"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

lunedì 19 gennaio 2026

MadreTerra. 64 Elena Stancanelli: «Un cane non fa regali costosi, non ti paga gli studi, non ti raccomanda per un lavoro, non ti introduce in ambienti che ti consentiranno di fare carriera. Al contrario un cane salta sul tavolino per leccarti la faccia e ti rovescia il caffè addosso prima di un appuntamento. Un cane che ti insegna che l'amore non serve a niente, e proprio per questo è la cosa più bella e più utile che ti possa capitare».

                     Sopra. Foto di "Flipper" del 17 di giugno dell'anno 2017.

(…). …quando la mattina mi siedo a scrivere e lei non si accoccola ai miei piedi, quando mi preparo da mangiare e non devo difendere qualsiasi cosa dalla sua abilità ladresca, quando la notte mi sveglio e non la sento russare ai piedi del letto... insomma quando, continuamente, mi accorgo che lei non c'è più, penso che la vita con un cane è molto, molto più allegra della vita senza un cane. L'algoritmo, che mi conosce come nessun altro al mondo, da quando è morta Jo mi tartassa con fotografie di cuccioli di folgorante bellezza, cani adulti, bruttissimi, dallo sguardo mite, addirittura vecchie carcasse che nessuno ha mai voluto. E tutti fanno a gara a dire prendi me! Prendi me, che non voglio più stare al canile, in questo rifugio, che voglio il mio lettuccio morbido accanto al termosifone e tutte le carezze del mondo. E io ogni volta penso, aspetta, dammi qualche mese per elaborare il lutto. Fammi smettere di pensare che qualunque cane prenderò non sarà bello, scemo, simpatico e disadattato quanto era Jo. Manca poco, vedrai, e poi ti salvo io e ricomincio la mia vita strampalata appesa a un guinzaglio, con una qualsiasi di voi, sfortunate creature. Prendete un cane, uno di loro, di quelli che vi guardano da dietro le sbarre, ma anche uno di quegli eccentrici cani col pedigree, tutti ciuffetti e andatura leggiadra, o uno di quei batuffoli aggrovigliati nelle scatole che si trovano ai mercatini, o anche uno di quelli che attendono fiduciosi nelle stazioni di benzina, dopo aver attraversato impunemente l'autostrada. Non mi piace dire questo è giusto e questo è sbagliato. Fate dunque come vi pare ma prendetelo. Lasciate che i peli e le cacche da raccogliere per strada entrino nella vostra vita, perché un cane forse non vi renderà una persona migliore, ma di certo darà una bella scossa al vostro cuore. I cani non sono figli, ed è talmente ovvio che mi fa persino ridere doverlo scrivere. Eppure qualcuno l'ha detto, lo grida. E ogni volta io mi immagino cartelli con su scritto: fate figli, non fate cani. Non siate egoisti: fate figli, non fate cani. E penso a quelle strane persone che vendono la Bibbia per strada, o pontificano davanti ai consultori. Me le immagino maledirci e augurarci di partorire setter, lagotti, labrador. Vorrei dire loro semplicemente che i cani non sostituiscono niente, non contendono nel nostro cuore lo spazio destinato ad altri esseri umani, perché non sono esseri umani. Sono animali, fanno cose bizzarre e incomprensibili, ci insegnano che la vita sulla Terra può essere diversa da quella che vediamo noi. Perché la Terra ha odori, colori, piste, opportunità che ci sono precluse dal momento che i nostri nasi sono farlocchi, abbiamo solo due gambe per correre, e se ci tolgono il wi-fi e il riscaldamento siamo fritti. Prendete un cane, perché sono simpatici e viene facile ascoltarli quando ci dimostrano che la Terra è di chiunque ci viva, e dobbiamo imparare a convivere se vogliamo sopravvivere. Ma soprattutto, sono estranei a qualsiasi economia sentimentale: non serve a niente amare un cane, curarlo, portarlo fuori quando piove. Perché un cane non fa regali costosi, non ti paga gli studi, non ti raccomanda per un lavoro, non ti introduce in ambienti che ti consentiranno di fare carriera. Al contrario un cane salta sul tavolino per leccarti la faccia e ti rovescia il caffè addosso prima di un appuntamento. Un cane che ti insegna che l'amore non serve a niente, e proprio per questo è la cosa più bella e più utile che ti possa capitare. Prendete un cane, quest'anno. (Tratto da “L’amore che non serve” di Elena Stancanelli, pubblicato sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” del 10 di gennaio 2026).

