Sopra. "Smashing Christ", acrilico e olio su tela di Luca Del Baldo (2006).
Luca Del Baldo è un pittore che lavora molto con la fotografia: ha il dono di sostituire al tono intrinsecamente "illustrativo" degli scatti di cui si appropria una carica narrativa, e direi morale, non comune. Lo fa spesso con i ritratti delle donne e degli uomini illustri del nostro tempo, quasi connettendosi al collezionismo di Paolo Giovio, che abitò più o meno dove abita lui. Ma lo fa anche con fotografie come questa, scattata in Libano nell'aprile di quest'anno. Una foto tristemente celebre, che abbiamo già visto tante volte. E che, tuttavia, trasformata in pittura, acquista una forza e una capacità di relazione che non conoscevamo. La prima cosa che mi è venuta in mente, vedendo il quadro, è la Crocifissione di san Pietro di Caravaggio alla Madonna del Popolo: per quella figura suppliziata a testa in giù, certo. Ma anche per la brutalità da esecuzione, e per la macchinale indifferenza di chi la compie. Ci sono dei rischi, nel trarre un quadro da quella fotografia: rievocare, del tutto preterintenzionalmente, il terrificante razzismo contro i "perfidi deicidi" con cui la Chiesa cattolica ha colpito gli ebrei giustificando pogrom, persecuzioni di ogni tipo, una atroce e imperdonabile discriminazione. Ma c'è anche un'altra lettura. I governi occidentali, spesso sedicenti "cristiani", si sono indignati assai più per questa fotografia che non per il genocidio del popolo palestinese perpetrato da Israele, del quale spesso e volentieri sono anzi stati variamente complici. Tanto che, guardando questo quadro, viene in mente una famosa profezia dello stesso Gesù, che, straziato dall'andata al Calvario, disse: "Se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?" (Luca 23,31). Parole amare, di chi, massacrato da innocente, immagina quale sorte potrà essere riservata ai colpevoli. Ecco che il potere continua ad essere criminale, indignandosi per il legno secco (letteralmente: quello di un Cristo di legno) e non per il legno verde dei centomila palestinesi di carne assassinati, e delle centinaia di migliaia mutilati, feriti, devastati. Ed è un potere "cristiano" a farlo: così smascherando ogni sovrastruttura religiosa. Qua è la nostra comune umanità ad essere chiamata in causa. Per noi occidentali, anzi, è la nostra comune disumanità: quella che ci impedisce di vedere che quelle colpite sono "vite degne di lutto", esattamente come le nostre. Come quella di Colui che piangiamo pubblicamente ogni Venerdì santo. Per poi tradirlo in tutti gli altri giorni dell'anno. (Tratto da “La nostra comune disumanità” di Tomaso Montanari, pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 5 di giugno 2026).
“Gaza, un report Onu documenta la strage deliberata dei bimbi”, testo di Silvia Truzzi pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, giovedì 25 di giugno 2026: (…). "Il 12 aprile 2024 un neonato di dieci giorni è stato colpito mentre veniva allattato dalla madre in una tenda nel campo di Nuseirat. Un singolo proiettile ha colpito il neonato alla testa, attraversandogli il cranio, per poi conficcarsi in un cuscino. Il bambino è sopravvissuto, ma ha riportato lesioni cerebrali e soffre di crisi epilettiche. La Commissione (la “Commissione indipendente dell’Onu” n.d.r.) ha analizzato le immagini del proiettile, concludendo che il colpo è stato esploso da un fucile montato su un quadricottero. Considerato che lo sparo è avvenuto in pieno giorno, la Commissione conclude che l'operatore del quadricottero era in grado di vedere l'interno della tenda e valuta che il bersaglio fosse una madre con il suo bambino". I quadricotteri sono droni dotati di telecamere elettro-ottiche e a infrarossi ad alta risoluzione, e dispongono di un sistema di tiro avanzato che consente colpi di precisione oltre il raggio visivo, a un livello di accuratezza che nessun cecchino umano è in grado di raggiungere. Lo racconta un servizio trasmesso il 22 luglio 2025 dal canale israeliano Channel 14 in cui i funzionari delle forze israeliane spiegano che un quadricottero "non esita, non si ferma e non sbaglia quasi mai", è come "guardare un videogioco". In un documentario citato dal Rapporto, Breaking Ranks, Inside Israel's War dell'emittente britannica Itv, un soldato israeliano ha descritto così l'esperienza: "I droni sono ciò che più di ogni altra cosa disumanizza l'altra parte. Vedi tutto su uno schermo. Sganci la bomba. Sembra un gioco. Puoi stare seduto nel seminterrato di una casa, al sicuro, senza casco, a grattarti le palle, mezzo svestito, e uccidere palestinesi". Che l'intento sia radere al suolo il futuro lo spiegano le cifre che prendono in considerazione episodi tra il 7 ottobre 2023 e il 31 marzo 2026, (20.179 bambini uccisi e 44.143feriti; Savethe Children ne stima altri 5milacirca sepolti sotto le macerie, non contati) e le dichiarazioni di diversi parlamentari israeliani. Come quelle di Nissim Vaturi, deputato del Likud e vicepresidente della Knesset ("Gaza è piena di terroristi e ogni bambino che nasce lì è già un terrorista dal momento della nascita", 30 gennaio 2025) o Yitzhak Kroizer, deputato del partito di Ben-Gvir ("A Jenin non esistono bambini innocenti", 5 marzo 2026). In queste quasi cento pagine che documentano la volontà genocida di Israele (respinte da Tel Aviv come "farsa diffamatoria', salvo aver negato risposte alla Commissione per 13 volte) ci sono episodi di violenza sessuale, detenzione, tortura. Ci sono gli aborti spontanei aumentati fino al 300 per cento, neonati sottopeso e prematuri diventati la norma, difetti congeniti legati alla denutrizione materna, c'è la sistematica distruzione delle strutture di assistenza. Bisogna leggerlo e mandarlo a memoria per ricordarsi di non girarsi dall'altra parte. Ai nostri lettori vogliamo anche ricordare l'iniziativa della Fondazione del Fatto e “Soleterre” per sostenere la realizzazione, a Ramallah, della prima Unità di Trapianto di cellule staminali ematopoietiche di tutta la Palestina. Oggi chi si ammala di tumore a Gaza rinuncia alle cure (nel 60 per cento dei casi) per motivi economici e politici: bisogna andare all'estero e chiedere il permesso a Israele, ma i lasciapassare o non arrivano o arrivano troppo tardi. Anche una microdonazione può fare la differenza tra la vita e la morte.

Nessun commento:
Posta un commento