“La morte dell’acqua avviene senza rumore”, testo di Donatella Di Pietrantonio – dentista di professione, vincitrice del “Premio Campiello” dell’anno 2017 – pubblicato sul periodico “Green&Blue” del quotidiano “la Repubblica” del 3 di dicembre dell’anno 2025: Le case erano costruite in discesa. Come non rotolassero a fondovalle, così senza fondamenta, era un mistero. Due o trecento metri più su, in uno spiazzo, c'era la fontana. Da lì si allungavano i tubi di gomma, uno per ogni casa. Delle tante necessità legate all'acqua la prima e più ovvia era il bere. Dopo veniva l'acqua per cucinare e dopo ancora: quella per lavarsi e pulire le stanze. Il bagno mancava. Ogni famiglia aveva un tempo limitato per riempire i secchi. Bisognava attaccare il proprio tubo al cannello della fonte. Di solito toccava ai bambini, per la mia famiglia salivo io. Intorno all'uso dell'acqua si accumulavano dispetti, rancori, minime e silenziose vendette. Se avevi tolto troppo presto il tubo del vicino per mettere il tuo potevi ritrovare il gallo morto, il più bello, con la cresta orgogliosa. Mia madre l'ha raccolto una mattina davanti alla porta, con il collo spezzato. Alla provvista di acqua ci dovevano pensare le donne. Dopotutto erano loro ad averne più bisogno, per le faccende domestiche e l'igiene in quei giorni. Gli uomini si lavavano meno, l'aspro delle ascelle era segno di virilità. D'estate era divertente fare il bagno nella tinozza scaldata al sole sul terrazzo. In inverno scappavo sempre dalla camera gelida dove pretendevano che lo facessi. Ero molto freddolosa, preferivo restare sporca. Mi lavavo solo i piedi e nell'intimo. Coprivo la testa con un cappello fino a primavera.
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
mercoledì 25 marzo 2026
MadreTerra. 69 Giuseppe De Marzo: «Siamo dinanzi a un'oligarchia legata mani e piedi a fossili e armi che si muove senza scrupoli, fuori dalle regole condivise del diritto internazionale, ritenuto un freno agli affari, che gioca con le sorti del mondo, riducendolo a oggetto di conquista per i propri interessi».
28 March, Together Alliance! Centinaia di associazioni, reti di cittadinanza
attiva, gruppi ecologisti, sindacati, artisti, scenderanno in piazza il
prossimo 28 marzo per una grande mobilitazione internazionale che attraverserà
le strade di Minneapolis, Londra, Roma, Atene, Stoccolma e altre ancora. Lo
faranno il giorno prima della partenza fissata per la nuova Global Sumud
Flotilla, che salperà con il suo carico di umanità per Gaza. Tutte e tutti
unite dallo stesso sentimento contro quelli che vengono chiamati i nuovi Re. Il
movimento No Kings scenderà in piazza in contemporanea in diversi luoghi aggrediti
in questi ultimi mesi da politiche liberticide, antisociali e repressive portate
avanti dalle destre. Con l'obiettivo di connettere le tante lotte in corso, per
dare gambe e spazio a chi rappresenta un'alternativa ai nuovi Re e alle loro
guerre. In Italia i No Kings promuovono due giorni di mobilitazione. Il 27 con
un grande concerto alla Città dell'Altra Economia in cui si esibiranno, tra gli
altri, Ditonellapiaga, Assalti Frontali, Willie Peyote, Gemitaiz, Giancane,
Giulia Mei. Il 28 con una manifestazione internazionale che partirà da piazza
della Repubblica per rimettere al centro dell'agenda politica l'impegno per
contrastare la svolta autoritaria introdotta con i pacchetti sicurezza del
governo Meloni e il piano di riarmo europeo con la sua folle corsa agli
armamenti. Con l'obiettivo di restituire voce a milioni di cittadini resi
invisibili dalle scelte di chi governa e riportare al centro del dibattitto
politico le priorità della stragrande maggioranza del Paese: lavoro, sanità
pubblica, casa, riconversione ecologica, parità di genere, partecipazione.
Sollevando una questione dirimente per la sopravvivenza della democrazia: la
politica è in grado di limitare il potere delle lobby del fossile e delle armi?
L'ultimo rapporto Sipri mostra come l'export di armi italiano sia cresciuto del
157% negli ultimi cinque anni. Mentre diminuiscono redditi, salari, salute, opportunità
e diritti. È il nuovo made in Italy promosso dai fratelli di Trump al governo.
