“Io sono l’opinione”, di Angelo Flaccavento: Che fracasso insopportabile. Quanto rumore, che sfrenato scalpitare. Cosa è tutto questo ciarlare, queste urla incontenibili? A che pro, poi? Si può avere un po' di silenzio per riflettere? «Mai e poi mai, signore: star zitti significa non esistere. Ecco tutto».
Con chi ho il dispiacere di conferire, mi scusi? E perché questo strano effetto stereofonico, per cui davanti a me vedo una persona, ma le mie orecchie odono un coro sgangherato di locuste, un migliaio almeno di esemplari? «L'arcano è presto spiegato, mio sconosciuto interlocutore: io sono l'Opinione, dispotica e dilagante, regina incontrastata dell'ecumenismo nazionalpopolare. Sono proterva e dogmatica, e invero mi sento unica e inoppugnabile, anche se a esser sincera non mi nego proprio a nessuno. Basta avere il pollice opponibile e una tastiera a disposizione e io mi materializzo, senza troppo pensare. Anzi: ho in orrore il pensiero e l'esperienza. Prendo forma cosi, in pochi istanti, come un rush e appaio nell'etere, scatenando tenzoni e dibattiti. Mi arrogo qui d'acchito un successo che mi rende orgogliosa. Qualsiasi cosa dicano i disfattisti, non si è mai scritto, e di conseguenza mai letto, come ora: cascate e fiumi di parole, tutto grazie a me».
Impossibile negarlo, ma sono parole che non attaccano; che scivolano rapide o che al massimo vanno in autocombustione per mutare in cenere. Sono dichiarazioni, commenti e messaggi, esplosioni dell'ego, modi per mettersi in mostra sparandola grossa. Di rado si tratta di pareri nati da gusto, elucubrazione o competenza. Piuttosto, è tutto un fiorire di idee basate su un personalismo ignorantello. «Quel che dice è parecchio discutibile, sinceramente, e nasce da preconcetti vetusti alquanto che la fanno apparire demodé. Ma una cosa aggrada assai: il suo tono è perentorio e imperioso. Lei suona e tuona come si conviene a me, l'Opinione».
Ma la mia risolutezza è argomentata. Posso dare spiegazioni su tutto quel che dico. Nulla è basato sul mi piace o non mi piace, senza ulteriore riflettere. E questo, direi, fa la grande differenza. «Come se qualcuno fosse davvero interessato a sottigliezze e sofismi di tal tenore. Lei, caro conversatore, sembra vivere veramente in un'altra epoca e forse pure in un altro spazio».
Si spieghi meglio, Opinione, perché mi pare di aver perso il filo e a questo punto vorrei vederci chiaro, dato che con questo fracasso sentirci chiaro è pressoché impossibile. «Ecco qui l'articolato ed esaustivo chiarimento. Sentirà anche che finalmente tutte le diverse modulazioni della mia persona parlano in coro, per davvero all'unisono. Dunque: essere notati è la sola moneta di scambio nell'economia dell'attenzione. Ci si fa guardare per i look balzani, o ascoltare per i pareri bombastici e trancianti, per la litigiosità soverchia, per l'assolutismo del tono. Pacatezza e sottigliezza a nulla servono. Siamo qui per intrattenerci tutti a vicenda, e il sangue e gli strilli, così come le certezze granitiche da difendere con unghie e denti, sono molto più spassosi delle lectio magistralis e dei dubbi. Si accontenti, che tanto tutto dura poco, e poi si passa a nuove opinioni».
Sa cosa? Mi vien solo voglia di tacere. «Tanto vale che si tumuli, allora. Non esprimere pareri è non esistere».
Così sia.
N.d.r. I brani sopra riportati sono stati pubblicati sul periodico “U” del quotidiano “la Repubblica” di oggi, venerdì 16 di gennaio 2026.

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