“Basta lezioni: la sinistra faccia sognare gli italiani”, testo della intervista di Antonello Caporale al saggista ed antropologo Marino Niola , già docente presso la “Università Suor Orsola Benincasa” di Napoli: “Il Sol dell'avvenire era una falsificazione assoluta della realtà. Non esisteva, era un sogno, un obiettivo impossibile ma ugualmente agognato".
Lei Marino Niola dice: col Sol dell'avvenire la sinistra per mezzo secolo ha fatto bingo, ha guadagnato consensi, ha portato un popolo a immedesimarsi, a crescere e insieme lottare per una società più giusta e una vita migliore. “C'era quel Sol? Assolutamente no. Era un sogno possibile? Assolutamente sì”.
Il sogno come alimento per la vittoria. “La sinistra deve smetterla di indicare agli italiani come dovrebbero essere, altrimenti perde. Li fa irrigidire, li rende diffidenti”.
Perché scopre i nostri vizi? “Credono solo a ciò che vogliono credere, anche oltre la misura della realtà”.
La stagione di Berlusconi è stata esemplare. “Sapevano tutto di lui e hanno fatto gli gnorri”.
In piccolo anche di Minetti e del bunga bunga sapevamo parecchio. Ma sono ricordi lasciati in cantina. “Smemorati per l'utilità marginale di non essere inchiodati alle nostre stesse parole”.
La sinistra non fa sognare e per di più ci incolpa dei nostri vizi. “La destra invece accudisce i nostri vizi. Sei evasore? Lo so e ti comprendo, sono come te e ti dico quel che vuoi sentirti dire. Ti rassereno, ti tranquillizzo”.
Lo schiavismo dei braccianti nelle campagne fa brutto e non si dice. “Chissà dove votano quegli imprenditori e, soprattutto, chi assumono quegli imprenditori”.
Penso che chiedano braccia all'altrove, a quel mondo che non ci piace. “Ai pakistani, agli indiani, ai marocchini, al Bangladesh, agli sfortunati del pianeta”.
Vorremmo che queste braccia alla sera sparissero. Divenissero fantasmi. “Ecco, una magia. E dentro il circuito magico delle verità che si tingono di falso c'è questa perenne chiamata alla povertà. Esiste la povertà reale e quella percepita. Esiste l'alterazione della realtà”.
Esistono i poveri per finta lei dice. E la politica s'inganna con questa alterazione? Da qualche tempo se non prenoti con giorni d'anticipo non mangi nemmeno alla pizzeria al taglio. E noto che il mercato del lavoro produce offerte anche dignitose e subisce a volte rifiuti inspiegabili”.
Siamo poveri per finta? “Alteriamo la percezione, diciamo e neghiamo. È l'Italia del sottosuolo: non si vede ma è piuttosto benestante”.
L'Italia povera è una fanfaluca buona per l'Istat? “Esiste eccome, ma non nelle dimensioni che ci vengono descritte. La destra conosce la capacità di mimetizzazione degli italiani”.
I tassisti romani guadagnano in media tremila euro netti al mese. “Il fisco si accontenta se ne dichiarano mille. Così come il governo e la guardia di finanza”.
I ceti sociali sciolti dall'obbligo della fedeltà fiscale. Valanghe di quattrini inguattati. “Lo sappiamo tutti, e facciamo finta del contrario”.
Se le cose stanno come lei dice per la sinistra tutto è perduto. “Destra e sinistra sono parole ancora utili a definire comportamenti e scelte sociali?”.
Chiamiamoli progressisti. Cosa dovrebbero fare? “Provare a sfidare quegli altri, i conservatori, solo coinvolgendo gli italiani in un sogno”.
Lei ha detto che sognare l'impossibile è falsificare la realtà. Un po' brutto. “Un sogno non ha mai tutti i caratteri della verità. Devi far sognare, chiamare la gente verso un obiettivo distante ma almeno plausibile”.
Chiamare l'Italia del sotto-suolo a rincorrere un nuovo Sol dell'Avvenire. “Non quello là”.
A chi lo chiediamo? “Ad anime giovani, ambiziose. Devono tradurre il sogno in corpi, dev'essere gente che stia nel Parlamento e sia uguale a chi sta in piazza”.
Ma la politica deve avere l'ambizione di indicare una strada diversa, di esporre e documentare i vizi impossibili da giustificare e le virtù necessarie da perseguire. “Senza esagerare”.
Lei dice? “Rinunciare a impartire lezioni e far scattare la molla del sogno, della società nuova”.
Il benedetto sogno. “Capire che vinci le elezioni se porti al seggio non soltanto un programma ma un volto, un modo di vestire, di pensare, di far festa”.
Bisogna proporre l'autoritratto ripulito dell'italiano medio. “Ma con una marcia in più, tanti anni in meno e con in testa un milione di cose da fare e da dire”.
N.d.r. I testi sopra riportati sono stati pubblicati su “il Fatto Quotidiano” di oggi, lunedì 8 di giugno 2026.

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