Ha scritto Nadia Urbinati, come sempre pregevolemente,
sul quotidiano la Repubblica del 4 di novembre 2014 – “Chi aspira oggi a diventare operaio?” -: (…). La dimensione globale dei
mercati e la decadenza del valore sociale del lavoro stanno insieme e si
riflettono nella diaspora e trasformazione della sinistra. (…). È su
questo punto che i sedicenti uomini della cosiddetta sinistra del secolo
ventunesimo falliscono nella loro impresa; non riescono, poiché non possono,
arrestare quella “decadenza del valore sociale del lavoro” che è un connotato del
capitalismo non più manifatturiero ma dedito completamente alla speculazione finanziaria.
Dobbiamo partire in verità da lontano, da un’analisi che oggi potrebbe apparire
fuori tempo e che il “Moro di Treviri” elaborò nell’oramai
remoto 1844, in quegli scritti che oggigiorno sono riconosciuti come i “Manoscritti
economico-filosofici” di quel grande. "Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
giovedì 6 novembre 2014
Capitalismoedemocrazia. 52 “Chi aspira oggi a diventare operaio?”.
Ha scritto Nadia Urbinati, come sempre pregevolemente,
sul quotidiano la Repubblica del 4 di novembre 2014 – “Chi aspira oggi a diventare operaio?” -: (…). La dimensione globale dei
mercati e la decadenza del valore sociale del lavoro stanno insieme e si
riflettono nella diaspora e trasformazione della sinistra. (…). È su
questo punto che i sedicenti uomini della cosiddetta sinistra del secolo
ventunesimo falliscono nella loro impresa; non riescono, poiché non possono,
arrestare quella “decadenza del valore sociale del lavoro” che è un connotato del
capitalismo non più manifatturiero ma dedito completamente alla speculazione finanziaria.
Dobbiamo partire in verità da lontano, da un’analisi che oggi potrebbe apparire
fuori tempo e che il “Moro di Treviri” elaborò nell’oramai
remoto 1844, in quegli scritti che oggigiorno sono riconosciuti come i “Manoscritti
economico-filosofici” di quel grande. martedì 4 novembre 2014
Oltrelenews. 7 “Giustizia”.
Da “Non è
successo nulla” di Concita De Gregorio, sul quotidiano la Repubblica dell’1
di novembre 2014: Quello che rende la storia di Stefano Cucchi la storia di tutti è nelle
semplicissime parole di sua madre: c'era un giovane uomo di 31 anni e non c'è
più, era nelle mani dei custodi della Legge lo hanno ammazzato ma non è stato
nessuno dunque non è successo niente. Vada a casa signora, ci dispiace. Suo
figlio è morto mentre era nelle strutture dello Stato, una caserma poi
un'altra, una cella di sicurezza poi un'altra, un ospedale poi un altro. È
stato picchiato, è vero. Aveva le vertebre rotte gli occhi tumefatti: lo
sappiamo, le perizie lo confermano, non potremmo d'altra parte certo negarlo.
Le sue foto avete deciso un giorno di renderle pubbliche e da allora le vediamo
ogni volta, anche oggi qui, ingigantite, in tribunale. Un ragazzo picchiato a
morte. Ma chi sia stato, tra le decine e decine di carabinieri e agenti,
pubblici ufficiali e dirigenti, medici infermieri e portantini che in quei sei
giorni hanno disposto del suo corpo noi non lo sappiamo. Dalle carte non
risulta. Nessuno, diremmo. Anzi lo diciamo: nessuno. Dunque vada a casa, è
andata così. Dimentichi, si dia pace. (…). Quella che se non paghi una multa ti
pignorano casa, ed è giusto, se dimentichi una scadenza sei fuori dalle
graduatorie, ed è giusto, se commetti un'imprudenza o violi una norma sei
sottoposto a giudizio, ed è naturalmente giusto. Bisogna però essere
certissimi, ma proprio certissimi, che non esista un'omertà di Stato per cui se
è chi veste una divisa o ricopre un pubblico ufficio, a violare le norme,
nessuno saprà mai come sono andate le cose perché si coprono fra loro
nascondendo le carte e le colpe. (…). Disorienta e mina le fondamenta del
vivere in comunità, una sentenza così. Servirebbe un gesto forte e simbolico,
comprensibile a tutti. Ci sono giorni che chiamano all'appello l'umanità e
l'intelligenza di chi, sovrano, incarna le istituzioni. Questo è uno.
sabato 1 novembre 2014
Oltrelenews. 6 “Lavoro”.
«L’Italia è una
Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo,
che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»
Da “Jobs act”
di Giacomo Pisani, sulla rivista online “alfabeta2” del 15 di ottobre 2014: Ha
ancora senso, in Italia, parlare di lavoro? Col Jobs act renziano sembra
rimasto ben poco dell’impianto teorico su cui si è retto questo principio
fondamentale nella storia moderna, costruito a suon di lotte e conquiste, anche
a livello costituzionale. Il lavoro è il fattore peculiare di realizzazione
della persona, è la tensione essenziale che lo connette al mondo. È col lavoro
che l’uomo dà forma al mondo realizzandosi e progettandosi dentro la frizione
continua che le cose fuori di noi esercitano sulle nostre decisioni,
esponendoci ai processi sociali e alla storia. L’uomo fa la storia per mezzo
del lavoro, per questo le grandi rivoluzioni della modernità sono state
determinate dalla volontà di liberare il lavoro dal ricatto e dallo
sfruttamento.
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