"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 27 aprile 2012

Cosecosì. 14 E decrebbero felici e contenti.


 Grande non più d'un ovo di gallina vedendo il Bue bello e grasso e grosso, una Rana si gonfia a più non posso per non esser del Bue più piccina. << Guardami adesso, - esclama in aria tronfia, - son ben grossa? >>.  << Non basta, o vecchia amica >>. E la Rana si gonfia e gonfia e gonfia infin che scoppia come una vescica. Borghesi, ch'è più il fumo che l'arrosto, signori ambiziosi e senza testa, o gente a cui ripugna stare a posto, quante sono le rane come questa! Mi è venuto spesso di pensare a Jean de La Fontaine (1621-1695) ed alla Sua bella storiella che ha per protagonisti un “bue bello e grosso” ed una rana. E mi è venuto di pensare a quella bella storiella ogni qualvolta ho sentito e sento parlare della “crescita”. Sono tutti lì a riempirsi la bocca con la “crescita”. Come se fosse facile riavviare la “crescita”. Così, di punto in bianco, si dia il via alla “crescita”. Oplà! Poi, nessuno che spiegasse agli incolti come me come sia possibile riavviare la “crescita”. Riavviarla per farne cosa? è il punto fondamentale; crescere all’infinito come la rana della pedagogica storiella? Mi pare un azzardo, tenendo conto della instabilità propria del sistema Terra. Problemi ambientali e di risorse non più rinnovabili e quindi non più disponibili. La parola d’ordine è e rimane: ora si deve puntare alla “crescita”. Ovvero, la “crescita” al consumo. Mi sa che non se ne esce bene. Siamo gonfi come la rana di La Fontaine. Scoppieremo come quella rana ignara. Non ha senso, a mio parere, insistere su parole d’ordine che hanno fatto il loro tempo. Vogliamo che si cresca. Con quali risorse? Senza aumentare il debito pubblico assicurano i virtuosi reggitori della cosa pubblica. E come allora? Chi distribuirà la moneta affinché si riprenda a crescere? Quando si scopre che poi a milioni vivono con soli 500 euro al mese! Ed i più ricchi arrivano addirittura a mille euro al mese! Un fottìo da scialacquare. Chi dovrebbe consumare di più? E perché sempre di più? Si brancola nel buio. Più pesto. Siamo gonfi, gonfissimi, come la ranocchia della storia, gonfi di sprechi, di inutilità rese necessarie. La “crisi” dovrebbe farci riflettere; la “crisi” dovrebbe insegnarci qualcosa. Indurci ad un passo indietro; spingerci ad un passo diverso nello scialacquamento in atto da questa parte del pianeta. Non se ne esce proprio. Autorevolmente ne ha scritto Maurizio Pallante su “il Fatto Quotidiano” col titolo “E decrebbero felici e contenti”. Di seguito lo trascrivo in parte.

Sommando il debito pubblico ai debiti delle famiglie e delle imprese, in tutti i paesi industrializzati l’indebitamento complessivo supera il 200 per cento del prodotto interno lordo. Perché? (…). L’indebitamento complessivo dei paesi industrializzati, (…), è necessario per assorbire la produzione crescente di merci che altrimenti rimarrebbero invendute. In altre parole la crescita della domanda, che pure è stata costante, non è in grado di assorbire la crescita dell’offerta perché la concorrenza internazionale impone alle aziende di investire continuamente in innovazioni tecnologiche che accrescono la produttività, che consentono cioè di produrre quantità sempre maggiori di merci con un numero sempre minore di occupati. Ma se si riduce il numero degli occupati, si riduce il numero delle persone provviste di reddito, per cui la crescita del debito è diventata indispensabile per sostenere la domanda. Il meccanismo della crescita e l’incremento della competitività sono la causa della crisi in corso. Tutti i tentativi di rilanciare la crescita e di incrementare la produttività non solo non possono consentire di superare la crisi, ma se riuscissero, contribuirebbero ad aggravarla. Questa crisi, (…), non è una crisi congiunturale, ma una crisi di sistema che gli strumenti tradizionali della politica economica non sono in grado di affrontare perché se si vuole rilanciare la crescita, come viene ripetuto con la ripetitività di un mantra, non si possono non aumentare i debiti pubblici; se si vuole ridurre il debito pubblico si deprime la domanda e la crisi si aggrava. Ciò che occorre è trovare il denaro per gli investimenti senza accrescere i debiti pubblici. Questo denaro si può ricavare soltanto dalla riduzione degli sprechi, ovvero dallo sviluppo di innovazioni tecnologiche finalizzate ad accrescere l’efficienza con cui si usano le materie prime, in particolare l’energia, e a recuperare le materie prime contenute negli oggetti dismessi, che del tutto impropriamente vengono definiti rifiuti. In altre parole occorre uscire dalla logica quantitativa nella valutazione della produzione e utilizzare criteri di valutazione qualitativi. Non proporsi di produrre di più, ma di produrre quello che serve. (…). Un’efficiente raccolta differenziata, finalizzata al recupero delle materie prime contenute negli oggetti dismessi, consentirebbe di risparmiare le enormi somme di denaro che vengono spese per seppellirli sotto terra o per distruggerli bruciandoli, e con il denaro risparmiato si possono sostenere i costi d’investimento e l’occupazione necessari a organizzare un’efficiente raccolta differenziata e le industrie del riciclaggio. Ma se si riutilizzano le materie prime contenute negli oggetti dismessi diminuirebbe da subito il consumo di materie prime e, una volta ammortizzati gli investimenti, diminuirebbe il prodotto interno lordo. Per superare la crisi senza accrescere i debiti pubblici, (…), occorre sviluppare un pensiero più evoluto di quello che si limita a perseguire la crescita della produzione in quanto tale e la crescita dell’occupazione in quanto tale. Bisogna creare occupazione in lavori utili e la cosa più utile da fare in questa crisi, che è contemporaneamente economica ed ecologica, è ridurre il consumo delle risorse e le emissioni inquinanti sviluppando le innovazioni tecnologiche che ci consentono di stare meglio riducendo i consumi inutili, perché questo è l’unico modo di recuperare il denaro necessario allo sviluppo di quelle innovazioni. Less and better.

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