"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 7 settembre 2018

Uominiedio. 24 «La Chiesa è come uno yogurt scaduto».


Sostiene il teologo Vito Mancuso nella intervista a firma di Antonello Caporale pubblicata su “il Fatto Quotidiano” del 4 di settembre 2018 - “La Curia non dimentica. Arriverà un anti-Francesco” -: “Non siamo più credibili. La Chiesa è come uno yogurt scaduto. È fuori dal  tempo. Ricordo le straordinarie parole del cardinal Martini: la Chiesa è indietro almeno di duecento anni. Era la verità. Resta la verità”. Ecco,  mummificata, “fuori dal  tempo”. Non ancora roghi in verità. Non puzzo di carni umane che s’invola col fumo al crepitare dei legni e le scintille di quel crepitare in alto a sostituire la vista dolcissima delle stelle. Tanto per rifarsi alla storia di questo anacronistico “yogurt scaduto” che è la chiesa cattolica nel bel mezzo del secolo ventunesimo ci si rammenta di un certo Domenico Scandella, detto Monochio, del quale si è già scritto e detto tanto. Salì al cielo arso tra le fiamme per la mano santa della chiesa di Roma. Mano sempre santa. Domenico Scandella era solo un modesto mugnaio. Ben altro personaggio è stato il Michele Serveto che vide la luce in quel di Villanueva de Sigena il 19 di settembre dell’anno del signore 1511. Anche Michele Serveto lasciò anzitempo questo mondo in quel di Ginevra il 27 di ottobre nell’anno del signore 1553. È che Michele Serveto fu un teologo, un fine umanista e un medico valente. Una personalità invero poliedrica. Studioso attento della Bibbia, si interessò anche di scienze come l’astronomia, la meteorologia, la geografia, la giurisprudenza, e la matematica. Questo suo pensare gli fu fatale. Alle religioni tutte, sotto tutti i cieli, il pensare desta seria preoccupazione. Alla bisogna, nell’occasione, provvide la chiesa di Calvino, giusto per non essere da meno della chiesa di Roma. All’ingiallire delle prime foglie di quell’autunno, 26 di ottobre, fu emessa la sentenza. I suoi giudici di Ginevra, in quella occasione, emisero la seguente misericordiosa ed illuminata, certo dallo spirito santo, inappellabile sentenza:
« Contro Michel Servet, di Villeneuve, nel regno d'Aragona, in Spagna. Il quale, circa 23 o 24 anni fa, fece stampare un libro a Haguenau, in Germania, contro la santa e indivisibile Trinità, contenente molte e grandi bestemmie contro di essa, grandemente scandalose per le chiese tedesche; libro che egli ha spontaneamente confessato di aver fatto stampare, malgrado le rimostranze e le correzioni, fatte alle sue false opinioni, dai sapienti dottori evangelici di Germania. (…). …contro il vero fondamento della religione Cristiana e bestemmiando detestabilmente contro il Figlio di Dio, ha detto Gesù Cristo non essere Figlio di Dio dall'eternità, ma solo dopo la sua incarnazione. (…). …contro quel che dice la Scrittura, Gesù Cristo essere figlio di David secondo la carne, egli lo nega, dicendo essere creato dalla sostanza di Dio Padre, avendo ricevuto tre elementi di questi e uno soltanto dalla Vergine, con cui perversamente egli pretende di abolire la vera e intera umanità del nostro Signore Gesù Cristo, sovrana consolazione del povero genere umano. (…). …dice che il battesimo dei bambini non è che una invenzione diabolica e una stregoneria. (…). …di molti altri punti e articoli e di esecrabili bestemmie è tutto infarcito il libro da lui intitolato maliziosamente Restitution du Christianisme, per meglio sedurre e ingannare i poveri ignoranti. (…). Noi, sindaci e giudici delle cause criminali di questa città, avendo visto il processo fatto e formato davanti a noi, a istanza del nostro luogotenente istante in detta causa, contro di te, Michel Servet, di Villeneuve nel regno di Aragona, per le volontarie confessioni fatte nelle nostre mani e più volte reiterate, e per i libri davanti a noi prodotti, giudichiamo che tu, Servet, hai lungamente prodotto