"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 7 febbraio 2026

MadeinItaly. 76 Massimo Giannini: «La vera medaglia d’oro di queste Olimpiadi invernali 2026».


Narciso Lucifora, studente. D’età indecisa, ma giovinetto nelle apparenze, ancorché forse meno che non appaia. Sin dai più teneri giorni caldo di sensi ribelli contro qualunque potestà di terra e di cielo; da darne pubblico scandalo, nei caffè e nei fori non solo, ma più volte durante processioni e ostensioni sacre. [...]. Catturato fra la folla, addì 7 febbraio, in compagnia del barone. Portava addosso di gran carte sparse di numeri arabici, a guisa di linguaggio celato. Escusso delle quali, si difese ch'eran note di memoria per esser lui passionato oltremodo del gioco del lotto; quindi, variamente burlandosi del cancelliere, ch'erano lettere d'amore d'impudico tenore, che mai avrebbe svelato per ossequio alla pulizia delle nostre orecchie... (Tratto da “Le menzogne della notte” – 1988 – di Gesualdo Bufalino).

È da sei mesi che me lo ripeto. Dai Pietro in fondo sei fortunato, ti hanno mandato quassù a lavorare in quella che chiamano la “Perla delle Dolomiti”, in mezzo alla bella gente che la mattina va per rifugi sul Faloria, il Cristallo, le Tofane e il pomeriggio si agghinda con le salopette di camoscio e le camicie di flanella per lo struscio sul Corso su e giù dalla piazza della Chiesa alla Cooperativa. Che vuoi di più ti hanno mandato a vigilare sui cantieri delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina e, per carità, io di sci capisco poco però ho visto la Brignone la Goggia e certi sport li apprezzi pure se non li segui e comunque siamo stati proprio bravi su queste montagne a fare impianti di risalita, piste da discesa, circuiti da bob, o da slittino, una meraviglia. E dai lo vedi che sei fortunato, poi quassù c’ero pure venuto da ragazzino con mia madre e mio padre, ma allora era tutto diverso poca gente poche macchine gli alberghi erano piccoli e familiari, le seggiovie avevano le sedute di ferro che in certe mattine fredde d’azzurro ti gelavano il culo. Mi ricordo che una volta eravamo passati davanti alla pista per il salto delle altre Olimpiadi e io piccoletto non ci potevo credere che avessero fatto una specie di scivolo enorme del luna park su quelle rocce e adesso che l’abbiamo rifatta ancora più bella mi piacerebbe che la venissero a vedere mia moglie e mio figlio. Dai che sei fortunato, gliela racconti quando torni a Brindisi tra un mese, certo, qua è tutto bello ma è da settembre che mi faccio il mazzo con la ditta che ha preso l’appalto per la vigilanza al nuovo stadio del ghiaccio che se lo vedi resti a bocca aperta. Solo che a me tocca sempre la ronda dalle sette di sera alle sette di mattina e fino a novembre reggevo bene, ma questi ultimi due mesi è stata proprio dura, l’ho detto al telefono pure a mia moglie: la notte sto solo al cantiere in un gabbiotto con una stufetta elettrica, ma ogni due ore devo uscire e fare il giro dell’impianto a quindici gradi sotto zero. Dai che sei fortunato, la ditta ti passa il giaccone antivento, ok, ma ti dico sinceramente che nell’ultima settimana un paio di volte sono stato male e mi sono spaventato: non muovevo più le mani e i piedi, il cuore batteva a mille. Ma dai che sei fortunato, il 31 gennaio torni a casa al caldo. Sì torno nella mia Puglia e la prima cosa che faccio è andarmene al mare a riscaldare queste ossa che mi sembrano ogni giorno più marce. E poi sai che soddisfazione quando vedrò in televisione la prima partita di curling dell’Italia in questo stadio dove ho dato l’anima per quasi duecento giorni. Intanto però mi rimetto addosso tutto quello che ho di più pesante perché tra poco ricomincio il turno di notte. Ma dai che sei fortunato, domattina arriva presto vedrai… Per Pietro Zantonini, vigilante di Brindisi, “domattina” non è mai arrivata. Non rivedrà più sua moglie e suo figlio, e neanche i Giochi Milano-Cortina in tv. L’8 gennaio, tra le 2 e le 3 di notte, è morto di freddo nel cantiere mentre faceva il suo turno di guardia. Forse è lui la vera medaglia d’oro di queste Olimpiadi invernali 2026. (Tratto da “L’ultima notte di Pietro” di Massimo Giannini pubblicato sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” del 24 di gennaio 2026).

