"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 6 giugno 2026

Cosedettecosì. 32 Franco Battiato: «C'è voluto del talento per riuscire a invecchiare senza diventare adulti».

Sopra. Anna Achmatova, il primo coniuge Nikolaj - fucilato -, il figlio Lev - internato nei Gulag -. 

Nella giornata del 6 giugno era stato ordinato un rastrellamento delle fogne. Si temeva che diventassero il rifugio dei vinti, e il prefetto Gisquet dovette frugare la Parigi occulta mentre il generale Bugeaud spazzava la Parigi pubblica; duplice operazione connessa che esigeva una duplice strategia della forza pubblica, rappresentata in alto dall'esercito e in basso dalla polizia. Tre plotoni d'agenti e di fognaioli esplorarono l'intestino sotterraneo di Parigi, il primo sulla riva destra, il secondo sulla riva sinistra, il terzo nella Cité. Gli agenti erano armati di carabine, di mazze, di spade e di pugnali. Ciò che in quel momento si dirigeva su Jean Valjean era la lanterna della ronda della riva destra. Quella ronda aveva visitato la galleria curva e i tre cunicoli ciechi che si trovano sotto la rue du Cadran. Mentre essa faceva vagare il suo faro in fondo a quei vicoli ciechi, Jean Valjean aveva incontrato sul suo cammino l'ingresso della galleria, l'aveva riconosciuta più stretta del corridoio principale e non vi era penetrato. Era passato oltre. (Tratto da “I miserabili” – 1862 – di Victor Hugo).

LeggerePaoloNori”. “Dante, i Russi e nonna Carmela”, testo di Paolo Nori pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, sabato 6 di giugno 2026: Poco meno di vent'anni fa, in un festival sardo che si chiamava "Sulla terra leggeri”, Angelo Maria Bellu ha presentato, insieme a Marino Sinibaldi, un suo romanzo che si intitola “L 'uomo che volle essere Peron”. E a Marino Sinibaldi, che gli chiedeva come mai, in un periodo così confuso, la Sardegna vivesse, nel campo della musica e della letteratura, un momento così felice, Bellu ha risposto che era una cosa che da dire era difficile ma che forse c'entrava il fatto che i sardi, anche quelli che avevano lasciato l'isola, avevano comunque dentro di sé un universo di riferimento, e che lui, per esempio, che abitava a Roma da tanti anni, quando usciva da Roma e si trovava all'altezza, non so, adesso non mi ricordo, di Civitavecchia, mettiamo, è come se fosse arrivato ad Arasolè, perché le unità di misura che si portava con sé, dovunque andasse nel mondo, erano quelle lì, sarde. Tutti i chilometri che ha percorso Bellu nella sua vita son stati chilometri sardi, ha detto quella volta Bellu, e io, mi ricordo, allora ho pensato che io, l'unica letteratura che conosco un po' bene è la letteratura russa e quello che leggo, anche quando leggo dei libri italiani, o americani, leggo poi sempre dei russi, e per quello l'invito che mi avete fatto, di parlare di Dante visto dalla Russia, è un invito che mi sembra sensato, diversamente da un invito che riguardava sempre Dante che mi hanno fatto tre anni fa. C'è uno scrittore russo che si chiama Sergej Dovlatov che ha cominciato a pubblicare negli Stati Uniti, dopo averci provato per anni in Unione Sovietica, e che, una volta che i suoi libri avevano cominciato a circolare, aveva dei problemi con la propria notorietà letteraria. "Quando vado in un posto e mi riconoscono", diceva Dovlatov, "mi stupisco. Quando vado in un posto e non mi riconoscono", diceva, "mi stupisco. Son sempre stupito", diceva. Ecco, io, un po' anch'io, forse. Quando, per esempio, propongo a una casa editrice, non so, Mondadori, un romanzo, non so, sulla vita di Fédor Dostoevskij, e loro mi rispondono e mi dicono di sì, io non dico niente, ma dentro di me penso "Ma siete sicuri? Ma voi veramente pensate che io son capace di scrivere un romanzo sulla vita di Fédor Dostoevskij? Sicuri sicuri? Volete magari pensarci un altro po'?, ho pensato quando mi han detto di sì, non ho detto niente, però, son stato bravo. E quando Silvia Masi, tre anni fa, mi ha scritto per propormi di tenere, alla biblioteca Classense di Ravenna, la Solenne prolusione il giorno del 702° anniversario della morte di Dante, io ho pensato "Ma sei sicura?". Non ho detto niente però e, quando sono stato poi lì, il giorno della cerimonia, se così si può dire, dopo che il sindaco di Ravenna, nelle cose che ha detto parlando prima di me, ha citato un mio predecessore, uno che qualche prima fa aveva tenuto la solenne prolusione che dovevo tenere io quel giorno lì, ed era Benedetto Croce, io ho pensato ". Ah, andiam bene". Ma ormai ero lì, mi è toccato dire le cose che mi ero scritto. E ho detto che io, di mestiere, scrivo dei libri, e la letteratura italiana contemporanea, quella dagli anni 90 in poi, la conosco abbastanza bene, conosco di persona anche molti dei protagonisti, cosa normalissima, ci incontriamo nei festival, ci salutiamo, ci leggiamo, ci piacciamo e ci dispiacciamo; sui classici, italiani, io devo dire, ho detto, son meno preparato.

