"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

lunedì 7 settembre 2026

MadreTerra. 87 Giuseppe De Marzo: «Quanto ancora le nostre vite dovranno rimanere ostaggio di ciò che succede ad Hormuz e di quello che impone una vecchia oligarchia legata ai fossili ed alle armi?».


“Protervia e ignoranti: ecco che cosa c’è dietro la Terra che divampa”, testo della intervista di Antonello Caporale allo scrittore Erri De Luca pubblicata su “il Fatto Quotidiano” di oggi, lunedì 7 di settembre 2026: Il caldo avvampa le città, brucia i boschi, asseta le montagne, cambia il senso delle stagioni. Non è già questo l’inizio della più grande e terribile guerra dell’uomo contro l’uomo? “È la tappa precaria e provvisoria dell’indifferenza generale agli effetti dell’oppressione umana sulla natura. Il crollo del ghiacciaio in Nepal aggiorna il bollettino degli eventi dati per inesorabili. Intanto a valle si lavorava a imbrigliare acque di un fiume impetuoso. Ecco la perfetta combinazione dell’inesorabile con la manomissione umana del suolo a fini energetici”.

Le colpe sono manifeste. “Causa principale è l’arrembaggio e lo sfruttamento intensivo di ogni risorsa disponibile. Si aggiunge per aggravante l’incapacità di progettare una possibile economia della riparazione. Un esempio virtuoso: il risanamento del fiume Sarno in Campania, il più inquinato d’ Europa. È stato realizzato e fa fiorire l’economia dell’area. Ma è un successo locale, regionale, non percepito dal governo centrale. Si può produrre ricchezza riparando i guasti arrecati al suolo che abitiamo in comune”.

Finora il potere politico e quello economico restano muti, inchiodati alle loro altre priorità. L’autodistruzione è dunque messa nel conto? “Sono la rassegnazione e l’assuefazione come programma politico. E questa ha come effetto lo scoraggiamento civile. L’astensione dal voto del corpo elettorale è il risultato contagioso del morbo della rassegnazione. Protervia e arroganza accompagnano il comportamento di chi è incapace di rispondere”.

Poche speranze, dunque. “Eppure ci sono anticorpi giovanili che hanno a cuore il clima e il loro futuro minacciato. Non sono profeti, non hanno vocazione al martirio, ma sono lanciatori di allarme. Sono considerati rompiscatole e vengono represse le loro azioni simboliche e inoffensive”.

È un fatto che milioni di persone hanno lasciato a una ragazza, Greta Thunberg, quando ancora non era maggiorenne, di farsi carico del più grave problema della storia naturale del mondo. Non dovremmo vergognarcene? “La vergogna è un sentimento nobile e personale. Le gerarchie lo hanno abrogato dalla loro coscienza per continuare a detenere a oltranza il loro potere. Si sente dire continuamente dai loro pulpiti che non accettano lezioni. E perché no? Sono gratuite, possono giovare. Ma il loro rifiuto è irrazionale e patologico. È un disturbo del comportamento. Oggi ogni caso politico è un caso clinico”.

Perché non si chiede conto a chi definiva gli allarmi degli scienziati sulla crisi climatica una enorme fandonia di assumere la responsabilità delle proprie incredibili parole? “Siamo coetanei di persone che negano la sfericità della terra, l’efficacia dei vaccini. Siamo coetanei di credulità infantili e incredulità senili. È decaduto e forse deceduto il pensiero, sostituito da un assortimento di malumori. Nel dopoguerra la scuola italiana compì l’epica impresa di vincere l’analfabetismo di massa. L’Italia aveva voglia e bisogno di conoscenza. Oggi con la grande abbondanza di fonti d’informazione alla portata di tutti l’ignoranza è esibita e volontaria, dunque irreparabile”.

Ha ascoltato il presidente del Senato dire che, insomma, “Ci adegueremo al clima caraibico. mica i Caraibi sono scomparsi?”. “Questo mese di agosto ha costretto agli arresti domiciliari le persone che non si sono potute permettere l’evasione dalle fornaci di asfalto. Quel presidente con la sua battuta sta dicendo semplicemente: “Me ne frego!”, sillabe assorbite in gioventù”.

