"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 4 luglio 2018

Sullaprimaoggi. 3 “«Orgogli e pregiudizi nella società del rancore»”.


Da “Aumenta la distanza tra ricchi e poveri: nel Paese dei rancori sale l’individualismo” di Vito de Ceglia, pubblicato sul settimanale “A&F” del 25 di giugno 2018: Manifatturiero, filiere e turismo sono i “baricentri” della ripresa economica nel nostro Paese. Ma la crisi morde ancora, eccome, soprattutto le famiglie meno abbienti ma anche quelle che fino a ieri fa erano considerate “ceto medio”. La frattura appare evidente da “trascinamenti inerziali”, così li definisce il Censis nel 51° rapporto sulla situazione sociale del Paese, da “maneggiare con cura”: il rimpicciolimento demografico, la povertà del capitale umano immigrato e la polarizzazione dell’occupazione che penalizza proprio l’ex ceto medio. Il Censis dice anche che “l’immaginario collettivo degli italiani ha perso la forza propulsiva di una volta, perché non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e non c’è nemmeno un’agenda sociale condivisa”. Ecco perché, secondo l’Istituto, “risentimento e nostalgia condizionano la domanda politica di chi è rimasto indietro”. La chiave di lettura del Censis è preziosa e fa da sfondo alla tavola rotonda “Orgogli e pregiudizi nella società del rancore”, (…). La fotografia del Paese scattata dall’Istituto si intreccia a doppio filo con l’esperienza del Grande Viaggio Insieme, il lungo tour che Conad organizza da 4 anni in giro per l’Italia con l’obiettivo di incontrare le comunità che abitano la provincia, da nord a sud, per ascoltarne i bisogni e per condividere con loro un momento di festa. Partito nel 2015, il Grande Viaggio Insieme ha attraversato (e continuerà a farlo nei prossimi mesi) le piazze di una quarantina di città, che di volta in volta sono state teatro di incontri, concerti, eventi sportivi, degustazioni, legati dal filo conduttore della comunità nelle sue molteplici forme: comunità di cittadini, di imprenditori, di famiglie e di associazioni. Ad accompagnare dal 2017 in ogni tappa del percorso la “carovana” Conad è il sociologo Aldo Bonomi, che definisce questa esperienza “toccante” dal punto di vista umano: «Se ripenso all’inizio, devo fare autocritica – dice - Prima di iniziare il precedente viaggio, mi sono chiesto con autoironia: ma che ci faccio con i bottegai? Dopo qualche tappa, ho realizzato che dai racconti dei bottegai, cioè le imprese del commercio, risulta evidente che la crisi c’è ancora. Che il divario sociale tra poveri e ricchi è aumentato. Questo ha prodotto rancore». Per rendere bene l’idea, Bonomi racconta un aneddoto: «In una delle tappe del tour, ho incontrato una giovane esercente di nome Manuela che mi ha conquistato con un ragionamento: sono sciocca, mi dice, perché avevo fatto la resa delle uova di Pasqua per non deteriorare la merce. Una settimana dopo mi arriva una richiesta di uova. Purtroppo, non avevo preso in considerazione la Pasqua ortodossa, cioè il fatto di vivere in un contesto multietnico. In questo caso, il bottegaio può diventare antropologo». Il dato inconfutabile è che l’Italia dei rancori è la diretta conseguenza di una «profonda incertezza - dice il dg del Censis Valerii - che serpeggia tra le famiglie italiane le quali, rispetto al passato, non si sentono più garantite: l’87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, come l’83,5% del ceto medio e anche il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti. La paura del declassamento è il nuovo fantasma sociale». Come reagiscono gli italiani? «Con un atteggiamento individualista - spiega il direttore - prendiamo il caso della sanità, il 58% della popolazione dichiara che non ha le stesse possibilità di cura di prima, per questo motivo ci sono oggi 21 milioni di italiani che vogliono che siano penalizzati dalle cure chi conduce uno stile di vita inappropriato. Mentre 13 milioni chiedono che la sanità curi solo loro e non le persone che arrivano da fuori». L’Italia dei rancori non è l’Iraq. Ma gli italiani che sono emigrati nel Regno Unito è quello che pensano. Un paragone “spinto”, osserva Barbara Serra di Al Jazeera English, che si consuma sul terreno del lavoro e delle mancate opportunità che germogliano i nuovi sentimenti sociali, o meglio “risentimenti”, come il rancore, che oggi determinano il sentimento dominante. «In passato gli italiani venivano in UK per cercare lavoro con un obiettivo - sottolinea Serra - ad esempio, per imparare la lingua o per migliorare la propria posizione professionale. Oggi, vengono per disperazione». Il rischio concreto è questo sentimento sfoci verso una progressiva esclusione delle persone dalle comunità in cui vivono. «È un rischio che Conad, come parte integrante delle comunità con le quali opera, sta cercando di arginare spingendo le persone verso l’inclusione - conclude Pugliese -. L’esperienza del Grande Viaggio si muove in questa direzione».

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