Sono laureato in Lingua e letteratura russa e sono piuttosto monomaniaco, come carattere, solo che, oltre che appassionato di lingua e letteratura russa, sono uno che scrive dei libri in italiano, e mi sembra una cosa evidente, pacifica, che uno che scrive dei libri in italiano, con Dante deve avere a che fare, quindi, io, anch'io, con tutta la mia monomania, ho avuto a che fare con Dante, sia direttamente che di sponda, perché alcuni degli scrittori russi che ho letto hanno avuto anche loro a che fare con Dante, e mi hanno fatto vedere Dante da lontano, e da lontano le cose non è che si vedano necessariamente peggio, anche quando è un lontano che oggi sembra lontanissimo: la Russia. Se dovessi definire la mia relazione con la Russia direi che sono un appassionato di letteratura russa, non sono un esperto, sono troppo impreciso per essere un esperto, non sono uno studioso, sono un appassionato, mi sento ancora, a 63 anni, uno studente, e mi piace attribuirmi ì meravigliosi versi della “Chanson des vieux amants” di Jacques Brel "Et finalement, finalement, il nous fallut bien du talent pour étre vieux sans étre adultes (che diventano, nella versione di Franco Battiato: "Ma c'è voluto del talento per riuscire a invecchiare senza diventare adulti"). Qualche giorno prima di andare a Ravenna, tre anni fa, ero ad Arona, sul lago Maggiore, a presentare un libro che ho scritto su Anna Achmatova; sono stato, più volte, al museo Achmatova, a Pietroburgo, e quando ci sono andato nel 2022, per preparare appunto il romanzo sull'Achmatova, mi hanno fatto vedere il volume di Dante sul quale Achmatova studiava l'italiano, e mi hanno raccontato che, negli ultimi anni della sua vita degli studenti occidentali l'hanno visitata e, visto questo volume, le hanno chiesto se leggesse Dante in originale e lei li ha guardati stupita e gli ha risposto "Se leggo Dante in originale? Non faccio altro". Ecco io, nel settembre del 2023, ad Arona, ho presentato il libro di Anna Achmatova insieme a Dacia Maraini, dopo la presentazione siamo andati a cena, alla fine della cena è arrivato l'ex sindaco di Arona, oggi parlamentare, a salutare Dacia Maraini, che mi ha presentato, ha detto che avevamo appena presentato il mio libro su Anna Achmatova. Quel signore ha fatto una faccia come se non sapesse chi era Anna Achmatova, che è una cosa normalissima, e io gli ho detto "È una grande poetessa russa, io sono un appassionato di letteratura russa". E lui, ha cambiato ancora faccia e ha detto, piano: "Queste son cose che, in questo periodo, bisogna dirle un po' a bassa voce". "Bene", gli ho detto io, "io non faccio altro che dirle ad alta voce". Perché, forse ha ragione quel parlamentare, certe cose, in certi periodi, bisognerebbe dirle a bassa voce, solo che io, a pensare a me che dico a bassa voce che mi piace la letteratura russa mi viene in mente una parola che mi diceva mia nonna Carmela: reputazione. “Ant’ghe mia ad reputasio”, mi diceva spesso mia nonna Carmela, "non hai reputazione". Non avrei reputazione se, in questi tempi, rinnegassi la letteratura russa, la cultura russa, la lingua russa alle quali ho dedicato, con la passione della quale sono capace, la maggior parte della mia vita, farebbe bene mia nonna a dirmi "Ant’ghe mia ad reputasio". Che io, ho detto a Ravenna tre anni fa, mi metto nei vostri panni, voi state ascoltando uno che sta tenendo un discorso solenne su Dante e invece di parlare di Dante parla di sua nonna Carmela, cosa c'entra tua nonna Carmela con Dante? Potreste chiedermi, e io vi risponderei che mia nonna Carmela, con Dante, c'entra tantissimo, secondo me.

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