"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

lunedì 25 ottobre 2021

Lamemoriadeigiornipassati. 19 «L’ascesa berlusconiana è malaffare: corrompe, falsifica, plagia, froda; l’impunità della quale gode, fa scuola».

 

Una “memoriadeigiornipassati” affidata alla scrittura unica, straordinaria, erudita dell’indimenticato Franco Cordero – “Il berlusconismo visto dalla luna” - pubblicata sul quotidiano “la Repubblica” del 3 di settembre dell’anno 2015, nella quale, tra i tanti fatti e misfatti, figuranti e prestidigitatori che la politica del bel paese ci ha maldestramente donato, spunta quel tale venuto da Rignano sull’Arno. Come siam visti dalla Luna? Un pezzo – non rimosso ancora - della “storiaccia” del bel paese: “GAFFE”, vocabolo nautico, è l’asta munita d’un ferro a uncino per l’accosto; nonché l’atto inopportuno; e Matteo Renzi, è gaffeur nei due sensi. Tale l’abbiamo visto in varie occasioni, da quando saltava sul palco allontanando un dolente predecessore; «togliti, mi metto io». Nel Nazareno, santuario Pd (febbraio2014), dichiara «piena sintonia» con Silvio Berlusconi. Così prende le parti d’un avventuriero la cui stella vola bassa (cortigiani di lungo corso cambiano cautamente divisa): stupore in platea; ma che la peripezia del sindaco fiorentino non finisca qui, è segno d’uno stato morboso nell’organismo politico. Il Colle soffiava lo sciagurato vento delle “larghe intese”. Dalla fine secolo oligarchi della pseudosinistra baciavano la pantofola berlusconiana, dando a intendere che fosse Realpolitik. Era egemone, pifferaio ricco da scoppiare, e lo rimane quando va al governo il centrosinistra: ex comunisti garantiscono intangibili i fondamenti del conflitto d’interesse; manovre camerali lo riqualificano aprendogli la via d’una doppia rivincita. Fosse meno malaccorto, con rudimenti d’ ars gubernardi, in mano sua saremmo una monarchia caraibica. Siamo quasi salvi perché gli mancano le abilità dei maiali nell’Animal Farm. Qui filtra il significato etimologico del bisillabo “gaffe”, l’uncino. L’ingordo rampante s’è impadronito del Pd: era la prima mossa e non basta; cercando sostegni meno malsicuri (mancava poco che un redivivo strappasse il premio a Montecitorio), s’è visto erede naturale dell’ormai ottuagenario; e agisce quale futuro autocrate d’un partito “nazionale” (l’aggettivo figurava nelle sigle fascista e nazista). La scandalosa «piena sintonia» era gesto rassicurante verso i “moderati”: «non vengo da sinistra»; e che l’idea abbia radici profonde, lo dicono Rimini e Pesaro. Comunione e Liberazione non regala favori. Erano applausi sviscerati. Re Lanterna ha un Delfino. Esistono gaffe perdonabili, anche se gravi ad litteram, quando l’atto o l’emissione verbale siano accidenti del comportamento. Non pare il nostro caso. Nel predetto meeting (26 agosto) lo strenuo parlatore condanna vent’anni della storia d’Italia, presupponendo che Berlusco Magnus fosse uno statista con le carte in regola, e chi lo nega disseminasse peste giacobina. Forse viveva sulla luna ignorando conflitto d’interessi, illegalismo sfrenato, abuso dello strumento legislativo: quindi non sa come l’Olonese abbia dissestato la macchina penale instaurando aree d’impunità; con che toupet tentasse tre volte d’arrogarsi l’immunità mediante leggi invalide; e quanto una devastante criminofilia incidesse nelle sventure economiche d’Italia. L’aveva portata a due dita dalla bancarotta. O sa l’accaduto e lo ritiene fisiologico, quasi fosse prassi politica svenare un Paese istupidendolo: l’inquinamento sapeva d’epidemia cinquecentesca (morbo gallico o ispanico); se è così, l’indifferenza indica vuoto morale. L’ascesa berlusconiana è malaffare: corrompe, falsifica, plagia, froda; l’impunità della quale gode, fa scuola; ancora qualche anno e lo scenario sarebbe molto triste. Matteo Renzi non ha gli spiriti animali del caimano, né issa bandiera nera, ma la successione a Re Lanterna presuppone delle affinità. Una è l’impulso a esibirsi. Stavolta svelava un disegno: battere cento teatri con musiche, film, scene dal vivo, raccontando mirabilia governativi; e sarebbe visione allucinatoria mussoliniana; l’animavano divise, sfilate, armi finte, parole ipnotiche (una molto spesa era “impero”). L’inconveniente delle fantasmagorie è che non resistano al vaglio empirico. Ad esempio, nessuno può abolire l’imposta sulla casa dall’anno 2016, lasciando intatti i quadri della spesa e l’enorme debito pubblico, quando la crescita resta un desiderio. Il ministro competente, sgomento, domanda sotto voce dove scovare i soldi.

domenica 24 ottobre 2021

Paginedaleggere. 59 «Amore appartiene all’enigma e l’enigma alla follia che abita l’altra parte di noi stessi».

