“Altro che guerra, la bugia è ibrida”: Dopo il planetario terrorismo islamico che ci assediava di minuto in minuto, di casa in casa, ora è di grande attualità e di massima ridondanza la guerra ibrida che ha un vantaggio formidabile sulle guerre normali. Può cominciare senza cominciare, essere combattuta senza combattenti, dichiarata senza dichiarazione e soprattutto scoperta ogni mattina aprendo il giornale. Un drone sbaglia strada? Guerra ibrida. Un aeroporto chiude? Guerra ibrida. Un hacker entra dove non dovrebbe? Guerra ibrida. Un partito sgradito prende troppi voti? Guerra ibrida. Un treno accumula ritardo? Guerra ibrida anche quella, persino al netto di Salvini. Naturalmente la guerra ibrida esiste. La Nato – che la usa dai tempi della Guerra fredda, esattamente quanto la Russia di ieri e di oggi – la definisce come combinazione coordinata di strumenti militari e non militari: disinformazione, sabotaggi, interferenze politiche, spionaggio, operazioni clandestine al punto che è sempre arduo attribuirne la regia. Ma una cosa è dire che Mosca utilizza sabotaggi e cyber-war – com’è risultato in alcune circostanziate – un’altra è trasformare ogni anomalia europea in una trappola putiniana, per gridare al riarmo. Giustificarlo. Pretenderlo. Finanziarlo. Un intero genere giornalistico ci va a nozze. Dal 2022 abbiamo letto che Putin avrebbe attaccato la Nato entro tre anni. Poi quattro. Ora entro il 2030. Meglio di tutti il sergente Calenda che un mese fa ha previsto l’attacco “in autunno”, cioè ora, boom! Gli allarmi arrivano dall’Ucraina combattente. E dai baltici che hanno ragioni storiche piuttosto solide per temere Mosca. Approdano ai network, ai giornali, alla Rete senza attendere conferme. L’ultimo viene dalla Cia, no anzi dal governo lituano, che ha incaricato El Mundo di svelarci che Mosca prepara attacchi a Francia, Spagna, Italia. Una bufala, smentita da tutti il giorno dopo, ma che ha funzionato benissimo il giorno prima. Peccato che nessuna delle nostre vedette d’inchiostro abbia fatto, in premessa, la domanda più urgente: perché mai Putin dovrebbe attaccare Francia, Spagna, Italia? Quale sarebbe il movente? Quale il bottino? Quali le possibilità di vittoria? La Nato conta 32 Paesi e nel 2025 ha speso in armi 1.581 miliardi di dollari, il 55 per cento dell’intera spesa militare mondiale. 559 miliardi li hanno spesi i soli membri europei dell’Alleanza, 954 gli Stati Uniti. E la Russia? 190 miliardi, otto volte di meno. Ha senso immaginare che senza riuscire a vincere nelle limitate regioni del Donbass, la Russia dovrebbe avventurarsi ad attaccare i 27 eserciti d’Europa? Eppure. Se lo scenario non ha senso, l’allarme ne ha moltissimo, visto che mentre la guerra futura slitta sul calendario, la nostra spesa vuole correre al presente. Bruxelles ha fretta di difenderci stanziando 800 miliardi di euro nei prossimi quattro anni. E le opinioni pubbliche riluttanti hanno bisogno di essere convinte a colpi di minaccia. Guai ai pacifisti. Guai ai disertori. Guai agli smidollati che parlano di pace, fosse anche il Papa, sempre lodato, sempre ignorato, sempre considerato “il marziano a Roma”. Mentre i cronisti diventati strateghi, i politici in conto spese, gli amministratori delegati delle fabbriche di armi, loro sì che s’intendono di geopolitica. Non occorre immaginare una riunione segreta di ministri, generali, direttori di giornale, Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e fabbricanti di missili che decidono il titolo di domani. La macchina della paura funziona senza il bisogno di complotti, in automatico. Il politico lancia l’allarme. L’intelligence spiega lo scenario. Il generale lo conferma. Il giornale lo illumina. Il talk show convoca l’esperto. L’esperto amplifica il pericolo. Il pericolo penetra nell’opinione pubblica che lo assorbe, possibilmente senza farsi troppe domande sulla spesa prevista. Senza chiedersi a cosa si dovrà rinunciare, visto che i bilanci degli Stati non sono il miracolo dei pani e dei Leopard. E per difendere quale società futura se sanità, scuola, salari, benessere, coesione