“Storia di Claudio”, testo di Diego Bianchi pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” di ieri, venerdì 7 di febbraio 2026: «Sono venuti a prendermi degli amici e me l'hanno detto loro, altrimenti l'avrei saputo dai social, la faccia di mio marito a quell'ora era già ovunque», mi dice Maria Teresa, riflettendo amaramente su quanto fosse riservato il suo compagno. Il volto di Claudio Salamida, 47 anni, di Alberobello, trasferitosi a Putignano, paese originario di sua moglie Maria Teresa Daprile, è apparso su social e giornali all'improvviso, in un lunedì di gennaio: qualche ora prima era precipitato nel vuoto per diversi metri, morendo. È caduto lavorando, mentre sostituiva un collega assente, eseguendo dei controlli su alcune valvole di un convertitore, mettendo un piede su una trave instabile che nascondeva l'abisso, nell'Acciaieria 2 dell'ex Ilva di Taranto. Al bivio tra salute e lavoro, che da decenni gli operai ex Ilva si trovano davanti, va aggiunta la variabile della sicurezza sul lavoro. In quella fabbrica, in quegli impianti, sperando di non morire di tumore, si può comunque morire lavorando. Era già successo, è successo di nuovo, tutti pensano che accadrà ancora. Intanto Mattia, tre anni compiuti due giorni dopo la morte del padre, ha un po' di febbre e si stacca a fatica dalla madre. Non avevo mai intervistato prima d'oggi la moglie di un morto sul lavoro, non ero mai entrato tanto a caldo nel dolore vivo di vite distrutte da una guerra violenta, infinita, anacronistica e evitabile, che uccide da anni ogni giorno, nell'indifferenza di media e politica. Maria Teresa mi dice che a due settimane dall'accaduto non ha ancora ricevuto una comunicazione ufficiale dall'azienda contro cui intende costituirsi come parte civile al processo. Non delle scuse, non delle motivazioni, niente di niente, come se nulla fosse accaduto. Al netto della politica locale, Maria Teresa non ha avuto nemmeno un telegramma dalle istituzioni nazionali di questo Paese. Quirinale, Palazzo Chigi, Camera, Senato, segreterie dei partiti, niente di niente, nessuno l'ha cercata, nessuno l'ha pensata. «Mio marito era una matricola, l'hanno già sostituito, e i colleghi non parlano, hanno tutti paura», continua a ripetere. Claudio Salamida amava il suo lavoro nonostante non facesse mistero di temere che gli sarebbe potuto accadere qualcosa; si prestava a turni massacranti ben superiori alle otto ore, ma lavorando era comunque contento, in cassa integrazione no. «L'ho visto in un sacco nero, la mano che sporgeva, come nei film, ma mi hanno impedito di toccare il sacco perché c'erano sopra le polveri dell'impianto», dice Maria Teresa ancora incredula, pensando a Claudio e ai suoi colleghi con quelle polveri addosso e nei polmoni da anni e anni. Le foto di Claudio sulle pareti di casa ci circondano, «è come se dovesse tornare da un momento all'altro, anche perché a casa stava poco, lavorava sempre».

Riporta oggi il quotidiano “la Repubblica”, in bella vista, sulla sua prima pagina: “La sfida delle Olimpiadi”. Non essendo aduso a frequentare i baccanali del belpaese, mi sarebbe di conforto che qualcuno mi informasse di quale “sfida” si sia potuto parlare nel corso della celebrazione di quell’ameno – che può avere significati diversi per come recita il “Treccani” di “piacevole, gradevole, delizioso, grazioso, ridente (riferito a luoghi) e divertente, spassoso, spiritoso, faceto (riferito a discorsi o persone)” – avvio olimpico. Si è per esempio citata, anche solamente “en passant”, la tragica fine di Pietro Zantonini che ha lasciato la vita su quell’osannato “set” olimpico?

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