"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 10 gennaio 2020

Ifattinprima. 31 «Quel che resta, al netto delle mazzette, di Craxi».


“Al netto” – per usare la felice e molto azzeccata espressione di Marco Travaglio, poiché il “netto” di “lor signori” (altra storica, “melloniana” espressione) puzza sempre di sterco - “al netto”  dicevo di tutte le considerazioni possibili, quel “tipo” risulta essere a tutt’oggi un condannato definitivo dai Tribunali della Repubblica italiana. Altri giri di parole non consentono divagazioni alcune – peccato per il regista Gianni Amelio, stimato finché lo si vuole, mio pre-silano corregionale – né tantomeno insperabili – in un Paese che non sia affetto dal complesso della “redenzione” a tutti i costi anche degli umani condannati in via definitiva – mire salvifiche (politicamente scorrette, pedagogicamente sbagliate, poiché avvalorano le tesi diffusissime che “lor signori” la sfangano – da sfangare/sfan·gà·re/transitivo, nel significato arcaico di “pulire dal fango” per l’appunto - sempre) di una tristissima memoria della quale quella condanna definitiva ci fornisce la misura – “ad abundantiam” - e la perniciosa per l’intero Paese sua natura e sostanza. Tratto da “Riposi in pace, amen” di Marco Travaglio, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 9 di gennaio 2020:

giovedì 9 gennaio 2020

Letturedeigiornipassati. 81 «Viviamo in una “gabbia d'acciaio”».


Ha scritto la carissima amica Agnese A. – che ringrazio per la cortese Sua attenzione – a commento del post del 7 di gennaio ultimo: (…). …viviamo ormai in un mondo dove la tecnologia è come se incatenasse le persone, privandole spesso, anche di quelle caratteristiche irrinunciabili, in quanto più autenticamente umane, che dovrebbero contraddistinguerle. L'amore è l'unica ancora di salvezza per "una società mercificata". (…). L'amore nasce dalla parte irrazionale di noi stessi ed è capace di farci rivivere il mondo delle emozioni, sempre più disertato, per fare spazio alla società della tecnologia. Platone nel Simposio considera l'amore una forza che permette di trascendere la condizione umana e tendere verso l'assoluto. Quella dell'amore è un'esperienza che consente di superare i limiti umani esistenziali e conoscitivi. L'amore è capace di togliere l'io dal centro della sua "egoità ". Per questo Platone erge "Amore" a simbolo della condizione dell'uomo mai in possesso di sé e quindi sempre alla ricerca incessante di pienezza. Il vero amore è come la stella polare nelle tempeste della vita. Se è leale, sicuro, sincero è il più gratificante degli impegni. Dovremmo imparare ad amare e rispettare gli altri, per vivere in un mondo migliore. E dal ricchissimo “spicilegio” di Umberto Galimberti traggo oggi “L'amore liquido in un mondo duro come il cemento”, pubblicato sul settimanale “D” del 9 di gennaio dell’anno 2016, un’altra “spiga d’oro” che non sfuggirà alla cortese attenzione dell’amica carissima: L'arte è l'unica risposta alla mancanza di uno scopo? No, non penso che basti "seguire le Muse". E neppure rassegnarsi alla rinuncia a ogni responsabilità. (…), io con Zygmunt Bauman non sono molto d'accordo, perché la società odierna a me non pare assolutamente "liquida". Anzi, (…) mi sembra terribilmente "cementata". Se Bauman giustifica la sua tesi facendo riferimento alla perdita di valori e dei punti di riferimento tradizionalmente ritenuti sicuri, allora diciamo che queste cose le aveva anticipate Nietzsche un secolo e mezzo fa, là dove parla di nichilismo, da lui così definito: «Manca lo scopo, manca la risposta al perché? Tutti i valori si svalutano». E prima di lui Hölderlin, là dove scrive: «Che più non son gli dèi fuggiti e ancor non sono i venienti». E dopo di lui Heidegger, che parla del nostro tempo come del «tempo della povertà estrema (dürftige Zeit)». Ma siccome nessuno più legge i libri dei i filosofi e c'è addirittura l'intenzione di togliere la filosofia dalle scuole superiori, basta inventare l'aggettivo "liquido" per far passare come nuova un'indagine sociologica che da tempo, chi frequenta gli autori sopra citati, già sa descritto con molta maggior chiarezza e perspicacia. Che i valori si svalutino non è un problema, perché appartiene al ritmo della storia. Altrimenti saremmo ancora all'età dei Babilonesi.

mercoledì 8 gennaio 2020

Letturedeigiornipassati. 80 «La rivoluzione documediale ha reso marginale il denaro».


Tratto da “Cari compagni il capitalismo è fatto di byte” di Maurizio Ferraris, pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” dell’8 di gennaio dell’anno 2019: (…). Nel mondo sociale sta (…) sorgendo un nuovo macro-oggetto, quasi un nuovo mondo, che potenzialmente conterrà tutti gli altri. Si tratta del capitale documediale, un nuovo capitale più ricco di quello finanziario, e che avrà un impatto senza precedenti sulla creazione del valore, sui rapporti sociali e sull’organizzazione della vita delle persone. Sebbene ancora oggi più di un essere umano su due non possieda un cellulare, è significativo osservare che il numero di dispositivi connessi è pari a 23 miliardi: più di tre volte la popolazione mondiale.