"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

domenica 9 ottobre 2016

Lalinguabatte. 22 “La cultura della spudoratezza”.



A lato. Pensiero d'amore su di un muro di una periferia cittadina.

Ha scritto Umberto Galimberti in “Cultura della spudoratezza” – pubblicato sul settimanale “D” del 16 di giugno dell’anno 2012 -: Scrive Max Scheler: “Il sentimento del pudore consiste nel difendere il proprio sé profondo dalla sfera pubblica". (…). …esistono ancora giovani che hanno il senso del pudore e che non si lasciano sedurre dalla cultura oggi imperante su internet e anche sui canali televisivi, dove l'invito è consegnare la propria interiorità, render pubblici le proprie emozioni, i propri sentimenti, le proprie storie d'amore in diretta, scambiando la spudoratezza per sincerità. Quando poi questa trivellazione della vita privata avviene, (…), allora siamo alla dissacrazione (…). E in questa mancata percezione io ravviso il segno che, nella nostra cultura, del pudore non c'è più neppure la traccia. (…). …questa violazione dell'intimità, dice ormai che la sensibilità oggi diffusa più non avverte i confini del pudore e neppure quelli del rispetto per chi non può più difendersi e opporsi a che la sua vita diventi proprietà comune e pasto per tutti. È in questo scenario di “dissacrazione” delle vite umane e delle loro libere manifestazioni che vanno visti gli innumerevoli e ripetuti tragici fatti che vedono donne (o uomini) giovani morire o darsi la morte colte le donne dall’eccesso di sopravvenuta vergogna per fatti inerenti alle loro sprovvedute vite private. È che quei fatti e quelle morti vanno ad attraversare le due colonne d’Ercole che hanno per tanto tempo delimitato il vivere e regolato i comportamenti sentimentali e sessuali soprattutto delle giovani vite. Ed una colonna è quella ben individuata dall’illustre Autore appena riportato, laddove una “spudoratezza” non più controllata induce comportamenti ed azioni che in tante occasioni hanno stroncato o indotto a stroncare da se medesimi quelle giovani vite attorno e sulle quali, poi, i media fanno a gara per metterne in piazza quanto di più morboso essi fossero riusciti a portare alla luce. L’altra colonna d’Ercole, sorpassata la quale per molte vite significa l’abisso esistenziale e morale, è rappresentata da una falsa idea di quella che un tempo veniva dolcemente o ingenuamente definita una “educazione sentimentale”. È su questo distorcere di sentimenti e di passioni, che i fatti tragici che la cronaca ci portano a conoscenza, che manca un vero spirito educativo da parte dei più soggetti che regolano ed indirizzano le vite dei più giovani, spirito educativo sacrificato sull’altare di una vitalità che vada goduta all’istante, senza limiti o freni. Soccorrono a tal proposito l’alto magistero e la conoscenza scientifica del professor Galimberti che nel numero del settimanale “D” del primo di ottobre ultimo – “Troppa libertà sessuale? No, poco coraggio d’usarla per quanto vale” - scrive:

sabato 8 ottobre 2016

Scriptamanent. 46 “Democrazia anno zero”.



Da “Perché lottare per la democrazia” di Pablo Iglesias – leader del movimento spagnolo “Podemos” – tratto dal Suo volume “Democrazia anno zero” (edizioni Alegre, 2015) riportato su “il Fatto Quotidiano” dell’8 di ottobre dell’anno 2015: Nel suo discorso alla Convenzione Nazionale del 7 febbraio 1794, Maximilien Robespierre disse che “la democrazia è uno Stato in cui il popolo sovrano, guidato da leggi frutto della sua opera, agisce per conto proprio ogni volta che è possibile, e tramite i suoi delegati quando non può agire da solo”. Più di 2000 anni prima gli ateniesi avevano unito i termini demo (popolo) e kratos (potere), definendo un sistema politico diverso dalla monarchia (il governo di uno solo) e dall’aristocrazia (il governo di pochi). Per questo possiamo definire la democrazia il movimento che ha come obiettivo quello di strappare il potere a chi se ne è impossessato (il monarca o le élite) per distribuirlo al popolo, che è chiamato a esercitarlo in prima persona o tramite suoi delegati. Quel movimento di socializzazione del potere è parte dello spirito delle rivoluzioni moderne e della lotta per l’estensione del suffragio universale (…). Va detto chiaramente: la lotta democratica è sempre stata un processo di socializzazione del potere. I socialisti, nelle loro diverse tradizioni, hanno assunto come nozione di Stato quella che lo rappresenta come consiglio di amministrazione della classe economicamente dominante (la minoranza) contro le classi subalterne (la maggioranza).   Non c’è dubbio però che, nella maggior parte dei casi,la cosiddetta dittatura del popolo rappresentato dal proletariato sia diventata il governo di un partito e, infine, il governo delle élite di quel partito, disposte a vendersi al miglior offerente come hanno dimostrato molti burocrati dell’ex blocco sovietico,riciclatisi spesso come imprenditori di successo o come leader dei processi di transizione ai sistemi ultraliberisti (…). Chi ha in mano il potere, i loro intellettuali e la loro casta politica, continuano a dire che la democrazia non è altro che un processo di selezione delle élite che eserciteranno il controllo dell’amministrazione pubblica. Per loro è sufficiente che si possa scegliere tra il partito A e il partito B per avere una democrazia compiuta. Questa nozione di democrazia limitata e sotto tutela dei potenti non è una novità, e hanno accettato lo stesso uso della parola “democrazia” solo perché non avevano altra scelta (…). Limitare la democrazia al diritto di votare diversi partiti, nonostante in termini storici rappresenti un notevole avanzamento, è del tutto inaccettabile per noi che ci definiamo democratici, e per questo dobbiamo rifiutarne questa nozione minima.   Il fatto che si possa votare è importante ma non sufficiente. Per far sì che ci sia democrazia è necessario che la maggioranza detenga il potere e che spariscano i privilegi della minoranza. Se i privilegi si socializzano si trasformano nei diritti alla base della libertà. Per questo chi attacca i diritti civili e i diritti sociali va contro la democrazia (…). Dopo l’estensione del suffragio universale ottenuta dal movimento operaio, la sconfitta del fascismo e le vittorie dei movimenti di liberazione nazionale, la democrazia è diventata il concetto politico più valorizzato.

