"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 1 aprile 2026

MadeinItaly. 83 Stefania Craxi: «Putin mi piace, perché è una guida autorevole del suo Paese. Mi piace perché non nasce dal nulla, ma si è forgiato nella lotta politica risollevando la Russia nei suoi sentimenti patriottici. A differenza dei leader occidentali che parlano di banche e di spread, lui è un leader nazionale che parla di valori, di orgoglio e di sentimenti».


In una giornata col cielo coperto ma luminosa, qualche minuto prima delle 4 pomeridiane del 1° aprile 192… (un critico straniero ha fatto rilevare che molti romanzi, per esempio tutti quelli tedeschi, iniziano con una data, ma solo gli autori russi, in virtù dell'originale onestà della nostra letteratura, tacciono l'ultima cifra), all'altezza del n. 7 in Tannenbergstrasse, in un quartiere occidentale di Berlino, si fermò un furgone per traslochi molto lungo e molto giallo, aggiogato a un altrettanto giallo trattore affetto da ipertrofia delle ruote posteriori e con le forme impudicamente esposte. Sulla fronte del furgone si scorgeva la stella di un ventilatore, e lungo tutta la fiancata correva il nome di una ditta di traslochi, scritto in cubitali lettere turchine ognuna delle quali (compreso il quadrato di un punto) aveva il bordo sinistro profilato di nero: disonesto tentativo di penetrare nella dimensione successiva. Sul marciapiede davanti alla casa (quella in cui abiterò anche io), in evidente attesa dei propri mobili (nella mia valigia invece ci sono più manoscritti che biancheria), c'era una coppia. (Tratto da “Il dono” – 1937-1938 – di Vladimir Nabokov).

LaSempiternaPoliticaItalica”. “L’ultima scialuppa per la figlia devota di Bettino e Silvio”, testo di Pino Corrias pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 31 di marzo 2026: Stefania Craxi è sempre stata un caso umano, mai politico.  Neppure ora che la sua socia in abissi paterni, Marina Berlusconi, l'ha nominata capogruppo di Forza ltalia al Senato, seccata, seccatissima, della sconfitta subita al referendum contro gli odiati magistrati. L'ha imposta con gesto di erede del capoazienda che promuove l'erede di uno dei suoi maggiori complici per fare un dispetto alla masnada di incapaci che intasano le tubature del partito nato trent'anni fa con i soldi del padre per tutelarne i debiti accumulati, i segreti inviolati, i destini incrociati. Nel libro di memorie, prudentemente compilato dopo la morte del padre, Stefania ha scritto in prima pagina: "Nella nostra famiglia la politica era una signora che sedeva a tavola con noi". Doppia bugia.

lunedì 30 marzo 2026

Doveravatetutti. 75 Fratel Nazareno: «In un mondo di guerre ciò che vince è l'amore e mai l'odio, perché l'amore e il perdono edificano, l'odio e la vendetta distruggono, anzi uccidono».


Carissimi, voglio condividere un momento di gioia con voi e cioè che ieri (22 di marzo 2026) abbiamo fatto visita per la festa di fine Ramadan ai nostri vicini e amici musulmani, e continueremo a farlo anche oggi. Ieri siamo stati a far visita per gli auguri dalla famiglia di Sufiàn, un nostro amico di 37 anni, padre di 5 figli, tre maschi e due femmine. Una famiglia povera ma gioiosa. Per me vivere accanto a questi fratelli mussulmani, e anche in minoranza, e condividere con loro la medesima fede in Dio mi riempie il cuore di gioia, per cui la loro festa è la mia festa, la loro gioia è la mia gioia, il loro dolore è il mio dolore, i loro problemi sono i miei problemi. In un mondo di guerre ciò che vince è l'amore e mai l'odio, perché l'amore e il perdono edificano, l'odio e la vendetta distruggono, anzi uccidono. Un grande abbraccio. (Messaggio di Fratel Nazareno della “Piccola famiglia dell’Annunziata”, attualmente missionario in Cisgiordania).

domenica 22 marzo 2026

Doveravatetutti. 74 Federico II di Prussia: «Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno di essi rimarrebbe nelle file».

 
Sopra. "Federico II di Prussia" - olio su tela, 1870 - di Wilhelm Camphausen.

