"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 28 aprile 2026

Cosedettecosì. 20 “Ommini e bestie”.


È morto er Gatto. 

Accanto c’è la povera vedova: una Gatta

che se strugge dar pianto;

e pensa: - Pe’ stasera

me ce vorrà la collarina nera,

che me s’adatta tanto! -

Frattanto la soffitta

s’empie de bestie e ognuna fa in maniera

de consolà la vedovella affritta.

Via, sóra spósa! Fateve coraggio:

su, nun piagnete più, ché ve fa male…

Ma com’è stato? - Ieri, pe’ le scale,

mentre magnava un pezzo de formaggio:

nemmanco se n’è accorto,

nun ha capito gnente…

E già: naturarmente,

come viveva è morto.

E quanno c’è er trasporto?

-chiede un Mastino - Io stesso

je vojo venì appresso.

Era una bestia bona come er pane:

co’ tutto che sapevo ch’era un gatto

cercavo de trattallo come un cane;

che brutta fine ha fatto! -

E dice fra de sé:

-È mejo a lui ch’a me.

-Ah, zitti! - strilla un Sorcio - Nun ve dico

tutto lo strazzio mio!

Povero Micio! M’era tanto amico! -

E intanto pensa: - Ringrazziamo Iddio! -

L’Oca, er Piccione e er Gallo,

a nome de le bestie der cortile,

j’hanno portato un crisantemo giallo.

-Che pensiero gentile!

-je fa la Gatta - Grazzie a tutti quanti. —

E mentre l’accompagna

barbotta: - Che migragna!

Un crisantemo in tanti! -

Poi resta sola e sente

la vocetta d’un Micio

che sgnavola e fa er cicio…

-Questo dev’esse lui! - dice la Gatta:

e se guarda in un secchio

che je serve da specchio…

In fonno, è soddisfatta.

(“La morte der gatto” di Trilussa).

(…). Per Marguerite Yourcenar con gli animali ci alleniamo a fare violenza sui nostri simili. «È una lettura che si scontra con la nostra pervicace volontà di rimuovere. Non possiamo imparare da ciò che non vogliamo vedere».

Tirando le somme, che c'entra la Shoah? «C'entra soprattutto nell'aspetto, per così dire, testimoniale. Il parallelo più cogente che vedo tra lo sterminio animale e l'Olocausto è nel nostro voltare lo sguardo davanti ai camion che portano le bestie al macello, nel meccanismo della rimozione. Ma c'è anche una differenza fondamentale».

Quale? «I nazisti sfruttavano e uccidevano gli ebrei in modo industriale. Ma, come ha notato a suo tempo Derrida, non li facevano nascere. Non li costringevano a moltiplicarsi».

Nel libro (“La peggior specie” di Maurizio Torchio, Sellerio Editore, n.d.r.) si affaccia anche la religione. Quante fedi fondate da pastori... «È un tema che piaceva a Foucault, il potere pastorale. Questa idea che ci sia una figura che fa da intermediario tra te e il mondo. Un modello di leadership che ci riporta al tema più universale, lo scambio sicurezza-libertà. C'è una favola di Fedro su questo».

Prego. «Il lupo è affamato e malridotto, il cane ben pasciuto. E spiega al suo collega selvatico: sono più sano e forte perché il mio padrone mi dà quello di cui ho bisogno, devo solo controllare che nessuno entri nel suo terreno. Il lupo sta per farsi domesticare, poi vede il segno della catena al collo del cane e sceglie di andarsene. Libero e malridotto».

Il suo romanzo è anche un De pro-fundis per le narrazioni sul benessere animale. «Sì. Io lo chiamo il mito del nonno di Heidi, il gran battage sulle bestie allevate in ambienti naturali. Che infatti non cambia il cuore del problema. Sono bestie allevate per essere uccise oppure per essere ingravidate a scadenze forzate, produrre più latte e avvizzire in un quinto del tempo naturale. È l'ipocrisia sull'ipocrisia».

L'industria della macellazione è il gran teatro della supremazia di specie, e quella che descrive lei ha colori e odori novecenteschi. Ma questo è il tempo dell'intelligenza artificiale. «Giochiamo alla distopia, ci è utile. Si ricorda quando nei romanzi di fantascienza immaginavamo alieni che arrivavano e ci sottomettevano? Ora sono le IA a farci venire il dubbio che qualcuno possa scalzarci dal gradino più alto. Ecco, tener conto di questo potrebbe farci riconsiderare molte cose del nostro rapporto con le specie che consideriamo "inferiori"».

