“LeggerePaoloNori”. “Devono finire i morti e non i concerti”, testo di Paolo Nori pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 23 di luglio 2025: Quando lavoravo, che facevo dei lavori che non mi piacevano, la cosa mi disturbava perché, se hai una testa come la mia, quando ti occupi di una cosa, quella cosa poi ti occupa. E io, quando ho fatto il ragioniere, ero occupato dai ragionamenti, quando ho fatto il furiere, a militare, ho fatto anche il militare, ero occupato dalla furia, quando ho fatto il facchino, ero occupato dalla fiacca, quando ho fatto il manovale da muratore ero occupato dal freddo a stare, d’inverno, a mani nude, sulle impalcature, dovevo fare, tutte le sere, un bagno caldo, quando arrivavo a casa, che freddo che ho patito. Adesso che da qualche anno mi occupo di Russia, e dei russi, sono occupato dalla Russia, e dai russi, e quando in Russia succede qualcosa, e di cose ne succedono, mi telefonano per sapere cosa ne penso. Così l’altro giorno mi hanno telefonato in tre per chiedermi cosa pensavo del concerto di Valerij Gergiev, che io, devo dire, questo è un periodo che sono occupato da un romanzo ambientato tra Bologna e Casalecchio di Reno, non ne pensavo niente, di Valerij Gergiev, del quale io, anche se è russo, non è che ne sappia molto, perché non è che conosco tutti i russi che si muovono sul globo terracqueo, di Gergiev so che è un direttore d’orchestra e mi han spiegato che avrebbe dovuto dirigere un concerto a Caserta, invece, mi hanno detto, a Caserta il concerto Gergiev non lo dirige più e mi hanno chiesto se volevo commentare e io ho commentato, ho detto: “Ma pensa”. E mi sono sentito come mi sono sentito una volta in un bar a Bologna vent’anni fa, è una cosa che mi ha così impressionato che l’ho raccontata un sacco di volte: era un periodo che ero occupato da un romanzo ambientato tra Bologna e Pietroburgo e mi occupava talmente, quel romanzo lì, che per qualche mese non avevo letto i giornali e non avevo sentito la radio e era il periodo che era morto il papa polacco, Giovanni Paolo II e io, mi ricordo, di quella morte del papa l’avevo saputo perché nel bar dove andavo a far colazione, sotto casa mia, allora abitavo in centro, andavo a far colazione all’Enoteca Italiana di via Marsala che è ancora aperta, se passate a Bologna mi sento di consigliarvela, l’enoteca italiana, bar che, adesso non so, ma nell’aprile del 2005, per qualche giorno, era diventato il bar dei vaticanisti. Sapevano tutto e si dividevano in fazioni, e c’era chi diceva che presto ci sarebbe stata la fumata bianca e chi diceva che no, c’erano ancora dei problemi, e facevan persino le facce, e io avevo pensato che quello a cui assistevo all’Enoteca Italiana nell’aprile del 2005 era quello che uno scrittore di Modena che si chiama Ugo Cornia chiamava “la recita del pensare”. Ecco, sulla Russia, io ho l’impressione che in questi anni, è un po’ che non vado all’Enoteca Italiana, e che non vado in nessun altro bar, faccio colazione in casa, prevalentemente, da qualche anno, ma ho l’impressione che i bar di Bologna e di tutte le altre città italiane si siano riempiti di esperti di geopolitica che recitano dei pensieri altrui come se fossero i propri e io, è vero che sono un appassionato di letteratura russa, è vero che conosco il russo, è vero che ho accesso alle fonti in lingua russa, ma queste cose non mi rendono più intelligente, e sulla guerra tra la Russia e l’Ucraina le mie opinioni sono le opinioni di un vaticanista, se si capisce. E, tra i pensieri altrui che si sono mossi nella mia testa di vaticanista dopo le telefonate dell’altro giorno, c’è il pensiero di Mattia Feltri che ha scritto, riassumo in modo brutale, che noi compriamo il gas russo ma che i direttori d’orchestra li fermiamo alla frontiera, e, quando l’ho letto, ho pensato a una cosa che mi è successa un paio di anni fa. Un paio d’anni fa mi hanno invitato a Pisa a presentare un mio romanzo che si intitola Vi avverto che vivo per l’ultima volta, un romanzo su Anna Achmatova che stavo scrivendo nel febbraio del 2023 e che parla, tra le altre cose, anche della guerra in Ucraina. Siccome a Pisa il libro l’avrei presentato in un cinema, gli organizzatori mi avevano chiesto di scegliere un film che avrebbero proiettato dopo la presentazione, e io ho scelto Stalker, di Tarkovskij, che è un film straordinario tratto da uno straordinario romanzo dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij. Dopo qualche giorno gli organizzatori di Pisa mi hanno detto che purtroppo non era possibile proiettare il film di Tarkovskij perché era prodotto dalla Mosfil’m, era un film russo, era vietato. Che io, mi ricordo, ero stato sorpreso, dal fatto che il film di un grande artista russo dissidente (Tarkovskij sarebbe stato poi costretto ad abbandonare l’Unione Sovietica), tratto da un grande romanzo (Picnic sul ciglio della strada) vietato per otto anni, e dopo otto anni pubblicato con più di duecento censure vergognose e ridicole, ero stato sorpreso che quel film lì fosse vietato in Italia, cioè che un’opera invisa al potere sovietico fosse vietata oggi in Italia per fare un dispetto alla Russia, mi sfuggiva il senso di questa censura, allora, nel 2023, e mi ricordo di averne parlato con una russista