"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

lunedì 4 marzo 2024

Piccolegrandistorie. 68 «Benvenuti all’ultima crociera».


“Benvenuti all’ultima crociera”, racconto della scrittrice americana Joyce Carol Oates riportato sul settimanale “Robinson” del quotidiano “la Repubblica” di ieri, 3 di marzo 2024 e contenuto in una raccolta – “Circostanze attenuanti” – per l’editrice “La Tartaruga”, in libreria dal 4 di marzo: Signore e signori: un tardivo ma sentito benvenuto a bordo della nostra nave da crociera S.S.  Ariel.  È un vero onore e un privilegio per me, come vostro capitano, porgere a tutti voi i miei saluti in questa radiosa giornata di gennaio - mite come una tipica mattina di giugno su al Nord, eh? - Vorrei potervi dire che noi dell'Ariel vi abbiamo personalmente predisposto questo bel tempo, come una sorta di risarcimento per il... come dire ... clima un po' burrascoso degli ultimi giorni. Ma in ogni caso è di buon auspicio e fa ben sperare per il resto della crociera e per l'escursione di questa mattina, signore e signori, in quest'isola, piccola ma straordinariamente bella, che vedete avvicinarsi rapidamente, e che gli indigeni di queste acque chiamano Isola della Tranquillità o, come preferiscono alcuni traduttori, Isola del Riposo. Quelli di voi che ormai sono diventati dei marinai provetti e hanno un occhio attento per la navigazione, vorranno registrare la nostra longitudine a centocinquantacinque gradi a Est e la nostra latitudine a cinque gradi a Nord, circa milleottocento chilometri a Nord-est della Nuova Guinea. Sì, avete sentito bene! Siamo arrivati così lontano! E poiché questa è una mattinata decisiva, e la vostra avventura sull'isola è un evento importante non solo per questa crociera, ma anche per le vostre vite, signore e signori, spero che vogliate fare un po' di silenzio - solo un attimo! - e rivolgere a me, il vostro capitano, la massima attenzione. Solo per qualche minuto, lo prometto! Poi sbarcherete. Per quanto riguarda i problemi che alcuni di voi hanno riscontrato: signore e signori, permettetemi di cogliere l'occasione, in qualità di vostro capitano, per scusarmi, o almeno per spiegare. È vero, per esempio, che alcune delle vostre cabine non sono esattamente come nelle brochure pubblicitarie, gli oblò non sono altrettanto grandi e in alcuni casi non sono proprio visibili. Questo non è imputabile al personale della Ariel; in effetti, è un punto dolente per noi da diversi anni, una causa di incomprensioni e imbarazzo al di fuori del nostro controllo, eppure io, come vostro capitano, signore e signori, vi porgo le mie scuse e la mia più sentita solidarietà. Anche se sono un po' più giovane di voi, posso ben comprendere la particolare delusione, lo sconforto, l'indignazione e lo sgomento che accompagnano il sospetto di essere stati imbrogliati in quella che, per alcuni di voi, probabilmente, è percepita come l'ultima occasione di fare un viaggio così lungo ed esotico, quindi avete tutta la mia solidarietà! Per quanto riguarda i servizi igienici segnalati come malfunzionanti o del tutto fuori uso, e le forti vibrazioni o "scosse" dei motori che hanno tenuto svegli alcuni di voi, e il servizio negligente o addirittura scortese, il cibo troppo cotto o poco cotto, le tariffe elevate per l'acqua minerale, le bevande alcoliche e le sigarette, gli avvistamenti di roditori, scarafaggi e altri parassiti a bordo della nave: forse dovrei spiegarvi, signore e signori, che questo è l'ultimo viaggio della S.S. Ariel e che gli armatori hanno fatto la scelta, giustamente pragmatica, di ridurre le riparazioni, i servizi, le spese e così via. Signore e signori, sono spiacente per il vostro disagio, ma l'Ariel è una nave vecchia, destinata al bacino di carenaggio di Manila e alla sorte di molte navi veterane che hanno fatto il loro tempo. Che Dio la benedica! Non vedremo mai più una come lei! Signore e signori, posso avere un po' di silenzio - per favore, ancora cinque minuti? - prima che gli steward vi aiutino a prepararvi per lo sbarco? Grazie. Sì, l'Ariel è diretta a Manila. Ma non abbiate paura, voi non sarete a bordo. Signore e signori, per favore. Questi mormorii e borbottii iniziano a infastidirmi. (Tuttavia, in qualità di capitano, vorrei notare che, in mezzo ai soliti lamentosi, criticoni e scorbutici, è gratificante vedere un certo numero di volti affabili, accoglienti e