Al momento alle IA stiamo insegnando che si possono mettere intere specie in cattività e ammazzarle. «Esatto. E intanto noi umani restiamo ancora all'idea che sia soprattutto il Logos a decidere chi è soggetto morale e chi non lo è». (Tratto da “In quei mattatoi l’eterna Treblinca degli animali”, intervista di Marco Bracconi allo scrittore Maurizio Torchio pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 24 di aprile 2026).

“Il potere del cane”, testo di Francesco Merlo pubblicato sul periodico “U” del quotidiano “la Repubblica” del 23 di aprile 2026: La Coppa d'Africa di calcio si è chiusa nel gennaio scorso, ma la strage dei cani è già ripresa, ancora più efficace e più feroce. Per ospitare i campionati del mondo del 2030, il Marocco deve infatti eliminare tre milioni di "nemici dell'uomo", tre milioni di nemici del "vincitore nel pallone" cantato da Leopardi come "magnanimo campione". Per la verità Leopardi è anche il poeta della compassione verso il cane, che è metafora dell'altro già quando è solo maltrattato, e figuriamoci ora che in Marocco è addirittura sterminato: "Vedemmo - scrive nello Zibaldone - un giovanastro che con un grosso bastone, passando sbadatamente e come per giuoco, menò un buon colpo a un povero cane...". In poesia, anche in Marocco "i cani sono migliori degli esseri umani, perché sanno ma non dicono", che è un verso di Emily Dickinson.

Abituati a vederli scodinzolare con la lingua penzoloni, uniti ai padroni dal guinzaglio, sino al respiro comune del sonno, facciamo fatica a contare questi tre milioni di randagi che ai tifosi di calcio del Marocco fanno la stessa paura che fecero a Gesù (Salmo 22) sulla croce: "Padre, salva la mia vita dal potere del cane", vale a dire dall'odio, incontrollabile e distruttivo. E il Marocco non è neppure il Paese con il maggior numero di cani randagi al mondo. Nella sterminata India sono 60 milioni. E in Turchia 4 milioni. Il Marocco però è il Paese che ne sta uccidendo di più, in una specie di soluzione finale, spesso sotto gli occhi dei turisti che nel 2025 hanno toccato la cifra record di 20 milioni e hanno raccontato e documentato le sparatorie di massa, l'avvelenamento con stricnina, l'intrappolamento con dolorosi morsetti: sono terribili le fotografie dei cani scannati nei mattatoi e gettati nelle discariche. Raccontato da Thomas Mann e Kafka, Omero e San Francesco, Leopardi e Céline, Montaigne e Charlie Brown, e Bacon, Hopper, Tarkovsky... il cane è l'angelo custode, il messaggero divino, il mal'àk ebraico dell'Antico Testamento, l'alterità, l'altrove. E invece non c'è più il cane nei randagi che contagiano la rabbia, in branco attaccano i bambini, si impadroniscono delle strade, si contendono l'immondizia. In Marocco vedi il cane solo se lo vuoi vedere, altrimenti vedi la bestia e mentre la sopprimi non ti accorgi nemmeno che ti somiglia più del cane. Le partite dei mondiali del 2030 saranno giocate a Casablanca, Rabat, Tangeri, Agadir, Fès e Marrakech, affascinanti città che saranno in gara di efficienze e di bellezza con nove città spagnole, tra cui Madrid e Barcellona, con le portoghesi Lisbona e Porto, e con Montevideo, Buenos Aires e Asuncion dove saranno giocate le tre partite celebrative del centenario della Coppa. I Mondiali significano stadi, treni, alberghi, adeguamenti del sistema viario e del manto stradale per accelerare, parificare, e persino pulire le strade. Sicuramente non c'è spazio per i cani randagi, il cui destino è dunque segnato. Il governo nega di avere già lanciato un piano di abbattimento, e parla invece di sterilizzazione, di vaccinazione e rilascio controllato dei randagi, ma tutti sanno che la verità è la barbarie che si sta già consumando nelle strade, sotto gli occhi del mondo. La celebre, amatissima etologa Jane Goodall, che è morta il primo ottobre scorso all'età di 91 anni, aveva indirizzato alla Fifa un appello: "È inaccettabile che in nome dello sport si permetta una tale crudeltà. Questi animali, già emarginati, sono vittime di una violenza disumana che non può essere giustificata". La Fifa ha risposto che, nel processo di candidatura, il Marocco si era impegnato a rispettare i diritti degli animali stanziando risorse per centri di accoglienza e impegnandosi a vietare l'abbattimento, ma temo che nessuna mobilitazione animalista riuscirà a fermare quest'operazione di "pulizia" del cane che danna l'uomo: "Oh nella notte il cane / che ti abbaia di lontano. / Di giorno è solo il cane/ che ti lecca la mano". 

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