"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 13 agosto 2025

MadeinItaly. 59 “Aspettando Godot? No, ferragosto”.


(…). Il Paese si è impoverito: tremendamente. Quello che nella nostra infanzia di figli di impiegati statali era normale - andare al mare o in montagna per venti giorni - è diventato impossibile. Nessun insegnante, nessun segretario comunale può permettersi nemmeno due giorni nei luoghi dove da bambino villeggiava un mese. La forbice fra chi ha poco e chi ha molto si è aperta come una voragine. Quella fra chi ha abbastanza e quella di chi ha soldi da buttare è diventata enorme. La differenza fra un biglietto in classe economica e uno in business, dove ti danno una seduta comoda una bibita e un pasto, è di sei volte moltiplicata. Sei. In prima classe: dieci volte. È un fatto: nessuno che faccia un lavoro da mille euro al mese, ma neanche da duemila, può andare più in vacanza con la sua famiglia. È fuori target. Però sono queste le stesse persone che mettono like alla nuova maschera da contorno viso o alla farfallina che idrata le zone intime, che certo anche quelle hanno bisogno di acido ialuronico a caro prezzo. È un desiderio inevaso, un’ambizione nei sogni accessibile. Perché non pensarsi Kardashian, davanti al ventilatore di casa. Perché non sognare anzi sperare che un giorno, nella più ingiusta e diseguale delle società - nella società che in tradimento delle battaglie dei nostri padri siamo ora diventati - potresti essere selezionato per un talent e viaggiare in Aston Martin anche tu. La ruota della fortuna. Il bingo. Un profilo su quel sito che vabbè, ti devi mettere mezza o tutta nuda, ma sai quanti soldi si fanno. È lì, la Mecca. I soldi comandano, del resto: misurano il potere. Poi potrei dirvi: no, non è vero. Fate silenzio, staccate il telefono. Andate in spiaggia libera o per quest’anno non andateci affatto. State a casa e leggete un libro bellissimo. Telefonate a un’amica. Prendetevi cura di qualcuno che sta peggio di voi, vi sentirete meglio. Ma avrei successo, genererei consenso? Non credo. Mi occuperò degli insulti dei titolari di stabilimenti balneari, domani, e pazienza. Nessun governo ha avuto la capacità di trattare e venire a patti con loro, figuriamoci io. Si può sempre lasciare il telefono in un’altra stanza, però, volevo dirvi. È una vacanza d’estate anche questa. (Tratto da “L’estate impossibile di un Paese solo per ricchi” di Concita De Gregorio pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” dell’undici di agosto 2025).

