"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 16 marzo 2021

Paginedaleggere. 05 «C’è una nuova spietatezza politica nell’aria».

Ha scritto Michela Murgia in “Quelle Ong criminali che salvano vite”, pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 14 di marzo 2021: Tutte le valanghe cominciano con un fiocco di neve. Questo proverbio andrebbe tenuto bene a mente ogni volta che un fenomeno di grosse proporzioni, non necessariamente naturale, si manifesta improvviso in un modo che appare casuale.

(…). La criminalizzazione del salvataggio umanitario si ripete da anni e non ha colore politico, perché quando si parla di migranti non esistono governi amici. Le norme esplicite contro le Ong sono iniziate infatti col Pd al governo sotto il ministero dell’Interno di Marco Minniti, che da un lato stringeva accordi con la Libia per i respingimenti dei migranti e dall’altro pretendeva dalle organizzazioni umanitarie un codice di comportamento che le trattava di fatto tutte come presunte trafficanti. Nel 2017 l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha giudicato “disumano” l’accordo italo-libico per la gestione dei flussi migratori firmato da Minniti, ma per tutta risposta Minniti è stato premiato il mese scorso con la nomina alla presidenza della fondazione di Leonardo spa, ex Finmeccanica specializzata in - così recita il sito - «un nuovo umanesimo tecnologico», curioso modo per dire che ci si occupa di difesa, sicurezza e aerospazio. La lotta al soccorso ha però vissuto il suo apice mediatico durante il primo governo Conte, con Matteo Salvini che aveva fatto dello slogan #portichiusi il suo principale mantra da comizio e spronato le forze dell’ordine a muoversi quotidianamente per rendere difficile la vita a chi salvava la vita. Col Conte bis i più ingenui si erano illusi che avremmo assistito a un cambio di passo, a partire dalla cessazione della criminalizzazione del soccorso e dalla stipula di accordi europei che portassero a un’azione congiunta di accoglienza, non di respingimento, di chi cerca una vita migliore. Sotto il ben più discreto ministero Lamorgese le decisioni sono però andate nella direzione opposta: gli accordi con la Libia sono stati rinnovati tali e quali a dispetto delle denunce di tutte le organizzazioni internazionali, le multe alle navi Ong sono state ridotte, ma non cancellate, e anche se diminuivano gli attacchi giudiziari all’attività di soccorso, aumentavano le pastoie burocratiche che tenevano mesi e mesi i mezzi umanitari in porto per i più vari “controlli”. Nell’era Draghi qualcosa è cambiato. Non il ministro (è sempre la muta Lamorgese) e nemmeno la linea: l’Italia del nuovo premier supporta totalmente l’agenzia europea Frontex, che quest’anno spenderà più di un miliardo di euro per pattugliare con droni, navi e uomini i confini europei whatever it takes. A essere cambiato sembra il clima politico, con un raggelamento della temperatura sociale sufficiente a far cadere quel famoso fiocco di neve da cui poi può partire il resto. Il segnale della valanga imminente non è però caduto in mare, ma a terra, e precisamente sulla testa di un uomo anziano di Trieste, Gian Andrea Franchi, e di sua moglie Lorena Fornasir. I due, 84 anni lui e 67 lei, sono noti da anni nel mondo del soccorso umanitario per essere i samaritani che prestano aiuto ai migranti che arrivano dal confine sloveno dopo essere sopravvissuti alla via gelida della rotta di terra. I due vecchi avrebbero la colpa di aver ospitato «a scopo di lucro» per una notte una famiglia iraniana con due bambini. Come è già accaduto ogni volta che la loro associazione negli anni si è vista rivolgere dalla procura la stessa accusa, è facile prevedere che anche stavolta non ci sarà niente da rimandare a giudizio, ma non è questo il punto. C’è una nuova spietatezza politica nell’aria e qualcuno spera forse che l’emergenza pandemica ci distragga dal vederla. Tratto da “L’invenzione del nemico” di Enzo Bianchi – già priore della “Comunità monastica di Bose” –, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di ieri lunedì 15 di marzo 2021: Nelle ultime vicende politiche del nostro Paese, non lo si può negare, abbiamo assistito a un conflitto personalizzato tra soggetti politici: l’avversario è stato caricato di inimicizia e rancore, diventando così il nemico. È stata un’epifania di quel che si vive e si respira oggi nella nostra società: siamo sempre più arrabbiati, rancorosi e facilmente inventiamo dei nemici. Sì, perché accade che "ci facciamo dei nemici", non solo "abbiamo nemici". Come si inventano i nemici? Anzitutto con la parola, quando ci esprimiamo su un altro con diffidenze che diventano presto accuse e quindi calunnie. Percorriamo la strada dell’inimicizia perché percepiamo l’altro in competizione con noi, perché ci sembra un ostacolo alla nostra autoaffermazione, perché l’invidia o la gelosia ci spingono a rimuoverne la presenza. Il rancore e l’aggressività che sono nell’aria, che ammorbano i talk show e i social, sono molto più contagiosi del virus che cerchiamo di combattere con uno sforzo di responsabilità collettiva. La permeabilità al "così fan tutti" ci spinge a cercare i responsabili, a individuare quanti, vicini o lontani ma sempre ben definiti, possono essere percepiti e quindi classificati come nemici, "i miei nemici", quelli che mi fanno del male e mi ostacolano. Allora non c’è più un riconoscimento dei legami vissuti, dell’essere fratelli o parenti, amici o amanti. L’odio domina, ma l’affermazione che si dovrebbe avere il coraggio di fare – "Io odio" – viene proiettata sull’altro e trasformata in "Mi odia". Questo capovolgimento di prospettiva mi autorizza a sentirlo come un nemico e a trattarlo con inimicizia. Infine, soprattutto nei gruppi, si assume la logica del capro espiatorio. In particolare, chi detiene un certo potere e può influenzare gli altri cerca di riversare su chi gli appare come un ostacolo o un rivale il rancore e la responsabilità dei mali che affliggono il gruppo. Così si scarica l’odio sull’altro, si rende più saldo il proprio potere e si rimuovono dubbi e domande. Eppure il nemico, presenza che non può scomparire dall’esperienza umana, potrebbe essere occasione di insegnamento e di lezione. Ha scritto il Dalai Lama: "I nostri nemici sono i nostri più grandi maestri. Di fronte a essi possiamo verificare il nostro rispetto e la nostra accoglienza dell’altro. Possiamo interrogarci: ci siamo fatti dei nemici oppure i nemici sono davanti a noi per rivelarci le nostre debolezze e renderci più capaci di bontà?". Anche abba Zosima chiedeva ai suoi monaci di considerare il nemico come un medico che guarisce dall’orgoglio, dalla vanagloria e dall’arroganza. E non posso certo dimenticare Gesù e il suo comandamento radicale: "Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano". Ma si intenda bene: amare è una cosa seria, un’operazione che richiede intelligenza e non permette di essere remissivi. Ci si disarma perché il male lo si vince rompendo la catena del male. Se si pratica l’"occhio per occhio", tutti diventiamo ciechi; se invece immettiamo nell’aria perdono, amore e tenerezza, allora saremo contagiati da questo buon virus. 

1 commento:

  1. "Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria".(Umberto Eco). "L'odio e l'orgoglio sono i duri carcerieri che imprigionano l'anima di chi li indossa".(Anna Maria D'Alo'). "Fra l'odio e il rancore, sono ancora per l'amore".(Jean-Paul Malfatti). "Gli uomini costruiscono troppi muri e mai abbastanza ponti". (Isaac Newton). "La tenebra non può scacciare la tenebra:solo la luce può farlo. L'odio non può scacciare l'odio: solo l'amore può farlo".(Martin Luther King). "Chi non ha mai perdonato un nemico non ha ancora assaporato una delle gioie più sublimi della vita".(Johann Kaspar Lavater). Grazie per questo post eccezionale che considero molto interessante e prezioso... Buona continuazione.

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