Lo scrivo ai tempi del “coronavirus” che pur hanno del “miracoloso”,
pur non credendo ai miracoli che siano. Ma accade ai tempi del “coronavirus”
che la mia immersione totale nel frastuono assordante della comunicazione di
massa, comunicazione di massa con le sue incongruenze, le sue banalità e le sue
plateali bugie, quella mia immersione nella cacofonia della comunicazione di
massa almeno una cosa è riuscita a determinare: sembrerà un’assurdità totale la
“cosa”
che vado ad affermare, ma lo stordimento dei media ha prodotto in me un
effetto quasi liberatorio e consolatorio nei confronti della morte.