“Ma quale isola greca deserta?”, testo di Francesco Piccolo pubblicato sul settimanale “Robinson” del quotidiano “la Repubblica” del 10 di agosto 2025: Eccoci nel pieno di quella vacanza che abbiamo aspettato per mesi e mesi, e che adesso non vediamo l'ora che finisca, perché, come di consueto ogni anno, non ha mantenuto le promesse che aveva fatto.  Non si è rivelata quel luogo di rigenerazione lontano dal mondo, di divertimento o di abbandono. Quello che succede con i miei amici è piuttosto esemplare di come la realtà e l'immaginazione della vacanza coincidano poco. Quando ogni estate dobbiamo decidere di andare in vacanza si decide che bisogna assolutamente scegliere un posto dove non ci sono gli italiani, perché gli italiani sono i corruttori della civiltà contemporanea, sporcano, urlano, sono tanti, fanno i tuffi; ovviamente molti italiani che incontriamo in questi posti non sono affatto così, ma la soddisfazione che ci dà questo discorso programmatico delle nostre vacanze ci spinge ad andare sempre più lontano. Noi andiamo nelle isole greche e cerchiamo un'isola che gli italiani non conoscono, che di solito è molto lontana e ci vogliono vari mezzi di trasporto per raggiungerla. Su quell'isola ci sono delle spiagge che gli italiani non sanno che esistono; quindi vogliamo andare lì e vogliamo dire guardandoci intorno con enorme soddisfazione: qui italiani non se ne vedono. Quello che ci eccita di più, che quasi ci manda in estasi, è constatare che gli occupanti della spiaggia sono greci. Perché a quel punto abbiamo scovato la spiaggia più autentica, quella dove vanno solo i greci. Questo, se vediamo le cose con il nostro punto di vista. Ma proviamo a spostarci dal punto di vista dei greci. Che avevano una spiaggia dove c'erano soltanto loro, e quello che vedono loro è esattamente quello che non vediamo noi, e che desideravamo non vedere noi: gli italiani. Tanti. Perché avevo trascurato di dire che noi italiani che vogliamo fare vacanze in spiagge dove non ci sono italiani siamo tantissimi. E ci uniamo. E passiamo parola e diciamo: stiamo andando in un posto dove non ci sono italiani. E i nostri amici (italiani) dicono: bellissimo, vogliamo venire anche noi! Quindi noi vediamo solo i greci; ma i greci vedono gli italiani. Eppure noi siamo andati là perché italiani non ce n'erano. Cos'è che non funziona? Che gli italiani siamo noi. Noi che siamo quelli che abbiamo detto che andavamo in quell'isola greca perché non ci sono italiani. E noi italiani migliori stiamo tutti insieme, siamo tanti, facciamo pochi tuffi ma qualcuno lo facciamo, alziamo un po' la voce e cerchiamo di non sporcare a terra ma un po' sporchiamo, continuando a dirci entusiasti quanto è bella questa spiaggia e quest'isola perché non ci sono gli italiani. In più, quando poi torniamo da quell'isola e diciamo: siamo stati in un'isola bellissima dove non ci sono italiani. Tutti gli italiani a cui lo diciamo vogliono poi andarci, nell'isola dove non ci sono gli italiani. E finisce che quest'isola si riempie di italiani che ci vanno perché non ci sono gli italiani. E a quel punto noi diciamo che quell'isola ormai è diventata un'isola dove ci sono troppi italiani (anche se questi italiani sono quelli che non vogliono gli italiani), ma noi vogliamo fare un passo in più e quindi andiamo nell'isola successiva e ricominciamo questo ciclo. Perché se volessimo veramente che ci fossero delle isole dove non ci sono gli italiani o delle spiagge dove gli italiani non ci vanno, in realtà non ci dovremmo andare neanche noi. Adesso quest'anno andiamo nella terzultima isola senza italiani ancora esistente in tutto l'arcipelago greco. Abbiamo poi ancora altre due possibilità successive. E dopodiché la Grecia è finita: sarà stata riempita completamente da italiani. Io li seguo, faccio quello che dicono gli altri, e faccio finta di essere molto contento che ci sono solo greci a fare il bagno su quella spiaggia. Ma in realtà non me ne importa niente. Tutti trovano quella spiaggia molto bella e molto speciale, più bella dell'altra, ma meno bella di quell'altra ancora. Ma io sono sereno, li ascolto in silenzio, perché a me sembrano tutte uguali - tutte belle, eh, ma differenze non ne vedo: vedo una spiaggia, un mare con un bellissimo colore, una taverna, delle tamerici. Qualche volta un monastero lì vicino che si raggiunge a piedi, e qualche volta no (cosa che preferisco, tra l'altro, perché c'è sempre l'entusiasta che dice: andiamo a vedere il monastero). Il mio cinismo è apparso e si è cristallizzato tanti anni fa, in Sri Lanka, dopo aver attraversato chilometri e chilometri di sterrato per andare con un autobus turistico, quindi non proprio con un mezzo pionieristico, nel tempio più irraggiungibile dello Sri Lanka. Vomitando a ogni sbalzo. E arrivando in questo posto alla fine del mondo, dove però c'erano altri sei pullman turistici. Nel tempio bisognava stare zitti e non muoversi perché era una cultura incontaminata. E lì, dentro quella cultura incontaminata, è apparso un bambino srilankese con la maglia numero 10 di Francesco Totti della Roma. In quel momento dissi: vabbè basta, questa storia è finita. E non che ne fossi indignato o dispiaciuto, semplicemente era finita. In realtà l'estate è ormai l'inferno, le vacanze sono ormai l'inferno, perché tutti i posti sono pieni, tutti i ristoranti sono pieni, tutte le spiagge sono piene, tutti i locali sono pieni, tutti i supermercati sono pieni, tutte le pescherie sono piene. Tutte le isole greche sono piene di italiani, tutte le isole italiane sono piene di italiani. Tutte le case in affitto in qualsiasi angolo di qualsiasi continente sono piene, non si trovano posti liberi in qualsiasi parte del mondo, e quindi andare in vacanza è un inferno. E la grande scelta sarebbe restarsene in città, come fanno quelli molto intelligenti, che prendono le ferie a luglio per restare in città ad agosto. Ma adesso hanno fatto una scoperta traumatica: anche le città sono piene. Di turisti che sono venuti a vedere le città italiane, di italiani che dicono non vado in vacanza perché ci sono gli italiani. E quindi in città tutti i locali sono pieni, tutti i ristoranti sono pieni, tutti gli alberghi sono pieni, tutte le piscine, i musei, le strade, i caffè, i taxi, le isole pedonali. È tutto pieno. Anche perché ci sono moltissimi italiani che sono rimasti in città, dicono le statistiche, così come ci sono moltissimi italiani che sono andati in vacanza. E le statistiche per questo superano il cento per cento. L'unica spiegazione è che le persone partendo sono state prima clonate, hanno lasciato un doppione di sé stesse in città, e poi sono partite. Alcune altre hanno fatto un'operazione malefica, contro gli italiani che vogliono andare in vacanza dove non ci sono gli italiani: si sono fatti clonare nell'isola greca e poi sono subito tornati in città. Così adesso, nelle isole greche, ci sono italiani in pianta stabile. Non se ne andranno mai più. E se decidi di spendere tutti i soldi che hai per trovare l'ultimo posto incontaminato del mondo, di lasciare il mondo civile per esplorare il mondo selvaggio, autentico. Beh, lì qualcuno ha la maglia di Francesco Totti.

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