Da “Perché
il consumismo spiega tutto del nostro tempo” di Giorgio Bocca, sul settimanale
“il Venerdì di Repubblica” del 21 di dicembre dell’anno 2010: L’ideologia
dominante del tempo in cui viviamo non è socialista o liberista, ma consumista,
vale a dire un’abbondanza che ricopre e nasconde tutto, per il comodo dei
ricchi e la rassegnazione dei poveri. In che consiste? Nel non dar tregua ai
viventi, nel riempire ogni spazio ancora lasciato al pensiero critico. Come una
nevicata di marzo con fiocchi larghi e pesanti che rende il monto tutto uguale.
Ogni giorno, su tutti i media dell’universo, fotografie e biografie, opere e nome
di uno scrittore sconosciuto che ha venduto un milione di copie del suo ultimo
libro negli Stati Uniti e in altri mercati non controllabili, e che sia vero
non importa, basta che la gente lo creda. E tutti si sentano come un Jack
London che scrive il suo capolavoro in una notte al lume di candela, destinato
all’immortalità. La fortuna è per tutti a ogni angolo di strada. C’è il regista
che sta girando il film della sua vita e dall’archivio è già salita in
redazione la sua biografia, nota a tutti , scritta si direbbe da sempre, e lui
è vezzeggiato da tutti i giornali. Per quanto tempo? Uno o due giorni di
copertine e di interviste, e poi via nell’abbondanza che ricopre ogni cosa come una nevicata di marzo. Il
sociologo De Rita ha detto una verità che spiega tutto o quasi del nostro
tempo: viviamo nell’abbondanza, i consumi sono in crisi perché non ci manca
nulla, i poveri davvero poveri, quelli che non hanno i soldi per acquistare ai
saldi, sono una minoranza, una grande minoranza, ma che non ha più diritto di
apparire, di contare nella società. Il consumismo ossessivo è la forma attuale
della conservazione sociale del denaro e dei privilegi. Nell’era
dell’abbondanza alla gente non basta il necessario, vuole o sogna
l’eccezionale, il lussuoso, lo strano. Guardate le riviste di moda. Nei tempi
della modestia pubblicavano i modelli per la gente povera, i cappellini, le
camicette disegnate da modiste di provincia, da copiare con la macchina da
cucire comprata a rate. Adesso, nel tempo del consumismo divorante, ci sono le
sfilate dei sarti famosi con i modelli non solo per i ricchi, ma per i
ricchissimi, da sogno per la stessa moda, pellicce e ornamenti da nababbi che
pochi naturalmente compreranno o indosseranno, ma che molti ormai desiderano. E
non si desiderano solo gli abiti, anche i modelli e le modelle: efebi e dee che
vivono solo nelle fantasie che la gente
ha della ricchezza. Ma non scherziamo sul consumismo ossessivo: è oggi la forma
più sicura di investimento. I bisogni normali sono limitati al mangiare,
dormire, avere un tetto. Ma i bisogni immaginari sono infiniti, e cadono su di
noi come una nevicata di marzo con i fiocchi larghi che coprono tutto.
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
giovedì 4 giugno 2015
Oltrelenews. 44 “Rimettianoiinostridebiti”.
Da “Perché
il consumismo spiega tutto del nostro tempo” di Giorgio Bocca, sul settimanale
“il Venerdì di Repubblica” del 21 di dicembre dell’anno 2010: L’ideologia
dominante del tempo in cui viviamo non è socialista o liberista, ma consumista,
vale a dire un’abbondanza che ricopre e nasconde tutto, per il comodo dei
ricchi e la rassegnazione dei poveri. In che consiste? Nel non dar tregua ai
viventi, nel riempire ogni spazio ancora lasciato al pensiero critico. Come una
nevicata di marzo con fiocchi larghi e pesanti che rende il monto tutto uguale.