Grazie ai quali gli Usa hanno registrato il picco di vendite verso l'Europa,
oltre a essere i maggiori esportatori di armi in Medio Oriente (di democrazia
ne esportano meno, possedendone ormai poca). La questione politica messa al
centro dalla mobilitazione internazionale del 28 è questa: con i soldi che
dovevano essere usati per le politiche sociali, la salute pubblica, il
contrasto al collasso climatico e la riconversione industriale ed energetica,
stanno arricchendo l'industria della morte e del veleno, alimentando l'ego di
una élite di miliardari suprematisti e razzisti. Dobbiamo dircelo senza
infingimenti: siamo dinanzi a un'oligarchia legata mani e piedi a fossili e
armi che si muove senza scrupoli, fuori dalle regole condivise del diritto
internazionale, ritenuto un freno agli affari, che gioca con le sorti del
mondo, riducendolo a oggetto di conquista per i propri interessi. Non si tratta
solo di manifestare ma di costruire insieme a tanti e diversi una risposta
politica in grado di tirarci fuori dalla palude pericolosa in cui siamo, come
dice il movimento No Kings. Iniziando a connettere lotte e punti di vista apparentemente
slegati, uniti invece dalla relazione tra giustizia sociale e ambientale, tra
ecologia, salute e lavoro, tra riconversione ecologica e pace. Per un'Alleanza
Insieme. Facciamo Eco! (Tratto da “Stop armi e fossile è la marcia
dei No Kings” di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso”
del 20 di marzo 2026).
Il miracolo
dell'acqua corrente, per di più calda, è accaduto solo a metà degli anni '70.
Prima a scuola ci riconoscevano dall'odore, ci chiamavano i bambini - poi
ragazzi - di campagna. Se avessimo avuto l'acqua nelle case saremmo stati quasi
come gli altri. L'ho capito tardi quanto il mancato accesso all'acqua fosse una
voce importante della disuguaglianza. L'ho capito alle medie, nelle case delle
compagne che mi invitavano a studiare da loro. Avevano la vasca, la doccia e il
bidet Erano i loro bagni che invidiavo con tutta me stessa. Lì dentro, dove
indugiavo fin troppo a lungo, mi sentivo davvero povera. Non avevamo l'acqua in
casa, ma in natura non mancava. Richiedeva la fatica di approvvigionarsi,
questo sì. I nostri piccoli fiumi non seccavano mai, erano vivi, direbbe Robert
Macfarlane, autore di “È vivo un fiume?”. Le nevicate abbondanti sull'Appennino
rifornivano le falde acquifere a sufficienza per la stagione secca. Oggi non è
più così. Quel poco di agricoltura residua nelle terre in cui sono cresciuta si
estinguerà, a parte qualche eccezione sono solo gli anziani a praticarla. Sparirà
con la loro generazione. Li vedo smarriti davanti al suolo crepato come un
deserto da siccità che non ricordano per quanto vogliano spingersi indietro,
alle infanzie lontane. Dov'è finita l'acqua, si chiede e mi chiede mio padre
senza aspettarsi risposta. Non avrei mai creduto di poter assistere nel corso
della vita a un cambiamento climatico di queste proporzioni. In Abruzzo eravamo
fieri del nostro ghiacciaio: il Calderone, unico dell'Appennino, nonché
ghiacciaio più meridionale d'Europa. Compreso tra i 2650 e i 2850 metri di
quota sul versante settentrionale del Corno Grande, da giovane ci arrivavo,
agevolmente con gli amici del Cai. «L'acqua è morta?» chiede il figlio di nove
anni a Macfarlane davanti a una sorgente esaurita. Al Calderone l'acqua allo
stato solido è morta, sì. Negli anni ho visto il ghiacciaio ritirarsi,
scomparire. È diventato un termometro della crisi climatica. Oggi è una
pietraia. Nel cercare su Wikipedia la quota che ho appena riportato sopra resto
scioccata dai verbi al passato: "era situato", "aveva uno
spessore...", "è stato declassato nel 2019 a glacionevato".
L'abbiamo perso. Mi sento come se avessi assistito all'estinzione dei
dinosauri. La morte dell'acqua - come la chiamava il piccolo Will Macfarlane -
avviene senza rumore.
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