"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 12 novembre 2020

Leggereperché. 46 «Dio non so, ma la fede esiste: è necessità di protezione e di dare un senso ultimo alle cose».

 

A lato. "A pesca" (2020), penna ed acquerello di Anna Fiore.

Tratto da “Credere e militare” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 12 di novembre dell’anno 2016: Dio non so, ma la fede esiste: è necessità di protezione e di dare un senso ultimo alle cose. (…). …, io non sono né ateo, né credente e neppure agnostico, perché queste categorie appartengono a chi già crede in Dio e ha bisogno di inquadrare il prossimo a partire dalla sua fede. E poi, quando l'ha ben catalogato, imposta la sua conversazione a partire dalla collocazione in cui ha inserito il suo interlocutore.

martedì 10 novembre 2020

Virusememorie. 47 Parigi. «Due secoli dopo, la città svuotata dal virus lascia spazio a nobili fantasmi».

 

Avete visto “Midnight in Paris” (2011), commedia premio “Oscar” (2012) per la sceneggiatura diretta da Woody Allen? Alla visione del film rimanda, con un suo imprevedibile automatismo, la lettura di “Gli artisti rivivono nella Parigi deserta” pubblicato sul settimanale “L’Espresso” dell’8 di novembre ultimo a firma di Bernardo Valli.

lunedì 9 novembre 2020

Storiedallitalia. 88 «L’indignazione dura il tempo della fiammella di un cerino. La smemoratezza è un effetto collaterale del nostro essere misirizzi».

 

Tratto da “Scaricabarile, teoria e prassi. Gli italiani, perfetti misirizzi”, intervista di Antonello Caporale all’antropologo Marino Niola pubblicata su “il Fatto Quotidiano” di oggi 9 di novembre 2020: Teoria e pratica dello scaricabarile. “È una forma profonda del nostro carattere. Noi siamo un popolo di misirizzi, il balocco che bascula, oscilla ma non cade perché ci troviamo sempre dall’altra parte della colpa. Lo scaricabarile è la nostra quintessenza, la radice, il genoma”.

Lei, professor Niola, ha scritto che l’italiano è il popolo della terza persona. “È sempre l’altro a dover fare, spiegare, e la responsabilità è sempre del precedente governo, e poi ancora di quello prima, e poi prima e prima ancora. Un modo perfetto per disconoscere, dimenticare, nascondersi, basculare dentro la nuvola dell’indeterminatezza. Il misirizzi perfetto”.

Esiste una secrezione naturale delle responsabilità. La nostra società e la nostra burocrazia è costruita in modo che a nessuno venga mai in mente di associare il volto a un impegno, men che mai a una disfatta. “Esistono collettori prodigiosi di responsabilità. Se qualcosa va storto c’è sempre un presidio, naturalmente impersonale, che ha ostruito la nostra volontà. Una soprintendenza, o il sindacato, o i vigili urbani. Qualcuno – se non al di sopra – sicuramente al di fuori di noi. Lo scaricabarile diviene il passaggio essenziale per sopravvivere e continuare a patteggiare con la realtà”.