"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 14 gennaio 2026

Doveravatetutti. 47 Raniero Lavalle: «Trump, dicono allibiti, ha licenziato il diritto, bastandogli la sua moralità. Quello che manca nella politica europea e mondiale è una risposta proporzionata a questa sfida».


In  una  trasmissione  televisiva  detta  In  altre  parole  (che  poi  sono  quasi  sempre  le  stesse)  il  professor  Gustavo  Zagrebelsky  ha  ricordato  l'aforisma secondo il quale il diritto senza la forza è impotente e la forza senza il diritto è tirannia; allora gli astanti gli hanno chiesto che cosa deve fare l'Europa, aspettandosi che rispondesse che deve farsi l'esercito europeo; invece lasciandoli quasi tutti di stucco Zagrebelsky ha risposto che essa deve riprendere ì suoi valori di giustizia, di libertà, di eguaglianza, di Costituzioni, e non deve mettersi a fare le guerre anche lei. Senza citarla egli si appellava alla famosa "tradizione ebraico-cristiana", che proprio in quella settimana ricordava nelle chiese la promessa profetica secondo la quale il popolo di Dio "non si abbatterà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra". Dunque il futuro non sta nella forza ma nel diritto. Quando questo avverrà? Gli scienziati atomici hanno messo le lancette dell'orologio a 89 secondi prima della mezzanotte, che tutti hanno interpretato come l'ora della fine del mondo, mentre invece può essere l'ora del principio, il momento cioè in cui tutto comincerà di nuovo e il diritto sarà stabilito sulla Terra: ossia dovrebbe esserci un rovesciamento, perché oggi avviene il contrario. Trump, come tutti, orfani, dicono allibiti, ha licenziato il diritto, bastandogli la sua moralità. Quello che manca nella politica europea e mondiale è una risposta proporzionata a questa sfida. Ma ciò accade perché non hanno capito che cosa ci sta succedendo, e tutti si comportano come se semplicemente avessero perso le elezioni in America, e si trattasse solo di Trump, una specie di Meloni in grande che però sarà gettato via alla prima occasione e tutto tornerà come prima. Invece Trump fa corpo con l'America che ha cambiato identità: è con gli Stati Uniti d'America c’è bisogno di fare i conti. Ma come sono cambiati? Lucio Caracciolo dice che è finito l'Impero americano: di questo infatti prende atto il recente documento sulla Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, che rinunzia perfino all'idea "eterna" della Nato. Ci si poteva illudere (personalmente anch'io) che questo significasse un abbandono della loro presa sul mondo, e perciò si riaprissero degli spazi di autonomia per gli altri popoli (compreso il nostro) e si potesse passare al multipolarismo. Invece la scelta americana espressa da Trump (Maga) è l'opposto: continuare a dominare il mondo, ma non con tutte quelle spese organizzative (guerre ubiquitarie, basi militari, regime change) bensì come uno Stato-pirata che si va a prendere il bottino che vuole: di volta in volta schiacciare il Venezuela, impadronirsi della Groenlandia, mettere i casinò a Gaza, legittimare il genocidio di Netanyahu, bombardare l'Iran, fare l'arrembaggio alle petroliere, scatenare l'Intelligenza del Super-Io artificiale, ritirarsi dal sistema dell'Onu. Ma allora la risposta è, oltre che far scortare le petroliere, come nei mari si deve fare coi pirati, stabilire veramente e tutti insieme, ivi compresa la Russia e la Cina, il diritto sulla Terra. Dunque resistenza non violenta e passaggio all'unità umana: e oggi si può, perché la storia ha avuto una rottura, col nazismo (e il fascismo, con buona pace della Meloni) e l'epoca delle sovranità assolute, delle Chiese divise e dei popoli predestinati ed eletti, degli Dei degli eserciti, è finita allora; certo ci vogliono cent'anni per realizzarne tutte le conseguenze. Forse oggi l'altro americano, Robert Prevost, ci prova, ma possiamo provarci tutti assieme, e anche i pirati seguiranno, perché poi l'America non è solo quella. (Tratto da “Il futuro è nel diritto: la forza non ci salverà” di Raniero Lavalle, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, mercoledì 14 di gennaio 2026).

