"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 12 gennaio 2017

Scriptamanent. 59 “La renzinomics inciampa sul fisco”.



Da “La renzinomics inciampa sul fisco” di Alberto Statera – recentemente scomparso – sul settimanale “Affari&Finanza” del 12 di gennaio dell’anno 2015: Anche al netto dell’incredibile vicenda dell’articolo l9 bis introdotto di soppiatto nel decreto fiscale di Natale, che secondo il costituzionalista Alessandro Pace meriterebbe una mozione di sfiducia e le dimissioni del presidente del Consiglio, il governo Renzi, come e peggio di quelli che lo hanno preceduto, si sta rivelando una calamità in materia tributaria. Non c’è intervento piccolo o grande che negli ultimi mesi non abbia prodotto pasticci, guai e relative crisi depressive di contribuenti e commercialisti. Dall’incubo Imu, Tasi, Tari alla norma retroattiva sull’Irap in spregio della Statuto del contribuente, fino alla comica finale dell’Imu agricola sui terreni “ex montani “. La riduzione delle esenzioni doveva coprire 350 milioni già spesi per il bonus degli 80 euro in busta paga, ma il pagamento è stato rinviato dal 16 dicembre 2014 al 26 gennaio 2015 (data vicinissima nella quale è lecito prevedere l’ennesimo incubo) perché di fatto la nuova norma era ragionevolmente inapplicabile, oltre che esposta a ogni genere di ricorso. Dovevano pagarla i terreni ricadenti in Comuni sotto i 600metri di altitudine, ma chi conosca un minimo la geografia italiana dovrebbe sapere che l’altitudine della sede comunale non coincide quasi mai con quella dei poderi,che spesso sono molto più in alto. Sarà per un modo di legiferare grossolano, al modo di Re Carlone dei poemi cavallereschi (da cui l’espressione “alla carlona”), sarà per inesperienza nel padroneggiare i sistemi legislativi, sarà per la sindrome dell’uomo solo al comando attorniato da yes-men (e yes-woman). O, peggio, sarà per una strategia ambigua di stangatine per quanto possibile sotto traccia e contemporanee strizzatine d’occhio agli evasori in funzione di futuro consenso elettorale, come fa sospettare il 19 bis che, a prescindere dall’utilità per Berlusconi, non è un condono, ma la certificazione per legge della quota che i grandi contribuenti sono autorizzati a frodare: una vera e propria licenza a delinquere. Fatto sta che la retorica del “fisco amico” e della “moral suasion” sembra annegare nell’attuazione lentissima e caotica di una delega fiscale, che rischia di scadere tra non molte settimane. Prendiamo la promessa semplificazione, che dovrebbe essere il primo atto di un rapporto per quanto possibile meno devastante col fisco più squilibrato del mondo occidentale. Esclusa la legge di stabilità, il governo Renzi ha emanato 8 provvedimenti con 87 norme di carattere fiscale (per la serie dell’iperfetazione normativa) di cui 49 invece di semplificare complicano le ricadute burocratiche. Le sole norme che semplificano sono quelle contenute nel decreto legislativo sulle promesse dichiarazioni precompilate. Un po‘ meglio, per la verità, della fabbrica delle complicazioni gestita dai govemi Monti e Letta (e dai precedenti), ma con un passo che promette decenni di attesa per vedere, se mai ci sarà, un’effettiva sburocratizazzione.

domenica 8 gennaio 2017

Lalinguabatte. 30 “Previsioni: #ripartelitalia”.



Otto giorni del novello anno. Spericolatamente vissuti. Eppure sono mancate sinora quelle che un tempo venivano definite le “previsioni” degli esperti. Esperti di cosa? Boh! Le loro “previsioni” avevano l’ardire d’essere la parola definitiva, tombale si potrebbe dire se non trasmettesse un senso lugubre che non si confà proprio all’arrivo dell’anno giovincello, parola definitiva in qualsivoglia campo dello scibile umano. E “solonando” a sproposito e di continuo menavano i can per l’aia, ovvero noialtri del cosiddetto popolo minuto. Scriveva per l’appunto Vittorio Zucconi in “Previsione sicura per l'anno nuovo: gli indovini sbagliano”, pubblicato sul settimanale “D” del 9 di gennaio dell’anno appena dipartito che, sempre in fatto di “previsioni” azzeccate, “anche in materia di economia, è inutile arrovellarci troppo, visto che nelle fabbriche del futuro lavoreranno solo un uomo e un cane, disse il futurologo americano Warren Bennis: «L'uomo per dar da mangiare al cane, il cane per impedire all'uomo di toccare le macchine». Forse sbagliava anche lui, ma, per prudenza, auguri a tutti e soprattutto al cane”. Figuriamoci poi se a far previsioni ci provano non solamente gli esperti, ma puranco i politici tout court, ovvero quelli che stanno al mondo senza arte né parte. Un disastro. MPS, che sta per “Monte dei Paschi di Siena”, è l’esempio più prossimo e lampante che mi viene in mente. Per non dire poi di quegli espertissimi in hashtag, tipo la “#” valorizzata politicamente dall’uomo venuto da Rignano sull’Arno, di quello o quegli altri per intenderci che twittano o twittavano ad ogni pie’ sospinto #ripartelitalia. Per dove? Che disastro! Ma state pur certi che non scorrerà molta, moltissima acqua sotto i ponti, che ritorneranno, tanto la memoria del bel paese è corta, anzi cortissima. È interessante a questo punto leggere quanto e cosa ha scritto Bruno Manfellotto sul numero del 31 di dicembre sul settimanale l’Espresso - “Siamo un po’ più poveri non saremo più ricchi”:

