(…). La ricostruzione delle eroiche gesta dell’esercito americano
che salva il suo pilota abbattuto (…) è stata accettata senza che nessuno si
alzasse a farsi una risata (intendo la grande stampa italiana e i
telegiornali). Il famoso pilota, colpito dalla contraerea, si espelle con il
seggiolino. “Ferito”, dice la versione ufficiale; “gravemente ferito” dice
un’altra fonte. Ok, si salva e si mette al sicuro in una grotta, ma… a un
centinaio di chilometri dall’abbattimento, cioè in ventiquattrore, fa due
maratone e mezza, in salita (fino a 2100 metri, temperatura sotto lo zero), si
suppone appesantito dall’equipaggiamento. Gli americani mandano a salvarlo una
specie di esercito, perché gli MC130 (due) non sono aeroplanini agili e
leggeri, ma affari giganteschi che trasportano truppe e mezzi, una vera
invasione. Intanto la Cia – mai sottovalutare la Cia, ragazzi – crea una falsa
pista, cioè fa credere all’Iran che il pilota sta da un’altra parte, astuti
come faine, e quegli altri ci cascano con tutti i turbanti. Mah. Quindi salvano
‘sto pilota pluri-maratoneta-alpinista ancorché ferito, ma sfiga vuole che i
due MC130 si scontrino tra loro sulla pista di un aeroporto abbandonato (prima
versione), oppure si impantanino nella sabbia (seconda versione), oppure siano
colpiti dall’esercito iraniano (terza versione). Insomma, soccorso e
soccorritori, un centinaio di marines, rimangono a piedi, e fanno saltare i
loro stessi aerei, per non lasciarli al nemico. Mah. La trama si infittisce:
chiamano al volo altri tre aerei, tipo Uber ma sulle montagne dell’Iran, e si
fanno portare via, non prima di farsi abbattere qualche elicottero. Ora il
pilota è sano e salvo, dice il film, ma non sappiamo chi è, come si chiama, e
non c’è nemmeno la fotina con lui che fa “vittoria” con le dita. Auguri
comunque. Ok, ora parliamo della crisi del cinema americano. Voglio dire, con una trama così puoi anche
vincere la statuetta che si consegnano tra loro ogni anno, ma rimane un
polpettone zoppicante e fantasioso. Per ora la critica (i famosi fact-checker a
guardia dell’informazione democratica, per dire) sembra cascarci, mentre in
Iran dicono che il film è molto fiction: si sarebbe invece trattato di
un’operazione di terra, con vere truppe di invasione, per impadronirsi
dell’uranio iraniano, operazione miseramente fallita con grosse perdite,
figuraccia bruciante, catastrofe militare. A chi produce certi film non piace
ricordare i flop passati, ma viene in mente comunque l’operazione Eagle Claw,
24 aprile 1980, quando un Jimmy Carter sotto elezioni tentò la mossa disperata
del blitz per liberare gli ostaggi a Teheran: fu un disastro. Ecco, nonostante
le recensioni entusiastiche sugli invasori che salvano il loro pilota, l’epica,
la retorica e gli effetti speciali, il film di quest’anno sembra molto un
remake quarantasei anni dopo, con gli stessi esiti. Il produttore del film,
Donald Trump, ha fatto il suo spettacolino insieme agli sceneggiatori, ha
parlato di “Una delle più audaci operazioni nella storia degli Usa”, e ha detto
che Dio li ha aiutati perché era Pasqua (giuro). E forse pensa davvero che noi
spettatori ci crediamo, paghiamo il biglietto e mangiamo i popcorn, orgogliosi
di esser presi per scemi. (Tratto da “Cinema Usa. Il salvataggio del
pilota sembra un film: brutto e inverosimile” di Alessandro Robecchi).
“I pazzi Bibi e Donald giocano a fare Dio”, testo di Jeffrey
Sachs: Trump e il suo complice nei crimini di guerra Netanyahu, stanno
conducendo insieme una guerra di aggressione omicida contro l’Iran. Sono in
preda a tre patologie legate. La prima è la personalità: entrambi sono
narcisisti maligni. La seconda è l’arroganza del potere: uomini che possiedono
il potere di ordinare l’annientamento nucleare e che, di conseguenza, non
provano alcun freno. La terza, e la più pericolosa di tutte, è il delirio
religioso: due uomini che credono, e a cui viene quotidianamente ripetuto da
chi li circonda, di essere dei messia che compiono l’opera di Dio. Il risultato
è una glorificazione della violenza che non si vedeva dai tempi dei leader
nazisti. La domanda è se i pochi adulti del mondo saranno in grado di fermarli.