 

Ha scritto Umberto Galimberti in “Non c’è alcuna sicurezza nelle cose d’amore”, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 2 di ottobre ultimo: (…). Che cos’è una vita a due? Una combinazione di forze per sopperire alla propria debolezza, un’opportunità per possedere una casa propria, una modalità socialmente accettata per allontanarsi dai propri genitori, una fuga dalla solitudine, un sacrificio dettato dalla compassione, un effetto indotto dalla fascinazione o dall’ammirazione, un aiuto reciproco fondato sul denaro, un’ascesa sociale garantita dal prestigio di un nome, un estremo rimedio contro l’insonnia e contro la dispepsia, un’autorizzazione a procreare, un sedativo contro l’eccesso passionale, una via d’accesso all’adulterio, un’anticamera alla separazione, un patto di cameratismo, un espediente per sentirsi normali, un modo per non destare sospetti e curiosità, una casa di riposo per la vecchiaia, una casa di piacere, una camera di tortura? (…). Una volta individuato l’obiettivo con un po’ di buona volontà si ha un buon margine di sicurezza. Se però non (ci) si dà alcun obiettivo, allora può venir(e) in soccorso un altro psicoanalista, Stephen Mitchell che, in “L’amore può durare?”, (…) invita a chiedersi: “Se io ti do il mio amore, che cosa ti sto dando di preciso? Il mio desiderio, la mia passione, la mia immaginazione, la mia idealizzazione, l’angoscia della mia solitudine, la mia voglia di emancipazione? Chi è l’Io che sta facendo questa offerta? E chi, per inciso, sei tu?”. La domanda è retorica. Segna piuttosto un ribaltamento radicale circa il modo di considerare l’amore, quasi sempre pensato, (…), come qualcosa in possesso dell’Io, qualcosa di cui l’Io può disporre. Per questo nessuno crede fino in fondo all’altro quando dice: “Io ti amo”. Amore non è una faccenda dell’Io. L’ultimo a ricordarcelo, in ordine di tempo, è stato Freud quando ha detto che “L’Io non è padrone in casa propria”, perché inconsce sono le forze che determinano quelle che l’Io considera sue scelte. Ma prima di Freud a cogliere nell’amore ciò che viola l’integrità dell’Io è stato Platone che nel Simposio (192 c-d) scrive: “Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. È allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio”. Amore appartiene all’enigma e l’enigma alla follia che abita l’altra parte di noi stessi, e a cui si può accedere non con le parole ordinate dalla razionalità dell’Io, ma con il collasso dell’Io, che non oppone più resistenza all’irruzione di quel passaggio trasfigurante la sua abituale dimora che è il passaggio di Amore. Per questo Platone parla di “follia d’amore come della più eccelsa, la più divina” (Fedro 265 b). È chiaro che la follia non rassicura, per questo non si fa l’amore con tutti, ma solo con colui o colei che ha intercettato la nostra follia che ci affascina e ci attrae, dal momento che la follia è la fonte di ogni nostra espressione creativa. E come Virgilio accompagna Dante nella sua discesa nell’oltre-mondo, così, accompagnati da chi ci ama e noi amiamo, possiamo scendere nel sottofondo della nostra anima per conoscere la nostra follia, ed essere a un tempo “rassicurati” di poter riemergere senza essere travolti e da essa trattenuti.   Tratto da “Ti ha lasciata? Ricomincia da te” di Umberto Galimberti pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” di sabato 24 di ottobre dell’anno 2015:

sabato 23 ottobre 2021

Lamemoriadeigiornipassati. 18 «Provvedano le Parche, se hanno a cuore le sorti d’Italia».

Ha scritto oggi – sabato 23 di ottobre 2021 - Michele Serra in “Un vecchio incubo”, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica”, dopo che il signore di Arcore, condannato in via definitiva per frode fiscale ai danni del popolo italiano, è stato acclamato quale candidato al Quirinale da quelli del cosiddetto centro-destra: Accecato dalla vanità, forse Berlusconi crede veramente di poter diventare presidente (dunque garante, padre, denominatore comune) di un paese che proprio lui, divisivo come nessun altro tranne Mussolini, spaccò in due metà inconciliabili, perché alla contrapposizione ideologica aggiunse una specie di frattura antropologica.