"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 17 dicembre 2021

Notiziedalbelpaese. 45 «C'è un limite a tutto, perfino in questo Paese smemorato, cinico, opportunista».

 

Ha scritto Michele Serra in “C’è un limite a tutto” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di oggi venerdì 17 di dicembre 2021: (…). C'è una cosa che va detta, e va detta adesso. Senza acrimonia, ma con serena durezza: la sola ipotesi suona come una spaventosa offesa a una parte di italiani che non ho la presunzione di poter quantificare, ma sicuramente non è piccola. Si tratta di milioni di cittadine e cittadini per i quali Berlusconi, uomo di parte per eccellenza, non è stato nemico "della sinistra", ovvietà scontata. È stato nemico della convivenza repubblicana, della misura democratica, della Polis e delle sue regole. Lo è stato con tenacia e orgoglio (gli va riconosciuto), l'orgoglio di chi si considera al di sopra di ogni legge, di ogni equilibrio dei poteri. Padrone del Paese, certo non suo servitore come dovrebbe essere l'uomo del Colle. Quanto alla sua immagine internazionale, non c'è italiano abituato a viaggiare che non si sia sentito umiliato dalle battute sul bunga-bunga e dalle risatine di compatimento. Ometto, perché lo considero perfino meno grave, il cumulo delle vicende giudiziarie: non è affatto irrilevante, ma basta e avanza, per rendere irricevibile la candidatura di Berlusconi, la sua figura politica. Da elettore del centrosinistra pretendo che i miei rappresentanti, eletti con il mio voto, lo dicano forte e chiaro: non se ne parla neanche. È offensivo solamente proporlo. C'è un limite a tutto, perfino in questo Paese smemorato, cinico, opportunista. Di seguito, la scrittura “colta” in “Il joker alla Tortuga” di Franco Cordero - Cuneo, 6 di agosto dell’anno 1928/8 di maggio 2020 – pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 16 di febbraio dell’anno 2011: La Procura di Milano chiede il giudizio immediato contro Sua Maestà su due accuse, concussione, diretta a occultare atti sessuali con una prostituta minorenne, e com’era prevedibile, esplode il pandemonio: l’ultima storia politica è il romanzo nero del come un pirata insediato a Palazzo Chigi moltiplichi l’immenso bottino avvilendo la giustizia; piene d’uomini e donne suoi, le Camere cantano, ringhiano, votano, applaudono qualunque cosa comandi. «Giudizio immediato» significa andare al dibattimento, omessa l’udienza preliminare, essendo evidenti le prove: se tali siano, lo dirà il giudice delle indagini preliminari; opprimono l’imputato discorsi raccolti dagl´inquirenti, carte bancarie, voci nei nastri. Dal chat emergono interni d´una Maison Tellier con demoiselles, maîtresse, lenoni, ma Guy de Maupassant la evoca decorosa, seria, pulita, senza annessi al malaffare politico. Qui regnano atmosfere cupe. Non è chiaro dove stia il sopruso: sono due reati perseguibili d’ufficio; essendo obbligatoria l’azione, la Procura doveva muoversi; perciò nelle fantasie berlusconiane il pubblico ministero sta agli ordini del governo; e fosse così, la Maison fiorirebbe rigogliosa. Non tiri in ballo l’ordigno inquisitorio. Cercava rogne telefonando in questura affinché, illegalmente, restituisse al mercato una minorenne ivi accompagnata, già ospite delle lugubri soirées; donde la connessione delle accuse; premendo sul questore schiva pericolose scoperte se Karima el Mahroug, in arte Ruby, parlasse; che poi, oltre al buon cuore (dalla fisiognomia nessuno l´arguirebbe), l´intervento abbia fine politico, essendo costei nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak, è favola d´un genere spiritosamente coltivato da Boccaccio, Machiavelli, Aretino. Le Procure non emettono sentenze, quindi ha poco da temere, supponendo che sia innocente, quale afferma d’essere (non ricordiamo se anche stavolta giurasse sulla testa dei figli). Il Tribunale stabilisce cosa sia avvenuto: l’accusa conduce alla condanna in quanto risulti fondata, altrimenti cade; aperta la via al dibattimento, bastano poche settimane; il