuggirà alla cortese attenzione dell’amica carissima: L'arte è l'unica risposta alla mancanza di uno scopo? No, non penso che basti "seguire le Muse". E neppure rassegnarsi alla rinuncia a ogni responsabilità. (…), io con Zygmunt Bauman non sono molto d'accordo, perché la società odierna a me non pare assolutamente "liquida". Anzi, (…) mi sembra terribilmente "cementata". Se Bauman giustifica la sua tesi facendo riferimento alla perdita di valori e dei punti di riferimento tradizionalmente ritenuti sicuri, allora diciamo che queste cose le aveva anticipate Nietzsche un secolo e mezzo fa, là dove parla di nichilismo, da lui così definito: «Manca lo scopo, manca la risposta al perché? Tutti i valori si svalutano». E prima di lui Hölderlin, là dove scrive: «Che più non son gli dèi fuggiti e ancor non sono i venienti». E dopo di lui Heidegger, che parla del nostro tempo come del «tempo della povertà estrema (dürftige Zeit)». Ma siccome nessuno più legge i libri dei i filosofi e c'è addirittura l'intenzione di togliere la filosofia dalle scuole superiori, basta inventare l'aggettivo "liquido" per far passare come nuova un'indagine sociologica che da tempo, chi frequenta gli autori sopra citati, già sa descritto con molta maggior chiarezza e perspicacia. Che i valori si svalutino non è un problema, perché appartiene al ritmo della storia. Altrimenti saremmo ancora all'età dei Babilonesi.