sabato 7 gennaio 2017

Primapagina. 22 “Cosa ne è della Grecia?”.



Da “Il collasso della Sanità Pubblica in Grecia: stanno morendo pazienti che potrebbero sopravvivere” di Helena Smith, pubblicato sul “Guardian” del primo di gennaio e riportato sul sito www.vocidallestero.it : Il Guardian racconta la situazione da terzo mondo del sistema sanitario greco. Negli ospedali mancano personale, materiali e attrezzature. Migliaia di pazienti sono morti a causa di infezioni evitabili se si fossero potute attuare le necessarie misure igieniche. I medici più specializzati, specialmente giovani, continuano a emigrare in massa non trovando in Grecia alcuna opportunità. Nel sentire comune è ancora diffusa l’idea che la colpa di tutto stia negli sprechi, la corruzione e l’evasione fiscale – eppure sempre più persone si accorgono delle responsabilità di un governo che ha tradito il proprio mandato e si è volontariamente sottomesso al potere imperiale europeo (oltre a tutto questo, ricordiamo che quasi un quarto dei greci non ha alcuna copertura sanitaria) -. L’austerità portata avanti da Alexis Tsipras ha trasformato gli ospedali in “zone a rischio”, dicono i medici, e molti temono che il peggio debba ancora arrivare. La crescita dei tassi di mortalità, l’aumento delle infezioni potenzialmente letali e la scarsità di personale e di apparecchiature mediche stanno paralizzando il sistema sanitario greco, mentre l’ostinato perseguimento dell’austerità colpisce la fasce più deboli della popolazione del paese. I dati e gli aneddoti, riportati da medici e sindacati, suggeriscono che il paese più problematico della Ue  si trovi al collasso della sanità pubblica. “In nome di obiettivi fiscali molto duri, stanno morendo persone che altrimenti potrebbero sopravvivere”, ha detto Michalis Giannakos, capo della Federazione Panellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici. “I nostri ospedali stanno diventando zone a rischio“. I dati recentemente pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie rivelano che circa il 10 percento dei pazienti ospedalizzati in Grecia sono a rischio di contrarre infezioni potenzialmente letali, e ci sono già 3.000 morti attribuiti a questo problema. Il tasso di incidenza è drammaticamente alto soprattutto nelle unità di terapia intensiva e nei reparti neonatali. Sebbene i dati si riferiscano ad epidemie avvenute tra il 2011 e il 2012 – essendo i dati disponibili più recenti – Giannakos dice che da allora il problema si è solo aggravato. Come anche altri medici che hanno lavorato nel sistema sanitario nazionale greco da quando è stato istituito, nel 1983, il capo del sindacato attribuisce la responsabilità di questa situazione alla mancanza di personale, all’inadeguatezza delle misure igieniche e all’assenza di prodotti per la pulizia. I tagli sono stati aggravati da un uso eccessivo di antibiotici, ha detto. “Abbiamo un solo infermiere per ogni 40 pazienti“, ha detto, menzionando il caso di una donna senza particolari problemi di salute che il mese scorsa è morta dopo un’operazione di routine alla gamba in un ospedale pubblico a Zacinto. “I tagli sono tali che perfino nelle unità di terapia intensiva abbiamo perso 150 posti letto“. “Succede spesso che i pazienti siano messi su letti che non sono stati preventivamente disinfettati. Il personale è talmente oberato di lavoro da non avere tempo di lavarsi le mani e, anche se fosse, spesso manca il sapone antisettico“. Non c’è altro settore dell’economia greca che sia stato colpito in modo così duro. Sovradimensionato, spendaccione e corrotto, secondo molte persone il sistema sanitario era indicativo di tutto ciò che non funzionava nel paese e, di conseguenza, si riteneva che avesse assoluto bisogno di riforme. Riconoscendo le carenze, lo scorso mese il governo ha annunciato di avere un piano per assumere 8.000 tra medici e infermieri nel 2017.