"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 15 marzo 2014

Storiedallitalia. 43 “Nel paese chiamato Italia”.



Prima di continuare a leggere siete invitati a fissare con attenzione la tabella posta a lato. Ne emerge un dato sconcertante: nel bel paese – bello poi per chi? – i detenuti per reati fiscali sono solamente 156, ovvero lo 0,4 per cento degli ospitati nelle patrie galere. È per questo motivo che il prossimo incontro del nostro funambolico primo ministro comincia proprio sotto una cattiva stella. Sembra che le congiunzioni astrali abbiano tramato a bella posta contro il globetrotter della politica de’ noantri. Cosa oserà dire alla Cancelliera di ferro per convincerla della nostre buone intenzioni? Twitterà anche in questa occasione? Lo escludo. La dama non glielo consentirà. È che il destino cinico e baro gli ha tirato uno scherzetto niente male. Nel teutonico paese un personaggio calcisticamente straordinario decide di farsi la galera non tentando neppure un ricorso in appello contro una sentenza – di primo grado solamente – dei giudici di quel paese che lo hanno condannato per frode fiscale. In un altro paese che non è teutonico un condannato definitivo per frode fiscale deride i giudici e minaccia di presentarsi alle prossime elezioni europee fregandosene della condanna che gli è stata irrogata. Quale dei due paesi possiede autorevolezza e credibilità maggiore? Per non dire che è quel paese – il non teutonico - che detiene la straordinaria percentuale riportata nella tabella di cui sopra. Che non è l’unica vergogna. È il paese che detiene tutti i primati negativi che si possano pensare: corruzione dilagante nella sua pubblica amministrazione; corruzione dilagante nella sua “casta” della politica; l’intero suo territorio occupato “manu militari” dalla delinquenza divenuta potenza finanziaria planetaria; ruberie negli appalti determinando costi esorbitanti per la qualsivoglia opera pubblica; concorsi truccati nella pubblica amministrazione onde prevale sempre colui il quale può contare sulla “famiglia”. Quale credibilità potrà offrire il funambolico primo ministro di quel paese alla teutonica dama? Il confronto è impari. Quello straordinario twittatore parte di già battuto. Ha scritto sul quotidiano la Repubblica di oggi lo scrittore tedesco Peter Schneider – “L’altra faccia dell’eroe del calcio” -: Hoeness non era un cinico, quando nei talk-show attaccava il capitalismo neoliberale privo di scrupoli: era ed è una personalità sdoppiata, un po’ Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Non mi stupirebbe se adesso, quando avrà molto tempo, lancerà — magari scrivendo un libro — un j’accuse contro il sistema del denaro che ha sedotto lui stesso, lui che provava sempre empatia per i poveri, gli sfortunati, e coesisteva con l’altro Hoeness che giocava d’azzardo con fondi neri in Svizzera. Evadeva, ma conservava un cuore per i poveri. (…). Quanto è diverso questo self-made man Uli Hoeness da un Berlusconi che si dichiara sempre innocente e insulta i giudici come una banda di comunisti. No: Hoeness si pone di fronte alle sue responsabilità, si piega a un sistema che accetta il potere della giustizia, in modo sconosciuto in Italia ma anche altrove. Hoeness che chiede di andare in prigione è un cittadino della Germania dove molti ministri si sono dimessi “soltanto” perché accusati di aver copiato le tesi di dottorato. Quanti politici, secondo criteri del genere, dovrebbero sparire dai Parlamenti di altri paesi? È un esempio di accettazione del potere giudiziario, che in Italia e altrove sarebbe auspicabile. Da noi vige un consenso civico costitutivo: la maggioranza dei cittadini pensa che sia giusto pagare le tasse, anche perché lo Stato ti rende qualcosa. È terribile quando viene meno la fiducia nello Stato e pensi che chi ti tassa ti deruba. (…). Il consenso civico ha piegato anche Hoeness. (…). Sono