“Gli anni delle sfide”, testo di Natalia Aspesi pubblicato sul supplemento al quotidiano “la Repubblica” di oggi, mercoledì 31 di dicembre 2025, che ha per titolo “L’anno che verrà”: Ecco, quando io vedo i miei colleghi, e lo sono proprio, che con in mano il cellulare fanno segni veloci incomprensibili e poi mi leggono cosa c'è scritto rivelandomi un segreto che tutti sanno tranne me, mi gira la testa e faccio finta di nulla. Non l'avrei capito l'anno scorso e immagino che l'anno prossimo, ammesso di esserci, ne capirò ancora meno. Perdonatemi, ebbene sì, per me il paradiso dell'IA misteriosamente arruffato con Internet mi è precluso. Io non ne voglio sapere di lui e immagino che lui non voglia saperne di me. Pace. Di anno in anno vi ho raccontato, piena di speranza, che molte cose sarebbero cambiate, e infatti eccolo: è tornato Donald Trump, con un patrimonio di 7,3 miliardi di dollari, con le laboriose fontanelle d'oro in soggiorno, una pettinatura d'oro immobile in testa anche nella bufera. Putin che lo prende in giro ogni giorno, 80 anni che lo fanno camminare storto, e votato ahimè dal maggior numero di persone. Se la vedano loro, mentre il "no nobel" per la pace a cui lui tiene molto va a finire a una gentile signora, Maria Corina Machado, leader dell'opposizione venezuelana. Intanto, pace o non pace, l'Ucraina è vittima da quattro anni dell'orribile Putin, e a Gaza gli israeliani dal 7 ottobre del 2023 anche mentre trattano di pace ogni giorno fan fuori il solito numero di civili palestinesi. L'anno che verrà ha anche un prezioso anniversario: i 50 anni di Repubblica. Sino al 14 gennaio del 76 non c'era, ma quel giorno il giornale, in una misura più contenuta e svelta dei giornaloni, apparve, con direttore il geniale Scalfati che tra Roma e Milano lo diresse per molto tempo. Io ci entrai due mesi prima che uscisse, e dopo 50 anni sono ancora qui. Tanti; troppi; una esagerazione. Altri non credo ce ne siano. Sarebbero vecchissimi. Io con Repubblica, ho condiviso mezzo secolo della mia vita, gli anni più belli e adesso i più tristi: siamo tornati, dopo 80 anni (che parevano mille!) di una cosa che in certe nazioni si chiama democrazia ma in tante altre no, alla confusa e crudele arroganza che ha portato i molto ricchi al disprezzo per i cosiddetti "porcellini", cioè noi. Io mi sono innamorata di quello che Repubblica mi ha regalato. Anche negli anni del terrorismo e delle stragi. Io c'ero e ci lavorai parecchio: mi stordirono i morti. Da quel momento, e ne ho visti tanti, i cadaveri non mi fecero più impressione. Intanto stava nascendo il nuovo, nuovissimo prèt-à-porter italiano che di colpo rese miliardari. Krizia, i Missoni, Ferrè, Moschino, Prada, Dolce e Gabbana, Gigli e soprattutto Armani che nell'82 conquistò la copertina dell'americano Time. Così nacquero gli addetti alla moda, giornalisti considerati niente, me compresa. Tra Brigate Rosse e altre stragi ogni tanto ci tenevo a fare articoli su una cosa bella. Allora si poteva essere anche spiritosi, fino a quando la proprietaria di un brand mi fermò e disse: «Lei ha fatto otto righe in più agli altri e dovrò dirlo alla pubblicità». E io da quel momento capii che anche la moda bella dovevo abbandonarla. Intanto, mentre le Brigate Rosse uccidevano un'ottantina di persone, finendo con l'assurda morte, nel 78, di Aldo Moro e, prima, dei suoi cinque poliziotti di scorta, alcuni stilisti accumulavano la loro nuova ricchezza. E tenevano nascosto quello che allora era una diavoleria, un peccato, qualcosa che in certi Paesi veniva ancora punito con la morte: l'omosessualità. Partivano in aereo il venerdì sera e a New York si chiudevano in dark room e ne uscivano il lunedì mattina per tornare in Italia. Stanze quasi buie dove la frenesia rumorosa e cieca dell'incontro esaltava la performance. Era spuntato l'Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita colpiva anche quelli delle dark room. Io li vedevo morire orrendamente. E per quello fui mandata a San Francisco nel 1982, per poterne sapere di più al congresso internazionale di Aids. Sono stati milioni i morti e adesso, con speciali farmaci, l'Aids non guarisce, ma consente di vivere. Mi sono accorta che i presidenti del consiglio fino a un certo punto erano quasi tutti democristiani (adesso non ci sono più), eppure pochi di loro hanno raggiunto la durata della premier Meloni. I suoi voti, lentamente, continuano a aumentare, e la sinistra non riesce a trovare il modo di superarla. Forse, chissà, bisognerebbe dimenticare chi non ce la fa e ricordarsi di chi a stento ce la farebbe e dargli la speranza di potercela fare. Anche la destra di Meloni ne inventa in continuazione qualcuna, e poi lascia perdere. Che sia il ponte sullo stretto o, persino, gli aumenti di un euro alle pensioni. Il Vannacci con le sue stupidità placa la memoria di chi cambia ormai ogni momento, e infatti vorrebbe che nulla cambiasse. Il Salvini è un disastro e fa bene a stare con Putin che lo travolgerebbe in un baleno, come se non esistesse. I cinquant'anni di Repubblica arrivano così e noi che tanto l'amiamo siamo pronti a metterci in fila perché qualcosa cambi, al di fuori di noi, e alla fine con noi.
Un buon anno a tutti Voi. Affettuosamente.

Nessun commento:
Posta un commento