che era anche lei molto sorpresa e mi ha detto “ma guarda: importiamo dalla Russia l’uranio, il gas, i diamanti, e vietiamo Stalker, che mondo”. È stata in quell’occasione, in quella presentazione di Pisa, che Guido Carpi, non mi ricordo più dopo che mia battuta, mi ha detto “Guarda che se dici così ti dicono che sei un filorusso”, ed è stato in quel momento che io ho pensato e ho detto che è vero, io sono un filorusso, mi piace la Russia, mi piacciono i russi, mi piace per esempio un signore nato nel 1828 che mi sembra molto russo, si chiama Lev Tolstoj e che era così capace, di aver dei pensieri propri, una fonte inesauribile, per noi vaticanisti. Io, per esempio, tutte le volte che finisce l’inverno penso all’inizio di Resurrezione, quel pezzo che dice: “Per quanto gli uomini si sforzassero, radunandosi a centinaia di migliaia in un posto piccolo, deturpando quella terra sulla quale si eran stretti, per quanto soffocassero la terra di pietre perché niente, in lei, nascesse, per quanto estirpassero ogni erba che spuntava, per quanto esalassero fumo di pietra, di carbone e di nafta, per quanto tagliassero alberi e cacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città”. E, vedendo che qui da noi si esulta per l’annullamento del concerto di Gergiev, a me vien da pensare che, con tutto che il concerto di Gergiev è stato annullato, in Donbass la gente continua a uccidersi, e che quella è la cosa che dovrebbe finire, non i concerti di Gergiev, e mi chiedo come mai, le cose vanno così, e mi risponde ancora Tolstoj, che, in un libretto che si chiama Patriottismo e pace e, nella traduzione di Verdiana Neglia, dice: “Tutte le argomentazioni antimilitariste possono fare gran poco per fermare la guerra. È come offrire considerazioni eloquenti e persuasive a dei cani da combattimento, insistendo che è più vantaggioso dividere il pezzo di carne per il quale stanno lottando piuttosto che mutilarsi a vicenda e farselo portar via da qualche altro cane di passaggio che non si era neppure unito alla lotta”.
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
domenica 10 agosto 2025
CosedalMondo. 54 Tolstoj: «Tutte le argomentazioni antimilitariste possono fare gran poco per fermare la guerra. È come offrire considerazioni eloquenti e persuasive a dei cani da combattimento, insistendo che è più vantaggioso dividere il pezzo di carne per il quale stanno lottando piuttosto che mutilarsi a vicenda e farselo portar via da qualche altro cane di passaggio che non si era neppure unito alla lotta».
(…). E il 4 di agosto intanto che andavo
dalla commercialista, ho sentito su Youtube un filosofo francese, si chiama
Michel Onfray, che aveva letto il Don Chisciotte di Cervantes e diceva che Don
Chisciotte è un personaggio che ha letto talmente tanti romanzi di avventura
che crede che il mondo che lo circonda sia come nei libri che ha letto, e
quando vede dei mulini a vento gli sembrano dei giganti, come si sa, e a Sancho
Panza che gli dice che sono dei mulini a vento lui risponde: "Ti sembrano
dei mulini a vento perché sei vittima di un incantesimo". Ecco, secondo Onfray
alcuni intellettuali sono come Don Chisciotte, cioè sono persone che credono
più nei libri che hanno letto che nel mondo che li circonda, e quando il mondo non
corrisponde alle cose che hanno letto, negano il mondo e spiegano questa indisciplina
del mondo con incantesimi e complotti, orditi per impedire alle verità espresse
nei libri di essere universalmente riconosciute, rispettate, e affrontate, complotti
e incantesimi per impedire, in sostanza, ai mulini a vento di essere dei giganti,
perché sono, dei giganti, c'è scritto nei libri. Sancho Panza, invece, che di libri
non ne legge, ha, secondo Onfray, un rapporto col mondo più sano, più vario,
non deve mettere tutto quello che vede in una gabbia predefinita, non ha gabbie
predefinite, quello che fa è semplice, sta al mondo, che, se non sei schiavo
dei libri che hai letto, ti diverti di più, dice Onfray. Allora io ho pensato a
due intellettuali che decodificano il mondo contemporaneo, David Parenzo e Nikolai
Lilin, poi però, Parenzo lo conosco poco, non ho la televisione e non ascolto
La zanzara, ho pensato che Parenzo non andava bene, come esempio, l'ho
sostituito con Fiamma Nirenstein, che ho ascoltato per anni su Radio Radicale,
Nikolai Lilin, l'ho ascoltato in questi ultimi anni su Youtube che parlava
della guerra in Ucraina. Ecco, Fiamma Nirenstein, a sentirla, sembra una che ha
letto solo dei libri dove il governo di Israele si comporta benissimo le
autorità palestinesi invece no, Nikolai Lilin uno che ha letto solo dei libri
che esaltano il governo russo e schifano quello ucraino. Allora, io, se dovessi
scegliere, non vorrei essere un intellettuale, mi piacerebbe essere Sancho
Panza, solo che non posso, essere Sancho Panza, perché, diversamente da Sancho
Panza, di libri ne ho letti un po’: e l'unica possibilità che mi sembra di
avere, per non spiegarmi il mondo con i complotti e con gli incantesimi, è
leggere dei libri dove il mondo non è tutto di un colore. (…). (Tratto
da “Don Chisciotte, Sancho Panza e chi
morì per vedere l’opera” di Paolo Nori pubblicato su “il Fatto Quotidiano”
del 7 di agosto 2025).
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