"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 5 agosto 2015

Sfogliature. 43 “Salviamo la Terra o l’uomo?”.



“Salviamo la Terra è stata una delle rubrichette senza pretese del trapassato blog, quello allocato su di un’altra piattaforma del web. Dal fortunato salvataggio di quel contenuto riemerge un post – il n° 29 – di quella rubrichetta. Il post risale al 26 di settembre dell’anno 2011, anno e stagione canicolare come la presente. Questa stagione particolarmente canicolare che ci è dato di vivere è allietata, in questi ultimi giorni almeno, dai nuovi eventi prodotti ed indubitabilmente legati a quei cambiamenti climatici tanto derisi e bollati in passato come “allarmismi” di stregoni alla moda. Essi, i cambiamenti intendo dire, si sono riannunciati in questi giorni in quel di Orbetello con la distruzione di interi allevamenti di pesci e la conseguente morte per asfissia di tutti quegli esseri viventi che hanno così evitato di imbandire le nostre tavole ferragostane. Essi, i cambiamenti sempre, ci hanno riportato ad una realtà negata e/o volontariamente disconosciuta con le loro nuove naturali “armi di distruzione” denominate – per i media imbolsiti - “bombe d’acqua”. Cosa ci stiano a fare le “bombe”, un nobile e prezioso strumento di distruzione di massa pensato e creato dal supponente padrone del pianeta Terra, con la Natura che rimette a posto i cocci suoi stante la cecità di quel bipede primate supponente padrone, non è dato di capire. Ma tant’è. È forse perché, annunciando di “bombe”, si riuscirà a carpire – anche se per pochissimi istanti, ché tale risulta essere la capacità attentiva degli schiavizzati dal piccolo mostro domestico o dalle diavolerie elettroniche invadenti le vite sempre più povere d’umanità - l’attenzione delle moltitudini al momento dedite alle immersioni o distese come lucertole al sole. Scoppiata la “bomba” sui media ciascuno poi ritornerà a pensare ai “cavoli” suoi. Che in questi ultimi anni hanno avuto, quei “cavoli” lì intendo dire, il problema grosso, immenso, inestricabile della grande “crisi”, per la qualcosa i temi tanto cari ad una sola delle parti politiche sensibile alla tematica, quella che un tempo passava per la cosiddetta “sinistra”, sono stati bellamente messi da parte ed ignorati nella loro dirompente drammaticità. Una bella “bomba” a Firenze. Punto. Ahi, ahi! Un’altra bella “bomba” nel Veneto. Grandi lai s’involano al cielo. Con morti, dispersi e quant’altro occorrerebbe elencare. È che il titolo di quella rubrichetta di allora – e senza pretese - aveva un limite ed induceva all’errore: che da salvare fosse la Terra, per l’appunto. È che invece, è da dire oggigiorno, da salvare sia il “genere umano”. Ma il “cupio dissolvi” dell’economia, che antepone il profitto al rispetto della Natura e che regola le nostre vite, non si accorge della grande ombra oscura che gradualmente si distenderà sull’intero pianeta chiamato Terra. Annotavo allora, l’11 di settembre dell’anno 2011 principiando così:

domenica 2 agosto 2015

Oltrelenews. 56 “Deficit, tasse e ceto medio”.