Non sarà facile, ma devono provarci. Partiamo dal disturbo psicologico di base.
Il narcisismo maligno è un termine clinico. Lo psicologo sociale Erich Fromm
coniò l’espressione nel 1964 per descrivere Adolf Hitler, come una fusione di
grandiosità patologica, psicopatia, paranoia e personalità antisociale in
un’unica struttura caratteriale. (…). È strutturalmente incapace di vera
empatia, costituzionalmente immune al senso di colpa e guidato dalla
convinzione paranoica che i nemici lo circondino e debbano essere distrutti.
Già nel 2017, lo psicologo John D. Gartner mettevano in guardia sul narcisismo
maligno di Trump. Diversi stimati psicologi e psichiatri hanno valutato Trump
per la psicopatia utilizzando la Scala standardizzata di Hare, ottenendo
punteggi ben al di sopra della soglia diagnostica (…). Sia Trump che Netanyahu
corrispondono perfettamente a questo profilo. La psicopatia di Trump si è
manifestata quando le forze Usa hanno distrutto un ponte civile a Teheran,
privo di importanza militare, causando 8 morti civili e i 95 feriti. Trump non
ha mostrato dolore. Allo stesso modo, nel discorso per la Pasqua ebraica
Netanyahu non ha pronunciato una sola parola in ricordo dei morti. Solo il
trionfale elenco dei nemici che ha distrutto. La paranoia alimenta la minaccia
creata da Trump e Netanyahu. La stessa direttrice dell’intelligence nazionale
di Trump, Tulsi Gabbard, ha testimoniato per iscritto che il programma nucleare
iraniano era stato “annientato” e che gli uomini dell’intelligence “continuano
a ritenere che l’Iran non stia costruendo un’arma nucleare”. L’Aiea ha
affermato che non vi erano prove dell’esistenza di una bomba. Lo stesso
funzionario antiterrorismo di Trump si è dimesso per protesta, scrivendo che
“abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua
potente lobby americana”. Il paranoico non ha bisogno di una minaccia reale. Se
necessario, se ne inventerà una per assecondare i suoi sentimenti di paura
esagerata. (…).
Il potere infligge una particolare deformazione a certe
personalità. Per questi narcisisti maligni, la disponibilità di armi nucleari
non è un aggravio di responsabilità, ma un’estensione del loro ego grandioso:
“Posso radere al suolo qualsiasi cosa. Guardatemi”. Netanyahu e Trump non
mostreranno alcun freno a questa delirante megalomania. Il 1° aprile Trump ha
promesso di bombardare l’Iran “riportandolo all’Età della pietra, dove
appartiene”. (…). Netanyahu è a capo di uno Stato con circa 200 testate nucleari,
non ha mai firmato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare e non opera sotto
alcun regime di ispezione internazionale. (…). La mancanza di coscienza è la
più pericolosa delle tre patologie, perché è quella che elimina l’ultimo freno
interiore. (…). Sia Trump che Netanyahu sono aspiranti messia. Si
autoproclamano agenti di Dio. Per loro, fermare la guerra contro l’Iran
significherebbe che Dio ha sbagliato. E il sedicente messia non può sbagliarsi,
perché il messia e Dio sono diventati, nella loro psiche grandiosa, di fatto la
stessa cosa. Trump e Netanyahu hanno rivendicato esplicitamente questa identità
messianica. Trump si è definito “l’eletto”. Riguardo al suo tentato assassinio
dichiarò: “Allora sentivo che la mia vita è stata salvata per una ragione. Sono
stato salvato da Dio per rendere di nuovo grande l’America”. Netanyahu, nel suo
discorso alla vigilia della Pasqua ebraica, si è appropriato del ruolo di Dio
nella narrazione dell’Esodo, elencando dieci “conquiste” di quella che chiama
la “Guerra della Redenzione” e definendo ciascuna di esse una piaga. (…). Attorno
a ciascuno di questi uomini si snoda una corte di adulatori e fanatici, la cui
funzione è quella di alimentare l’illusione e impedire che la realtà penetri
nella loro coscienza. Pete Hegseth, Segretario alla Difesa, ha trasformato il
Pentagono in un teatro di guerra santa. Ha un tatuaggio della Croce di
