Sopra. "Quadro con tre macchie" (1914) di Vasilij Kandinskij.
“Tutto è
connesso. A dieci anni dalla «Laudato si’»,
testo del gesuita Antonio Spadaro – teologo e giornalista, già direttore (dall’anno
2011 all’anno 2023) della rivista “La Civiltà Cattolica” – pubblicato sul
settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” di oggi, sabato 30 di agosto
2025: Realizzato nel 1914, Quadro al Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid,
aperta fino al 24 settembre. (…). Kandinskij non cerca di rappresentare il
reale, ma di penetrarlo, di captarne l'anima, come se la pittura potesse
diventare strumento per sintonizzarsi con la trama sottile che tiene insieme
materia e spirito. Ammirando Kandinskij, si comprende l'intuizione che anima
Laudato si', l'enciclica di papa Francesco di cui si celebra il decennale.
Bergoglio ha tentato di oltrepassare le superfici del mondo contemporaneo per
coglierne le forze invisibili, le connessioni dimenticate, le relazioni
tradite. È un testo sull'ambiente? È molto di più: è una chiave di lettura globale,
una visione del reale fondata su una consapevolezza spirituale e politica -
oggi più urgente che mai - che ritorna come un ritornello: "Tutto è
connesso". Non è uno slogan, ma un cambio di paradigma. Nulla esiste in
isolamento: ogni gesto umano, ogni scelta economica, ogni innovazione tecnica
fa parte di una rete. Bergoglio vede il mondo come un tessuto di fili che si
intrecciano e costruiscono legami. Se non si è legati non si è vivi. Se non si
è legati si è strappati dal tessuto del mondo. Credo sia proprio l'immagine del
tessuto il sottotesto dell'enciclica. Leggendolo ci riconosciamo ungarettianamente
"docile fibra dell'universo". Il vivente è tale perché è in grado di
legare e legarsi, di tenere insieme i fili. E il legame sprigiona il desiderio
e l'istinto di custodire, allevare, addomesticare nel senso che dà Il Piccolo
principe: fare con l'altro una casa, appartenersi. Se non si ha la percezione
di vivere in una "casa comune" non si riuscirà a comprendere la
realtà, a darle un senso, che è sempre olistico: tiene tutto insieme, fa del
"tutto" una casa. Il linguaggio delle scienze, della biologia è
importante, sì, ma serve qualcosa di più: servono parole che non siano
semplicemente analitiche, e che diano il senso di ciò che è vivente: un
linguaggio che colleghi la vita animale con l'essenza dell'umano. La poesia,
allora, che ha da sempre offerto una grammatica per tornare a una relazione non
predatoria con il mondo naturale: la montagna di Wordsworth, la foresta di
Hòlderlin, il mare di Leopardi non sono solo paesaggi, ma esperienze
esistenziali. Francesco scrivendo il documento gemello Querida Amazonia. cede
la parola pontificia a 17 poeti, per lo più indigeni, per lanciare un messaggio
urgente che il Santo di Assisi ha espresso in forma di Cantico, appunto:
"Ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più
piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le
altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava
persino ai fiori e li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di
ragione. Chi capisce il mondo? Chi sa parlare e predicare ai fiori. Dentro
questo linguaggio troviamo una fraternità radicale che mostra il fatto che
'tutte le cose hanno un'origine comune"'. Siamo lontani dalle figure dell'uomo
e della donna come consumatori o sfruttatori. Se l'essere umano si dichiara
autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base
della sua esistenza si sgretola. Se invece ci sentiamo intimamente uniti a
tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiscono in maniera spontanea.
E così pure l'attenzione preservare gli habitat naturali delle diverse specie
animali, soprattutto quelle minacciate di estinzione. Tutte le specie viventi
"formano un rete che non finiamo mai di riconoscere e comprendere",
scrive Francesco, e sappiamo che "buona parte della nostra informazione
genetica è condivisa con molti esseri viventi". Bisogna sempre pensare avendo
una visione ampia della realtà. Non solo: è necessario comprender che ogni
cultura genera un modo di comprendere il mondo che gli è proprio: lui ha fatto
riferimento privilegiato alle cosmogonie amazzoniche, ad esempio. In Querida
Amazonia, Francesco ha riconosciuto una sapienza radicata nella terra, che
restituisce profondità alla relazione tra esseri umani e ambiente. Qui la
natura non è risorsa, ma soggetto vivente. Gli alberi, i fiumi, le montagne:
tutto ha voce. Leggendo alcuni suoi passaggi si formano nella mente le immagini
di Salgado. Anche la tecnica rientra pienamente in questa visione: non basta interpretarla
come minaccia e strumento di dominio. Le riflessioni più avanzate
sull'intelligenza artificiale risuonano con Laudato si', che contiene una chiave
importante per comprenderla. L'Ai, le reti neurali, gli algoritmi, non sono
strumenti neutri, ma ambienti che ci plasmano, parte della nostra relazione e
connessione con la realtà. L'Intelligenza artificiale va interpretata in modo
"ecologico", come parte delle nostre connessioni. Non basta chiederci
come "usarla": dobbiamo domandarci come viverci dentro, senza perdere
l'umano. Alcune filosofie asiatiche come il taoismo, ci offrono prospettive
preziose, ponendo l'esigenza di riformulare la tecnologia, affinché sia in
armonia con il mondo. Il fìlosol Yuk Huì, con la sua "cosmotecnica",
propone allora di recuperare cosmologie dimenticate per immaginare una tecnica
in accordo con il Tian, il Cielo. È una intuizione gemella a quella di
Francesco: la crisi ecologica richiede una nuova alleanza tra sapere,
spiritualità e responsabilità. Se "tutto è connesso", allora non si
può pensare di intervenire in un ambito - per esempio sviluppare un algoritmo -
senza considerare le sue ripercussioni sul lavoro umano, sulle relazioni
sociali, sul clima, sulla democrazia. Questo sguardo olistico manca spesso nel
dibattito sull'Ai che tende a settorializzare i problemi: etica, sicurezza,
produttività… Il tempo che viviamo ci ha costretto a riconoscere, anche drammaticamente,
l'interdipendenza. La pandemia lo ha reso evidente: nessun si salva da solo. Ma
il rischio è che questa consapevolezza evapori. Pe questo Laudato si', dieci
anni dopo, è più attuale che mai. Non è solo un appello ecologico: è una
proposta di vita e di comprensione del mondo che è la nostra casa comune. Il
vero nodo, oggi, è quello della relazione. Le crisi - ambientali, sociali,
culturali, digitali - sono manifestazioni di un'unica frattura: quella tra noi
e ciò che ci circonda. Laudato si' ha quindi anticipato il bisogno di una nuova
filosofia della connessione radicale. È un invito a ricostruire l'unità tra ciò
che abbiamo separato: economia e giustizia, tecnica e spiritualità, natura e
cultura.

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