"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 19 febbraio 2026

Cosedettecosì. 08 “Da Umberto Eco”.


19 febbraio, mezzanotte

Che triste giornata quella di oggi, mio povero monsieur Armand! Stamane Marguerite soffocava, il medico le ha fatto un salasso, e le è tornato un filo di voce. Il dottore le ha consigliato di far venire un prete. Ha detto di sì, ed è andato lui stesso a cercare l'abate della chiesa di Saint-Roch. Frattanto Marguerite mi ha chiamata accanto al suo letto, mi ha pregata di aprire l'armadio, poi mi ha indicato una cuffietta, una camicia lunga tutta coperta di merletti, e mi ha detto con voce debolissima: «Morirò dopo essermi confessata, perciò vestimi con questi oggetti: è una civetteria da moribonda». (Tratto da “La signora delle camelie” – 1848 – di Alexandre Dumas figlio).

Se osservate attentamente l'edicola della stazione vi accorgerete che la sezione delle riviste pornografiche si è notevolmente ridotta per fare posto alla sezione delle riviste di elettronica e in particolare alle riviste sui computers. Se poi leggete alcune di queste riviste, vi rendete conto che l'aspetto più interessante dell'intero affare non è dato dagli articoli e dalle notizie, ma dalla presenza dei lettori. È una strana genia, per un verso affine a quella degli enigmisti o dei filatelici, intenta a scambiarsi programmi, a rivendere il computerino con cui ha iniziato per passare al modello più complesso e sofisticato, capace di inventare programmi laboriosissimi, che fanno fare a una macchina da poche centinaia di migliaia di lire quello che neppure il produttore aveva osato promettere, un pubblico di affezionati, di domatori avvezzi a trattare con la "bestia" elettronica, sapienti nel titillarla, nel farle fare cose che essa crede di non saper fare [...]. Tanta produzione di carta stampata deve avere riscontro nel mercato dei piccoli ordinatori da tavolo: ma soprattutto segnala la nascita di un pubblico. Chi ne fa parte? Non occorre fare indagini statistiche molto sottili per sapere che una buona fetta è composta dai giovanissimi. Magari hanno incominciato coi genitori che gli regalavano una piccola tastiera da collegare al televisore domestico per proiettare giochini spaziali, poi col tempo il giochino è stato monopolizzato dal padre e dai suoi amici e il ragazzo, se la macchina glielo consentiva, ha cominciato a fare di più: ha iniziato a programmare. [...]. Il computer è come il cucciolo di un cagnaccio feroce, non fa male ai bambini, si lascia mettere le mani in bocca, li porta a cavalluccio, e se ci provasse un grande lo morderebbe. È cronaca, e un film come "War games" non è fantascienza: l'animale da computer negli Stati Uniti ha quattordici anni e spesso le aziende che producono software e cioè programmi, devono fare i conti non solo con utenti, ma addirittura con consulenti più o meno di quell'età. Sono cioè i giovani ad aver capito che il computer fa due cose: o pone delle domande o si lascia porre delle domande (parliamo di domande, perché in questa forma educata si esprime il computer, ma in effetti si tratta di dare o ricevere ordini). Molte volte gli adulti usano il computer in banca, in un aeroporto, un'azienda, in modo che il computer nutrito con dischetto o cassetta del programma prefabbricato, ponga lui domande all'utente e cioè gli dica che cosa deve fare. L'utente esegue, se ha imparato a manovrare bene l'aggeggio guadagnerà certo del tempo, terrà i suoi conti più in ordine e meglio tabulati, ma non imparerà nulla. Non imparerà non perché il computer gli abbia risolto un problema di calcolo o di ordinamento dati, ma perché il computer gli ha già posto il problema inquadrato secondo il programma, e all'utente non è restato che mettere dentro i dati richiesti e aspettare la risposta. Diverso è il caso in cui al computer si pone la domanda. Quando cioè si costruisce un programma (ai livelli più comuni nel linguaggio Basic) e gli si dice come lui, il computer, dovrà inquadrare il problema, che dati dovrà chiedere e come dovrà procedere per dare le risposte. É chiaro che in questo gioco vince chi pone la domanda, non chi vi risponde, più o meno meccanicamente [...].  Che cosa vuol dire porre la domanda? Fuor di metafora, è facilissimo usare un computer che ti dice dammi due numeri e poi te li moltiplica. A lungo andare ti evita di sapere a memoria che sei per sei fa trentasei. Lo sa e lo dice lui. Ma provate a fare un programmino che spieghi al computer come calcolare sei per sei. Vi accorgete che per indurre il computer a scoprire quello che sapete già occorre sapere e imparare molto di più. In parole povere, programmando si impara. [...]. Un altro dei cliché che circolano nella pubblicistica corrente, è che il computer è disumano. Certamente lo è, nel senso che non fa pipi, non ama, non odia, né sente il bisogno di masturbarsi (quantunque, certe volte, quando da i numeri per un comando sbagliato, sembra dire delle cose che assomigliano molto a una sfilza di bestemmie - che lui bestemmia con numeri, o nominando particolari della sua struttura che di solito dovrebbe tenere celati). Ma si dà il caso che a insegnare a pensare al computer sono stati degli uomini (e sulla base di pensieri molto geniali e profondi, tanto per dirne una, pensati da Pascal o Leibniz). Così, sia pure in modo schematico, il computer pensa molto umanamente. (Umberto Eco, 1 di aprile dell’anno 1984).