giovedì 6 ottobre 2016

Paginatre. 51 “Il paese dei faccia di tolla”.



Da “Italia, un paese dove nessuno più perde la faccia” di Silvia Truzzi, intervista allo scrittore Claudio Magris pubblicata su “il Fatto Quotidiano” del 19 di novembre dell’anno 2013: (…). Su Il Corriere ha scritto che la borghesia “pronta e incline a ogni indecenza, ha perso il diritto di definirsi borghese, parola che per Mann, Croce, Einaudi e tanti altri significa tutt’altra cosa. Una borghesia che diventa anche politicamente il contrario di se stessa ossia populismo, democrazia per acclamazione di caudillos”. - Marx parlava di Lumpenproletariat, proletariato intellettualmente e moralmente pezzente, disponibile a qualsiasi manipolazione politica, contrapponendolo al proletariato consapevole. Usò questa parola, lumpen, anche Sandro Pertini a proposito dei brigatisti. Oggi la società italiana è sempre più una pappa gelatinosa, una specie di Lumpenbourgeoisie, di borghesia intellettualmente pezzente anche quando è benestante, che non ha nulla a che vedere con la borghesia classica. Una classe colloidale in cui anche virtù e vizi borghesi sono scomparsi: non c’è più nemmeno quel modo benpensante, che era comunque l’omaggio del vizio alla virtù -.
Che danni ha causato la scomparsa della borghesia? - Improvvisamente certe cose, che prima erano date per scontate, non lo sono più state. Se ora mi metto le dita nel naso, lei si offende giusto? Non è un delitto, ma non è educato. Qualcosa, sul piano civilmente più superficiale è cambiato. Fare le corna dietro la testa di un ministro, come ha fatto Berlusconi, non è immorale. Ma ci immaginiamo De Gasperi, alla Conferenza di pace di Parigi che – mentre dice ‘Sento che tutto, tranne la vostra cortesia, è contro di me’ – fa le corna? Sembra un dettaglio folkloristico, in realtà è una premessa per l’ignoranza. Un male terribile che ci affligge, perché se non sappiamo metter in ordine una frase e distinguere tra nominativo e accusativo, non distinguiamo chi ruba e chi viene derubato -.
Cosa ha sbagliato la sinistra? - Quando ero adolescente, avevamo una domestica, siora Maria, che era stata condannata a vent’anni di carcere per attività antifascista. Era scappata dall’Italia e poi era tornata. Aveva fatto la seconda elementare,  era di un’intelligenza stupefacente. Era una comunista convinta. Tra i nostri conoscenti c’era una famiglia indifferente al mondo e chiusa in quel che da noi si dice ‘far casetta’, per riferirsi al finto perbenismo del focolare. Un giorno a pranzo Maria discuteva con mio padre, che era stato azionista e poi repubblicano: era la vigilia delle elezioni del ’53, io le chiesi per chi, secondo lei, avrebbe votato questa famiglia di nostri vicini. Lei mi rispose: ‘Non ha nessuna importanza per chi votano’. Io rimasi entusiasta di questa risposta aristocratica, che è tragicamente sbagliata, perché si tratta di milioni di persone, una palude prepolitica, che i vecchi partiti non consideravano e che ci si limitava tutt’al più a controllare. Poi è arrivato Berlusconi e ha detto: io sono come voi, voi siete soggetti. Li ha resi protagonisti, in un chewingum il cui unico valore è il successo. (…). -.