"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 2 dicembre 2021

Lavitadeglialtri. 15 «È Natale ogni volta che non accetti quelle consuetudini che relegano gli oppressi ai margini della società».

 

Comincia così, con la citazione - tra le tante altre citazioni riportate - tratta dagli scritti di madre Teresa di Calcutta, il commento della carissima amica Agnese A. al post di ieri: “È Natale ogni volta che non accetti quelle consuetudini che relegano gli oppressi ai margini della società”. Non pensavo proprio di dover sollecitare le persone di buona volontà a tentare di dare un pur minimo cambiamento al Natale edonistico e consumistico che affligge le società d’oggi. Da “non credente” invitavo a “salvare” il Natale, per riportarlo allo spirito della condivisione e dell’amore fraterno predicati da quel bimbo nato in quel di Betlemme. Così prosegue l’amica carissima: Ho deciso di dedicare questo Natale a M. e alla sua famiglia. Sono riuscita a coinvolgere in questo progetto anche i miei fratelli e nipoti e spero di poter vivere un Natale più vero e più sentito, ma certamente ormai non perderò più di vista questa famiglia... M. è un bimbo nigeriano di 4 anni, che da poco frequenta la Scuola dell'infanzia in un plesso del quartiere dove abito. Ho appreso da qualche settimana che M. andava a scuola indossando sotto il grembiulino una sottile canottierina di cotone e un pantalone più grande della sua taglia, che intralciava i suoi movimenti... Mi sono sentita stringere il cuore... La sua mamma lo accompagna ogni giorno, portando con sé il fratellino più piccolo. Pare che solo una delle maestre si sia accorta delle condizioni di estrema povertà e del disagio grave in cui vive questa famiglia. La giovane mamma ha sempre uno sguardo triste ed è riuscita a sorridere per la prima volta, solo quando la maestra le ha regalato degli indumenti invernali nuovi per i suoi bambini. La stessa maestra (perché gli altri, messi al corrente della triste situazione, fanno finta di niente) le ha chiesto di cosa avesse bisogno e la risposta è stata: "pasta"... L'Italia è piena di famiglie come quella di M. e purtroppo pochi sono quelli che ci fanno caso, cercando di alleviare in qualche maniera le sofferenze di chi non ha il necessario... Che tristezza! Dove sono l'umanità, la civiltà, il progresso, la fratellanza, di cui tanto si parla? (…). Degli “oppressi” posti “ai margini della società” ne ha scritto Furio Colombo in “Killer per un giorno per guadagnare 60 dollari” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 2 di dicembre dell’anno 2012: (…). Dunque Miguel. Ha undici anni, ha i voti migliori della sua scuola. Gli è stato detto di iscriversi al ginnasio. Miguel si presenta con la sua pagella e viene accolto bene. Sessanta dollari. Vogliono sessanta dollari per la quota di iscrizione. Si, era gratuita l’istruzione in Messico, ma adesso c’è la crisi, e c’è una tassa da pagare subito. Il padre di Miguel è stato ucciso da tempo, lui neppure ricorda. La madre dice “no, è impossibile. E i tuoi fratelli? Cercati un lavoretto”. Miguel sa dove andare. Va da Santos, il giovane ventenne che controlla la strada. Va da “uno di loro”, tutti ventenni che organizzano la vita e il da fare dei ragazzi e dei bambini del barrio. Sa che Santos lavora per altri che a loro volta lavorano per altri, con Suv sempre più grandi e ville sempre più belle e lontane. Miguel è realista e ostinato. Si rivolge al giovane capo con una domanda precisa: “Devo fare qualche lavoretto. Mi servono sessanta dollari.” La risposta è immediata: “Bravo. Li puoi fare con un solo lavoro, io pago subito. Va bene stasera?” Per Miguel va bene. Il giovane indica la strada, la casa, il nome della persona da uccidere, mostra la foto e consegna la pistola al bambino. Miguel è puntuale e preciso. Spara, uccide, torna senza correre, incassa la sua paga e il giorno dopo si iscrive a scuola. Adesso è al liceo. Ha sempre i voti migliori e andrà all’università, (…). È il suo racconto esemplare. (…). …non è la povertà la causa della violazione dei diritti umani e della manipolazione delle persone. Il fatto è che la crescita della ricchezza avviene in una situazione di totale separazione fra vite e istituzioni, fra leggi e persone, con la politica sottomessa e complice, mentre tutti fingono di credere che il privato sia la soluzione, che lo Stato sia il problema e che ci si debba liberare da diseducative tutele, che tolgono la voglia di darsi da fare. (…). …il rapporto fra ricchezza che cresce e violazione dei diritti umani che aumenta, è uno stato di necessità. Lo è perché la gestione dei rapporti tra fondi sovrani nel cielo alto della finanza del mondo (che non è scambio di mercato ma un intrico di operazioni diverse che sfuggono a ogni monitoraggio) richiede di sospendere ogni regola e di diminuire la democrazia. La democrazia infatti interferisce, rallenta e può persino esigere ridistribuzioni che la nuova finanza giudica non accettabile. Sull’altro versante, dell’accumulo e del dirottamento della ricchezza del mondo, da sottrarre alla produzione e dirigere verso la finanza in modo da isolare e rendere irrilevante l’attività manifatturiera, dunque la pretesa di chi lavora di prelevare quote di ricchezza come compenso, è utile citare Federico Rampini (…) che rappresenta con esattezza il paesaggio visto dall’alto dei cieli della finanza globale, senza fissa dimora, decisa a smantellare dovunque ogni forma di intervento sociale: “Il modello sociale europeo soffoca la crescita sotto una pressione fiscale eccessiva, ingabbia le imprese in una ragnatela di regole e diritti sindacali paralizzanti, crea nei cittadini una cultura di dipendenza dallo Stato, ottunde lo spirito d’intrapresa, la capacità innovativa”. La descrizione, purtroppo esatta, indica l’impegno di rimuovere lo Stato come sostenitore della controparte, il lavoro. Dunque il vero intento è la abolizione del mercato, cominciando dal pilastro che regge lo stato democratico, il rapporto fra capitale e lavoro. (…). È la fine del capitalismo. Si intravedono macerie. La storia di Miguel comincia qui, nel nuovo mondo, ricco, globale, senza fissa dimora e senza morale. A chi dovrebbe rendere conto? Tenetelo presente quando vi indicano questo nuovo mondo come il futuro.

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