“Ha inizio l’era dell’Occidente senza morale”, testo di Antonio Scurati pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 14 di gennaio 2026: Fra molti anni, davanti al tribunale della storia, la foto di Trump e Netanyahu che festeggiano insieme il Capodanno 2025 con le loro scarpe di vernice, i loro sorrisi trionfanti e al loro fianco le mogli in outfit sgargianti, potrebbe essere letta come un’immagine emblematica dello sciagurato anno appena trascorso. E come una prova schiacciante di colpevolezza. Ammesso che esisterà ancora la memoria storica, cosa niente affatto sicura nel futuro inaugurato da questi devastatori. Pescando nella nostra attuale memoria storica, il paragone che mi pare più calzante è quello con l’immagine di Neville Chamberlain e Adolf Hitler che si stringono la mano sorridenti dopo gli accordi di Monaco del 1938. E non perché voglia suggerire una similitudine tra Netanyahu e Hitler, già proposta molte volte, da più parti, negli ultimi mesi. Tanto meno scorgo una somiglianza tra Trump e il tragico primo ministro inglese che si illuse di avere salvato il suo Paese dalla guerra dando la Cecoslovacchia in pasto al coccodrillo nazista. Ciò che appare terribilmente simile nelle due immagini non sono i personaggi ma la loro postura e, soprattutto, il significato della storia narrata: raccontano entrambe di una epocale disfatta morale dell’Occidente liberale con conseguenze politiche catastrofiche. (…). Fassin, insigne antropologo e medico di fama internazionale, ricostruendo puntualmente i crimini commessi dall’esercito di Israele contro la popolazione palestinese di Gaza - e, dal suo punto di vista, contro l’umanità tutta - medita in modo inappellabile sulla corresponsabilità del cosiddetto Occidente e sulla portata storica di questa delittuosa acquiescenza. Ciò che segnala (…) tra i tanti che deplorano con argomenti definitivi l’annientamento di Gaza è l’accento posto sull’immorale clima di consenso entro il quale è stato perpetrato. La sua tesi è (…): «Il consenso all’annientamento di Gaza ha creato un’enorme frattura nell’ordine morale del mondo». Il consenso, attivo o passivo, prestato a Israele da Stati, governi, istituzioni e persone in tutto l’Occidente, soprattutto nei primi mesi della devastante aggressione militare a Gaza - una totale abdicazione morale spesso paradossalmente «giustificata in nome della morale stessa» - comporta secondo Fassin una profonda «inversione dei valori che le società occidentali rivendicano come propri» e «renderà per molto tempo illegittima e inefficace l’invocazione dei diritti umani da parte di coloro che hanno partecipato a una simile abdicazione morale». L’Occidente, insomma, avrebbe perso completamente, e forse definitivamente, ogni «credibilità in questo campo». (…). Le modalità stragiste con cui è stata condotta la campagna militare da parte di Israele non lasciano dubbi sulla natura genocidaria di questo atto di guerra. Fassin ci ricorda che, stando al documentatissimo atto d’accusa redatto dal Sudafrica, a meno di tre mesi dall’inizio dell’intervento militare a Gaza, erano già stati uccisi 21110 palestinesi, il 70 per cento dei quali donne e bambini, e altri 7780 erano dispersi, in decomposizione sotto le rovine degli edifici. Inoltre, secondo gli stessi servizi segreti statunitensi, quasi la metà delle bombe è stata sganciata sul territorio alla cieca, ordigni del peso di quasi una tonnellata, in grado di creare crateri di 360 metri di diametro, sono stati scaricati su aree densamente popolate, il che «testimonia la volontà di decimare indiscriminatamente i civili». Ogni giorno, infine, per mesi e mesi sono morti più di cento bambini e si stima che siano stati uccisi più bambini a Gaza durante le prime tre settimane della guerra di quanti non ne siano morti ogni anno dal 2019, sommando tutti i conflitti del mondo. L’elenco degli orrori, nel loro numero, varietà e modalità, redatto da Fassin, prosegue a lungo, minuzioso, dettagliato, ragionato; accompagnato da una puntuale rassegna delle intenzioni genocidarie da parte dei governanti israeliani, dichiarate apertamente in più occasioni, e delle corresponsabilità occidentali in termini di fornitura di armamenti, appoggio politico, disinformazione sistematica. Non è necessario ripercorrerli qui. È fin troppo evidente, infatti, per chiunque non voglia voltare la testa, che gli «interventi militari di Israele a Gaza hanno provocato di gran lunga il più alto tasso di mortalità civile di qualsiasi altro conflitto al mondo nel XXI secolo» e che, dunque, l’acquiescenza con la strage da parte di popoli che nella loro cultura e retorica ufficiale considerano sacra e intoccabile ogni singola vita dei propri concittadini mette in scena una moralmente abietta diseguaglianza assegnata al valore della vita umana sul pianeta Terra.

Ci restano da stimare e meditare le conseguenze di questa abdicazione morale. Io temo che saranno perfino peggiori di quelle previste da Didier Fassin. Siamo di fronte a una nakba (catastrofe) storico-culturale di portata epocale. L’intero ordinamento giuridico, politico e simbolico dell’Occidente postbellico si è fondato sulla memoria della shoah come male assoluto, come inabissamento della civiltà occidentale e suo nuovo inizio. Tutto si è fondato su quel «mai più». Il fatto che un genocidio, anche se con modalità e proporzioni diverse, sia stato perpetrato oggi dalle sue vittime di allora, con il consenso, l’acquiescenza o l’indifferenza di molta parte dell’Occidente, apre prospettive inaudite e terribili. L’experimentum crucis condotto da Israele sul corpo martoriato di Gaza non si limiterà a rendere illegittima e inefficace l’invocazione dei diritti umani da parte di coloro che hanno sostenuto la strage. Fa di più e di peggio: prepara l’abbandono della stessa ragione umanitaria. La cronaca dei primi giorni di questo nuovo anno sta, purtroppo, a dimostrarlo. La deposizione manu militari del presidente venezuelano da parte degli Stati Uniti d’America, le minacce di invasione alla Groenlandia, l’assassinio impunito di una persona innocente, cittadina statunitense, da parte di una milizia che risponde direttamente ed esclusivamente al Presidente, dischiude un’epoca nella quale il potere non si limita a invocare ipocritamente e strumentalmente i diritti umani e il diritto internazionale ma li ignora, disconosce e oltraggia apertamente. Lo ha dichiarato lo stesso Trump: «Il mio potere non ha nessun limite salvo la mia morale». Il che significa nessuna morale, dunque nessun limite. L’immagine di Trump e Netanyahu che festeggiano sorridenti in abito di gala il Capodanno non chiude l’anno 2025. Apre il 2026. E i molti anni a venire.

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