"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 6 novembre 2025

CosedalMondo”. 76 Fabrizio De Andrè: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori».


Accadono nel mondo cose molto strane e quando fanno piangere, arrabbiare o schiamazzare, ci si può chiedere se per caso non sia la poesia a darci la chiave. Così, visto il video con cui Trump ha risposto ai manifestanti No King raffigurandosi come un sovrano-aviatore che gli sganciava addosso dall'alto tonnellate di letame, ecco, al tenutario di questa sconclusionata ma impavida rubrichetta sono tornati in testa i due versi finali di una celebre canzone di De Andrè, Via del Campo. E dunque: "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori". Ora, riguardo ai diamanti, nel 2017, quindi ben prima che l'Ia ci venisse a somministrare un'ulteriore dose di sogni, sulla copertina di Vanity Fair comparve Melania Trump che con sorriso robotico, il cucchiaio in una mano e la forchetta nell'altra, arrotolava un collier di diamanti, appunto, come se fossero spaghetti. È assai probabile che l'immagine avesse a che fare con la linea di gioielli, Timepieces&Jewelry, che fa capo alla moglie del presidente; ma un po' l'immagine si spiegava anche con un motto anglosassone che suona come una specie di incoraggiamento esistenziale: eat diamonds at breakfast and shine ali day, fai colazione con i diamanti e risplendi tutto il dì. In tal modo, sempre sulle ali dei detti popolari, si arriva al letame, anch'esso ampiamente menzionato da proverbi contadini, testi sapienziali, spunti evangelici e poesia. Là dove il segreto sta nel rovesciamento per cui, grosso modo, la purezza anche morale nasce dal basso e in qualche modo si alimenta attraverso la sporcizia: così come gli escrementi, in forma di concime, nutrono la terra, la vita nasce dall'impurità. Non solo il seme, per germogliare, assiste il frutto che marcisce sotto l'albero, ma la continuità del genere umano avviene per mezzo di fluidi che imbrattano e nessuno, quando i bimbi vengono al mondo o i vecchi muoiono, può compiacersi di pulizia e asetticità. Di qui, per vie traverse, il valore salvifico di ciò che è sporco e umile, la grazia e la bellezza sono generate dal peccato e dalla miseria, la luce sorge dall'oscurità e trasmutandosi l'ombra libera energia vitale. Giunti, sia pure trafelati, a Jung e a San Giovanni della Croce, è più che opportuno fermarsi. Ma se i diamanti, ancorché indigeribili, sono sterili, i manifestanti anti-Trump, proprio in quanto sommersi da quella materia bassa, sono toccati da qualcosa di più misterioso di qualsiasi video. Il Re, da lassù, non lo sa: proprio perché sicuro di sapere tutto. Ma vai a sapere se un giorno quella oscena deiezione non si convertirà contro chi l'ha scaricata sulla folla, la Storia è sempre ricca di ribaltamenti, e se l'Ia ci confonde, qualche volta la poesia ci consola – e non è una cosa da poco in periodi tristi. (Tratto da “Trump, i diamanti, il letame e la poesia” di Filippo Ceccarelli pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 31 di ottobre 2025).