parole sopra le righe? Sono parole supponenti? Sono parole di tracotanza teutonica? È che noi come paese non siamo nelle condizioni di affrontare confronti con il resto del mondo. Aggiungo altro in tema. Rientravo a casa ascoltando l’autoradio. Ricordo benissimo che avevo sintonizzato la radio sulle frequenze di “Radio 24”, l’autorevole (sic!) radio del quotidiano “Il Sole 24 Ore”. E così venivo a sapere della condanna di Uli Hoeness. Ma la cosa sorprendente è stata che il cronista radiofonico, prima di dare la notizia, ha commentato – riporto a memoria -: “Ora, una notizia che farà discutere”. Come se la Germania fosse il paese del “sole mio”, degli spaghetti e dei mandolini. Spero che quel cronista sia arrossito alla notizia della decisone di Uli Hoeness di scontare la pena inflittagli. A conforto della unicità planetaria del bel paese, ben rappresentata nella tabella che vi invito a riguardare prima di passare oltre, mi corre l’obbligo di segnalarvi quanto ha scritto, sempre oggi ma su “il Fatto Quotidiano”  Paolo Ziliani – “Qui calcio italiano Hoeness chi?” -: Nel paese chiamato Italia c’è un presidente, Cellino del Cagliari, che da settimane piange e strepita e urla al cielo il suo dolore: è pronto ad acquistare il 75% del club inglese del Leeds United ma la Football League, che deve valutarne il profilo morale, sembra orientata a lasciarlo fuori dalla porta. In Inghilterra chi ha subìto condanne per reati sportivi o reati contro la pubblica amministrazione non può detenere più del 30% delle azioni di un club: e Cellino in questo senso non è messo benissimo. Nel suo personalissimo palmares ci sono infatti una tentata truffa ai danni dell’Ue per un acquisto taroccato di scorte di grano (14 mesi patteggiati); una condanna a 1 anno e 3 mesi per falso in bilancio per irregolarità nell’acquisto del Cagliari; 120 giorni trascorsi in carcere, la primavera scorsa, per peculato e falso ideologico nell’inchiesta sui lavori di ristrutturazione dello stadio Is Arenas; e martedì prossimo, tanto per non farsi mancare niente, sarà giudicato per il mancato pagamento Iva (400 mila euro) di una barca acquistata negli Usa: il pm ha chiesto 1 milione di multa e la confisca del bene. “Mi stanno umiliando”, piange Cellino. La Football League vorrebbe evitare invece che ad essere umiliato fosse il calcio inglese. Con Cellino a capo del Leeds. Nel paese chiamato Italia c’è un presidente, Preziosi del Genoa, che ai tempi del Como Calcio, da lui portato al fallimento, finì agli arresti domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta (16 milioni) e falso in bilancio. Preziosi incominciò a cedere i giocatori più importanti senza mettere i ricavi a bilancio, depauperando il patrimonio del club e danneggiando erario e creditori. Grazie al “pacchetto sicurezza” del ministro Alfano, patteggiò 23 mesi di reclusione, pena subito indultata. La giustizia sportiva gli inflisse 5 anni di squalifica con proposta di radiazione, ma lui – che intanto aveva acquistato il Genoa – se ne fece un baffo: e da vero “borderline” del pallone mise in scena il leggendario tarocco di Genoa-Venezia 3-2, la partita dei soldi nella ventiquattrore del direttore sportivo, con i rossoblù retrocessi dalla serie A alla C1 e la condanna di Preziosi anche in sede penale a 4 mesi (frode sportiva). Tornato con fatica in serie A, Preziosi rilasciò un’intervista in cui annunciava – trionfale – di aver ceduto a Moratti Milito e Motta. Peccato che essendo ancora sotto squalifica non potesse farlo: gli inflissero altri 6 mesi, che certo non gli fecero perdere il sonno. (…). La svista del cronista radiofonico di “Radio 24” non è affatto una svista; sarebbe un errore pensarlo. È che in Italia quei 156 finiti in galera per reati fiscali sono proprio i più fessi di tutti. Se lo sono meritato il carcere. Peggio per loro! Imparino!

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