speranzosi e sapere che ci sono uomini e donne determinati a godersi la vita, invece di polemizzare e nutrire sospetti, A voi sono grato!). Veniamo ora al punto della questione: signore e signori, sapete cosa avete in comune? Non riuscite a indovinare? Lo sapete? No? Sì? No? Be', sì, signore, è vero che siete tutti a bordo della S.S. Ariel; e sì, signore - mi scusi, signora - è certamente vero che siete tutti in età "pensionabile". (Anche se "pensione" è diventato un termine piuttosto vago nell'ultimo decennio o giù di lì, non è vero? Perché i più giovani tra voi non hanno neanche sessant'anni, il risultato, direi, di programmi di pensionamento anticipato particolarmente generosi, e i più anziani tra voi hanno circa novant'anni. Una bella forbice di età!). Si, è vero che siete tutti americani. Avete macchine fotografiche costose, in alcuni casi anche apparecchiature video, per registrare questa avventura nei Mari del Sud; avete tutto l'armamentario da crociera tropicale, cappellini di paglia sbiancata davvero adorabili; alcuni hanno una discreta scorta di crema solare; e la maggior parte di voi ha una quantità e una varietà considerevole di farmaci. E c'è anche una discreta scorta di tascabili, riviste, carte, giochi e cruciverba. Tuttavia, c'è una cosa fondamentale che avete in comune, signore e signori, e che ha determinato la vostra presenza qui stamattina, alla longitudine centocinquantacinque gradi Est e latitudine cinque gradi Nord: il vostro destino, per così dire. Non riuscite a indovinare? Signore e signori: i vostri figli. Sì, questa crociera sulla S.S. Ariel è stata sin dall'inizio un'idea dei vostri bambini, e sono stati loro a organizzarla, se ci pensate. (Anche se probabilmente vi siete pagati i biglietti da soli, visto che non sono economici). I vostri figli, che sono "bambini" solo per modo di dire, perché ovviamente sono pienamente adulti, anzi in molti casi sono genitori a loro volta (avendovi reso dei nonni orgogliosi: sì, quanto ne siete stati fieri), questi figli e figlie, se posso parlare con franchezza, sono molto stanchi di aspettare la loro eredità. Sì, sono molto impazienti, e alcuni di loro sono molto arrabbiati, in attesa di prendere il controllo di ciò che credono sia dovuto. Signore e signori, per favore! Chiedo silenzio e chiedo rispetto. In qualità di capitano della Ariel, non sono abituato a essere interrotto. Penso proprio che mi abbia sentito bene, signore. Anche lei, signore. Sì, e lei, signora. Anche lei. (La maggior parte di voi non è così sorda come finge di essere!) [Permettetemi di parlare con franchezza. Sebbene i vostri figli siano in molti casi, o almeno in alcuni casi, sinceramente affezionati a voi, sono semplicemente stanchi di aspettare la vostra morte "naturale". Dieci anni, quindici? Venti? Con la tecnologia medica di oggi potreste persino sopravvivergli! Naturalmente è una sorpresa per voi, signore e signori. È uno shock. Perciò lei, signore, scuote la testa incredulo e lei, signore, sta mormorando un po' troppo forte: "Chi si crede di essere quest'imbecille, per fare scherzi così orrendi?" e voi altre, signore, che ridacchiate come delle ragazzine, senza sapere cosa pensare. Ma ricordate: i vostri figli hanno vissuto in un'America imprenditoriale molto difficile e molto competitiva; sono, all'apparenza, benestanti, persino agiati; eppure desiderano, in alcuni casi hanno un disperato bisogno, dei vostri patrimoni. Non tra una dozzina di anni, ma adesso. Vale a dire, non appena i vostri testamenti saranno resi pubblici. Infatti, nonostante il modo in cui i vostri figli e le vostre figlie appaiono agli occhi dei loro vicini, amici e colleghi, persino agli occhi della loro stessa prole, potete star certi che non hanno abbastanza denaro. Potete essere sicuri che soffrono di brame e gelosie finanziarie... e chi può arrogarsi il diritto di misurare la sofferenza di un altro? Chi osa scrutare nel cuore del prossimo? Senza tradire la fiducia di nessuno, posso dire che ci sono diversi giovani uomini, amati figli di alcune coppie in mezzo a voi, signore e signori, che sono quasi in bancarotta; uomini integri e di "successo" che stanno per vedersi franare la terra sotto i piedi, a meno che non si procurino del denaro o non si trovino nella posizione di poter impegnare il patrimonio dei loro genitori in tempi brevi. Promotori finanziari, avvocati, un professore