“Il paese dei balocchi in versione canina”, testo di Emily Anthes pubblicato su il “The New York Times” e riportato sul settimanale “Robinson” del quotidiano “la Repubblica” del 18 di gennaio 2026: Basket sembra avere talento per le parole.  La cagna di 7 anni di razza border collie, che vive nell'Upper West Side di Manhattan, conosce i nomi di almeno 150 giochi, ed è in grado di riconoscerli a comando. Basket ha costruito il suo vocabolario grazie all'impegno di una delle sue proprietarie, Elle Baumgartel-Austin. Ha iniziato le lezioni di lingua quando era ancora cucciola. «Giocavo con lei, pronunciavo il nome del giocattolo, lo ripetevo molte volte», spiega. Ha cominciato con dieci giocattoli, aggiungendone altri man mano che Basket li imparava. «Non sembrava esserci un limite», prosegue. «Se non il numero di giochi che potevo ospitare nel mio piccolo appartamento». Ora, in un nuovo studio, gli scienziati hanno scoperto che Basket, così come gli altri cani con una capacità di apprendimento delle parole altrettanto sviluppata, hanno un'abilità analoga a quella dei bambini di diciotto mesi. E dunque possono imparare i nomi dei nuovi giocattoli non solo attraverso l'istruzione diretta, ma anche ascoltando di nascosto le conversazioni dei loro proprietari. Un apprendimento così sofisticato sembra essere raro tra i cani, e riconoscere le etichette di oggetti specifici è ben lontano dall'acquisizione del linguaggio. Ma i risultati dello studio aggiungono ulteriori prove al fatto che le capacità cognitive e sociali alla base di alcuni tipi di apprendimento linguistico non sono limitate agli esseri umani e sottolineano quanto i cani siano abili nel leggere i segnali umani. «Sono molto bravi a farlo» conferma Shany Dror, ricercatore post-dottorato presso l'Università di Medicina Veterinaria di Vienna e autore dello studio. La ricerca, condotta da Dror presso l'Università Eotvos Lorànd di Budapest, è stata pubblicata sulla rivista Science. Oltre i comandi semplici, come "seduto" o "fermo", negli ultimi vent'anni gli scienziati hanno identificato una manciata di casi eccezionali, cani prodigio che conoscono i nomi di decine, addirittura centinaia di giocattoli e sono in grado di ricordarli per anni. «Accumulano un vocabolario enorme», rivela Dror. I cani da pastore, e soprattutto i border collie, sembrano avere un talento particolare per questo tipo di apprendimento delle parole, forse perché un tempo gli allevatori preferivano animali capaci più di altri di prestare attenzione a ciò che dicevano e facevano. Quando i cani riescono ad accumulare un vocabolario ampio, tendono a farlo attraverso interazioni dirette con i loro proprietari, come sessioni di gioco o addestramento intenzionale, dice Dror. Ma alcuni proprietari hanno anche riferito che sembravano capire queste parole anche dalle conversazioni ascoltate per caso. Basket è nota per avere imparato così la parola "avocado", che corrisponde a uno dei suoi giocattoli preferiti. Baumgartel-Austin descrive la reazione di Basket quando lei e sua moglie hanno casualmente discusso dell'acquisto di avocado - quelli veri - per loro stesse. I bambini riescono a compiere questa impresa già a partire dai diciotto mesi di età. Nel nuovo studio, Dror e i suoi colleghi hanno testato dieci, già in precedenza identificati come "dotati nell'apprendimento delle parole" (sette border collie, un labrador retriever, un mini pastore australiano e un incrocio tra pastore australiano e bovaro australiano). Hanno chiesto ai proprietari di questi cani di presentare un nuovo giocattolo a un altro membro della famiglia mentre i loro cani guardavano. I partecipanti umani si sono passati il giocattolo avanti e indietro, usando il suo nome in una serie di frasi semplici. Durante queste brevi conversazioni, nessuna delle due persone ha rivolto la parola o guardato il cane. A ciascun cane sono stati presentati due nuovi giocattoli in questo modo nel corso di diverse brevi sessioni distribuite su più giorni. Diversi giorni dopo, i proprietari hanno messo alla prova le conoscenze dei cani mettendo i due nuovi giocattoli, più nove giocattoli familiari, in una stanza fuori dalla loro vista. Poi hanno chiesto ai cani di recuperare i vari giocattoli chiamandoli per nome. In media, i cani hanno recuperato i nuovi giocattoli circa 1'80 per cento delle volte, un tasso di successo equivalente a quello ottenuto quando i proprietari hanno presentato direttamente i nuovi giocattoli ai cani. Individualmente, sette dei dieci cani, compreso Basket, hanno ottenuto risultati significativamente superiori alla media. «Penso che sono in grado di fare cose molto simili a quelle tipiche dei bambini piccoli» afferma Federico Rossano, ricercatore di cognizione comparata presso l'Università di San Diego, California, che non ha partecipato alla ricerca. Ma ritiene che lo studio avrebbe potuto trarre vantaggio dall'invio di sperimentatori nelle case dei proprietari per supervisionare l'addestramento. «Non vedo l'ora di vederlo replicato in modo forse un po' più controllato», ribadisce. Juliane Kaminski, che dirige il centro di cognizione canina presso l'Università di Portsmouth in Inghilterra, dice di considerare i risultati convincenti ma non sorprendenti. Altri studi hanno documentato che i cani possono imparare indirettamente i nomi degli oggetti. Nel 2004, ad esempio, la dottoressa Kaminski e i suoi colleghi hanno riferito che Rico, un border collie, era in grado di imparare i nomi di nuovi oggetti attraverso il processo di eliminazione, deducendo essenzialmente che parole nuove e sconosciute dovevano riferirsi a giocattoli nuovi e sconosciuti. Non è ancora chiaro quali segnali utilizzino i cani per imparare le nuove parole, e gli scienziati hanno ancora molto lavoro da fare. Siamo sempre alla ricerca di altri cani, conclude Dror. «Saremmo felici se qualsiasi proprietario di cane il cui animale conosce i nomi dei giocattoli ci contattasse».

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