In ricordo di Primo Levi tratto da “Primo Levi. Lo scrittore ritrovato”,
dialogo di Marco Belpoliti e Wlodek Goldkorn pubblicato sul settimanale
L’Espresso del 23 di giugno 2019: (…). …a
cent’anni dalla sua nascita, il compleanno cade il 31 luglio, possiamo sentirci
liberi di affermare che Levi è uno dei più grandi scrittori del Novecento e non
un testimone?
Lo chiedo a lei, Marco Belpoliti, che
è il curatore delle opere di Primo Levi.
Belpoliti
Già negli anni Novanta c’era un gruppo di scrittori e poeti – ne cito alcuni:
Antonella Anedda, Eraldo Affinati, Stefano Bartezzaghi, Domenico Starnone,
Massimo Raffaeli, Dario Voltolini, di sinistra, antifascisti nati negli anni
Cinquanta e Sessanta - che avevano capito quanto Levi fosse uno scrittore e non
solo un testimone, e quanto la letteratura italiana e quella mondiale gli siano
debitrici, non perché parlasse della Shoah, termine che per altro non usa nei
suoi testi, ma per come scrivesse del mondo. Levi è uno scrittore
contemporaneo, da un lato ottocentesco, classico, dall’altro straordinariamente
postmoderno. Per postmoderno intendo la citazione, il riuso dei testi,
l’ironia, la parodia. Lui parodiava i testi che citava.
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
mercoledì 31 luglio 2019
martedì 30 luglio 2019
Letturedeigiornipassati. 23 «Uno zombie umano con gli occhi incollati allo smartphone».
Questa “letturadeigiornipassati” tratta da “Prof che sanno pescare i giovani nella
rete” di Umberto Galimberti, pubblicata sul settimanale “D” del 30 di
luglio dell’anno 2016, è il perfetto “sequel” - brutto anglicismo per dire
molto più semplicemente “seguito” – al post di ieri «Le parole portano con sé la Legge dell'uomo; sono luce, apertura,
orizzonte, casa». Poiché l’estate dell’Invalsi ha portato a scoprire il “buco
nero” creatosi – da solo, inaspettatamente? - nella scuola italiana.
lunedì 29 luglio 2019
Lalinguabatte. 79 «Le parole portano con sé la Legge dell'uomo; sono luce, apertura, orizzonte, casa».
È questo nostro un “frastornatissimo”
Paese, che non sa cosa volere, che si accende come uno zolfanello per spegnersi
al più debole soffio d’aria. Nulla vale e conta che lo possa tenere impegnato a
pensare del proprio destino, del proprio vivere. È uno sconforto. Come può un
popolo così fatto stare nell’arena del mondo? Questa è l’estate dell’Invalsi. Invalsi chi, diranno i più? Ché già al primo fresco dell’autunno dell’Invalsi
non se ne ragionerà più. Ha scritto molto opportunamente nel Suo “Insegnanti non scendete dalla cattedra”
Massimo Recalcati – psicoterapeuta lacaniano, testo pubblicato sul quotidiano
la Repubblica del 24 Luglio 2019 - che “Non erano necessari i risultati degli
ultimi Invalsi per constatare lo stato di declino del livello di apprendimento
dei nostri figli. Gli insegnanti se ne lamentano ormai da tempo: non leggono,
non studiano, non partecipano, non ascoltano più. I nostri figli fanno fatica a
disciplinarsi nella lenta e rigorosa applicazione allo studio. Preferiscono i
pensieri twitter, la cultura dei social, lo zapping continuo, la connessione
perpetua, lo scivolamento rapido da una informazione all'altra, da un'immagine
all'altra”.
Iscriviti a:
Post (Atom)


