"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 3 aprile 2021

Dell’essere. 25 «Gesù è stato condannato dal potere religioso innanzitutto perché liberava l’uomo».

 

Sopravviene la “Pasqua” dei credenti. Sopravviene in fondo per tutti, anche per chi non “crede”. Ma sopravviene un sussulto ed un augurio in chi non “crede” a leggere quanto l’ex priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi ha scritto in “Se questo è un uomo” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 29 di marzo 2021: (…). Secondo il Quarto vangelo, Pilato, il procuratore romano, durante il processo presenta Gesù torturato alla folla che ne vuole la morte con le parole: “Ecco l’uomo!”, un uomo debole e colpito con violenza dai soldati, un uomo deriso, disprezzato e sfigurato, quell’uomo che è sempre presente nella storia e che noi dobbiamo vedere nel povero, nell’oppresso, nella vittima del potere, in chi non conta nulla in questo mondo. Quello spettacolo della vigilia di Pasqua nel pretorio è lo spettacolo di cui noi siamo ancora spettatori nel nostro oggi. Non si tratta di nutrire visioni doloristiche, ma semplicemente di essere consapevoli che quella passione, quella vicenda di ingiustizia e di violenza mortifera continua anche oggi, e che ciascuno di noi deve dire: “Ecco l’uomo!”. Ecco l’umanità! E anche pensare: “Se questo è un uomo…”, in quella condizione disumana che vorremmo non vedere o vedere con rassegnazione. Questa è anche l’epifania di cosa significa essere nella disumanità, essere nel profondo dell’alienazione, essere uno scarto in questa corsa che il mondo fa senza interrogarsi sulla violenza, il sopruso, la guerra e l’ingiustizia di cui è capace. Nei secoli passati la cristianità, proprio per non assumersi la responsabilità della violenza da lei perpetrata sugli uomini, ha inventato il deicidio attribuendolo agli ebrei, impedendo così di vedere in quella di Gesù nient’altro che la passione di un innocente perseguitato. Rileggere, meditare la passione di Gesù non ci porta a concludere che noi siamo al riparo dalla sofferenza, ma ci rivela che ci può essere una fiducia che non viene meno neanche in chi soffre, che ci può essere un vivere l’amore che si dà e che si riceve anche quando si è colpiti dalla potenza dell’odio, che si può nutrire la speranza anche nell’apparente fallimento. E dobbiamo riconoscere che anche altri umani, uomini e donne come Gesù, hanno saputo vivere così la loro “passione”. Sì, Gesù è stato condannato dal potere religioso innanzitutto perché liberava l’uomo da perverse immagini di Dio ed è stato ucciso dal potere imperiale totalitario perché “pericoloso” e, dobbiamo riconoscerlo, come tanti altri ancora oggi! Ma per tutte queste vittime della storia è nostro dovere fare memoria che sui cammini di sofferenza può risplendere la capacità dell’umanità di amare, di sperare, di perdonare per spezzare il cerchio infernale dell’odio e della violenza. Il racconto della passione di Gesù si conclude con le parole “iniziavano a splendere le luci del sabato”, un nuovo giorno nella storia dell’umanità. (…).

venerdì 2 aprile 2021

Leggereperché. 72 «Dirsi di sinistra voleva dire distinguersi e riconoscersi anche per abitudini, gusti, architetture, romanzi, riviste, case editrici, film, canzoni, desideri, consumi, anche».

 

A lato. "Funerali di Togliatti" (1972) di Renato Guttuso.

Tratto da “Cara sinistra che fine han fatto le salamelle?” di Filippo Ceccarelli, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 2 di aprile dell’anno 2019:

giovedì 1 aprile 2021

Notiziedalbelpaese. 05 Conte vs Angela Merkel: «“State guardando alla realtà di oggi con gli occhiali di dieci anni fa”».

Ha scritto Michele Serra in “Un Paese a breve termine” pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 18 di settembre dell’anno 2020: (…). Non so (…) se anche nel dopo-Covid, con una ripartenza così fortemente finanziata, “tutto sarà come prima”.