"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 26 gennaio 2016

Capitalismoedemocrazia. 55 “Multinazionali, tasse e democrazia”.



Sul secondo numero - del 18 di gennaio - del settimanale “Affari&Finanza” compare in prima pagina ed in grande evidenza un testo di Marco Panara  che ha per titolo “Multinazionali e tasse è ora di seguire il denaro”. A prima vista un titolo anodino, di quelli che dicono e non dicono il resto di nulla. Tanto che la tentazione di saltarlo a pie’ pari e di girare pagina è fortissima. Poiché è divenuto un discorso stucchevole, quasi d’intrattenimento, star lì a parlare di quell’1% che fa le scarpe al 99% dell’umanità. È di questi ultimi giorni un dossier del quotidiano editore del settimanale che ha mostrato i 61 nababbi che dettano le regole del giuoco al rimanente popolo degli umani. Insomma, una tiritera che non si ha più lo stomaco per attenzionarsi alla inutile pubblica denuncia. Tanto a che serve? La sorpresa è stata grande allorquando, seguendo il rimando ad una pagina interna del settimanale, ci si è trovati dinnanzi ad un titolo diverso e con una ben diversa caratura e pregnanza. All’interno la titolazione del pezzo di Marco Panara diveniva “Multinazionali, tasse e democrazia”. Finalmente! Un titolo che avrebbe dovuto campeggiare in prima pagina e non nascosto a pagina 10 del settimanale. Perché quella scelta editoriale? Ché parlare di “tasse e democrazia” avrebbe “disturbato” qualcuno? La titolazione scoperta all’interno rendeva al meglio quanto l’Autore andava sostenendo. Ha scritto Marco Panara che
(…). Secondo l'Ocse (…) tra il 2007 e il 2014 le tasse pagate dalle persone fisiche sono passate dall'8,8 all'8,9% del Pil (media di tutti i paesi censiti) e l'Iva dal 6,5 al 6,8%. Le tasse pagate dalle aziende invece sono passate dal 3,6 al 2,8% del Pil. Andando dentro questi numeri però si scopre che le tasse non hanno inseguito il denaro dov'era ma solo dove era più facile trovarlo. La caduta del prelievo sulle imprese infatti non è dovuta tanto al fatto che le imprese hanno avuto un crollo degli utili (che in alcuni paesi c'è stato ma in molti altri no) quanto al fatto che sono bravissime a nasconderli. Non tutte ovviamente e non tutte nello stesso modo. Le più brave, e quelle che nascondono di più, sono le multinazionali, quelle manifatturiere, quelle tecnologiche, quelle digitali, quelle finanziarie. Sempre l'Ocse ha calcolato che quella che viene definita "Base erosion and profits shifting", erosione della base imponibile e spostamento dei profitti, sottrae alle casse degli stati una cifra tra 100 e 240 miliardi di dollari l'anno, probabilmente assai più vicina e forse superiore al massimo della forbice indicata. I meccanismi adottati sono assai sofisticati che nel migliore dei casi (per le multinazionali) si concretizzano in una "doppia non tassazione" (non si viene tassati né nel paese di origine né dove si crea il valore aggiunto) e, nella norma, in una tassazione che va da pochi punti percentuali fino a pochi centesimi di punto percentuale. (…). Il “pudore” avrà spinto il “titolista” del pezzo a privilegiare quel titolo di prima pagina che non facesse riferimento, anche lontano, alla sostanza del problema; ovvero che tra tasse e democrazia vi è un legame così stretto, intrinseco alle società del secolo ventunesimo, che solo a farne cenno la questione delle “classi” tornerebbe prontamente e prepotentemente alla ribalta con grandissima soddisfazione del “Moro di Treviri”. Il problema sta tutto lì. Riprende Marco Panara: In questi primi giorni di gennaio sono avvenuti due fatti importanti che ci fanno ben sperare. Il primo è che il fisco Italiano ha dimostrato una evasione fiscale della Apple e la Apple ha staccato un assegno di 318 milioni di euro. Tanto di cappello agli uomini e le donne di Equitalia e della Guardia di Finanza che hanno fronteggiato con successo schiere di avvocati tanto competenti quanto ben pagati. La seconda buona notizia è che Pierre Moscovici, Commissario agli affari fiscali della Ue, la scorsa settimana ha annunciato che entro la fine di gennaio presenterà nuove misure contro l'evasione, finalizzate soprattutto a contrastare "l'erosione della base imponibile e il trasferimento dei profitti". La cattiva notizia è che l'Ecofin, che dovrà varare queste misure, non sembra avere l'ambizione (e il coraggio) necessari per andare a fondo. Sarebbe bene che lo trovasse, per una serie di ragioni una più delicata dell'altra. Cominciando un pochino da lontano, il punto di partenza è la constatazione che il reddito da lavoro, ovvero la base imponibile più facile da colpire, per la maggior parte di noi si sta riducendo. Tecnologie e globalizzazione hanno minato la solidità della classe media e i grandi numeri dei lavori disponibili sono quelli a basso valore aggiunto. La ricchezza si è spostata e continua a spostarsi e a concentrarsi verso le categorie professionali più sofisticate e con mercato internazionale e verso le grandi multinazionali, le imprese digitali e della finanza. Continuando a prelevare sempre dalle solite tasche sarà difficile