universitario o due: alcuni di loro sono già indebitati. Così hanno deciso di adottare misure severe. Signore e signori, è inutile protestare. Come capitano della Ariel, mi limito ad agevolare la pratica. E dovete sapere che non ha senso esprimere incredulità o sconcerto, alzare gli occhi al cielo come se io (tra tutti quanti) avessi qualche rotella fuori posto, fare domande o richieste, gridare, piangere, singhiozzare, supplicare, inveire e borbottare: "Se questo è uno scherzo, non mi fa ridere!" oppure "Come se la mia progenie potesse mai fare una cosa simile a me, a noi!" In breve, è inutile esprimere tutte le reazioni che state manifestando e che sono già state espresse da una varietà di signore e signori nei precedenti viaggi della Ariel nei Mari del Sud. Sì, la cosa migliore è collaborare. Sì, in modo disciplinato. È meglio non provocare gli steward (che hanno i nervi un po' tesi in questi giorni. L'equipaggio è umano, dopo tutto), non costringerli a usare la forza. Signore e signori, queste sono davvero splendide acque azzurre - esattamente come promettevano le brochure! - ma infestate dagli squali, quindi fate attenzione. Eh già, quelle pinne dorsali che fendono le onde, appena oltre la schiuma: guardate bene. No, oggi non vi lasceremo nessun cestino da picnic. Né tantomeno bottiglie di acqua minerale, Perrier o champagne. Perché ritardare l'inevitabile? Perché prolungare crudelmente l'angoscia? Signore e signori, magari è una banalità, magari è sin troppo chiaro, ma riflettete: siete il tipo di uomini e donne civilizzati che hanno messo al mondo dei bambini non per un rozzo, primitivo, anacronistico caso, ma dopo un'attenta valutazione. Avete pianificato il vostro futuro; avete pianificato, come si suol dire, la vostra genitorialità. Appartenete tutti alla classe economica americana "medio-alta"; siete istruiti, colti, stabili; quasi senza eccezioni, avete riversato fiumi d'amore sui vostri figli e sulle vostre figlie, che si sentivano dei privilegiati dalla culla. Le migliori scuole private, le più esclusive: asili, licei, università. Giocattoli costosi e regali di ogni tipo; armadi pieni di vestiti, attrezzature da sci, impianti stereo, biciclette da corsa; lezioni di tennis, di equitazione, di snorkeling, ripetizioni private, viaggi nei Caraibi, in Messico, a Tangeri, a Tokyo, in Svizzera; anni di studio all'estero a Parigi, a Roma, a Londra; sì, e i loro denti erano perfetti, o lo sono diventati; già, e si sono sottoposti alla chirurgia estetica, quand'è stato necessario (o quasi); e avete pagato volentieri i loro aborti o la loro retta per la facoltà di legge, di medicina, di economia; già, avete pagato i loro matrimoni; proprio così, e avete prestato loro del denaro "per iniziare", certamente li avete aiutati con i mutui, o la seconda auto, o i conti del dentista dei loro figli - niente era troppo bello o troppo costoso per loro, signore e signori, cosa avrebbe mai potuto esserlo? E ogni volta, più davate ai vostri figli e alle vostre figlie, più sembravate avere da parte; più vi mostravate generosi, più lasciavate intendere che avreste potuto esserlo ancora di più in futuro. Ma in un futuro molto lontano: quando i vostri testamenti sarebbero stati resi pubblici, dopo la vostra morte. Signore e signori, di rado vi siete soffermati a considerare i vostri figli come qualcosa di diverso dai vostri figli, come uomini e donne che avevano raggiunto la maturità separatamente da voi. Di rado vi siete soffermati a vedere con quanta pazienza attendessero di ereditare ciò che gli spettava, e poi, a poco a poco, con quanta impazienza. Quali ansie li assediavano, quali congetture da incubo: e se voi aveste sperperato il vostro denaro in spese mediche, nei conti delle case di cura, nei tristi inconvenienti della vecchiaia in America? E se - peggio ancora! - con il cervello in pappa, affetti dal morbo di Alzheimer (che d'un tratto sembra preoccupare tutti, in ogni dove) vi foste rivoltati contro di loro, li aveste diseredati, vi foste risposati con qualcuno più giovane, più sano, più astuto di loro, aveste riscritto il vostro testamento, come fanno sempre i vecchi sciocchi? Signore e signori, i vostri figli dichiarano di volere solo ciò che gli spetta. Dicono, ridendo, che loro non vivranno per sempre. (Ebbene sì: vi confiderò, in via ufficiosa, che in diversi casi è stato un parente acquisito che ha