"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

lunedì 27 luglio 2020

Strettamentepersonale. 30 “Flipper” e l’imprevedibilità della vita.


C’è sempre l’imprevedibilità della vita (in agguato)! Avevo toccato appena il traguardo degli anni ***tanta che la predetta imprevedibilità ha ri-fatto capolino nella mia vita. La prendo alla larga. Ho sempre desiderato avere ed accudire un “amico dell’uomo”, ma le circostanze familiari e della predetta vita hanno sempre deluso quel mio accorato desiderio. Mi portavo appresso i cari, carissimi ricordi della mia fanciullezza e della mia pre-adolescenza, ricordi arricchiti da altrettanti piccoli “amici dell’uomo” che, ricordo bene, avevano tutti una particolarità: facevano tutti, indistintamente, di nome “Fido”, alludendo certamente alla qualità loro su cui si scommetteva e si contava di più.
Ricordi della mia vita nella famiglia d’origine. Arrivato al traguardo dei miei ***tanta anni avevo come cancellato quel desiderio coltivato per una intera vita. Ma ecco l’imprevedibilità in agguato, di cui prima. Desiderosi i miei familiari di offrirmi l’opportunità per una vita non in pantofole ma attiva e rampante come non mai, ecco materializzarsi quella benedetta imprevedibilità nelle forme proprie di un cucciolo di nome Flipper. È che quel desiderio inappagato nel corso degli anni migliori era stato riposto tra le “cose” non più desiderabili se non di più solamente come impossibile soltanto a pensarlo. Ed invece Flipper era arrivato lì, dinnanzi a me, in carne e ossa. Tanto che non riuscii a profferire parola alcuna per un bel pezzo, neanche per un confuso “grazie a tutti voi”. Or sono quattro anni che Flipper riempie e rende vive le nostre giornate. È che quando quegli “amici dell’uomo” entrano a far parte della famiglia degli umani inducono gli umani stessi a quegli atteggiamenti riservati ai “cuccioli” della propria specie. E può accadere, come è stato per lo scrivente, che per un processo di traslazione quegli atteggiamenti avuti per i propri “cuccioli” si trasferiscano verso i “cuccioli” di quell’altra specie. Con le ansie che ne derivano. E come allora, come non interessarsi e trepidare per la loro salute? Come non verificarne lo stato di salute dalla attenta osservazione delle loro deiezioni nel mentre li si porta a spasso? È stato tutto un fiorire di atteggiamenti protettivi che non pensavo potessero essere parte della mia sfera emozionale. E sì che ne ero stato contagiato non appena divenuto “padre”. E come? Non potendo sottrarmi al mattino alle ansiose curiosità che la mia consorte scambiava con le colleghe di viaggio per raggiungere la sede di lavoro arroccata nelle prime propaggini delle alture silane. - Come è andato oggi? -. - E il tuo? -. E quindi sulle “poppate”, o sulle pappine appena dopo, sugli arrossamenti provocati dai “lines” di allora ed a quant’altro potesse attenere alla vita dei nostri “cuccioli”. E così Flipper è divenuto a buon diritto il “cucciolo” di casa. Ho tratto da «A spasso con Mimì mi capita di incontrare solo “schiattacani”», esperienza “canina” dello scrittore Diego De Silva, pubblicata sul settimanale “L’Espresso” del 19 di luglio 2020: (…). …l’umanità che s’incontra portando fuori il cane è un’umanità che si comporta diversamente dall’umanità non canizzata. Intanto, va detto che la media dei canisti è decisamente più gentile e bendisposta verso l’altro rispetto alla cittadinanza senza quadrupedi. Io, p. es., prima di andare in giro con Mimì non avevo idea che ci fossero così tanti estranei disposti a salutare e sorridere, insensibili alla prassi antisociale dell’indifferenza. È una relazione di rimbalzo, quella che scatta col pet