Da “Quei nuovi poveri con lo stipendio” di Chiara Saraceno, sul quotidiano la Repubblica del 16 di luglio 2015: Nel 2014 , dopo tre anni di aumenti costanti, la diffusione della povertà si è fermata. Le buone notizie finiscono qui e mi sembra difficile considerarle, come è stato detto, “non negative”. Non c’è stato, infatti, nessun miglioramento nella percentuale di famiglie e individui che vivono in povertà relativa e nemmeno di quelli che vivono nella più grave povertà assoluta, rispettivamente un milione e 470mila famiglie e 4 milioni e 102mila individui. Non solo, la povertà assoluta continua a rimanere particolarmente elevata tra i minori, il 10 per cento, pari a più di un milione di minori e i giovani tra i 18 e i 34 anni, l’8 per cento, pari a 857mila. Qualche miglioramento c’è stato solo per particolari sottogruppi, come le coppie con due figli (che tuttavia peggiorano un po’ dal punto di vista della povertà relativa), le famiglie con persone di riferimento in età tra i 45 e i 54 anni e le famiglie che vivono i piccoli comuni, specie nel Mezzogiorno. C’è stato, a prima vista sorprendentemente, un miglioramento anche per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (anche se queste continuano ad avere l’incidenza di povertà assoluta più alta), forse perché più che negli anni precedenti vedono al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro. È infatti aumentato in questi anni il numero delle famiglie in cui è la donna ad essere occupata. Ed è noto come in molti casi sia la pensione di un genitore anziano a mantenere anche le famiglie dei figli adulti disoccupati. Avere una occupazione, tuttavia, non sempre è sufficiente per tenere fuori dalla povertà se stessi e la propria famiglia, specie se si è operai o assimilati. Un reddito modesto, specie se è il solo e se ci sono figli minori, può non essere sufficiente a far fronte ai bisogni di una famiglia. Sono anche rimaste tutte le caratteristiche tipiche della distribuzione della povertà in Italia. Accanto alla ricordata forte incidenza della povertà minorile, dovuta soprattutto alla diffusione della povertà nelle famiglie con tre o più figli, e al fenomeno dei lavoratori poveri, il dualismo territoriale, con un tasso di povertà assoluta nel Mezzogiorno doppio di quello del centro-Nord: 8,6 per cento a fronte del 4,2 per centro del Nord e al 4,8 per cento del Mezzogiorno. (…). I dati forniti dall’Istat quest’anno consentono (…) di confrontare la situazione degli stranieri (residenti regolarmente) e delle famiglie di stranieri con quella degli autoctoni. Tra le famiglie di stranieri l’incidenza della povertà assoluta è quasi sei volte quella tra gli autoctoni, 23,4 per cento rispetto a 4,3 per cento. Le famiglie miste sembrano più protette, anche perché è più frequente che sia l’uomo ad essere italiano, ma sempre molto più vulnerabili di quelle tutte autoctone, con il 12,9% di povere assolute. La differenza tra italiani e stranieri è molto maggiore al nord che al sud, stante la maggiore diffusione della povertà tra le famiglie italiane in queste ultime regioni. Si conferma che gli stranieri in Italia, per le loro caratteristiche in termini di qualifiche professionali, ma anche per il tipo di domanda di lavoro che trovano, appartengono allo strato socio-economico più basso della società, condividendo, in modo accentuato, le vulnerabilità sperimentate anche dagli italiani che si trovano nelle stesse condizioni. Anche in questo caso, i più a rischio sono i minori e i giovani.

sabato 1 agosto 2015

Oltrelenews. 55 “Contrordine, compagni!”.



Da “Il progetto meglio del risultato: la vita è tutta un rendering” di Alessandro Robecchi, su “il Fatto Quotidiano” del 25 di giugno 2015: (…). Visto con il senno di poi (che è il senno di oggi), di tutto il renzismo applicato che subiamo ogni giorno era meglio il rendering. Si mostravano skyline pulitissimi e fascinosi, rottamazioni implacabili della “vecchia politica” (uff!) e generazioni che ricominciavano a vedere il loro futuro. Poi, uscendo dalla simulazione grafica, ci si ritrova con i De Luca ineleggibili ma eletti, per fare solo un caso di scuola (ma sarebbero numerosi). Nel rendering del Jobs act si vedevano precari che acquisivano diritti impensabili, garanzie per i lavoratori atipici, prospettive per precari prima inimmaginabili. Poi, a cantiere finito e nastro tagliato, ci si trova con i lavoratori spiati, occupazione che non cresce, e i precari sono ancora quasi tutti lì, a fare un coro di voci stanche che dice: “Eccheccazzo, era meglio il rendering”. Con la burbanzosa arroganza di chi ha studiato più Jeeg Robot che Gramsci, persino Matteo Renzi lo ammette: il Renzi Uno (lui e i suoi pards che attaccano la diligenza) era meglio del Renzi Due (lui che governa in piena continuità con la politica precedente). Insomma, anche di Renzi, e per ammissione dello stesso Renzi, “era meglio il rendering”.