“Le nostre élite sono le vere nemiche dell’Occidente”, testo di Franco Cardini pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, mercoledì 5 di novembre 2025: “Credo… che se i benpensanti che manifestano la loro approvazione per il massacro dei bimbi terroristi a Gaza e i politici militaristi che difendono lo sterminio dei giovani ucraini vedessero il cranio sfondato di un bimbo, se guardassero gli occhi di un diciottenne moribondo, forse rinsavirebbero”. Ecco qua. Leggi la conclusione del I capitolo del nuovo libro di Elena Basile, e i casi sono due. O non la conosci e le pagine scritte da lei ti sono capitate per caso fra le mani, e allora puoi pensare che si tratti di uno dei tanti soliti saggi sull’incertezza del presente; o sai chi è e di che cosa di solito scrive, e in tal caso ti rendi subito conto che ci sta spiegando invece la drammatica svolta della quale siamo, insieme, vittime e protagonisti, e offrendo un Filo d’Arianna per uscire dal disorientamento. Siamo da tempo abituati allo stile e alle problematiche della Basile-paradosso: molto diplomatica professionalmente e culturalmente, pochissimo diplomatica personalmente e caratterialmente. Ci è simpatica per questo: come per le sue doti di scrittrice. Semplice, limpida, diretta: “Napoletana verace”. Una provocatrice nata. Centro della polemica, nel passo da noi citato, sono i benpensanti forcaioli del “non esistono palestinesi innocenti” e i politici militaristi dell’“armiamoci e partite”: due categorie esiziali che stanno portando il nostro paese alla rovina. Ci si può chiedere solo se prevalga in loro il cinismo o l’imbecillità. Ma qui a sorprenderci è la strategia scelta dalla Basile per denunziarli. Perché in questo suo libro improntato alla speranza che nasce dalla disperazione il tono è quello della pacata consapevolezza e dell’autobiografica lucidità. Siamo dinanzi all’esposizione di un progetto necessario, che emerge dai fatti obiettivi. Un possibile approdo per noi naufraghi parte da una situazione archetipica. Il naufragio, specie per noi gente del Mediterraneo, è una realtà – e una condizione – antica quanto il mondo: dal biblico Giona e dal mitico Ulisse attraverso i naufraghi della Medusa e quelli del Titanic fino ai disgraziati che salpano dalle coste africane in gommone. Il naufrago vive nella paura e sogna il paradiso di un’Isola Incantata: ricordate la vecchia canzone di Bruno Lauzi, Onda su onda? Ed Elena Basile descrive con lo stile semplice degli autentici competenti, distinguendola in quattro parti, la nostra condizione attuale: l’ingloriosa fine del liberalismo nelle secche della plutocrazia oligarchica e del “pensiero unico”; l’esangue Europa sedicente “unita” che attraverso il tradimento delle sue classi dirigenti ha rinnegato i suoi obiettivi di pace e di prosperità (i “valori dell’Occidente”?) proclamati cinque decenni or sono; la fine dell’ordine internazionale basato sulle regole e il ritorno della “legge della jungla” con la corsa agli armamenti e il “neomercantilismo” dei dazi trumpisti. Tale naufragio è analizzato dalla Basile su tre registri. Primo: l’indignazione per il suo aspetto etico ed esistenziale (la democrazia formale disseccata e quindi tradita dalla corruzione pilotata dalle élite lobbistiche il cui deep government agisce attraverso i “chierici traditori”, i chief executive officer a esso funzionalmente devoti e insinuati negli organi parlamentari dell’Unione). Secondo: la pacata esposizione del suo disordine civico e istituzionale (conseguenza della distruzione del multilateralismo che avrebbe dovuto costituire la base per il nuovo equilibrio dopo il fallimento tanto dell’impero di Bush jr. quanto del Project for a New American Century prima architettato da personaggi come la coppia gangsteristica Robert “Clyde” Kagan-Victoria “Bonnie” Nuland, fallito dopo la figuraccia dell’Iraq e quindi riemerso nella caricatura piratesca nel Make American Great Again, con tanto di berrettino rosso e di chioma arancione. Terzo: la concreta proposta del Naufrago Consapevole (ch’è, o dovrebb’esser, l’insieme di tutti noialtri cittadini europei) il quale, alla luce del disincanto weberiano ormai palese nel fatto stesso che l’Europa “libera e unita” è inesistente e che l’averci fatto credere che potesse esistere in quanto Ue è stato un inganno, potrebbe procedere alla sua vera edificazione partendo dalle catene la prima delle quali è la fasulla “Unione europea” di Bruxelles-Strasburgo: da rifondare forse, da riformare assolutamente no. L’auspicata liberazione consisterebbe in quel che Emmanuel Todd ci ha spiegato nel suo La sconfitta dell’Occidente edito da noi nel 2024: l’Occidente odierno (lasciamo da parte quel che ha rappresentato un tempo) sta ormai tutto e solo negli Usa e nei paesi dell’“anglosfera”, cioè Canada e Australia. L’avvenire dell’Europa, se ce ne sarà uno, comincerà solo col suo risveglio attraverso l’abbandono dell’utopia occidentale – che nel mondo ha predicato pace e libertà ma seminato solo violenza, odio e miseria per sfociare in un’assurda, invivibile concentrazione della ricchezza in pochissime mani – e con la scelta, magari come nuova Confederazione di Stati europei, del cammino verso l’adempimento della sua missione storica di cerniera tra l’Occidente postliberista in cerca di un nuovo equilibrio e the rest, l’altra parte del mondo, oggi egregiamente rappresentata dalla coalizione Brics (Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica) ch’è in ascesa e in via di consolidamento e verso la quale sarebbe nostro interesse orientarci. Difatti i media imbavagliati dal dispotismo “democratico” Usa-Nato-lobbies hanno ordine tassativo di non parlare praticamente mai dei Brics e del loro concreto, franco multipolarismo. Noi europei non siamo più occidentali. L’Occidente odierno è altrove. Sia chiaro che questa non è una recensione, bensì la pura presentazione di quello che dev’esser letto come un Manuale di sopravvivenza per naufraghi europei. Non sistematelo sul comodino del letto, non appoggiatelo allo sgabello della stanza da bagno. Portatelo con voi sempre e leggetevelo a ogni occasione quando avrete un ritaglio di tempo libero finché lo avrete assimilato e avrete imparato a riconoscere, attraverso le sue indicazioni, i nostri veri nemici.

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