soccombente appellerà e resta il ricorso in cassazione. È ferma regola ma nella logica paranoica della Tortuga italiana, Lui non soggiace a regole: se le fa e disfa; l’investitura elettorale gli conferisce poteri illimitati. Qualche fine intelletto taglia corto: «a maggioranza assoluta» Montecitorio ha dichiarato incompetente quel Tribunale; «Roma locuta, causa finita». Nella Carta futura, scandita in dialettica d’asino, può darsi che le Camere abbiamo giurisdizione ma finché viga la divisione dei poteri, la competenza è una delle tante questioni risolte nel processo. Gli uomini del re vogliono il Tribunale dei ministri: o meglio fingono di volerlo: siccome i giudizi lì dipendono dal permesso assembleare, il caso B. va in scena nella settimana dei tre giovedì; e perché sarebbe reato ministeriale l’intervento notturno a beneficio della signorina? Il benefattore la credeva nipote del raìs egiziano, col rischio d´un conflitto internazionale: siamogli grati d’averlo scongiurato; venerdì notte 28 maggio 2010 tutelava interessi dello Stato. Scurrili buffonate d’avanspettacolo. In sede giuridica c’è poco o niente da dire. Molto interessante, invece, l’aspetto antropologico. Fa testo lo scritto leopardiano sullo «stato presente dei costumi degl’italiani» (marzo 1824): era appena riapparso presso Bollati Boringhieri con un lungo sèguito dove chi scrive sfoglia i 187 anni seguenti. I due secoli della malata culminano nel Re Lanterna, al quale sono legate le sue sorti. L’escursione trova ex adverso un’intelligente, colta, empaticamente solidale recensione nella pagina su cui incombe il disumano Bibliotecario d’Arcimboldo, 1566 (Sandro Fusina, «Il Foglio», 8 febbraio 2011: in chiave arcigna trapelano assensi anche dalla nota d’Alessandro Giuli, ivi). Bene, siamo d’accordo in vari punti ma eccone uno sul quale bisogna intendersi. Quando chiamo B. demiurgo, l’unico della storia d’Italia, la parola suona nel senso in cui Doctor Frankenstein ricompone l’uomo da materiale cadaverico o il rabbino di Praga fabbrica i golem, omuncoli d’argilla. Non c’entrano le fantasmagorie gnostiche o ripulsioni catare. Semmai rivediamo spettrali film muti tedeschi. Alleva animali umani questo Joker: Caimano, Leviathan, Minotauro; i nomi designano aspetti estranei alla nostra specie. Guardatelo: ignora la logica a due valori, vero-falso, confusi nell’indefinitamente trasmutabile virtuale; privo dell’organo, non formula né intende valutazioni morali o estetiche; aveva riflessi infallibili (la vecchiaia li offusca). Quanti crani s’era annessi in trent’anni d’inesorabile ipnosi televisiva. I programmi operavano colossali lobectomie cerebrali. Che l’Italia tardofascista stesse meglio in risorse intellettuali, lo dicono i fatti: Mussolini piace; vent’anni d´un rituale invasivo l’hanno assuefatta al carnevale nero ma pochi pigliano sul serio la mistica del credere, obbedire, combattere, corrosa dall’atavico cinismo (in acume maligno gl’italiani non hanno eguali, nota Leopardi); sono quasi tutti fascisti, cum iudicio, quindi vedono dove portino le bestialità belliche mussoliniane, e domenica sera 25 luglio 1943 cambiano casacca. Era fulminea la percezione del pericolo. Sessantotto anni dopo non esiste più futuro: formidabile nell’arricchirsi sulla pelle collettiva, dopo nove anni e mezzo al governo l’Olonese, qualificatosi squallida nullità, conserva il grosso dei consensi, Dio sa come. Martedì sera sedeva al centro della tavola, farfugliante torvo; «è uno schifo» che la Procura milanese, «partito politico, macchini «processi farsa», su «accuse risibili», ma non tanto, vista la furia con cui tenta d’eluderli (l’ultimo colpo d’ingegno manicomiale è un decreto legge che spenga le crudeli confidenze telefoniche); medita cause allo Stato; ventila terribili vendette; dedica troppo tempo all’amatissima Italia, anziché godersi i soldi costruendo ospedali infantili. Fanno spettacolo i visi ministeriali, dal bronzo al nodding commosso e occhi umidi.

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