Cos’altro deve accadere per farci prendere coscienza della tragedia climatica? Le inondazioni devono raggiungere le metropoli? La grandine deve bucare il cemento armato? “La terra sta aumentando di decimi la sua temperatura febbrile. I fenomeni aumenteranno d’intensità e di frequenza”.

Qualcuno capirà, infine? “Non credo a conversioni alla San Paolo sulla via di Damasco, dopo opportuna caduta, da parte delle vecchiaie al potere nel mondo. Hanno vissuto la loro vita sotto un altro cielo, sotto un altro genere di catastrofi sospese. Oggi queste vecchiaie hanno per motto la frase attribuita a Luigi XV di Francia: «Après nous le déluge»”.

“Il passo indietro sulle emissioni in piena crisi”, testo di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 4 di settembre 2026: In Europa il caldo ha ucciso negli ultimi quattro anni oltre duecentomila persone.  Nel nostro Continente la temperatura aumenta ad un ritmo doppio rispetto alla media globale. La priorità della politica dinanzi a questi numeri e all'evidenza dei fatti, dovrebbe essere quella di mitigare gli effetti della crisi climatica, adattando e riconvertendo il nostro modello energetico e produttivo. La Commissione europea guidata dalla Von der Leyen sceglie invece di fare l'ennesimo regalo alle lobby dei combustibili fossili, a discapito della nostra salute, dell'ambiente, della scienza e del clima. La Commissione ha chiesto agli Stati membri di non applicare per tre anni le sanzioni previste dal regolamento 2024/1787 sulle emissioni di metano relativamente agli obblighi per gli importatori di petrolio, gas e carbone. Parliamo di uno strumento normativo indispensabile a far rispettare le regole sulle attività di produzione, trasporto, monitoraggio, rendicontazione e riduzione delle emissioni di metano lungo tutta la filiera dei combustibili fossili. Non solo per gli operatori europei ma anche per chi vuole vendere nel nostro mercato. La decisione è stata presa dopo la richiesta avanzata a giugno da dodici Paesi europei, tra cui l'Italia, rinnegando gli obiettivi stabiliti anni prima dall'Unione. Uno schiaffo a quanti hanno investito nella riconversione e nella riduzione delle fonti fossili. Il regolamento entrato in vigore ad agosto del 2024 è stato il primo tentativo al mondo di stabilire obblighi climatici con l'obiettivo di ridurre le perdite, limitando la pratica del "venting" (rilascio volontario di gas in atmosfera) e del "flaring" (che consiste nel bruciare gas in torcia).

Ogni anno decine di miliardi di metri cubi di gas vengono dispersi proprio dai Paesi da cui l'Europa importa metano: Algeria, Libia, Stati Uniti, Egitto, Azerbaijan. Dobbiamo assolutamente evitarlo, perché il metano inquina molto più dell'anidride carbonica. Da solo è responsabile di quasi il 30% dell'aumento delle temperature. Secondo l'Ipcc riscalda l'atmosfera tra le ottantaquattro e le ottantasei volte più della CO2 se calcolato su un arco temporale di 20 anni. Per questi motivi diminuire l'utilizzo di metano è la strada più veloce per contrastare nell'immediato il global warming e tornare a respirare. La pressione delle lobby che minacciano di esportare su altri mercati è stata invece sufficiente per far dimenticare a chi ci governa evidenze scientifiche, obblighi e responsabilità. Il governo Meloni non venga a parlarci di scelta fatta per la nostra sicurezza. Questa balla non regge da anni dinanzi alle conseguenze devastanti della crisi climatica. Che sicuramente non toccheranno le vite e le famiglie di chi gode di lussi, privilegi, rendite e confort. La nostra sicurezza coincide con l'uscita dall'era dai fossili. Dipende dagli investimenti fatti per un nuovo modello energetico e produttivo, dalle politiche di adattamento e mitigazione, dalle norme per la tutela della salute pubblica e del diritto al lavoro, dallo stop al consumo di suolo, dal rispetto dei trattati internazionali sulla biodiversità, dalla cooperazione con i Paesi del sud del mondo, dalla rinuncia alla guerra ed al riarmo. Quanto ancora le nostre vite dovranno rimanere ostaggio di ciò che succede ad Hormuz e di quello che impone una vecchia oligarchia legata ai fossili ed alle armi? Facciamo Eco!

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