sociale, dovranno diventare le vittime collaterali del “prontissimo riarmo”? Il potere multiuso della parola “ibrida” rilanciata oggi è identico al successo mediatico che hanno avuto le parole “terrorismo islamico” appena ieri. Il pericolo e il sangue versato erano reali. Ma la sua ossessiva rappresentazione occidentale era smisuratamente più vasta della sua distribuzione geografica. I data center hanno censito 48.035 attentati islamisti dal 1979 al maggio 2021 e almeno 210.138 i morti. Ma il 91,7 per cento delle vittime era nei Paesi musulmani. L’Europa ha avuto 789 morti in 42 anni. Gli Stati Uniti: 3.121, quasi tutti concentrati in un solo giorno, l’11 settembre 2001. Eppure noi occidentali abbiamo vissuto dentro l’autorappresentazione dell’assedio e delle sue conseguenze: riduzione dei diritti, intercettazioni, leggi speciali, metal detector, liquidi sequestrati negli aeroporti, scarpe tolte, cestini trasparenti, telecamere, terroristi dietro a ogni trolley. E poi film, serial, libri, paranoia. Oltre naturalmente alle bombe e agli stermini delle guerre vere, dichiarate per la “nostra sicurezza nazionale”, ma dislocate in Iraq, Afghanistan, Siria, Iran, Libia, Libano, Somalia, Yemen.
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
mercoledì 30 settembre 2026
DalMondo. 13 Pino Corrias: «La macchina della paura funziona senza il bisogno di complotti, in automatico. Il politico lancia l’allarme. L’intelligence spiega lo scenario. Il generale lo conferma. Il giornale lo illumina. Il talk show convoca l’esperto. L’esperto amplifica il pericolo. Il pericolo penetra nell’opinione pubblica che lo assorbe, possibilmente senza farsi troppe domande sulla spesa prevista».
lunedì 28 settembre 2026
domenica 27 settembre 2026
sabato 26 settembre 2026
DalMondo. 11 Ezio Mauro: «La tecnica trasmetta il suo sapere alle nuove generazioni virtuali che sta creando. Ma a condizione che la politica sieda a capotavola, governando il nuovo patto sociale: magari scritto con l’IA».
giovedì 24 settembre 2026
MaldItalia. 09 Raffaele Simone: «L’uguaglianza la teorizziamo in politica, la dichiariamo solennemente nella Costituzione e nelle aule dei tribunali, la esaltiamo nelle omelie, ci sforziamo di insegnarla nelle scuole, la denominiamo in mille modi, ma non siamo in grado di praticarla. Perché questa resistenza dinanzi a uno dei fondamenti concettuali di una democrazia democratica, quale la nostra vuole essere?»
martedì 22 settembre 2026
sabato 19 settembre 2026
Cosedettecosì. 61 «Dietro ogni bambino con disabilità ci sono spesso una madre e un padre che diventano infermieri, assistenti, educatori, terapisti. Ventiquattr'ore al giorno. Senza ferie, senza malattia, senza domeniche. Con una domanda che diventa sempre più angosciante: cosa succederà a mio figlio quando io non ci sarò più?».
giovedì 17 settembre 2026
martedì 15 settembre 2026
domenica 13 settembre 2026
sabato 12 settembre 2026
venerdì 11 settembre 2026
giovedì 10 settembre 2026
martedì 8 settembre 2026
lunedì 7 settembre 2026
domenica 6 settembre 2026
sabato 5 settembre 2026
venerdì 4 settembre 2026
giovedì 3 settembre 2026
mercoledì 2 settembre 2026
martedì 1 settembre 2026
lunedì 31 agosto 2026
sabato 29 agosto 2026
venerdì 28 agosto 2026
giovedì 27 agosto 2026
mercoledì 26 agosto 2026
lunedì 24 agosto 2026
Cosedettecosì. 52 “In memoria di Francesco Guccini”.
sabato 22 agosto 2026
venerdì 21 agosto 2026
giovedì 20 agosto 2026
martedì 18 agosto 2026
lunedì 17 agosto 2026
domenica 16 agosto 2026
venerdì 14 agosto 2026
giovedì 13 agosto 2026
mercoledì 12 agosto 2026
martedì 11 agosto 2026
domenica 9 agosto 2026
sabato 8 agosto 2026
DalMondo. 08 Kurt Vonnegut: «Ho detto ai miei figli che non devono, in nessuna circostanza, partecipare a un massacro, e che le notizie di massacri compiuti tra i nemici non devono riempirli di soddisfazione o di gioia. Ho anche detto loro di non lavorare per società che fabbricano congegni in grado di provocare massacri, e di esprimere il loro disprezzo per chi pensa che congegni del genere siano necessari».
