"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 1 luglio 2017

Paginatre. 91 “Lorenzo Milani, un prete scomodo”.



Da “Adele Corradi” di Simonetta Fiori, intervista ad Adele Corradi pubblicata sul quotidiano la Repubblica del 10 di luglio dell’anno 2012: (…). Al primo impatto non le fece una buona impressione. Si aspettava «un tipo rustico», e si trovò davanti «un tipo che sembrava uscito da un salotto». «(…). Le maniere di don Lorenzo, il suo modo di muoversi e anche di mangiare, erano quelle di una persona che proveniva dall´alta borghesia».
(…). Perché dopo il primo giorno decise di tornare a Barbiana "appena possibile"? «Avevo capito che là nasceva la vera scuola moderna. Quando andai la prima volta, trovai i ragazzi che stavano disegnando una mappa dell´indipendenza africana: a seconda dell´anno, i paesi erano colorati con una tonalità diversa che diventava sempre più chiara. Con un colpo d´occhio potevi cogliere tutta una serie di informazioni storiche che avrebbero richiesto, espresse con parole, una spiegazione lunga, noiosa e fatta apposta per essere subito dimenticata».
Come vi distribuivate il lavoro? «Chiunque capitasse a Barbiana faceva il "tappabuchi". Io insegnavo latino perché don Lorenzo non aveva voglia di insegnarlo. Ma non c´erano programmi fissi, la scuola era la risposta alle esigenze dei ragazzi. Marcello non sapeva parlare? Don Lorenzo metteva davanti al bambino una banana: "Di´ banana e ti do la banana". Io mi misi a fargli imparare i numeri. Dopo qualche mese Marcello riuscì a parlare. Per imparare a contare ci ha messo parecchio di più».

Mario Lodi fa notare che di solito si parla di Barbiana come fosse una scuoletta di campagna. In realtà era una scuola raffinata. «Sì, il livello era molto alto. I ragazzi sapevano usare l´astrolabio, e non è certo facile. E, quando si ascoltavano i concerti, su un grande telone su cui era disegnato lo spartito dovevano marcare con una canna l´ingresso dei fiati e dei violini. Una volta facemmo per un mese anatomia e li portammo a Firenze al museo delle cere: il custode aprì per loro una sala destinata solo agli studenti universitari».
Lei arrivò quando cominciavano i primi esperimenti di scrittura collettiva. «Sì. Don Lorenzo abolì l´io a favore del noi. Anche la Lettera a una professoressa fu scritta così. Se al mattino mi veniva un´idea, lasciavo un bigliettino sul tavolo dove i ragazzi lavoravano. Ognuno di noi lasciava la sua idea, il suo bigliettino. Anche don Lorenzo aveva i suoi. I foglietti venivano poi raccolti in capitoli e i capitoli venivano organizzati secondo un ordine logico. Quando si passava alla stesura definitiva, su mezza colonna si scriveva il testo e sull´altra mezza colonna si annotavano le osservazioni. Solo alla fine veniva corretto lo stile».
(…). Il vostro rapporto non fu fra i più facili. «No, perché? Credo si sia trattato di una fortunata combinazione. Io ero abbastanza furba. Avevo capito bene quale doveva essere il mio ruolo lassù. Quando lui mi disse: "Lei deve decidere chi vuole essere qui", io avevo già deciso da tempo. Dovevo essere una persona che non si notava. Un servitore non deve farsi notare».
Ma l´impressione è che don Milani tenesse a distanza il mondo femminile. (…). Talvolta appare troppo duro con Eda, "la padrona di casa". E anche con le ragazze. «Ricordo però anche episodi che lo dovrebbero fare apparire tenerissimo, capace di infinita attenzione. E anche quando gli sembrava sbagliato appoggiare la sua mano sulla mano di una ragazzina, lo faceva nel suo interesse: non voleva creare dipendenze psicologiche».
Appare anche molto preoccupato che lei, Adele, si potesse affezionare troppo. Poco prima di morire le chiese se i suoi sentimenti erano andati "oltre i limiti". «A dir la verità, non mi chiese se i miei sentimenti erano andati oltre i limiti. Mi chiese se avevo avuto il dubbio che i miei sentimenti fossero andati oltre i limiti, se me ne ero fatta uno scrupolo. Anche questa mi sembra una preoccupazione generosa. Si dispiaceva all´idea di essere stato fonte di sofferenza».
Temeva che lei fosse innamorata? «Credo che, se avesse avuto questo timore, mi avrebbe allontanato da Barbiana. Penso invece che temesse che mi fossi fatta degli scrupoli e, da buon confessore, voleva aiutarmi a liberarmene. Dossetti diceva di lui che era un´anima sacerdotale».
(…). Don Milani sapeva di avere una personalità carismatica. «Penso di sì. Come poteva non accorgersene? Però sapeva anche che certi suoi atteggiamenti, quasi sempre voluti, erano molto sgradevoli. Tanto per fare un esempio dei più banali: se qualcuno portava un regalo, lui di solito non ringraziava. Negli ultimi tempi Michele, il suo figliolo tanto amato, diceva: "Il Priore non è più lui, non fa altro che ringraziare..."».
(…). Che cosa le è mancato di più dopo la sua morte? «Mi è mancata la sua originalità, l´ironia. Ma soprattutto aveva la straordinaria capacità di darmi pace. Veniva ogni tanto da noi una professoressa che mi pareva una donna eccezionale. Sa di quelle che sanno far tutto? Colta, impegnata, anche cuoca sopraffina...».
Insomma, insopportabile. «Sì, in realtà ero molto invidiosa. E una volta chiesi a don Lorenzo: "Ma come farà a trovare il tempo per fare tutte quelle cose?". "Non vuol bene a nessuno", mi rispose di botto. Era vero! Quante più cose si farebbero se non si volesse bene a nessuno».

Nessun commento:

Posta un commento