walking: i cani si puntano, si valutano e capiscono subito se si piacciono o no (anche noi lo capiamo subito, ma poi dobbiamo frequentarci per cambiare idea o confermarla; qualcuno, addirittura si sposa), e se sono abbastanza interessati si avvicinano per annusarsi oltre ogni ragionevole buongusto. Allora anche i rispettivi dogwalkers si salutano e iniziano a chiacchierare come fossero vicini di casa che si sono sempre trovati simpatici e non vedevano l’ora di attaccare bottone, per cui il dialogo fruisce di un vantaggio confidenziale dovuto alla fiducia che ognuno ripone nell’altro per via del fatto che, se anche lui porta il cane a pisciare, sarà una brava persona, che diamine. Un po’ come far parte di un club, ecco. Con quella quota di distacco (che poi è tipica dei club) verso il resto dell’umanità che non conosce o non apprezza il valore di quella specifica way of life (era tanto che volevo scrivere Way of life). A quel punto parte il dialogo d’ordinanza fra doglovers, che una mia personale app Malinconica di elaborazione testi (chiamata “Unoriginal”) ha già protocollato, con tanto di repliche pronunciate dal doglover che ti ha fatto la domanda dopo che hai risposto: a) Maschio o femmina? - Sì, l’avevo capito [comando CRTL, Info]; b) Quanti anni ha? - Ma se li porta benissimo! [CTRL, Lusing]; c) Che pelo stupendo, mangia solo crocchette, vero? - Beato lei, il mio è un aspirapolvere [CRTL, Gnam]; d) È lui che porta a spasso me - Chi non ce li ha non capisce quanta gioia ci regalino [CTRL, Commoz.]; e) Come avremmo fatto senza di loro durante il lockdown? - Pensi quei poveretti che di pomeriggio uscivano a cantare Toto Cutugno sui balconi [CTRL, Covid]. E comunque, quest’altra umanità è stata una scoperta, sul serio. Insomma, è bello pensare che l’altro che nemmeno conosci abbia piacere di rivolgerti la parola col sorriso sulle labbra, scambiare due chiacchiere sui tempi che corrono e augurarti anche buona giornata quando si allontana per la sua strada con il cane di cui magari hai imparato anche il nome (perché poi dopo un po’ ci si riconosce via cane: “Il padrone di Eva”, “La ragazza di Pongo”, “La vecchietta di Sandokan” e via dicendo). “Unoriginal”, la mia app, abbracciando un largo campione antropologico, mi regala delle belle soddisfazioni. Da quando, poi, ho cominciato a raccogliere materiale fotografico sugli avvisi relativi alle deieizioni canine (un capitolo a parte), sto scoprendo una specifica forma di ostilità sociale che pure ignoravo, prima di circolare per strada con Mimì. Proprio l’altro giorno, p. es., ne ho immortalato uno veramente incredibile, spaventosamente lungo (roba da invidiare l’estensore per il tempo libero di cui dovrà disporre), che recitava così (lo giuro): «SMETTA DI FAR URINARE IL SUO CANE QUI!» (in maiuscolo, proprio); poi, in corpo minore: «Qualsiasi persona dotata di un minimo di senso civico ci arriverebbe, ma non lei, evidentemente»; poi, di nuovo in maiuscolo: «LE URINE DEL SUO CANE EMANANO UN PESSIMO FETORE»; infine, ancora in corpo ridotto: «che viene avvertito da chiunque entri, esca o si soffermi al citofono. Lo faccia urinare sotto casa sua invece che qui! Sappia che l’abbiamo vista numerose volte e la conosciamo bene». A parte il “pessimo fetore” (vi risulta che esistano fetori buoni?), che rende involontariamente comico il forbito avviso al puzzone, è chiaro che questo condominio di diplomati ce l’ha con qualcuno in particolare (la chiusa, del resto, lo dice chiaramente): un molestatore seriale che porterebbe il suo cane (magari appositamente malnutrito, sì da renderne le deiezioni particolarmente maleodoranti) a pisciare davanti all’ingresso di un condominio