venerdì 7 agosto 2026
giovedì 6 agosto 2026
mercoledì 5 agosto 2026
martedì 4 agosto 2026
domenica 2 agosto 2026
venerdì 31 luglio 2026
mercoledì 29 luglio 2026
MadreTerra. 78 «Il diritto al piacere di cui parlava Carlo, quanto peso può avere in un mondo pullulante di stomaci vuoti e di bambini poveri da sfamare, di schiavi piegati nei campi, e di campi piegati per migliaia, milioni di ettari all’agroindustria, la stessa pianta brevettata che occupa estensioni immense cancellando, con l’aiuto di sorella chimica, ogni altra specie?».
martedì 28 luglio 2026
domenica 26 luglio 2026
sabato 25 luglio 2026
venerdì 24 luglio 2026
Cosedettecosì. 45 Michele Serra: «Non è più questione di destra o sinistra. Non è più una categoria che basta a spiegare le cose. La questione è credere nel diritto o nella forza bruta. Nella democrazia o nella sua dismissione che i Salvini di tutto il mondo, avendo Trump come faro, sognano di realizzare».
Sopra. "Allegoria del buon governo" - 1338/39 - di Ambrogio Lorenzetti.
In una seduta del Senato del 1961, Emilio Lussu (eroe della Resistenza, membro della Costituente e grandissimo scrittore) provò a far comprendere agli onorevoli colleghi quanto fosse grave non applicare una legge (si trattava di quella, ahimé quanto attuale, che proibiva la ricostituzione del partito fascista), dicendo che una simile inerzia avrebbe negato all'Italia il diritto di riconoscersi in uno «Stato del Buongoverno, per usare un'espressione simbolo che, nei suoi affreschi immortali, ci ha lasciato Ambrogio Lorenzetti». Ebbene, chi si chieda quale sia il posto della giustizia in un governo che voglia essere buono, vada a Siena a contemplare proprio il Buon Governo, una delle più potenti e seducenti rappresentazioni figurative dell'arte di sortirne insieme, cioè della politica. Ambrogio non ci mostra la Giustizia bendata, come si inizierà a fare solo dal Rinascimento, ma con gli occhi bene aperti verso l'alto: verso la Sapienza che regge i piatti della bilancia che consente di distribuire, appunto secondo giustizia, premi e pene. Senza giustizia non può esserci convivenza civile, come mostra la corda che dai piatti della Giustizia scende a legare i cittadini, in una interpretazione paretimologica della parola "concordia". Chi, nelle più svariate circostanze, viene chiamato a giudicare ha un solo dovere: quello di studiare, di approfondire, di capire, di entrare nelle cose, nelle norme e nei fatti. Di liberarsi da ogni vincolo, tenendo il proprio sguardo fisso in quello della Sapienza. Solo così potrà resistere alla tentazione di assolvere o condannare non in scienza e coscienza, ma secondo partito preso, corporazione, timore, condizionamenti di ogni tipo. Cedendo alle invocazioni di una folla che vuole libero Barabba, non Gesù. Lo sguardo fisso verso la Sapienza innalza la Giustizia, allontanandola dalle logiche pattizie e di scambio che lordano la vita delle comunità. E la corda della concordia sfata l'idea che possa esserci pace senza giustizia: senza punire i prevaricatori, i furbi, i potenti che pensano di farla franca attraverso vittimismo e minacce. È ironico che Silvio Berlusconi si fosse fatto riprodurre l'affrescodi Lorenzetti a Palazzo Chigi: chissà se ha mai capito che quell'affresco esaltava un'Italia il cui ethos lui stava scientificamente distruggendo. Quella che per secoli si era sentita dire, con un versetto del libro della Sapienza, che il primo requisito per chi ha un potere terreno è l'amore per la Giustizia. (Tratto da “Non c’è giustizia senza pietà” di Tomaso Montanari).

















