Ogni giorno, su tutti i media dell’universo, fotografie e biografie, opere e nome
di uno scrittore sconosciuto che ha venduto un milione di copie del suo ultimo
libro negli Stati Uniti e in altri mercati non controllabili, e che sia vero
non importa, basta che la gente lo creda. E tutti si sentano come un Jack
London che scrive il suo capolavoro in una notte al lume di candela, destinato
all’immortalità. La fortuna è per tutti a ogni angolo di strada. C’è il regista
che sta girando il film della sua vita e dall’archivio è già salita in
redazione la sua biografia, nota a tutti , scritta si direbbe da sempre, e lui
è vezzeggiato da tutti i giornali. Per quanto tempo? Uno o due giorni di
copertine e di interviste, e poi via nell’abbondanza che ricopre ogni cosa come una nevicata di marzo. Il
sociologo De Rita ha detto una verità che spiega tutto o quasi del nostro
tempo: viviamo nell’abbondanza, i consumi sono in crisi perché non ci manca
nulla, i poveri davvero poveri, quelli che non hanno i soldi per acquistare ai
saldi, sono una minoranza, una grande minoranza, ma che non ha più diritto di
apparire, di contare nella società. Il consumismo ossessivo è la forma attuale
della conservazione sociale del denaro e dei privilegi. Nell’era
dell’abbondanza alla gente non basta il necessario, vuole o sogna
l’eccezionale, il lussuoso, lo strano. Guardate le riviste di moda. Nei tempi
della modestia pubblicavano i modelli per la gente povera, i cappellini, le
camicette disegnate da modiste di provincia, da copiare con la macchina da
cucire comprata a rate. Adesso, nel tempo del consumismo divorante, ci sono le
sfilate dei sarti famosi con i modelli non solo per i ricchi, ma per i
ricchissimi, da sogno per la stessa moda, pellicce e ornamenti da nababbi che
pochi naturalmente compreranno o indosseranno, ma che molti ormai desiderano. E
non si desiderano solo gli abiti, anche i modelli e le modelle: efebi e dee che
vivono solo nelle fantasie che la gente
ha della ricchezza. Ma non scherziamo sul consumismo ossessivo: è oggi la forma
più sicura di investimento. I bisogni normali sono limitati al mangiare,
dormire, avere un tetto. Ma i bisogni immaginari sono infiniti, e cadono su di
noi come una nevicata di marzo con i fiocchi larghi che coprono tutto.
mercoledì 3 giugno 2015
Oltrelenews. 43 “Ripresa-ripresina”.
Da "La
ripresa c'è ma è troppo debole, a trainarla finora è solo l'export" di
Eugenio Occorsio, intervista alla economista Lucrezia Reichlin - della London
Business School – pubblicata sul quotidiano la Repubblica del 28 di febbraio
2015: "Il dato dell'Istat, e il moderato ottimismo che ha generato, non
mi stupiscono perché è quasi fisiologico che un'economia si riprenda dopo una
recessione. I segnali positivi sono cominciati ad arrivare da ottobre ma, dato
il ritardo con cui i dati sono stati pubblicati, si può stimare che l'economia
abbia ricominciato a marciare fin da settembre". (…). Certo, è una
"ripresina", ma per noi che eravamo abituati al segno negativo... È
solo una questione di cicli? "Con la mia società di ricerca Now casting
economics che analizza i dati in tempo reale, stimiamo anche cifre più alte,
+0,16%, una previsione più ottimistica di quella della Commissione europea. Non
scordiamoci però che la ripresa dell'Italia è più anemica di quella della
Spagna, della Francia e della Germania. In senso relativo non andiamo bene. E
questo è particolarmente preoccupante perché noi siamo il paese che, dopo la
Grecia, ha avuto la maggiore perdita di Pil (e produzione industriale) dalla
crisi del 2008". (…). Renzi naturalmente si attribuisce buona parte del
merito. È riuscito a iniettare almeno un po' di fiducia, di dinamismo? "Renzi
ha tanti meriti e sicuramente l'ottimismo aiuta in economia. A mente fredda,
però, non direi che si possa facilmente identificare un nesso tra le sue
politiche e la ripresa. La ripresa italiana è correlata a quelle delle altre
economie europee. E' in parte anche da attribuire alla ripresa Usa, molto
robusta, e alle politiche della Bce che hanno agito su tasso di cambio e costo
del credito, e ancora al ribasso del prezzo del petrolio e a una minore
incertezza sulla crisi europea". Quando andrà a regime il Jobs Act ci
saranno risultati visibili in termini di occupazione? "Speriamo! Non
scordiamoci però che per gli investitori i fattori chiave sono burocrazia,
corruzione e sistema giudiziario. Bisogna andare avanti su tutti i
fronti". (…). Quali saranno gli effetti positivi del QE e qual è la
possibilità di un vero trasferimento all'economia reale con l'uscita dalla
deflazione? "L'effetto del QE in qualche modo c'è già stato. Nel momento
stesso in cui una politica del genere è annunciata e quindi attesa, si riflette
subito su tasso d'interesse e tasso di cambio. Ne stiamo già beneficiando. Ma
uscire dalla deflazione non sarà facile. Il mercato del lavoro è ancora molto
debole, gli investimenti e la crescita della produttività molto bassi. Una
crescita trimestrale di 0,16% che fa sperare un tasso per il 2015 intorno
all'1% non è del tutto confortante". martedì 2 giugno 2015
Capitalismoedemocrazia. 53 “Lupi a Wall Street”.
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