Wilhelm Camphausen dipinge un'icona senza tempo del dispotismo "illuminato", fermando sulla tela un Federico II di Prussia ormai sessantenne, dallo sguardo spiritato e fanatico, pronto a sferrare una bastonata a un servitore o a un ministro incapace. Con quegli occhi sbarrati, Federico vedeva fino in fondo alle cose: «Se i miei soldati cominciassero a pensare» disse, «nessuno di essi rimarrebbe nelle file». Citando questa lucida constatazione, Lev Tolstoj scrisse una pagina profonda e dolente sulla "cieca" obbedienza dei soldati, che in ogni tempo e in ogni luogo non trovano il coraggio di disertare anche se "nel fondo della loro anima sentono che fanno un atto cattivo obbedendo alle autorità che li strappano al lavoro, alla famiglia e li mandano alla strage inutile". E questo non è, purtroppo, l'unico motivo per guardare oggi con interesse alla Prussia di Federico II. Si narra che un mugnaio di Potsdam a cui il re voleva espropriare, e distruggere, un certo fastidioso mulino posto troppo vicino alla reggia di Sanssouci, rispose seccato: «Ci sarà un giudice, a Berlino!». La storia è in realtà una leggenda, forse ispirata a una vicenda analoga, ma più complicata. Vera o falsa, la morale è chiara: perfino sotto il ferreo Federico, la Prussia era così "costituzionale" da avere giudici tanto liberi e così soggetti solo alla legge da poter dar torto (almeno in teoria) anche allo stesso re prepotente. C'è un motivo per cui questa storiella ha avuto tanta fortuna nel Novecento: ed è che non è per nulla scontato, anche nelle nostre democrazie, che il potere esecutivo si lasci limitare da quello giudiziario. Ed è esattamente su questo che voteremo, domenica e lunedì: perché c'è di nuovo un governo che vuole togliersi di torno i giudici. Lo fa spergiurando che così il popolo sarà più sovrano: ma la verità è il contrario, e cioè che il popolo è davvero sovrano se la sua sovranità è spezzata (almeno) tra tre poteri, perché quando sono tutti concentrati, chi li detiene caccia il popolo dal trono, e si siede lì, al suo posto, come un sovrano abusivo e prepotente. Se vogliamo che ci sia ancora "un giudice a Roma", allora è il momento di dire un rotondo No a questa riforma. È il modo che abbiamo per fermare la bastonata che il re sta per sferrarci. E per far sì che quello sguardo ebbro di un potere senza limiti resti nei quadri dell'antico regime: oggi lo vediamo anche troppo spesso tornare tutto intorno a noi, stampato sui volti dei tanti tiranni che ci circondano. (Tratto da “Ci sarà un giudice a Berlino. O a Roma” di Tomaso Montanari pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 20 di marzo 2026). 

giovedì 26 febbraio 2026

MadreTerra. 67 Giuseppe De Marzo: «Non rispettare le indicazioni della scienza, le convenzioni internazionali e gli impegni presi dai governi per mitigare gli effetti della crisi ecologica ci espone a maggiori pericoli e a una costante insicurezza sociale e ambientale».


“L’inerzia sul clima è un disegno politico scellerato”, testo di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 20 di febbraio 2026: Italia sotto scacco degli eventi meteorologici estremi.  Nel 2015 sono stati 60, lo scorso anno 376.  In dieci anni sono aumentati di sei volte. Mentre il governo insegue presunti terroristi aiutati da presunte toghe rosse, ignora le priorità del Paese e nasconde le proprie responsabilità dinanzi alla crisi climatica. Il rapporto dell'Osservatorio città clima di Legambiente presentato qualche settimana fa con il Gruppo Unipol non lascia spazio a dubbi, fotografando l'accelerazione anche in Italia. La crescita degli eventi meteorologici estremi sta causando enormi danni ai nostri territori, alle persone e alle attività economiche. Ondate di calore, siccità, esondazioni fluviali, vento forte e alluvioni sono costati quasi 12 miliardi di euro secondo uno studio dell'Università di Mannheim. E sono destinati a crescere oltre i 34 miliardi di euro nel 2029. Il 2025 è stato il secondo anno con il numero più alto di eventi estremi mai registrato nella storia della Repubblica. Tra questi: 139 gli eventi per allagamenti da piogge, 86 per danni da vento, 37 per esondazioni fluviali. Rispetto all'anno precedente crescono del 94% gli eventi estremi legati alle alte temperature, così come aumentano del 42% quelli legati alle frane da piogge intense e del 28,3% quelli provocati dal vento forte. Il Nord Italia risulta la zona più colpita del Paese, seguita dal Sud e Centro. Lombardia e Sicilia le regioni più esposte, rispettivamente con 50 e 45 casi. La crisi climatica fa danni anche ai trasporti: sono stati 24 gli eventi estremi che hanno provocato danni e ritardi al trasporto pubblico locale. Perché continuano a crescere gli eventi meteorologici estremi? Innanzitutto, a causa dell'aumento dei gas climalteranti come la CO2 emessi in atmosfera. Non rispettare le indicazioni della scienza, le convenzioni internazionali e gli impegni presi dai governi per mitigare gli effetti della crisi ecologica ci espone a maggiori pericoli e a una costante insicurezza sociale e ambientale. È sempre più forte la minaccia che le nostre vite, le nostre attività economiche, i nostri affetti, la nostra memoria possano essere danneggiate o addirittura spazzate via da uno dei tanti eventi estremi che colpisce il Paese. Che fare per evitarlo? Ridurre le emissioni di CO2 e investire nelle 361 misure individuate per attuare il Pnacc - Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Approvato alla fine del 2023, il Pnacc non è mai stato attuato e ha finito per rallentare e delegittimare la redazione di Piani locali di adattamento al clima che sono indispensabili per affrontare concretamente la crisi a livello territoriale. Mentre manca ancora una legge per il consumo di suolo, essenziale per mettere in sicurezza cittadini, territori e attività economiche. Il governo su questa come su altre priorità politiche è impreparato. Mentre Niscemi sprofonda sotto i nostri occhi chi dovrebbe intervenire nega la crisi climatica e taglia nella legge di Bilancio i fondi necessari per mettere in sicurezza il territorio e i suoi abitanti, per poi dichiarare che sono i giudici a rendere insicuri i cittadini. Meloni e i suoi ministri mentono avvelenando il Paese con la loro ossessione per magistrati, giornalisti liberi e contro chiunque la pensi diversamente, tutti "colpevoli" di continuare a difendere l'architettura istituzionale costituzionale e il patto di civiltà nato dalla vittoria sul nazifascismo. Con le loro scelte stanno condannando il Paese al degrado ecologico e milioni di cittadini a insicurezza e precarietà. Facciamo Eco!

lunedì 9 febbraio 2026