tenere in equilibrio le finanze pubbliche e garantire i servizi e il welfare che nel corso del secolo scorso abbiamo conquistato. La soluzione è (…) inseguire il denaro, la ricchezza creata e sottratta al fisco dai nuovi ricchi e dalle multinazionali. Secondo uno studio di Gabriel Zucman dell'Università di Berkeley, le ricchezze private accumulate nei paradisi fiscali ammontano a 7 mila 600 miliardi di dollari, con una perdita per il fisco di vari paesi di 190 miliardi di dollari l'anno (75 per i paesi europei). Se a questi 190 aggiungessimo i 240 miliardi elusi dalle multinazionali arriveremmo a 430 miliardi di dollari che le case esauste dei nostri paesi potrebbero e dovrebbero recuperare. Non basta. Ogni giorno vengono scambiati sui mercati finanziari di tutto il mondo miliardi di dollari in azioni, obbligazioni, valute, materie prime, derivati. Transazioni che non sono tassate. È la vecchia idea di James Tobin che abbiamo imparato a conoscere come Tobin Tax, che dovrebbe essere una tassa molto bassa, nell'ordine dei millesimi o anche meno, quindi non tale da scoraggiare gli scambi, ma da applicare a tutte le transazioni su tutti i mercati. Difficile ma non impossibile. Varrebbe anch'essa molti miliardi. L'Europa sta ragionando anche su questo e sarebbe opportuno che lo facesse seriamente e in fretta. Perché in ballo ci sono tre cose fondamentali: la prima è il nostro modello di vita, che non è messo in crisi solo dai sanguinari dell'Isis, ma anche dall'equilibrio dei conti pubblici e dall'assenza di risorse per lo sviluppo. La seconda è la legittimazione dei sistemi fiscali, che si basa sull'equilibrio e la misura del prelievo. La terza è la forza stessa della democrazia, che si misura sulla capacità di chi ci rappresenta di trovare un equilibrio tra interessi diversi ai fini dell'interesse generale. Se vince sempre l'interesse dei più forti la democrazia tanto solida non è. (…). Conclude bene Marco Panara. È un fatto di democrazia, ma di democrazia sostanziale ove si proceda ad un riequilibrio nella disponibilità della ricchezza attraverso lo strumento della tassazione. Ma qui stiamo a scoprire la cosiddetta “acqua calda”. Ovvero che la politica, nella sua visione strabica, pare abbia accettato lo “status quo” come condizione immodificabile, come un “destino” per il quale quell’1% non ha da rendere conto alcuno delle proprie ricchezze, per come esse si siano create ed attraverso quali artifizi quelle stesse continuino ad aumentare a scapito di una umanità sempre più defraudata e deprivata financo del sostentamento necessario alla sopravvivenza. Ha scritto Michele Serra in una Sua corrispondenza sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 22 di gennaio ultimo: (…). È stato scritto mille volte:nell’evo del capitale finanziario non è più il lavoro che dà denaro, è il denaro che dà denaro, e questa è la fondamentale ragione della crescente forbice tra pochi ricchi e molti poveri (o comunque non benestanti) e della scomparsa del ceto medio. Credo che la politica vera, quella che muta equilibri e cambia il mondo, ricomincerà ad esistere solo quando troverà il bandolo di questa spaventosa sperequazione tra finanza e lavoro, ovvero tra mondo della speculazione e mondo della produzione. L’altro grande tema (…) è quello della qualità del lavoro. Sembrerebbe un tema novecentesco, da Tempi moderni di Chaplin, da catena di montaggio: (…). …in molte fabbriche e in molti call-center il lavoro continua a essere un frustrante assoggettamento a ritmi e scopi che non appartengono al lavoratore. (…). …da questo punto di vista, a dispetto delle tante chiacchiere sulla rivoluzione tecnologica, siamo in pieno novecento. Solo che non se ne parla più, la gratificazione non solo economica ma anche culturale che il lavoro dovrebbe e potrebbe portare alle persone è un tema desueto, vecchio,e anche questo è un segno della sconfitta storica della politica, e della sinistra in particolare. (…). Ma quella “sinistra” che ha condotto il mondo occidentale fuori dalle condizioni degradanti e disumane che sono state magistralmente descritte anche dalla letteratura più avvertita del secolo diciannovesimo, quella “sinistra”, dicevo, non esiste più, è come se essa avesse perso quell’animo, quello sguardo sempre attento ai più bisognevoli ed ai più poveri, come se avesse smarrito quella sensibilità che ne ha fatto unica forza motrice per l’affrancamento dallo sfruttamento e l’avanzamento verso un tenore di vita dignitoso di milioni e milioni di esseri umani.

1 commento:

  1. Insomma, ci vogliono convincere che l' umanità continua a progredire ma il dominio della finanza, potremmo anche dire di Mammona uccide la politica e non solo. Uccide i valori etici e l'umanità regredisce. Ci crogioliamo nel consumisno e non ci accorgiamo di precipitare in una nuova barbarie:la spaventosa disuguaglianza sociale. Un quinto dell' umanità consuma l'80% delle risorse della Terra e ai quattro quinti resta il 20% Ogni anno 40 milioni di morti per fame. Un saluto affettuoso. Franca

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