Tratto da “Salvirenzi”
di Marco Travaglio, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 26 di ottobre 2018: (…). …leggere loro alcune frasi e (…) domandare
se le abbia pronunciate Di Maio oppure Salvini. Eccole. 1) “Gli immigrati vanno aiutati a casa loro.
Noi non abbiamo il dovere dell’accoglienza. Sarebbe un disastro politico,
economico e sociale”. I discepoli renziani non hanno dubbi: quasi tutti
rispondono “Salvini”, “quello che gli piaceva la camicia verde e l’ampolla con
l’acqua del Po”, “quello che è contro i migranti in modo più chiaro”, uno che
dice cose che “Renzi non direbbe mai”. Infatti la frase è di Renzi. 2) “Dobbiamo andare oltre i criteri di
Maastricht creando un deficit anche del 2,9%”. Il popolo dei leopoldi
s’indigna: “assurdo!”, “pazzesco!”, “un cretino!”, “coloro che non hanno a
cuore le sorti dell’Italia”, “questo è Salvini”, “no, Di Maio”, “tutti e due”,
“quelli che vogliono mandarci in bancarotta”. Infatti anche questa è di Renzi. 3) “Alziamo i pagamenti in contanti a 3 mila
euro”. I seguaci del rottamatore rottamato schiumano di rabbia: “È pur sempre
evasione fiscale, quindi Salvini”, “certo che è Salvini, perché comunque viene
dal centrodestra di Berlusconi dov’è prevista la possibilità di evadere il più
possibile”. Sventuratamente anche questa è di Renzi. 4) “Diamo all’Europa 20 miliardi l’anno e ne
riprendiamo solo 12: o l’Europa mantiene le promesse sui migranti, o toglieremo
i soldi all’Europa”. Gli apostoli del messia di Rignano non ci pensano su un
istante: “Un cretino, le cose non stanno così!”, “un attacco strumentale
all’Europa per spostare i problemi”, “una frase tipica di Salvini”,
“trattandosi di soldi tutti e due sparano a caso”, “quei due incompetenti con
cui non abbiamo nulla da spartire”, anzi no, “questo è Di Maio, io conosco bene
gli avversari”. Purtroppo è sempre Renzi. (…). “Se l’Europa boccia la manovra,
noi la ripresenteremo uguale. Bruxelles non è il maestro che fa l’esame, non ha
i titoli per intervenire”. Chi era: Salvini? Di Maio? Macché: ancora Renzi, il
16.10.2015. Lo stesso che ora dà dei “cialtroni che ci porteranno a sbattere” a
chi dice quel che diceva lui e fa molto meno di quel che voleva fare lui (il
2,9% di deficit-Pil i cialtroni se lo scordano). Per questo l’opposizione del
Pd non esiste: perché il Pd ha già fatto e detto tutto e, per quanti sforzi
facciano, i gialloverdi non sono ancora riusciti a eguagliarlo. L’altro ieri,
per dire, il Senato esaminava la legge leghista sulla legittima difesa. Il Pd
ha votato a favore di uno degli articoli principali, il 2 (e senza che nessuno
glielo chiedesse, essendo del tutto ininfluente per l’approvazione). Poi, come
i coccodrilli, ha iniziato a piagnucolare per non aver votato contro. Il guaio
è che l’art. 2 è pressoché identico a quello della legge sulla legittima difesa
del Pd approvata nel 2017 solo alla Camera e firmata da quel genio di David
Ermini (ora vicepresidente del Csm), che dava licenza di sparare ai ladri in
caso di “grave turbamento”, ma solo nelle “ore notturne”. La Lega,
perfidamente, ha lasciato il “grave turbamento” ed eliminato le “ore notturne”,
anche per l’oggettiva difficoltà di fissarne la decorrenza col mutare delle
stagioni, dell’ora legale e dell’illuminazione delle abitazioni (se tengo giù
le tapparelle, è buio anche di giorno). E il Pd, per coerenza, ha votato come
un anno fa, salvo promettere di non farlo più la prossima volta. Tanto la norma
passerà lo stesso anche senza questi peli superflui. Noi pensiamo della legge Salvini la stessa
cosa che pensavamo della legge Ermini: una boiata pazzesca. E non perché
spalanchi le porte al Far West o al fascismo, come ripetono i presunti
avversari di Salvini, suoi preziosissimi alleati a loro insaputa. Bensì perché
non serve a nulla, se non a incoraggiare la gente ad armarsi e sparare
nell’illusione di un’immunità da indagini, processi e condanne che non potrà
mai esserci. Se in casa mia viene trovato il cadavere di un uomo ammazzato da
un’arma che risulta mia, io verrò sempre indagato per appurare se la mia difesa
fosse legittima, cioè se mi stessi difendendo da un pericolo mortale o se, puta
caso, avessi invitato il tizio a cena per poi accopparlo e spacciarlo per un
ladro o un assassino. Nessuna legge potrà mai impedire al magistrato di indagare
sulle cause di una morte violenta. Nemmeno se ora si estende la legittima
difesa a “chi ha agito per la salvaguardia della propria o altrui incolumità in
condizioni di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”
allo scopo di “respingere un’intrusione nella sua proprietà”. Chi lo
stabilisce, se non il pm e il giudice, che chi ha sparato respingeva
l’intrusione, era in pericolo e in preda al grave turbamento? Di fatto,
cambierà poco o nulla, perché già oggi le indagini si fanno su chiunque spari
(a torto o a ragione), ma poi finisce imputato e condannato solo chi spara alla
schiena al ladro già in fuga e dunque inoffensivo. E sono casi rarissimi: fra
udienze preliminari e dibattimenti, 7 processi in tutta Italia nel 2013, zero
nel 2014, 4 nel 2015 e 4 nel 2016. Quindi, al solito, Salvini vende fumo. Ma
arriva sempre secondo.
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