Gerusalemme sul petto e la scritta Deus Vult, “Dio lo vuole”, il grido di
battaglia delle Crociate medievali, sul braccio. (…). Mike Huckabee,
ambasciatore Usa in Israele, fornisce l’architettura teologica: pastore
battista e fervente sionista cristiano, Huckabee crede che il conflitto
israelo-iraniano sia l’adempimento di una profezia biblica. (…). Il pastore
sionista cristiano John Hagee, la cui organizzazione Christians United for
Israel è stata uno dei principali motori del sostegno evangelico Usa alle
guerre di Israele, ha commentato la guerra con l’Iran dicendo: “Profeticamente,
siamo proprio al momento giusto”. Sul fronte israeliano, la corte ristretta è
composta da due figure il cui radicalismo è così estremo da essere state
considerate paria politiche fino a quando Netanyahu non ha usato i loro voti
per rimanere al potere. Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, è
un ammiratore del defunto rabbino Meir Kahane, il cui partito Kach è stato
designato come organizzazione terroristica. Bezalel Smotrich, ministro delle
Finanze, trae ispirazione ideologica dal rabbino Zvi Yehuda Kook, il quale
insegnava che la vittoria militare di Israele del 1967 fu voluta da Dio e che
la colonizzazione dei territori palestinesi è volontà divina. Insieme, occupano
20 seggi nella coalizione di Netanyahu, composta da 67 seggi. Non si limitano a
consigliare il primo ministro, ma ne condividono le convinzioni e la visione
messianica. Ben-Gvir ha usato il suo controllo sulla polizia israeliana per
consentire ai gruppi paramilitari dei coloni di operare contro i palestinesi in
Cisgiordania. Ha bloccato i negoziati per il cessate il fuoco, ha promosso il
riconoscimento dei diritti rituali ebraici sul Monte del Tempio, sfidando lo
status quo mantenuto per decenni. (…). Il Regno Unito, il Canada, l’Australia,
la Nuova Zelanda, la Norvegia, la Slovenia, i Paesi Bassi e la Spagna lo hanno
sanzionato per incitamento alla violenza. Smotrich è il più metodico dei due:
meno teatrale e più pericoloso. Ha trasferito il governo civile della
Cisgiordania dall’esercito israeliano al suo ministero, convogliando centinaia
di milioni di shekel verso le infrastrutture degli insediamenti. Ha incaricato
il suo ufficio di formulare “un piano operativo per l’applicazione della
sovranità” sulla Cisgiordania. L’ideologia di Smotrich si ispira
all’insegnamento di Kook, secondo cui l’impresa degli insediamenti non è
politica ma sacra (…). Il professor John Mearsheimer ha affermato che i crimini
ora commessi da Trump e Netanyahu sono gli stessi per i quali la leadership
nazista fu impiccata a Norimberga (…). I meccanismi istituzionali esistenti per
prevenire proprio questo tipo di catastrofe, tra cui il Consiglio di Sicurezza
dell’Onu, la Corte Penale Internazionale, il regime di non proliferazione e le
leggi sui conflitti armati, vengono attivamente sovvertiti dagli Usa. Eppure
gli adulti del mondo devono cercare di fermare questa follia. Lo sforzo
multilaterale a Islamabad, che comprende i ministri degli Esteri di Pakistan,
Turchia, Egitto e Arabia Saudita, che lavorano insieme all’iniziativa di pace
in cinque punti Cina-Pakistan, è un inizio importante. A esso dovrebbero unirsi
le nazioni Brics, l’Onu e ogni Stato che desidera vivere in un mondo governato
da regole piuttosto che dalle delusioni di due narcisisti maligni. Quando i
leader squilibrati invocano la catastrofe divina come strumento politico, non
sono solo i loro nemici a essere consumati. Saremo tutti vittime delle piaghe
di Netanyahu e del bombardamento dell’Iran da parte di Trump fino all’Età della
pietra, a meno che altri leader non pongano limiti a questi due pazzi.
N.d.r. I testi sopra riportati sono stati pubblicati su “il Fatto
Quotidiano” di oggi, mercoledì 8 di aprile 2026.
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