"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 30 agosto 2025

MadreTerra. 53 Antonio Spadaro: «Se l'essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola. Se invece ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiscono in maniera spontanea».

                Sopra. "Quadro con tre macchie" (1914) di Vasilij Kandinskij.

“Tutto è connesso. A dieci anni dalla «Laudato si’», testo del gesuita Antonio Spadaro – teologo e giornalista, già direttore (dall’anno 2011 all’anno 2023) della rivista “La Civiltà Cattolica” – pubblicato sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” di oggi, sabato 30 di agosto 2025: Realizzato nel 1914, Quadro al Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, aperta fino al 24 settembre. (…). Kandinskij non cerca di rappresentare il reale, ma di penetrarlo, di captarne l'anima, come se la pittura potesse diventare strumento per sintonizzarsi con la trama sottile che tiene insieme materia e spirito. Ammirando Kandinskij, si comprende l'intuizione che anima Laudato si', l'enciclica di papa Francesco di cui si celebra il decennale. Bergoglio ha tentato di oltrepassare le superfici del mondo contemporaneo per coglierne le forze invisibili, le connessioni dimenticate, le relazioni tradite. È un testo sull'ambiente? È molto di più: è una chiave di lettura globale, una visione del reale fondata su una consapevolezza spirituale e politica - oggi più urgente che mai - che ritorna come un ritornello: "Tutto è connesso". Non è uno slogan, ma un cambio di paradigma. Nulla esiste in isolamento: ogni gesto umano, ogni scelta economica, ogni innovazione tecnica fa parte di una rete. Bergoglio vede il mondo come un tessuto di fili che si intrecciano e costruiscono legami. Se non si è legati non si è vivi. Se non si è legati si è strappati dal tessuto del mondo. Credo sia proprio l'immagine del tessuto il sottotesto dell'enciclica. Leggendolo ci riconosciamo ungarettianamente "docile fibra dell'universo". Il vivente è tale perché è in grado di legare e legarsi, di tenere insieme i fili. E il legame sprigiona il desiderio e l'istinto di custodire, allevare, addomesticare nel senso che dà Il Piccolo principe: fare con l'altro una casa, appartenersi. Se non si ha la percezione di vivere in una "casa comune" non si riuscirà a comprendere la realtà, a darle un senso, che è sempre olistico: tiene tutto insieme, fa del "tutto" una casa. Il linguaggio delle scienze, della biologia è importante, sì, ma serve qualcosa di più: servono parole che non siano semplicemente analitiche, e che diano il senso di ciò che è vivente: un linguaggio che colleghi la vita animale con l'essenza dell'umano. La poesia, allora, che ha da sempre offerto una grammatica per tornare a una relazione non predatoria con il mondo naturale: la montagna di Wordsworth, la foresta di Hòlderlin, il mare di Leopardi non sono solo paesaggi, ma esperienze esistenziali. Francesco scrivendo il documento gemello Querida Amazonia. cede la parola pontificia a 17 poeti, per lo più indigeni, per lanciare un messaggio urgente che il Santo di Assisi ha espresso in forma di Cantico, appunto: "Ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione. Chi capisce il mondo? Chi sa parlare e predicare ai fiori. Dentro questo linguaggio troviamo una fraternità radicale che mostra il fatto che 'tutte le cose hanno un'origine comune"'. Siamo lontani dalle figure dell'uomo e della donna come consumatori o sfruttatori. Se l'essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola. Se invece ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiscono in maniera spontanea. E così pure l'attenzione preservare gli habitat naturali delle diverse specie animali, soprattutto quelle minacciate di estinzione. Tutte le specie viventi "formano un rete che non finiamo mai di riconoscere e comprendere", scrive Francesco, e sappiamo che "buona parte della nostra informazione genetica è condivisa con molti esseri viventi". Bisogna sempre pensare avendo una visione ampia della realtà. Non solo: è necessario comprender che ogni cultura genera un modo di comprendere il mondo che gli è proprio: lui ha fatto riferimento privilegiato alle cosmogonie amazzoniche, ad esempio. In Querida Amazonia, Francesco ha riconosciuto una sapienza radicata nella terra, che restituisce profondità alla relazione tra esseri umani e ambiente. Qui la natura non è risorsa, ma soggetto vivente. Gli alberi, i fiumi, le montagne: tutto ha voce. Leggendo alcuni suoi passaggi si formano nella mente le immagini di Salgado. Anche la tecnica rientra pienamente in questa visione: non basta interpretarla come minaccia e strumento di dominio. Le riflessioni più avanzate sull'intelligenza artificiale risuonano con Laudato si', che contiene una chiave importante per comprenderla. L'Ai, le reti neurali, gli algoritmi, non sono strumenti neutri, ma ambienti che ci plasmano, parte della nostra relazione e connessione con la realtà. L'Intelligenza artificiale va interpretata in modo "ecologico", come parte delle nostre connessioni. Non basta chiederci come "usarla": dobbiamo domandarci come viverci dentro, senza perdere l'umano. Alcune filosofie asiatiche come il taoismo, ci offrono prospettive preziose, ponendo l'esigenza di riformulare la tecnologia, affinché sia in armonia con il mondo. Il fìlosol Yuk Huì, con la sua "cosmotecnica", propone allora di recuperare cosmologie dimenticate per immaginare una tecnica in accordo con il Tian, il Cielo. È una intuizione gemella a quella di Francesco: la crisi ecologica richiede una nuova alleanza tra sapere, spiritualità e responsabilità. Se "tutto è connesso", allora non si può pensare di intervenire in un ambito - per esempio sviluppare un algoritmo - senza considerare le sue ripercussioni sul lavoro umano, sulle relazioni sociali, sul clima, sulla democrazia. Questo sguardo olistico manca spesso nel dibattito sull'Ai che tende a settorializzare i problemi: etica, sicurezza, produttività… Il tempo che viviamo ci ha costretto a riconoscere, anche drammaticamente, l'interdipendenza. La pandemia lo ha reso evidente: nessun si salva da solo. Ma il rischio è che questa consapevolezza evapori. Pe questo Laudato si', dieci anni dopo, è più attuale che mai. Non è solo un appello ecologico: è una proposta di vita e di comprensione del mondo che è la nostra casa comune. Il vero nodo, oggi, è quello della relazione. Le crisi - ambientali, sociali, culturali, digitali - sono manifestazioni di un'unica frattura: quella tra noi e ciò che ci circonda. Laudato si' ha quindi anticipato il bisogno di una nuova filosofia della connessione radicale. È un invito a ricostruire l'unità tra ciò che abbiamo separato: economia e giustizia, tecnica e spiritualità, natura e cultura.

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