dottrine false e pienamente eretiche e, trascurando ogni rimostranza e correzione, hai con maliziosa e perversa ostinazione perseverato a seminare e divulgare, fin con la stampa di libri pubblici, contro Dio Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, in breve, contro i veri fondamenti della religione cristiana, e per questo hai cercato di fare uno scisma e turbato la Chiesa di Dio, molte anime delle quali hanno potuto essere rovinate e perdute; cosa orribile e spaventosa, scandalosa e infettante, e non hai avuto vergogna e orrore di innalzarti contro la Maestà divina e la Santa Trinità, e ti sei impegnato con ostinazione a infestare il mondo delle tue eresie e del tuo fetido veleno ereticale. Crimine d'eresia grave e detestabile che merita una grave punizione corporale. Perciò, desiderando purgare la Chiesa di Dio di una tale infezione e troncare un tale membro putrido, con la partecipazione del consiglio dei nostri cittadini e avendo invocato il nome di Dio, per giusto giuramento, insediati a tribunale e avendo Dio e le Sante Scritture davanti agli occhi, diciamo: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, con questa solenne e definitiva sentenza, che noi diamo qui per iscritto, Tu, Michel Servet, noi condanniamo a essere legato e condotto nel luogo di Champel e là essere attaccato a un palo e a bruciare vivo con il tuo libro, scritto di tua mano e stampato, fino a che il tuo corpo non sia ridotto in cenere e finire così i tuoi giorni per dare esempio agli altri che volessero commettere tali fatti e a voi, nostro luogotenente, comandiamo che la nostra presente sentenza sia eseguita. » “. Bruciato vivo e così sia “ nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Del dotto Michele Serveto e della sua tragica dipartita da questa terra ne ha scritto, come sempre dottamente, Franco Cordero in un Suo scritto che ha per titolo “Stato, Chiese e pluralismo confessionale”, scritto dell’agosto dell’anno 2008. Ne trascrivo uno stralcio: (…). Toccato dall'inserviente col bastone, cade in ginocchio invocando una pena meno crudele: gli taglino la testa; nel fuoco rischia l'anima. Suvvia, interviene Farel, caritatevole, confessi d'essere colpevole e Dio l'assisterà, nelle fiamme beninteso (ormai iudicatum est). Non ha colpe da confessare, né merita la morte: Iddio l'aiuti; chiede perdono dei peccati. - Je vais t'abandonner. - Non replica. En route ogni tanto leva gli occhi al cielo. - O Jésus, fils du Dieu vivant, grâce, grâce. - Lo Champel è una collina. Lassù cade bocconi urlando. Farel lo indica al pubblico. Guardino: è un dotto, forse convinto delle sue idee ma le ispira Satana nelle cui mani sta già; non lo imitino. Indi, chinandosi all'orecchio del morituro inginocchiato, tenta l'ultima turpe persuasione: ha ancora tempo; confessi l'errore delittuoso; raccomandi l'anima al Figlio eterno (secondo Serveto, era uomo, poi ottiene rango divino). La raccomanda a Dieu, à Dieu, bisbiglia. Nient'altro? - Que voulez-vous de moi? -  Il notaio sta lì, pronto a raccogliere le ultime dichiarazioni. Lascia famiglia? Scuote la testa (gl'inquirenti volevano anche sapere se avesse moglie: no; perché?; - quia impotens erat -, avendo perso i testicoli tout jeune). Desidera preghiere degli astanti? Sì. - Voici que Servet vous demande de prier pour son âme. - Confessi che Gesù è Fils éternel de Dieu, ultima intimazione. Non risponde. - Satan va s'emparer de cette âme -, esclama Farel e s'allontana,orgoglioso della parte recitata. Incatenato al palo, sotto una corona di paglia intinta nello zolfo, durante gl'interminabili preparativi, invoca dal boia una fine meno lenta. Il fuoco s'accende pigro: tiene i piedi nella pira, avvolto da fumi sulfurei; muove le labbra, emette grida spaventose. Mani caritatevoli buttano nella catasta fascine ardenti affinché muoia subito. Il pubblico sfolla sgomento. (…).

Nessun commento:

Posta un commento