valutato la possibilità di una crociera sulla S.S. Ariel; i vostri figli e le vostre figlie hanno semplicemente collaborato, a posteriori, a cose fatte. Naturalmente non è la stessa cosa). Signore e signori, come vostro capitano, in procinto di salutarvi, lasciatemi dire che sono solidale con la vostra situazione. Le vostre espressioni sbalordite, l'andatura barcollante, gli occhi umidi, le bocche che cianciano - "Che scherzo di cattivo gusto!" "È intollerabile!" "È un incubo!" "Nessuno dei miei figli potrebbe essere così crudele, disumano, mostruoso," eccetera - tutto questo è toccante, uno strazio per il mio cuore e del tutto naturale. Si potrebbe quasi dire tradizionale. Innumerevoli altre persone, di cui potreste scoprire le ossa se aveste l'energia e lo spirito necessari per esplorare l'Isola della Tranquillità (o del Riposo), hanno reagito più o meno allo stesso modo. Quindi non disperate, signore e signori, perché le vostre emozioni, per quanto dolorose, sono radicate nel tempo; ma non sprecate le poche ore preziose che vi restano da vivere, perché queste emozioni sono futili. Signore e signori: l'Isola della Tranquillità, sulla quale ora vi trovate a sudare freddo nell'afa mattutina, ha una circonferenza di circa sei chilometri, una forma ovoidale, un curioso arcipelago di gigantesche rocce metamorfiche che si estende verso Nord, un moto ondoso martellante e allucinatorio e un orizzonte vago, sognante e lontano che la circonda su tutti i lati. Il terreno è una miscela di cenere vulcanica, sabbia, roccia e torba; l'interno della giungla è costellato da infide paludi di sabbie mobili. È un'isola davvero esotica, ma la maggior parte di voi si abituerà abbastanza in fretta ai venti incessanti che l'attraversano da diverse direzioni allo stesso tempo, all'aria calda e stantia come fiato, così intima, carezzevole, narcotica. Vi abituerete alle onnipresenti mosche della sabbia, alle scintillanti libellule con le loro ali iridescenti da quarantacinque centimetri, alle numerose specie di serpenti (per vostra informazione, il piccolo imprevedibile baya, chiazzato di arancione, è il più velenoso); l'ara carnivora dal becco rosso e il grido che perfora le orecchie; le rane toro grandi come i conigli del Nord America; le tartarughe da novanta chili con gli intelligenti occhi a mandorla; le scimmie ragno giocherellone come bambini; i tapiri; le tarantole; e, più colorati di tutti, i buffi casuari con le teste ossute, i bargigli dai colori allegri e le ali sottosviluppate: sgraziati uccelli che milioni di anni di evoluzione, su quest'isola priva di predatori mammiferi, hanno reso incapaci di volare. E le orchidee: alcuni di voi hanno già notato le bellissime e abbondanti orchidee che crescono ovunque, decine di specie, di ogni colore immaginabile, alcune grandi come acini d'uva e altre come la testa di un uomo, purtroppo non commestibili. E gli odori dell'isola: sono profumi o olezzi? Si tratta di vita dilagante e fresca, o del rancido decadimento della giungla? Che differenza fa? Di notte (e i più coraggiosi tra voi dovrebbero sopravvivere a numerose notti, se la storia passata si ripete), potrete contemplare la luna tropicale, così diversa dalla nostra luna nordamericana, che pende pesante e luminosa nel cielo come un frutto troppo maturo; vi ritroverete a sorridere di fronte allo spettacolo dei pesci fosforescenti che si agitano tra le onde; verrete cullati nel sonno dal frastuono degli insetti, dalle grida degli uccelli notturni, forse dalle vostre stesse preghiere. Alcuni di voi si aggrapperanno gli uni agli altri come animali da gregge terrorizzati; altri si allontaneranno da soli, storditi, rifiutando di essere toccati, perfino confortati, dal coniuge con cui hanno condiviso cinquant'anni. Signore e signori, io, il vostro capitano, parlo a nome dell'equipaggio della S.S. Ariel, e vi porgo i miei saluti. Signore e signori, i vostri figli mi hanno chiesto di assicurarvi che vi amano, ma sono intervenute delle difficoltà. Signore e signori, i vostri figli mi hanno chiesto di ricordarvi gli anni in cui erano davvero bambini, del tutto innocenti come li immaginavate, e vi adoravano come divinità. Signore e signori, ora mi congedo da voi proprio come fanno i bambini, salutandovi non una ma numerose volte, in modo solenne, reverenziale. Addio, addio, addio.

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