Ogni tanto qualcuno scrive ai giornali (è successo anche dopo una mia Bustina) chiedendo come mai si parla del 31 dicembre 1999 come della fine del millennio quando è ovvio che il millennio finisce al 31 dicembre 2000. Per fortuna che lo stanno scoprendo anche i semplici. La gente complicata lo ha detto a lungo, ma poi ha dovuto arrendersi alla potenza del simbolico. È la cifra tonda che fa effetto (ed è su quei due zeri che s'inghipperanno i computer allo scoccare della mezzanotte fatale). E dunque non c'è nulla da fare, come i nostri nonni hanno festeggiato l'inizio del secolo al primo gennaio 1900, e dunque con un anno d'anticipo, così stiamo facendo noi, e il sentimento popolare vince sul buon senso. Al massimo, se si è dei veri dandy, si passerà il 31 dicembre 1999 andando a letto alle dieci e mezza. Piuttosto consiglio il cd-rom appena prodotto dalla Biblioteca comunale dell'Archiginnasio di Bologna, intitolato appunto: «Scusi. In che millennio siamo?». È chiaro, gradevole, ha persino una bella bibliografia, e taglia subito la testa al toro ricordando come i bibliotecari, che sono gente seria, una volta deciso che gli incunaboli sono i libri a stampa prodotti nel XV secolo, considerano incunabolo i libri stampati entro il 31 dicembre 1500 (e non 1499). Naturale. Ma sullo stesso dischetto trovate gustosi aneddoti su come la questione sia stata dibattuta tra fine Seicento e inizio Settecento, tra fine Settecento e inizio Ottocento e tra fine Ottocento e inizio Novecento - e con alterne vicende. Il socialista Andrea Costa salutava il Nuovo Secolo alla mezzanotte del 31 dicembre 1900, il Kaiser lo aveva festeggiato il primo gennaio dello stesso anno. Ma il problema non riguarda solo la scelta tra 2000 e 2001. Ricevo lettere di chi mi chiede di chiarirgli definitivamente quando è stato l'inizio del vero millennio, dato che ormai tutti sanno che Gesù è nato avanti Cristo. Mi permetto di fare osservare che sull'argomento circola ormai una letteratura vastissima, e mi limito a segnalare due libri recenti. Nel 1997 il Melangolo aveva pubblicato il fumetto di Arno Borst, Computus, che parla del nostro rapporto col tempo in generale, ma fornisce idee anche a proposito delle nostre cronologie. Più centrato sulle cronologie, ma certamente più divulgativo. Il calendario di David Ewing Duncan, pubblicato qualche mese fa da Piemme. Proprio all'inizio potete trovare un elenco degli anni 2000 a seconda dei vari calendari. Un qualche inghippo nella traduzione, immagino, lascia credere che secondo l'autore, se si calcola con ragionevole approssimazione l'anno della nascita di Cristo, l'anno 2000 dovrebbe essere effettivamente registrato come 1997. Evidentemente non può essere così, ~ ma il contrario, e cioè è stato l'anno 1997 che era il vero anno 2000. È che su questa faccenda del millennio si rischia sempre di perdere la testa e talora, a essere troppo complicati, si dicono delle dotte sciocchezze. Ho letto molti saggi scritti da saggi (voglio dire molti essays o essais scritti da wise men o savants) che danno la colpa al povero Dionigi il Piccolo. Dionigi il Piccolo era quel signore che nel sesto secolo dopo Cristo ha proposto di far cominciare il computo degli anni dalla nascita di Cristo; prima - e quando andava bene - si calcolavano dal regno di Diocleziano, e quando andava male dalla data dell'inizio del mondo, immaginatevi con quale precisione. L'idea di Dionigi ci avrebbe messo due secoli a farsi strada, ma alla fine ha avuto successo. Dionigi ha nettamente sbagliato la data della nascita di Gesù, che dovrebbe aver avuto luogo da quattro a sei anni prima, ma pazienza, nessuno ha perduto (o acquistato) la fede per questo. Tuttavia persone sensatissime attribuiscono a Dionigi un secondo errore: siccome il poverino non poteva conoscere lo zero (che - passato dagli indiani agli arabi - è stato introdotto in Occidente solo secoli dopo) ha fatto iniziare la storia della cristianità dall'anno Uno. Se avesse incominciato con l'anno Zero, il Duemila sarebbe senza dubbio l'inizio del terzo millennio. Questa mi sembra una grande bestialità - che può dire solo chi è troppo colto e sa la faccenda dello zero arabo. Fate un piccolo esperimento mentale, pensate di essere una persona di buona istruzione che conosce lo zero, e di avere un bambino. Direte, dodici mesi dopo, che il pargoletto ha compiuto zero anni? Direte che è alla fine del suo primo anno di vita, e che compie un anno, appunto l'anno Uno. Pensi ciascun lettore a quanti anni ha: se dice di averne trenta vuole dire che ha già celebrato la fine del suo trentesimo anno di vita, certamente è già nel suo trentunesimo anno, e lo festeggerà quando sarà finito. Quindi anche se Dionigi avesse conosciuto lo zero non sarebbe stato così stupido da dire che Gesù era nato nell'anno Zero e che festeggiava il suo primo anno due anni dopo la nascita. Chi è allora l'unico che continua a contare dallo zero ed entra in crisi a fine 1999? Il Millennium Bug, che forse è un bacherozzo di origini indiane. (Umberto Eco, 8 di aprile dell’anno 1999).

N.d.r. Gli scritti di Umberto Eco sopra riportati sono stati pubblicati sul settimanale “L’Espresso”.

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