designato per disgustare i residenti. Ma è chiaro che una pubblica intimazione così articolata (che fa anche un po’ avviso alla nazione, diciamolo) non può che presupporre un’ostilità di specie (senza che questo giustifichi i buzzurri che non raccolgono la cacca del loro cane: lo slogan «Se vedete una cacca di cane vuol dire che è passato un padrone di merda», presente in molte città come un graffito di Bansky, è già un classico). All’opposto di questo atteggiamento c’è poi (ed è una delle psicopatologie più diffuse fra i dog walkers) la devozione totale, che identifica nel dolore per la morte dell’animale l’espressione più alta dell’amor canino. Sono quelli che ti raccontano gli ultimi giorni dell’animale, lo strazio dell’agonia, la patologia nel dettaglio, gli occhi imploranti e consapevoli della fine imminente, lo sgomento del distacco. E più il tuo cane è cucciolo e carino, più s’infittisce la narrazione della tragedia (tant’è che se all’inizio ti vergogni un po’ a infilarti la mano in tasca, dopo un po’ che l’elenco delle sciagure prosegue ti giri addirittura di spalle). A volte, con questo tipo di psicopatici, “Unoriginal” mi s’impalla, perché dopo un po’ neanche il software regge la performance dello schiattamorto. Qualche esempio (legenda: MM sta per Memento Mori): a) Com’è carina, è ancora cucciola, vero? - La mia s’è ammalata da un giorno all’altro, fino al giorno prima giocava e correva (CRTL, MM.1); b) Mi raccomando, stia attento all’alimentazione - Negli ultimi giorni le venne anche un blocco intestinale che le provocò una paralisi degli arti posteriori (CRTL, MM.2 ); c) Da come la guarda, sembra davvero innamorata di lei - Non immagina quanto si soffre quando se ne vanno (CRTL, MM3); d) Cerchi di non farla affaticare, sono un po’ deboli di cuore, questi qui - Conservo ancora la sua ciotola. Ho chiesto ai miei figli di mettermela accanto nella bara, quando verrà il mio momento (CRTL, MM4). Ora. Che mostrarsi addolorati a sofferenti davanti a una perdita sia segno di buoni sentimenti, è storia vecchia. Che la perduranza del lutto sia la bandiera dei fedeli al dolore, anche (ci dovrà pur essere un gusto nel fustigarsi, per chi lo trova). Che poi un povero Cristo che porta la cagnolina (peraltro in prestito) a pisciare debba sciropparsi il memento mori della vedova del cocker, è davvero troppo. Da un po’, infatti, ho cominciato a usare “Unoriginal” in modalità “Immuni”: appena nei dintorni appare uno schiattacani, l’app me lo segnala e io e Mimì ce la diamo subito a gambe. L’altro ieri, la vedova di un labrador mancato alla giovane età di sedici anni (ci aveva già raccontato tutto lo strazio qualche giorno prima), era così felice di vederci che s’è messa a sventolare le braccia da lontano ma era tardi, eravamo già in fuga, terrorizzati com’eravamo dal pericolo di replica. (…).

2 commenti:

  1. "Il sentimento per i cani è lo stesso che nutriamo per i bambini".(S.Freud). "I cani entrano nella tua vita in punta di piedi, fedelmente si siedono al tuo fianco, dolcemente ti conquistano il cuore, semplicemente ti riempiono la vita".(S.Sacco). "I cani non mentono su ciò che provano, perché non possono mentire sulle emozioni. Nessuno ha mai visto un cane triste che finge di essere felice". (Jeffrey Masson).

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  2. Fortunati voi ma, soprattutto, fortunato Flipper di aver trovato dei "genitori" attenti, precisi e amorevoli. Per i cani i loro padroni sono tutta la loro vita, letteralmente l'unica che avranno mai. Non bisogna mai smettere di elogiarli e coccolarli incondizionatamente per come meritano.

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